Come si gioca a nascondino da soli? Un bambino ricerca un riparo dalla morte del padre e trova nell'aria le voci dei matti, degli animali, dei vecchi e delle donne che popolano i luoghi marginali di una sperduta valle di montagna.
Riti collettivi di addio all'inverno, campane ferme, racconti orali, cadute, incantamenti e ossessioni animano il romanzo d'esordio di Sergio Peter che, ispirandosi alla lezione del Celati di "Narratori delle pianure" e del Calvino delle "Città invisibili", dà vita a un ritorno a casa che è anche viaggio iniziatico nei territori della memoria.
Ho finito di leggere “Dettato” di Sergio Peter il primo libro della collana #Romanzi di #Tunué, pubblicato nel 2014 e devo dire che purtroppo non mi è piaciuto. Insomma è uno di quei romanzi che finisci di leggere e poi dici: "Eh?!?" e lo dico con dispiacere perché in alcuni punti - fatte le dovute proporzioni - mi ricordava molto il Cesare Pavese de "La luna e i falò" e mi sembrava buona e interessante l'idea di rievocare i luoghi della propria infanzia e della propria memoria, condividerli, celebrarli e anche esorcizzarli. Probabilmente non ho gradito molto il fatto che tutto sia stato ridotto in frammenti e all'interno di questi, siano stati messi anche elementi che dicono ben poco al lettore e che anzi lo confondono e rendono difficoltosa anche la permanenza tra le pagine. Non sono riuscita ad afferrare ciò che l’autore voleva comunicare attraverso le pagine del suo libro perché avvertivo sempre una costante sensazione di chiusura e l’impossibilità di penetrare all’interno delle pagine, quasi come se il libro fosse stato composto e concepito come una serie di appunti scollegati tra loro, incapaci di fornire un quacosa di compiuto a chi è esterno alla vita e agli aneddoti dell’autore. Insomma una sorta di Spoon River in salsa brianzola che purtoppo però mi ha detto ben poco e che ho trovato fin troppo lontano, disconnesso, breve, distaccato e quasi proveniente da un’altra epoca.
Un insieme di ricordi autobiografici e di riflessioni sul ruolo dei luoghi e della memoria nella creazione di un'identità individuale e collettiva. Sul confine tra Italia e Svizzera, tra montagna e lago, tra ricordo e poesia, si costruisce una rete di racconti e personaggi, in un fluido succedersi di prosa lirica e dialetto comasco-lombardo, che fa parte del vissuto del narratore-autore. A leggerlo sembra difficile credere che Sergio Peter sia della classe 1986, perché il senso delle radici della sua narrazione affonda molto in profondità, nella dimensione corale della famiglia e della comunità allargata che chi ha esperienza di vita all'ombra dei piccoli campanili italiani riconosce facilmente.
Attraverso i ricordi della vita di paese, del lavoro del padre, delle piccole abitudini famigliari, emerge un mondo straordinariamente vivido e presente, anche quando il dettato della memoria rievoca fatti o persone ormai da tempo passati nell'oblio. La vestaglia della nonna, il balcone con la vista su un paesaggio fuori dal tempo, il sapore dell'acqua e l'odore forte di campagna di certi prati, il suono vero delle campane, quando ancora non esistevano i dischi preregistrati e i campanili, oltre a dare un punto di riferimento per orientarsi anche a grande distanza, contribuivano a scandire il passare del tempo in realtà che a volte creano l'impressione di esserne al di fuori, del tempo...
ho avuto questo libro dalle mani dell'autore, con tanto di dedica, grazie a uno scambio. è un'opera prima; le prime pagine mi hanno lasciata interdetta perché temevo di avere davanti un volumetto pretenzioso. poi - subito - il tono cambia e diventa quello piano delle cose familiari, vissute in prima persona. mi ha ricordato un po' le cose perdute di guccini, anche se qui si raccontano fatti luoghi e persone di pochi anni fa, dato che l'autore è giovanissimo. ma essendo cresciuto in campagna, racconta storie fuori dal tempo, e le racconta con poesia e umorismo. molto gradevole.
“Dettato” di Sergio Peter edito da Tunué è entrato per caso sui miei scaffali, come sempre accade quando mi colpisce una frase nella trama mentre girovago in libreria. Tra l’altro viene da una delle mie librerie preferite di Torino, la Therese. Il volume di Peter è un insieme eterogeneo di racconti e vita, che si intreccia in un viaggio nella provincia lombarda, nello spazio ristretto della pianura, delle colline, dei paesini arroccati nel silenzio della lontananza della città con personaggi da simbolismo.
Ci sono delle sensazioni che ti restano ancorate addosso anche a distanza di tempo, scatenate da avvenimenti differenti, da immagini che sollecitano ricordi e sensazioni. Non è mai un istinto univoco o una immagine precisa, lo stimolo arriva inaspettatamente. La bravura di Peter sta nella capacità di cristallizzare episodi, nel pennellare scene ben precise in pagine cariche di affetto e nostalgia, pregne di un senso spietato di perdita. C’è una incredibile quantità di malinconia, mentre i ricordi dell’infanzia si affastellano l’uno sull’altro, rincorrendosi, aprendo lo spunto per altri ricordi che si rinnovano senza sosta. E basta un attimo a ricordare il campanaro, il padre tragicamente scomparso, la nonna, la convivenza, il ripercorrere le strade che dal fiume portano alla campagna, quel rinnovarsi di intenti e di dichiarazioni, di solitudine e di convivialità. Basta poco per finire a ricordare, per rinnovare l’istinto che si perde tra la notte delle proprie esperienze personali. Il fil rouge della narrazione è conservato solo dalla voce del protagonista che si lascia scivolare nel proprio passato, che sembra ormai irraggiungibile, troppo è cambiato, troppo si è perso nell’affastellarsi della propria vita. Cosa resta della propria giovinezza? Un groviglio di pensieri accartocciati, di sogni infranti, di scelte compiute. Peter è dettagliato, intrepido, anche nei momenti più tragici mantiene una certa dose di freddezza per raccontare gli episodi che più lo hanno segnato, che più hanno caratterizzato la sua vita. Cerca una spiegazione, una rassicurazione, un passo, un contorno che diventa sempre più nitido.
Il particolare da non dimenticare? Un campanile...
Una raccolta intimista raccontata da una voce lucida che racconta, senza alterarli scorci di un passato tanto lontano quanto vicino, nella provincia mai dimenticata di una terra ospitale e magica. Buona lettura guys!
"Non è facile da dire, né da capire: a chi si aspetta che la linearità fra le cause e gli effetti venga ristabilita, Dettato lascerà un vuoto confuso. Nessuna storia nel senso tradizionale nel termine, se non quella personale restituita in tutta la sua complessità, di significato e di forma. L’io antico e l’io presente dialogano sulla pagina al pari che in una mente impegnata a rivisitare il passato: «ovunque io vada, pensavo, mi sembra d’essere fuori luogo»".
Sergio Peter esordisce con un romanzo, ‘Dettato’, dopo tanti racconti, lo fa con una sgargiante ma elegante copertina verde e racconta i suoi luoghi, le montagne tra il Lago di Como e il Lago di Lugano, terre poco nota tra terre note. CONTINUA QUI (http://omnimilanolibri.com/2014/05/30...)
Bellissimi quadri di una vita rurale che chi non vi è cresciuto forse stenterà a capire. Manca una trama, ma le descrizioni dei paesaggi, dei giochi infantili, delle vie dimenticate dalle macchine e popolate da anziane che vanno alla messa valgono tantissimo. Questo libro non solo me le ha ricordate, ma mi ha reso fiero di averle vissute.