Cassandra Gold - per RFS
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Benvenute fenicette nella calda e afosa Bari, a vegliare sull’incolumità dei cittadini, troviamo l’irruenta e affascinante Lolita Lobosco, commissario del luogo. Lei, guidata dal famoso Montalbano, impara la metodologia di investigazione e molto di più. L’amore per il suo lavoro, la pietà per chi soffre e la sua delicatezza nel rispetto delle tradizioni della propria terra, le convenzioni sociali e le sue regole non scritte sono i parametri sul quale basa le sue indagini.
Lolita, reduce da un matrimonio fallito e una relazione lasciata a metà, ha bisogno di una nuova occasione. Va con i piedi di piombo, sebbene comprenda di non dover allontanare chi sembra tenere a lei. In una delle tante mattine assolate, nota una donna che la spia vicino al commissariato; nonostante il parere dei suoi sottoposti Lolita capisce di non poter ignorare chi le sta chiedendo aiuto. Così la segue entrando in una Bari parallela; una di quelle zone della città che ha occhi e orecchie dappertutto. Là troverà una storia di miseria, tristezza e crudeltà. Vedrà delle donne in cerca d’aiuto a causa di un uomo scomparso, donne che per natura ed esigenza non possono chiedere chiaramente l’intervento della polizia. Il nostro commissario comincerà così un nuovo viaggio, che la porterà alla scoperta di una dimensione non ancora conosciuta.
Un giallo entusiasmante, che mi ha colpito soprattutto per le descrizioni dei luoghi e dei personaggi rappresentati. I colori descritti in esso, come il rosso ciliegia delle labbra delle donne, o il giallo del sole, riuscivano ad arrivare dritti al lettore, quasi che una tela invisibile, potesse rappresentare le scene dense, appassionanti o crudeli che fossero. Lolita è la voce narrante e con le sue vicende ci conduce per mano nel suo mondo, fatto di eventi ineluttabili, che ci riportano a una letteratura verghiana, in cui l’inevitabilità delle condizioni esistenziali è un caposaldo di vita. Il mondo moderno nella società attuale così raccontata, si sposa molto bene con la narrazione degli eventi legati alle tradizioni e ci mostra uno spaccato interessante e curioso, condito con la simpatia dell’autrice che, per arricchire la sua già frizzante narrazione, ha inserito alcune ricette della cucina locale nelle ultime pagine del romanzo.
Un libro quindi leggero ma non troppo, comunque con un finale commovente e triste, tipico della letteratura verghiana, che a tratti si condisce di toni noir un po’ malinconici. Complimenti all’autrice!
A presto care Fenici.