Siamo in un piccolo borgo siciliano che, dall'alto di una collina, domina il una comunità di cinquemila anime che si conoscono tutte per nome. Su un lato della piazza sorge la tabaccheria, un luogo magico dove si possono trovare, oltre alle sigarette, anche dolciumi e spezie, governato con amore da Costanzo e da sua moglie Agata.
Sull'altro lato si affaccia il municipio, amministrato con altrettanto amore (ma per il denaro) dal sindaco "Occhi Janchi". Attorno a questi due poli brulica la vita del paese, un angolo di paradiso deturpato negli anni Cinquanta dalla costruzione di una grossa raffineria di petrolio.
Quando Costanzo muore all'improvviso, Agata, che è una delle donne più belle e desiderate del paese, viene presa di mira dalla cosca di Occhi Janchi, che, oltre a "fottere" lei, vuole fotterle la Saracina, il rigoglioso terreno coltivato ad aranci e limoni che è stato il vanto del marito. Ma la Tabbacchera non ha intenzione di stare a guardare.
Attorno a lei si raccoglie una serie di il professor Scianna, che in segreto scrive poesie e cova un sentimento proibito per la figlia di un amico, l'erborista Lisabetta, capace di preparare pietanze miracolose per la pancia e per l'anima, Lucietta detta "la piangimorti", una zitella solitaria che nasconde risorse insospettate... una compagnia variopinta e ribelle di "anime rosse" che decide di sfidare il potere costituito a colpi di poesia, di gesti gentili e di buon in una parola, di "amurusanze".
Tra una tavolata imbandita con polpettine e frittelle afrodisiache e una dichiarazione d'amore capace di cambiare una fede, le sorti dei personaggi s'intrecciano sempre più, in un crescendo narrativo che corre impetuoso verso la deflagrazione...
Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Dal 1995 vive a Roma. È laureata in giurisprudenza e si occupa di diritto e letteratura. Ha pubblicato per e/o i romanzi Cenere (2006, finalista ai premi Calvino e Berto e vincitore del premio Chianti) e In una lingua che non so più dire (2007). Nel 2012 è uscito per Mondadori La sposa vermiglia, vincitore del premio Rea, e nel 2014, sempre per Mondadori, Viola Fòscari. Nel 2018 ha pubblicato Sentimi (Frassinelli) e nel 2019 L’amurusanza (Mondadori).
Ho mollato. Sto al 28% e non me ne frega niente della Tabacchera e della Saracina. Oggi è il mio compleanno e mi faccio un regalo. Interrompo prima della fine un libro che non mi piace! Tiè.
Ero convinta della quarta stella fino all’ultimo capitolo. Libro forse scontato ma piacevole, leggero, ironico, poi nelle ultime pagine si rovina tutto. Si capisce fin dai primi capitoli che ci sarà un lieto fine e se ne prende sempre più coscienza, ma il troppo buonismo rende un po’ esasperante il tutto. Altro elemento negativo: in questo paese siciliano le donne sono tutte belle, sode, erotiche, sembrano finte.
Ottima la scrittura, mescolanza molto efficace di italiano e siciliano (per me, lombarda, una dura ricerca di onomatopee e assonanze...) ma la storia, mi spiace, fa acqua.. Nel tentativo di valorizzare le donne, le inonda di stereotipi abbastanza inverosimili, a me piuttosto insopportabili.
Not my cup of tea. Leggo molte recensioni positive e ammetto che questo romanzo ha i suoi momenti di divertimento e poesia. Purtroppo non è nelle mie corde, racconto favolistico e tutto. Nota personale: va bene l'intercalare, ma "minchia" viene ripetuto allo sfinimento, quasi quanto viene ribadita la bellezza della " tabacchera". Un po' va bene, ma il troppo stroppia.
Non conoscevo ancora Tea Ranno, se non per sentito dire, poiché questo è il suo primo romanzo che leggo.. davvero consigliato! Ho vissuto emozioni forti, una sua passione e un’intimità crude, veritiere presenti nella sua scrittura, nello stile particolarmente. Ho apprezzato sicuramente la sua prosa, come ha esposto il suo “focus” in primis (avevo inoltre voglia e curiosità di addentrarmi in tematiche e atmosfere “siciliane”..), ma la trama in sé mi ha coinvolto leggermente meno: resta il suo modo di narrare, di descrivere, che ho apprezzato maggiormente.
Ci ha messo qualche capitolo in più del solito per prendermi, ma poi è successo. E da quel momento è stato tutto un piacevolissimo volo dell'anima, tra personaggi improbabili, fatti mistici e situazioni paradossali. Mi sono commossa, ho riso tanto e ho amato la vittoria dei buoni sentimenti che Tea Ranno racconta così bene. 4 stelle piene!
tolte tutte le parti in cui si fa riferimento alla minchia di qualcuno o al fottere quella povera donna della protagonista rimangono circa 20 pagine, bellissime, ma davvero troppo poche.
Letto questo "primo" episodio dopo aver ascoltato il terzo e, se "Gioia Mia" con tutti i suoi limiti non mi era dispiaciuto, la tentazione di dare una sola stellina a questo primo libro è stata grande e l'ho salvato solo per l'ottima lettura di Fabio Midolo. Difficile raccontare la trama senza essere riduttivi. Ci troviamo in un piccolo paese della Sicilia in cui sembrano esserci tre fazioni:; il partito di governo locale con a capo il sindaco e una combriccola di sgherri a lui vicini per interesse più che per idee politiche, i "comunisti" e i due ordini degli uomini, Carabinieri e Chiesa. Tutto è raccontato come una favola, i buoni, i cattivi, gli onesti, i disonesti e così via. I buoni possono pentirsi e su tutti aleggia lo spirito (sotto forma di fantasma) del "tabacchiere", idealista comunista morto di un colpo lasciando il negozio e la terra alla sua bellissima vedova. Una ampia carrellata di uomini e donne che ci appaiono come maschere, a rappresentare vizi e virtù umane, storie d'amore, storie di malavita e buoni sentimenti si mescolano in una storia che parte pure bene ma poi si perde in personaggi sempre più piatti e macchiette e questo sovrannaturale che si spande ovunque. Da non dimenticare l'argomento "serio" dell'inquinamento ambientale e dell'unione civile che a valle di un incidente decide di attivarsi perchè tutto cambi. Partendo da questo credo non avrei mai letto i tomi successivi.
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Viviamo un'epoca in cui i buoni sentimenti sanno di stantio, gli eroi positivi annoiano, la vittoria del bene suscita sorrisini sarcastici. Ebbene, se tutto ciò vi piace, non dovete leggere questo libro perché le parole di Tea Ranno sono saporite, gustose, dolcissime. E i suoi personaggi buoni diventano buonissimi mentre quelli bastardi riescono, non tutti ma molti, ad aprire gli occhi. Siamo in Sicilia e il dialetto dilaga come la ricotta zuccherata nei cannoli. Siamo dalle parti di Camilleri? Forse, un po'. Ma qui c'è un'autrice che racconta una storia di donne, soprattutto, di fimmine coraggiose assai. Pronte a combattere e a farlo senza usare i mezzi e i metodi dei maschi. Sono donne magiche tutte. Agata, Lisa, Franca, Violante. Non sono tutte beddissime, no. Non sono tutte focose e un bottanazze, come escono dalle pagine di Camilleri. Sono donne che sbagliano, che si incaponiscono, anche, ma che si ascoltano. Così come sanno ascoltare la voce degli ingredienti di una pietanza e la poesia dei sapori, altrettanto sanno fare con le anime, le loro e quelle di chi è loro intorno. È così che nasce l'amurusanza. Che non si deve tradurre, no. Si deve pronunciare per gustarne il suono. La storia che Tea Ranno ci racconta ha tutte le potenzialità di una tragedia da schiantare qualsiasi speranza. Eppure nessuno si tira indietro. La guerra contro il malaffare, contro la prepotenza del potere colluso va combattuta, ma le armi sono quelle che tutti noi riteniamo spuntate e sconfitte in partenza: dignità, lealtà, amicizia, ascolto, solidarietà, onestà, coraggio. Una fiaba? Sì, ma una fiaba che potrebbe farsi reale se non ci piacesse paludarci nello scherno, nel cinismo, nello sguardo diffidente di chi, soprattutto, ha paura. Ecco, per credere nell'amurusanza, non si deve temere di apparire idealisti, ingenui, buonisti (parola che si usa come insulto e che, invece, rivela coraggio). Ho amato questa lettura come avrei amato un dolce cremoso dal sapore delle cose belle e buone che esistono. Se solo avessimo il coraggio di cercarle. Consigliatissimo.
Non so cosa mi ha spinta a leggere questo romanzo. Forse pensavo di leggere un dramma siciliano sulla mafia. Invece sono stata catapultata in un paesino siciliano, dove si conoscono tutti per nome. La storia si concentra su due fazioni, quella del sindaco, in odore di mafia. E sulla Tabaccheria, gestita da Costanzo e dalla moglie Agata, di fazione rossa. Il linguaggio è quello di Camilleri, un siciliano italianizzato, per permetterci di seguire la storia. Per un attacco di cuore, muore Costanzo, il sindaco decide di rovinare la vedova e portarle via tutto, vuole piegare quella donna tanto bella e sdegnosa. Fin qui tutto normale. Ma poi inizia la parte surreale. Il fantasma di Costanzo entra in scena e tra suggerimenti, spintarelle, possessioni, riesce a portare tutto il paese dalla parte della vedova e a sconfiggere definitivamente il sindaco. Cosa significa “amurusanza”? In siciliano vuol dire “amorevolezza “ ma anche affetto, buone maniere, passione. Ed è questa l’altra arma vincente di Agata per sconfiggere il male del sindaco e della sua cricca. Una storia coinvolgente e a tratti esilarante. A volte ci sono alcune ripetizioni e qualche leggerezza nell'affrontare i personaggi. Forse ha ul lieto fine un po’ troppo svenevole, ma è una lettura piacevole, più magica che reale.
Questo è uno di quei libri che rimangono nel cuore e che di certo è impossibile dimenticare. Una storia scritta con tutti i sentimenti, una miriade di personaggi, tutti ben delineati e caratterizzati tanto che già dalle prime battute risulta impossibile confonderli tra loro, diversamente da come invece succede spesso e si è costretti a tornare indietro più volte per cercare di delineare i vari soggetti e non rischiare quindi di confonderli tra loro. Una prosa eccellente che è riuscita a rapirmi sotto tutti i punti di vista e a farmi desiderare di essere lì, in quei luoghi, a vivere le vicende accanto ai vari personaggi che, insieme, riescono a creare quella comunanza di intenti, di amore, amicizia, comprensione e condivisione che nel dialetto siciliano si definisce con la parola usata per il titolo “amurusanza” e che non ha eguali in italiano. Una storia che è, nella sostanza, la contrapposizione tra il bene e il male, dove gli intenti peggiori vengono scardinati dall’intelligenza e dalla forza creata dall’unione, forza questa che riesce a conquistare anche chi non si credeva fosse possibile conquistare. Un libro da leggere e rileggere, che entra nell’anima con tutti i sentimenti, un indimenticabile a tutti gli effetti.
Che Dio protegga le "nuove" scrittrici italiane! Dalla Bertuzzi alla Zucca, passando per Ilaria Tuti, mi stanno regalando delle letture davvero piacevoli. Della Ranno mi era già piaciuto "Sentimi", e penso che con "L'amurusanza" la scrittrice abbia fatto un ulteriore passo avanti. Come già esposto nel titolo, la Ranno vuole parlare dell'amurusanza, in tutte le sue accezioni, e per far questo si muove su una trama che, pur essendo interessante, non è la parte fondamentale del racconto. Ciò che interessa sono le varie sfaccettature del rapporto uomo-donna, da quello della coppia che sopravvive alla morte di uno dei due, a quello che nasce tra persone di età avanzata, a quello che si lascia ingannare dalla bellezza senza rendersi conto delle mire nascoste dell'altro, eccetera eccetera. Nient'altro da dire, se non che è davvero un libro molto, molto interessante.
Un titolo dal suono antico, e che già idealmente richiama i luoghi e quell'urgenza di raccontare che è tipica della Ranno e dei suoi personaggi, L'amurusanza, in siciliano, rappresenta i piccoli doni, i pensieri gentili, i segni di affetto e di benevolenza. Ed è proprio l'amurusanza l'elemento trascinatore di questo romanzo che, nel corso della narrazione, in un vorticoso crescendo, arriverà a pervadere ogni singolo gesto, azione, frase o pensiero, facendosi portavoce del cambiamento.
Una storia molto bella, se dovessi paragonarla a una serie tv sarebbe sicuramente una fiction di Rai1 ambientata in una calda estate siciliana. La lettura è un po’ “incepposa”, spesso le descrizioni arrivano a conti fatti, quando già ci si è immaginati una scena, oppure alcuni dialoghi di contorno si presentano tra personaggi sconosciuti o nominati poco prolungando la storia e facendo perdere il centro ai personaggi principali. Tutto sommato è un buon libro che consiglierei…richiesta una conoscenza minima del siciliano!
Tante cose non mi sono piaciute, prima tra tutte lo stile in dialetto che mi è sembrato forzato. Anche il modo di fare vedere la mafia, come dentro una vignetta, con una mentalità che cambia in base ad uno sguardo. La protagonista dovrebbe dare l'idea della donna che vince, ma c'è sempre la presenza dell'uomo a sostenerla, anche se è un fantasma. Per ultima la fine, che è proprio brutta, con una violenza che diventa favola
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Una lettura intensa piena di belle usanze, amori e "malecose", in un paesino della Sicilia dalla parlata dialettale stretta, racconta di un Sindaco corrotto e pieno di brutte intenzioni insieme al suo clan, con l'intento di distruggere tutto il buono che ce degli abitanti, ma sopratutto di una donna Agata...
Un pizzico di magia per un mare nero e fin troppo vero di realtà. A volte serve, quella magia, anche quando nasce dalla fantasia, dal dolore della perdita o dalla "solitá", come direbbe qualcuno dei personaggi. Una bellissima narrazione! Non vedo l'ora di approfondire la conoscenza di questa autrice.
Mi ha intrigato tornare a confrontarmi come nei libri di Camilleri con una lingua intrisa di siculo. Ho letto su altri commenti che questo libro per certi versi ricorda quello di Vitali e sono abbastanza d'accordo, ma li differenzia l'impostazione favolistica che si ritrova in questo testo: la seconda parte del libro è troppo 'tarallucci e vino'. Lettura comunque piacevole e rilassante
È la storia di un paesino siciliano, in cui la prepotenza mafiosa deve fare i conti con la sete di giustizia, d'affetto e di riscatto del popolo. È prorio l'amurusanza, per vari aspetti e in tutte le sue sfaccettature, a salvare anche i più insospettabili. Romanzo bello e ben scritto, che consiglio.
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In un unico romanzo l'autrice è riuscita a rappresentare tutta la Sicilia,con personaggi ben descritti e profondamente siculi e soprattutto a far emergere la Sicilia fiera e tenace che, grazie all'amurusanza, riesce a fare fronte unico contro le angherie mafiose.
Non sarà mai un grande classico, ma è un romanzo divertente, ricco di personaggi coloriti e rende bene l'idea di una Sicilia che non è ancora completamente evaporata. Spassoso e dolce, il lieto fine che tutti desideriamo in fondo!
In un piccolo borgo della Sicilia tra Siracusa e Catania si trova questo paesino dove tutti si conoscono e sanno tutto di tutti. Il sindaco, chiamato “occhi janchi” la fa un po’ da padrone e vuole a tutti i costi, anche come sfida personale, appropriarsi della Saracina, proprietà di Costanzo e della moglie Agata, nonché proprietari anche della tabaccheria del paese. Il sindaco e Costanzo sono in lotta ideologica e politica da tempo e dopo l’ultimo scontro Costanzo ha un infarto e muore. Da lì il sindaco pensa di averla finalmente vinta e di potersi appropriare della Saracina e anche infilarsi nel letto della “tabacchera”, ma non ha fatto però ancora i conti con l’amurusanza che vive all’interno del paese.
Ho letto per la prima volta questa scrittrice e devo dire che è stata una scoperta veramente ben fatta. Il libro è molto scorrevole, ben scritto e anche molto divertente. Scritto con dialoghi in “lingua” siciliana mi ha permesso di svagarmi e mi ha fatto entrare in questo piccolo paese della Sicilia dove ho visto il borgo con la sua piazza con la tabaccheria, il comune, il bar e tutti i suoi personaggi.
“E intanto gli uomini se la spolpano con gli occhi: le nonne che colmano la stoffa, le gambe, le caviglie, i capelli di seta, gli occhi celesti, la bocca rossa, il culo superbo. La spolpano li, davanti allo stia consacrata, pronti ad attentare alla sua vedovanza non appena se ne presenterà l’occasione, anche solo per pigliarsi la soddisfazione di brucare là dove brucò il bastardo comunista: questo pensa il sindaco, immaginandosi di cavalcare quella gran picciotta arresa sotto di lui, questo pensa il vicesindaco, questo pensa Giardino, Russo, Acquaforte, Vaccaro e Orlando, impettiti nei loro abiti scuri e devotamente assorti in preghiera. “
I personaggi sono descritti benissimo e riescono a prendere vita, ognuno con la loro personalità, i loro sogni e i loro pensieri. Tutti i personaggi sono vivi, anche Costanzo riesce a continuare a vivere con la sua anima, aiutando ad andare avanti la moglie e dando anche degli aiuti ad altri personaggi.
“<<“Amurusanza” >> fa lui senza esitazione. E le porte si spalancano e il sole ride e la vita canta. “
L’unica pecca che ho trovato in questo libro è stata un po’ la fine che non mi ha convinta al 100%
Consiglio tantissimo questo libro sicuramente per la scrittura, ma anche per chi vuole entrare nella storia di un paese che potrebbe essere dei giorni nostri e realmente esistente per entrare nella sua realtà.