In un freddo febbraio milanese, nuovi crimini gettano luci impreviste su vecchi misteri... Un nuovo caso per il giornalista-hacker Enrico Radeschi.
L’omicidio di una giovane donna si lega a filo doppio all’oscura vicenda dell’assalto a un furgone portavalori. Enrico Radeschi, a cavallo della sua inseparabile vespa, si ritrova ben presto a fare i conti con questo e altri misteri da risolvere. Fra cui la presunta morte della figlia del Danese...
Paolo Roversi nasce a Suzzara nel 1975. Giornalista e sceneggiatore di successo, è autore di una ventina di romanzi, fra cui "Il mio nome è Bukowski" (2006), "Milano criminale" (2011) e "Addicted" (2018).
Paolo Roversi è nato il 29 marzo 1975 a Suzzara (Mantova). Scrittore, giornalista, sceneggiatore e podcaster, vive a Milano. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per il cinema e per serie televisive, spettacoli teatrali e cortometraggi. Ha scritto undici romanzi e i suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Serbia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacchia e Stati Uniti. Ha vinto diversi premi letterari tra cui il Premio Selezione Bancarella 2015 col romanzo Solo il tempo di morire (Marsilio) È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera. Il suo sito è www.paoloroversi.me Twitter e Instagram: @paoloroversi
In questo decimo libro assistiamo ad una vera e propria Evoluzione del personaggio di Radesky. Come è normale che sia visto che il personaggio è nato nell’ormai lontano 2006. Il libro è andato in ristampa dopo solo due giorni a testimonianza di un affetto che ormai lega i personaggi di Roversi ai suoi lettori.
Alla base della narrazione c’è un omicidio particolarmente inquietante è una rapina ai danni di un portavalori. Si tratta di una doppia indagine che curiosamente avvolge in modo molto toccante il modus vivendi del protagonista. Tuttavia Nonostante la presenza di due personaggi che già abbiamo avuto modo di conoscere nelle storie precedenti , abbiamo anche una new entry rappresentata dal una ragazza sbarazzina e intelligente di nome Liz che facendo leva sulle sue doti di hacker conquisterà la fiducia di Radesky.
Così tra una corsa e l’altra per una Milano sempre più ricca di stupende sorprese si accavallano gli episodi in cui Radesky e la giovane Liz si trovano a collaborare scoprendo quella sorta di empatia che in fondo lega le persone sole .
Ed è inutile negarlo ma in questo decimo romanzo Roversi da spazio ad una “nuova presenza”: la solitudine, quella sensazione impalpabile ma onnipresente che abbraccia tutti i personaggi della storia. Il titolo stesso “l’ombra della solitudine non sta altro che a testimoniare quel senso di vuoto, quando si verifica una mancanza, quando quello spazio occupato Fino a poco prima diventa un vuoto. Tutto il libro gira attorno a questo senso di vuoto e la nota dell’autore nell’epilogo evidenzia molto bene la “prepotenza del buio” da cui possiamo sentirci avvolti. È la solitudine di chi resta.
Sul finire del libro c’è spazio anche per una vera chicca d’autore :
“Perché i cani vivono meno delle persone?” “C’è un vecchio detto che dice che la gente viene al mondo per imparare a vivere una vita bella che si traduce nell’amare gli altri :ecco i cani vivono di meno perché non hanno bisogno di imparare, loro lo sanno già”
Piuttosto triste, mi son fatta anche un piantino finale. Ho apprezzato la delicatezza con cui ha descritto l'episodio. Ottima come sempre l'interpretazione del narratore, Dimitri Riccio, debitamente velocizzata al 1.75x.
Mah! non posso dire che sia scarso, questo no, però ci sono cose che non mi convincono... Il Danese, la ragazzina hacker, una figlia scomparsa... Ho avuto l'impressione che si muovessero tutti in modo scoordinato.. Ho avuto più di una volta il desiderio di abbandonarne la lettura.
Non conoscevo la serie ed i personaggi, percio' il libro e' stata una piacevole sorpresa; una Milano descritta bene, buon ritmo, godibile anche se non e' da premio nobel