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La gioia avvenire

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Forse le storie non andrebbero mai raccontate, si trova a pensare Sara, psicoterapeuta trentenne, seduta nello studio di un giovane avvocato. Raccontarle significa farle esistere, e una volta che esistono le storie un seguito, una conseguenza, una redenzione. Eppure Sara è qui, coi capelli raccolti e la gonna elegante, proprio per raccontare all'avvocato una storia, quella della sua paziente Nadia.

Nadia aveva quattordici anni quando la sua storia si è inceppata. Nascondeva le forme sotto felpe da basket, era brava a scuola e cantava nel coro della chiesa. Un giorno un quarantenne sposato, amico del padre, ha cominciato a corteggiarla. È stato un avvicinamento lento, fatto di movimenti minuscoli, sguardi. Lei all'inizio non ha percepito il pericolo, era curiosa, provocare turbamento in un uomo l'ha fatta sentire bella, vista. "Vorrei poter dire che mi ha colta di sorpresa, mi ha sopraffatta con la forza, mi ha picchiata" scrive. Invece sulla sua macchina la prima volta ci è salita da sola. Quando ha capito, era troppo tardi. Ci sono voluti mesi, poi, prima che trovasse la forza di sottrarsi. E ci è voluto molto più tempo prima che fosse davvero pronta per denunciare.

Ecco perché la sua psicoterapeuta oggi è qui, in uno studio prestigioso nel centro di vuole un parere legale. È troppo tardi per cercare giustizia? Forse, pensa mentre il colloquio con l'avvocato fa affiorare un'altra verità, raccontare questa storia è già una forma di riparazione.

La gioia avvenire è un esordio fulminante - duro, scomposto, a tratti impudico - che tiene insieme la densità e il suono della scrittura poetica e la finezza analitica della prosa. È una riflessione coraggiosa sul consenso, sulla fallibilità della giustizia umana e sulla persistenza delle ferite, ma, come ha scritto la giuria del Premio Calvino, è soprattutto "un romanzo di grande intensità emotiva, reso particolarmente efficace dalla lingua scabra e spigolosa con cui è costruito".

Stella Poli è nata a Piacenza nel 1990. È assegnista di ricerca in linguistica italiana presso l'Università di Pavia e insegna poesia contemporanea nel master editoriale MasterBook. È nella redazione di "Trasparenze" e "La Balena Bianca". Suoi racconti sono usciti su numerose riviste, fra cui "inutile", "'tina", "l'inquieto", "narrandom", "Nuova Tèchne". La gioia avvenire, finalista alla XXXIV edizione del Premio Calvino, è il suo romanzo d'esordio.

contributori LE Ludovica De Caro

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Published February 5, 2024

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Stella Poli

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Profile Image for Orsodimondo.
2,539 reviews2,562 followers
November 3, 2025
LE OLIMPIADI DEL DOLORE



- Perché a non dirle, le cose, restiamo compatti come le sfere, abbiamo altre incidenze, traiettorie, solvibilità. Ogni parola ci sfrangia come un handicap, si fa tallone, lembo afferrabile, giugulare che spunta, dove giugulare non c’era.
-Diciamo anche tutto quello che non diciamo, questo sì. Ma più sciarada, più vibrissa. Più baffo blu che spiega il mirtillo, più ombra di foglia.


A volte Stella Poli mi ha dato l’impressione di usare parole più per il suono che hanno, oppure per come si compongono graficamente sulla pagina, che per il senso. O anche di cercare di comportarsi come chi scrive poesie ma deve fare prosa. Infatti, tiene insieme la densità e il suono della scrittura poetica e la finezza analitica della prosa si legge sulla bandella. Solo che a me non è sembrata “tenere insieme.”
Salvo poi, ogni tanto, scendere tra noi mortali e tornare semplice e ragionevole.
Una scrittura non omogenea, non sempre congrua: per usare parole della stessa Poli, un carpiato all’indietro nell’evoluzione piuttosto immotivato..
È mancato un editor, uno bravo, i consigli di qualcuno più esperto?



Una psicoterapeuta consulta un (giovane) avvocato per raccontargli il caso di una sua paziente che parecchi anni prima, quando ne aveva solo quattordici, è stata stuprata dal marito dell’amante di suo padre. Forse la ragazzina era consenziente: ma a quell’età si può parlare di consenso? Era comunque minorenne. L’uomo, quarantenne, l’ha usata per vendicarsi del tradimento della moglie.
Poi si capisce che non c’è nessuna paziente, e la psicoterapeuta sta raccontando la sua storia.
Presto arrivano i sogni, ce ne sono diversi. I primi sono talmente banali e scontati che m’è venuto da pensare alla seduta di autocoscienza di Ecce bombo, il ricordo di Goffredo bambino, la scena del film che mi ha sempre fatto più ridere (il miglior film di Moretti, secondo me, l’unico davvero riuscito).

La reazione del padre è a dir poco imbarazzante, da far vergognare, palese esempio di fragilità/impotenza vissuta attraverso rabbia/aggressività, un meccanismo maschile ben noto. Al punto che si ha il dubbio che per la giovane donna, la vittima, sia più doloroso l’abbandono paterno della violenza sessuale.

Profile Image for Malacorda.
631 reviews286 followers
March 3, 2024
Le cose non andrebbero dette mai. Scritte, sempre.

Titolo sconosciuto di autrice sconosciuta. Dalla quarta di copertina si intuisce che ci saranno temi spinosi. Dalle primissime righe intuisco anche una scrittura "strana", chissà se riuscirò a farmela piacere.

Il titolo del romanzo è il titolo di una poesia di Franco Fortini: con la poesia faccio un po' fatica, non è entrata nelle mie corde. Dello stesso autore ho preferito Foglio di via.

Dopo le primissime pagine - forse è presto per giudicare, ma per definizione, una prima impressione si forma sulle prime pagine - la cosa più irritante è la scrittura, che mi suona dilettantesca. Guardo meglio in terza di copertina e leggo che l'autrice è "assegnista di ricerca in linguistica italiana" per cui forse dovrei vergognarmi per aver parlato di dilettantismo e cospargermi il capo di cenere. Ma tant'è: la scrittura è anche una faccenda musicale, se lei è linguista io sono musicista, e a me queste pagine non suonano bene per niente.

Usa molte metafore esagerate, un po' ingombranti, che appesantiscono la lettura; cerca termini e vocaboli desueti che però poi non rendono immediatezza quindi sulla pagina non scorrono, fanno l'effetto della carta vetrata e invece la ricerca del termine desueto dovrebbe avere lo scopo di trovare il vocabolo perfetto che calza come un guanto; usa spesso il "ché" al posto di un semplice "perché" o di un semplice "così": da tutte queste caratteristiche si direbbe che voglia scrivere in maniera raffinata, quasi ottocentesca. Bene, glielo concedo. Poi però si trovano frasi scarne con totale assenza di punteggiatura e un solo verbo messo ad una qualche maniera. E allora le frasi scarne di questo genere, in stile Cormac McCarthy, fanno a pugni con la ricerca di raffinatezza ottocentesca di cui si diceva prima. Uno quando scrive deve decidere se vuole essere carne o pesce, non può fare un po' e un po'. Ho il serio timore che questo stile di scrittura me lo tirerò dietro fino in fondo, anche perché il romanzo è piuttosto breve.

Comunque sia: c'è un racconto abbastanza dettagliato dell'infanzia, narrato in prima persona, che lascia presagire un disastro, si capisce che si tratta della quiete prima della tempesta.

Fino ad ora, due frasi belle che vale la pena di annotare e finanche riutilizzare: da pag. 14: "imparare a cadere meglio che nei film americani" (molto più elegante del banale "cadere sempre in piedi").

E l'incipit: "Le cose non andrebbero dette mai". Poi nella mia testa l'ho immediatamente ed inesorabilmente integrato con una ulteriore precisazione. "Le cose non andrebbero dette mai. Scritte, sempre."

E difatti io scrivo, scrivo tutto quello che non mi va giù, e la scrittura di questa autrice continua a parermi tutta una sciarada, un terribile esercizio di stile.

Arrivo al momento del trauma, del disastro: una violenza da parte di un quarantenne, ai danni di una quattordicenne, e per di più una violenza che si configura come forma di vendetta contro la di lui moglie, questo è già un fatto sufficientemente crudo. Ma la parte peggiore deve ancora venire: il vero pugno nello stomaco è nella reazione del padre della ragazzina di fronte ai sospetti, di fronte al subodorare quel che sta accadendo. E' una cosa talmente truce che son rimasta lì per un po' a chiedermi se e quanto ci sia materiale (auto)biografico in questa cosa. Anche ammettendo e premettendo che un padre possa avere qualche difficoltà/perplessità nell'affrontare i problemi che riguardano la sfera sessuale della vita della figlia, anche considerando questo, la sua reazione è a dir poco crudele. Ma dopo un secondo mi sono ricordata delle crudeltà (puramente verbali, per carità, ma ce n'era abbastanza) completamente insensate e immotivate che mi hanno indirizzato i miei, di genitori, e quindi senza doverci più riflettere tanto giungo subito alla conclusione che sì, i genitori ce la fanno benissimo, a essere crudeli in maniera gratuita e immotivata: ce la fanno nella realtà come nei romanzi.

Ho terminato la lettura in una notte di neve fitta e sottile, e così è calata un'alba violacea sul libro di Stella Poli (uno sciocco gioco di immagini e associazioni di idee: notte innevata - stella poli - stella polare. Buon Natale. Del resto era proprio il giorno del Natale ortodosso). Non credo che il libro mi lascerà granché: quella terribile costruzione delle frasi lasciate in sospeso, frasi spezzate, quel dire per non dire, oppure quel non dire per dire, un fiume di parole che non porta da nessuna parte, un fiume che si perde in una palude.

E poi: più terribile dello stupro è la crudeltà del padre, ma ancor più crudele del padre è la mancanza di un sollievo nel finale. Non dico ci dovesse essere per forza un lietofine, per carità, e non certo una "guarigione", però un qualche cambiamento, una minima formazione, una qualche epifania. C'è solo un barlume, una parvenza di epifania ma talmente piccola e flebile che non si può proprio chiamarla "finale".

E poi mi accorgo che - con la narrazione che saltella dalla prima alla terza persona - non ho neanche ben compreso le protagoniste. Nadia e Sara. Sono due persone distinte che hanno avuto trascorsi analoghi? O è la stessa persona che si sdoppia, nella sofferenza sdoppia la sua personalità e parla di sé un po' in prima e un po' in terza persona? Oppure: la protagonista Sara, che da giovane ha subìto la violenza e che ora da adulta fa la psicoterapeuta, andando a parlare con l'avvocato ha fatto finta di parlare per una paziente immaginaria, Nadia - un po' come succede nei film e anche nelle barzellette, uno va dal dottore e parla sempre per conto di un amico o di un cugino, ma in realtà è di sé che parla. Sì, forse quest'ultima ipotesi è quella corretta ma in ogni caso mi irrita il fatto che non sia stata di immediata comprensione. Il romanzo affronta tematiche "necessarie" ma con questa scrittura diabolica gli dà una teatralità fuori luogo, sconveniente, non richiesta.

Per completezza, per dovere di cronaca (sotto cui nascondo un puro spirito polemico) voglio citare l'apice, il parossismo dell'inutilità acrobatica delle metafore: "Ma poi preservavo quel dolore come una galleria del vento."

Cosa diavolo vuol dire? Intende dire che una galleria del vento preserva qualcosa al suo interno? In effetti una galleria del vento è intesa come luogo all'interno del quale isolare qualcosa dall'esterno, dal resto del mondo, ma allora la frase doveva essere "...preservavo quel dolore come IN una galleria del vento." Che poi non avrebbe senso ugualmente perché nella galleria del vento si isola un oggetto per testarne l'areodinamicità, mica per metterlo sottovuoto come fosse un prosciutto. Oppure intendeva dire che una galleria del vento è una cosa da preservare sempre con cura? Potremmo chiedere alla Fiat, perché non è che proprio tutti abbiano giù in garage una galleria del vento. Conosco un cacciatore che nel seminterrato si è fatto fare un piccolo tunnel che usa come poligono di tiro, per tarare la carabina. Ma di gente con la galleria del vento, nel seminterrato, nessuno. Questa furbata inutile della galleria del vento, nella mia classifica personale, resterà seconda solo alla "barba che si implicava di salgemma" ne Il diavolo sulla quarta corda di Giovanna Strano.

E sarà proprio un caso che Giovanna Strano è dirigente scolastica e Stella Poli è "assegnista di ricerca in linguistica italiana"?

Dunque, del libro mi resterà qualcosa di buono: l'incipit opportunamente integrato, e Franco Fortini. Un po' pochino, ma meglio di niente.


Profile Image for Erica Gazzoldi.
Author 40 books11 followers
January 14, 2023
Sicuramente, nella mia valutazione pesa anche il fatto che conosco di persona l'autrice. Ma nessuno può negare che questo romanzo sia tutt'altro che banale. Leggerlo vuol dire venire catapultati nel flusso di coscienza della protagonista, nell'andirivieni dei suoi ricordi. Cosa c'è nei suoi ricordi? Un ambiente "perbene" in cui non sembrerebbe esserci posto per "certe depravazioni". Invece, c'è un padre assente, amante di una donna sposata. C'è il marito di lei, creduto da tutti un uomo "a modo"... mentre invece abusa sessualmente della protagonista, quando lei ha solo 14 anni. Una vendetta, uno "scambio tribale"? E c'è una ragazza intelligente, apparentemente invincibile, ma che finisce comunque per essere vittima. Un romanzo impietoso sull'Italia "perbene", sulla sua "giustizia" e sui suoi pregiudizi. Ma, soprattutto, sulle complessità dell'abuso.
Profile Image for Fraaasa.
116 reviews6 followers
February 4, 2023
Breve ma potente, una confessione mediata e poi diretta che riflette sulla violenza e ancor di più sulla convivenza con essa, sul superamento, sulla relazione di sé con gli altri (anche con chi ha vissuto storie simili, ma diverse). Il trauma si rivela nelle grandi questioni, certo, ma anche nei dettagli.
La scrittura di Stella Poli è ricca di immagini impattanti, di analogie, di pensieri che si inseriscono all'improvviso nella prosa, dominano un inciso, e rapidi lasciano il passo alla riflessione precedente.
Da leggere tutto d'un fiato, come un lungo racconto che emoziona e suggerisce forse, senza dimenticare il passato, la promessa della gioia (per l')avvenire.
Profile Image for Beatrice.
479 reviews229 followers
December 13, 2023
E se Lolita fosse stato scritto da Lolita? Sembra volerselo chiedere Stella Poli che al suo esordio narrativo firma un romanzo fortemente introspettivo (e non privo di provocatorietà) sul tema dell'abuso. Chi si aspetta quindi un libro pieno di azione, un libro in cui si possa dire che succede qualcosa rimarrà deluso, perché Poli si sofferma più sulla psiche della protagonista, una psicologa, e della sua assistita. Il racconto procede per flashback e divagazioni, un ritmo ondivago mimato dalla stessa scrittura, sospinta da accostamenti fonetici e semantici, forse in un tentativo di mimare la sintassi di una psiche a cui è stato inferto un trauma e non sa superarlo, non realmente.

Ho ventitré anni. Mi hanno violentata quando ne avevo quattordici. A volte la mia vita mi pare tutta qui.

e
Mi sentivo così sola dentro a un dolore, così in fondo, che avevo smesso di credere che persino un dosaggio potesse intercettarmi. C'è del titanismo, così in fondo. Guardavo il mare livido che facevano i pensieri, i pezzi di me che cozzavano con quella schiuma da balene, da artico, quel grigio opaco di bolle, e pensavo che nessuno sarebbe arrivato fin lì. Se qualcuno provava, scappavo. Passavo il tempo a sperare che qualcuno mi tirasse fuori di lì, di peso, come i sacchi, le principesse. Ma poi preservavo quel dolore come una galleria del vento.

Ed è proprio il tema della scrittura e del racconto a essere centrale nel romanzo fin dalle sue primissime righe:

Le cose non andrebbero dette mai. Creano – socchiuse – una serie di connessioni, implicature, filamenti viola e vischiosi come le foto delle sinapsi nei sussidiari delle elementari. Portate a esistenza, messe in mezzo, sono neonati tremendi, fagotti color arrosto dallo sguardo implacabile. Una cosa raccontata è tracotante: esige, estorce quasi.

Ma esige ed estorce da chi? Il libro si chiede a cosa serva scrivere, o chi serva dare voce a un dolore: mettendolo nero su bianco intendiamo esorcizzarlo? Lo facciamo perché "acquisti sulla pagina un suggello di conferma", per citare Cesare Pavese? O ancora lo facciamo per essere compatiti, per mostrare al mondo una ferita che può essere solo interiore? 
La racconto perché non voglio affezionarmi al mio dolore. Non voglio coltivarmelo addosso, portarlo come un feltro di sghimbescio, con quel tanto di spregiudicatezza e di disgrazia. Sembra viscido, ricattante? Ne parlai con Angelo un giorno. Il dolore ha qualcosa di ricattante, sempre. Inchioda, nella sua indigenza. E in un certo qual modo, sbarra la fuga, preclude l'abbandono.

Fino a che punto scrivere e ricordare sono atti che compiamo per noi e fino a che punto sono dimostrativi, e in quale delle due accezioni sono più riparatori? Raccontando all giovane avvocato degli abusi subiti, la psicologa protagonista intende riportare giustizia in terra assicurando una punizione al colpevole, ma c'è un altro tipo di giustizia ben più sottile che viene qui invocata: una sorta di giustizia narrativa che permetta di trovare un senso a quanto è accaduto. Ed ecco che la vittima può iniziare ad interrogarsi su quanto se la sia andata a cercare, perché assumersi questa responsabilità significa riconoscersi un ruolo attivo quando un ruolo attivo non c'è stato. Sara si domanda fino a che punto non sia stata lei a provocare il proprio assalitore, affermando di essere stata travolta "dall’onda dolce del turbarmi, del turbarmi del turbare".

Ma non c'è possibilità di agency in una ragazzina di quattordici anni, non c'era in Lolita e non c'è ne La gioia avvenire
A potersi assumere responsabilità sono solo gli adulti, e non è un caso se tutti gli uomini presenti nel romanzo - dal padre della protagonista all'amico di famiglia, dal fidanzato al giovane avvocato - siano carnefici, complici, o disgustati spettatori.
Parlare di una sofferenza significa esporsi, mostrare il fianco, rendersi vulnerabili:
Perché a non dirle, le cose, restiamo compatti come le sfere, abbiamo altre incidenze, traiettorie, solvibilità. Ogni parola ci sfrangia come un handicap, si fa tallone, lembo afferrabile, giugulare che spunta, dove giugulare non c’era.

che fa il paio con quanto affermava Holden Caulfield, per il quale la vulnerabilità si accompagna inevitabilmente all'affetto
Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, poi comincia a mancarvi chiunque.

Nel complesso ho trovato questo esordio di Stella Poli molto interessante e stilisticamente vicino a uno dei miei libri preferiti dell'ultimo anno, Il valore affettivo
Profile Image for Seregnani.
934 reviews48 followers
June 4, 2025
La prima volta che mi toccò non capii così velocemente. Eravamo al bordo di una piscina affollata. A ripensarci mi chiedo come nessuno vedesse. Lì per lì ascoltavo solo il mio corpo reagire.
Lui mi dice «perché mi sono innamorato di te» e io mi siedo sul panettone pensando no, non ho capito. E che avrebbe aspettato che io avessi l'età giusta, per amarmi più... più.
Nel frattempo, saperlo forte, tenerlo a mente, ma non dirlo a nessuno.
Sono salita in macchina, non mi ha spinta nessuno. Non sapevo dove saremmo andati, pensavo avremmo parlato, passeggiato chissà dove. Ho capito tardi.
Ma una volta che le cose si capiscono, è facile voltarsi indietro e pensare come facevo a non.


4,5 ⭐️ Toccante è la parola chiave di questo libro, ma anche “delicato” si potrebbe dire. Delicato perché tocca certi argomenti forti e che stanno a cuore a tutti come lo stupro di una quattordicenne che non riesce a denunciare il suo stupratore (amico del padre). Toccante perché la protagonista , Nadia, racconta nei singoli dettagli la sua vita, il primo avvicinamento con questo uomo che l’ha fatta sembrare bella, quando però ha capito cosa stava succedendo era troppo tardi. Un romanzo davvero di grande intensità emotiva come ha scritto la giuria del Premio Calvino.
Absolutely da leggere!
Profile Image for Claudia.
123 reviews
March 16, 2023
Libro consigliato da GRUPPO LETTURA. La gioia avvenire tocca temi importanti e complessi, quali il confine sottile tra consenso e violenza, il dissidio interiore, l'impotenza, il senso di colpa, l'equilibrio precario dei rapporti familiari. L’autrice racconta la storia in modo particolare a volte senza punteggiatura con una lingua scabra e spigolosa. Libri complesso, frammentario che denuncia, va in profondità, scende nell’animo e nelle sue pieghe in cerca di spiegazioni e pone domande su domande. Bisogna rileggerlo due volte, per comprenderlo.

Sara, psicoterapeuta trentenne, seduta nello studio di un giovane avvocato, per raccontare all'avvocato una storia, quella della sua paziente Nadia. Nadia aveva quattordici anni quando la sua storia si è inceppata. Un giorno un quarantenne sposato, amico del padre, ha cominciato a corteggiarla. È stato un avvicinamento lento, fatto di movimenti minuscoli, sguardi. Lei all'inizio non ha percepito il pericolo, era curiosa, provocare turbamento in un uomo l'ha fatta sentire bella, 'vista'. "Vorrei poter dire che mi ha colta di sorpresa, mi ha sopraffatta con la forza, mi ha picchiata" scrive. Invece sulla sua macchina la prima volta ci è salita da sola. Quando ha capito, era troppo tardi. Ci sono voluti mesi, poi, prima che trovasse la forza di sottrarsi. E ci è voluto molto più tempo prima che fosse davvero pronta per denunciare. È troppo tardi per cercare giustizia?
un libro che sarebbe meglio rileggere!
Profile Image for Ida Mazzarella.
177 reviews4 followers
April 8, 2023
Dopo aver letto Lolita, il "filo" che seguo come Teseo (la protagonista stessa dice "io, Lolita, l'ho letta prestissimo") mi ha portato a leggere un altro romanzo che tratta di abuso sessuale, questa volta un esordio, uscito da poco sul mercato editoriale: La gioia avvenire di Stella Poli.

L'ho trovato una riflessione narrativa molto, molto interessante sull'area frastagliata e grigia del consenso, che viene analizzata razionalmente - come in un "problema di logica" - e di pancia - con la rabbia, riversata anche contro di sé e il disgusto che lascia tracce marcate.

Se Lolita avesse avuto gli strumenti per analizzare e analizzarsi (il termine non è  casuale) forse sarebbe stata la protagonista di questo libro. Ma in Lolita non parla Lolita, mai, la sua voce è  sempre quella di Humbert.

Per fortuna qui, invece, una voce c'è e ci chiama e si, e ci, intrerroga e quel suo silenzio parlante frastorna, tanto è forte.

Il lavoro di vaglio che fa Stella Poli (attraverso sue personagge) è dettagliato, illumina la zona grigia, fornisce una luce per attraversarla.

Anche le parole che usa, complesse ma esplicative, dettagliano sè stesse. Ci aiutano ad acquisire un metodo: aprire, non fermarsi al primo ascolto, al primo approccio.

Consiglio questo libro a tutti quelli che pensano che questo sia il metodo giusto per affrontare la vita.

P.S. andate a vedere la bella intervista sul profilo di Emanuele Bosso @bosso_emanuele nella sua rubrica Oltre le pagine

libr-ida-leggere 📚
Profile Image for Virginia.
310 reviews32 followers
March 25, 2023
L'ho trovato interessante come tipo di scrittura, non mi ha disturbata che la prosa in certe pagine sembrasse più una poesia. Trovo, anzi, che in questo modo abbia espresso efficacemente quello che voleva esprimere. Parla bene della violenza, in particolare di ciò che succede dopo.

Mi ha perplessa però la trama in generale, e in particolare il "colpo di scena", evidente fin dalla seconda pagina e, secondo me, gestito male.
Profile Image for Svalbard.
1,178 reviews71 followers
February 10, 2023
Una psichiatra si rivolge a un giovane avvocato, perché una sua paziente, di poco più di vent’anni, le racconta di aver subito violenza quando era ancora minorenne, da parte di un amico di famiglia; più precisamente, un rapporto orale. La psichiatra vuole sapere se ci sono ancora gli estremi per poter sporgere denuncia. A questa vicenda ne fanno di contorno altre, soprattutto questioni familiari, i genitori della ragazza, a un certo punto separatisi, l’ambiente della parrocchia in cui loro conoscevano l’altra coppia, lei amante del padre, lui quello che, forse per ripicca, forse per caso, aveva abusato della figlia. Il padre che, intuita la cosa, pensando che fosse stata lei a prendere l’iniziativa, la maltrattava e le dava della puttana, compromettendo per sempre il loro rapporto. E ancora il difficile rapporto della psichiatra con una paziente, anche lei vittima di uno stupro, per il quale c’era peraltro stata condanna e galera, ma con la psiche compromessa, botte di psicofarmaci, aggressività e disagio soprattutto nei confronti della stessa psichiatra.

Il tutto narrato per sommi capi e lasciando ampi spazi vuoti che tocca al lettore riempire, discorsi diretti e indiretti, molteplicità di punti di vista, tanto che a un certo punto diventa difficile capire se sta parlando, o si sta parlando, della psichiatra o della ragazza. E lasciando il sospetto che la psichiatra e la ragazza siano la stessa persona, senza spiegare il perché della finzione. Un uso della lingua estremamente ricercato, anche se non sufficiente (o volutamente insufficiente) a dare una descrizione delle vicende oggettiva, lasciando che il tutto rimanga a livello di impressioni e reminiscenze. Anche il problema, l’eterno problema del consenso, quello che fa la differenza tra un rapporto sessuale voluto e una violenza che non sia agita, appunto, “con violenza” (intesa come costrizione fisica), viene lasciato abbastanza ai margini, anche questo forse consapevolmente (l’ha voluto lui? L’ho voluto io? Gli ho lasciato credere che… eccetera).

Un romanzo che, probabilmente anche per il tema trattato, tocca parecchio, ma - senza doppi sensi, dato anche che non è certo un romanzo erotico - per la grandissima aleatorietà della narrazione e delle descrizioni lascia che sia il lettore o la lettrice a doversi toccare da solo/a. E’ come se la scrittrice dicesse: forse qui c’è qualcosa, però ce la devi mettere tu. E, comunque, è troppo breve (111 pagine scritte grosse e con numerosi spazi vuoti, e, alla fine, una decina di pagine bianche - che deve essere il lettore a riempire?) per dare l’impressione di essere una narrazione compiuta.

Profile Image for Claudia Pavan.
Author 1 book6 followers
May 12, 2024
La Gioia Avvenire è un libro della collana Monica 🙂

Il titolo è un tributo alla poesia di Franco Fortini:
Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

La gioia ha davvero tante sfaccettature.

Tu come la definiresti?

Quando pensi alla gioia la associ a qualcosa che verrà?

Io temo di tendere al passato piuttosto che al futuro.

Ma il libro scritto da Stella Poli non parla di gioia.

La frase che mi ha colpito maggiormente è questa

"dare al dolore un riconoscimento."

Personalmente trovo che queste poche parole contengano un universo di significati così come il fondamento per poter pensare a un avvenire.

Del resto Stella Poli, assegnista di ricerca all’Università di Pavia ha una estrema padronanza delle parole.

Potrei forse dire che anche il legame con il caffè è sofferto:
Uno dei primi racconti l’ho scritto rischiando la vita. Si era ucciso un mio compagno di classe del liceo, sdraiandosi sui binari, di notte, in periferia. Vivevo a Milano, sola, in una mansardina a Wagner che non mi sarei potuta permettere, ma custodivo, annaffiando piante, leggendo libri non miei. Avevo messo su un caffè e iniziato a scrivere quasi per esorcismo, per provare a non pensarci sempre. Ho scritto tre pagine senza prendere fiato, nulla mi toglie dal tempo come scrivere. Quando sono tornata in cucina, era tutto torbido di gas, il caffè traboccato, la caffettiera esplosa. Ho aperto le finestre, pensando a chi chiedere che fare.

Un segno? Forse.

Del suo La gioia avvenire edito da Mondadori finora non ti ho detto molto, lascio magari che te ne parli direttamente lei

E non voglio nemmeno dirti molto del dolore.

La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

Le siepi di marzo come brillanti verità.

Questo marzo che si è appena concluso ti ha portato qualche forma di gioia?

È ciò che spero tu mi racconterai.
Profile Image for Valeria Sgarbi.
12 reviews
May 2, 2024
Un romanzo destrutturato, un intreccio tra prosa e poesia, che analizza tematiche importanti come il consenso, la fallibilitá della giustizia umana, e la persistenza delle ferite.
Ogni scena viene narrata in un puzzle di immagini, emozioni, ricordi del passato e focus sul presente, intrecciandosi in una perfetta trama che tiene il lettore agganciato al libro fino all'ultima pagina.
La storia è quella di Sara, una giovane psicologa che si è rivolta a un avvocato a nome della sua paziente, Nadia, vittima a quattordici anni di abusi sessuali da parte di un quarantenne amico del padre.
La messa a nudo di questo evento aprirà un enorme vaso di Pandora che andrà ad analizzare a fondo temi come la fiducia, i legami familiari, l'insicurezza dell'adolescenza, e l'importante tema del consenso, anche quando questo viene preso non con la forza, ma con subdoli gesti mascherati di gentilezza, e rifiutarsi in un secondo momento è troppo tardi.
Perché Nadia su quella macchina ci è salita da sola, e solamente dopo mesi ha avuto la forza di sottrarsi, molto di più per trovare la forza di denunciare.
Il tempo in questo romanzo, una linea temporale sconnessa fatta di salti nel passato e rimpianti del presente, gioca un ruolo fondamentale, perché è proprio per una questione di tempistiche sbagliate, fatta di denunce tardive e cavilli burocratici, di età, di numeri, che ottenere giustizia per Sara e per Nadia è così difficile.
E allora vale la pena domandarsi: "Dove inizia, adulto? È in un numero, l'evidenza?"

In un primo momento, il linguaggio utilizzato in questo libro mi ha destabilizzata. È singhiozzato, sconnesso, ti sembra quasi di inciampare nella lettura. Poi man mano che va avanti lo riesci a comprendere, e capisci che non sei tu, ma è la potenza narrativa di chi racconta a sbucciarti il cuore, devi solo avere coraggio, e lasciarti prendere per mano. Che alla fine i pezzi del puzzle si incastrano, e quando finalmente hai la visione d'insieme, la potenza della storia viene fuori in tutta la sua bruciante intensità.
Questo romanzo lo consiglio a chi non si lascia spaventare da una lettura fuori dagli schemi, spigolosa, fatta di schegge di vetro su cui, camminando, è impossibile non ferirsi.
Profile Image for La_fede_legge.
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June 4, 2023
Fingendosi la portavoce di una sua assistita, Sara si presenta da un avvocato per chiedere che venga fatta giustizia su un caso di stupro accaduto anni fa, attorno al 2012, anno in cui è stata varata una particolare legge che mira a tutelare le vittime di abusi. Ma, in realtà, non esiste alcuna 'assistita': la vittima è lei! Difatti, attraverso un flusso di pensieri un po' caotico e mediante riflessioni profonde, Sara rende partecipe il lettore del suo dolore, ossia quello di una ragazzina di 14 anni, abusata da un amico del padre, e che non ha mai ricevuto alcun risarcimento, nemmeno in termini affettivi.
Ora, diventata adulta e divenuta una psicoterapeuta, si scopre molto affine ad una sua paziente, con la quale condivide il passato di ragazzina abusata e che rappresenterà la miccia che la porterà ad intraprendere un percorso di rinascita.
Questo testo è indubbiamente molto impattante e spiazzante. Affronta un tema estremamente doloroso e delicato, mettendo in evidenza gli effetti che un evento simile può produrre sulla vita di una persona, interferendo drammaticamente con il resto della sua intera esistenza. Lo stile narrativo, reso un pochino caotico da pensieri disordinati, riflessioni profonde, paragoni astrusi e parole ricercate il cui significato, spesso, sfugge alla comprensione, rendono questo testo un pochino complicato da leggere, ma nell'insieme riesce a trasmettere il senso di confusione e agitazione della protagonista.
Purtroppo, proprio a causa di questo stile descrittivo così particolare, non riesco ad apprezzare appieno questo romanzo breve, ma è indiscutibile il potenziale che possiede e il messaggio drammatico e, al contempo, di forza che vuole trasmettere.
Lettura breve, ma molto dura.
37 reviews
August 17, 2025
La gioia avvenire è il romanzo d’esordio di Stella Poli che affronta temi di grande intensità emotiva e sociale. La storia ruota attorno a Nadia, una giovane donna che, a quattordici anni, è stata vittima di abusi da parte dell’amico del padre. La narrazione si sviluppa attraverso il punto di vista di Sara, la sua psicoterapeuta, che cerca di ottenere giustizia per la sua paziente, nonostante il tempo trascorso.

La scrittura di Poli è uno degli aspetti più apprezzati del libro: una prosa scabra e incisiva, che mescola poesia e prosa in modo armonioso. La struttura narrativa non lineare, che alterna il presente al passato, permette di esplorare la psicologia dei personaggi in profondità. La storia non si limita a raccontare un abuso, ma si concentra sul percorso di resilienza e sulla ricerca di giustizia, offrendo una riflessione sulla fallibilità della giustizia umana e sulla persistenza delle ferite.

Il libro è adatto a lettori adulti interessati a temi di giustizia, memoria e resilienza. È particolarmente indicato per chi apprezza una scrittura intensa e riflessiva, che stimola una profonda introspezione.
Profile Image for Francesca Vitagliani.
147 reviews
January 21, 2024
La devo smettere di leggere di violenze, perché poi ripenso a me stessa, a quello che ho vissuto e ancora oggi giustifico l’ingiustificabile, mi convinco che in qualche modo mi sia messa io in quella situazione e non va affatto bene.
8 reviews
February 17, 2024
Un testo segnato da scrittura quasi meccanica il tema della violenza e della sopravvivenza ad essa. Doloroso ed essenziale nei toni, racconta un percorso di ritorno alla vita senza facili artifici retorici.
Profile Image for Nicola Vavassori.
130 reviews2 followers
April 15, 2023
Un racconto da tenere come riferimento se si vuole parlare di temi delicati come la violenza sessuale - ma anche di psicologia in generale - senza restare in superficie o indugiare troppo.
628 reviews35 followers
March 2, 2023
Ottimo esordio per una giovane autrice da tenere d'occhio.
La prosa lavora in sottrazione, fino a diventare un disperato grido accompagnato dalla sensazione di un elastico che schiocca, lasciando striature rosse sulla pelle del lettore.
Le immagini appaiono nitide, intervallate da pensieri che si intrufolano nel dolore, che per superare un trauma ognuno reagisce in modo diverso.
Forse, la cosa che più manca, è l'empatia verso quella ragazzina di 14 anni incastrata in un mondo per bene, che poi così per bene non è. Ma forse, in un testo così breve, trovarle un posto più ampio sarebbe stato complicato. Spero presto in un altro lavoro, magari più lungo.
Profile Image for lalibreriadifra.
74 reviews45 followers
February 19, 2024
“A volte spero che non lo scopra mai nessuno, così potrò tagliarmi i capelli, parlare in francese, andarmene. A volte penso che lo sappiano tutti, dalla paura e dal bisogno, rimesso, nudo, quasi indecente, d’intimità, d’intensità, di conforto.”

Un romanzo forte, non facile da leggere, con una tematica troppo troppo difficile da introiettare. Il libro parla di Sara, psicoterapeuta trentenne, che decide di raccontare ad un avvocato la storia di Nadia, una sua paziente. Nadia ha 14 anni quando la sua vita si ferma: un giorno un quarantenne sposato, amico di famiglia, ha cominciato a corteggiarla. Lei inizialmente, come capita spesso (purtroppo), non ha percepito il pericolo, si sentiva desiderata, provocando del turbamento in un uomo l’ha fatta sentire finalmente bella. Sulla sua macchina, la prima volta, ci è salita da sola, e ormai quando ha capito era troppo tardi. C’è voluto tempo, tanto tempo, affinché lei trovasse la forza di sottrarsi, e ancora più tempo per denunciare.
Sara, la sua psicoterapeuta, è in uno studio legale proprio per questo, per avere un parere legale: è ormai troppo tardi per avere giustizia? Per far tornare Nadia a vivere? Uscendo da questa bolla, nella quale sembra essere caduta da ormai 9 anni.
Un libro molto breve ma che racchiude in se una storia così dura che è difficile dimenticare. Il tutto viene narrato attraverso una prosa asciutta, schietta, che non risulta mai stucchevole o retorica. La realtà viene raccontata così com’è, senza troppi giri di parole.
Durante il racconto della storia di Nadia, si farà strada anche un’altra storia, e il lettore sarà strettamente legato alle protagoniste di queste vicende, impossibile non empatizzare con loro.
Questo libro è stato difficile da leggere, nonostante io lo abbia concluso in un giorno, la tematica è davvero scomoda. Perché a volte, si sa, cerchiamo di evitare certe storie, certi racconti, perché non sappiamo come potremmo reagire di fronte a tanto dolore e sofferenza, ma allo stesso tempo sappiamo anche che sono proprio queste storie che servono essere lette, oltreché raccontate. Un libro come questo dovrebbero leggerlo tutti, in modo tale da rendersi conto di alcune situazioni, che spesso vengono solo minimizzate, e aggiungerei per rendersi conto della giustizia del nostro Paese. Cambierà qualcosa? Una donna si sentirà mai protetta dallo Stato? Spero che prima o poi tutte noi donne potremmo rispondere si a questa domanda.
Profile Image for Maria.
185 reviews3 followers
February 19, 2023
una sensazione di incompiutezza a cui non trovo un senso. tolto questo, gran bel modo di affrontare questo tema
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