"Cara Francesca, molti si vergognano dei figli drogati...Io che non ho nulla da perdere, ma tutto da acquistare, non mi vergogno di te...". Un padre scrive alla figlia. E' lontana, troppo lontana, perduta nei meandri della droga, sepolta in quel carcere dove non si vede e non si ascolta, ma solo ci si consuma. Quel padre cerca di forzare con le parole la più invalicabile delle solitudini. In una specie di terra di nessuno dove tutto si può dire, ricordare, inventare, egli ripercorre la propria esistenza per scoprire "il che cosa non ha funzionato" nel suo mancato rapporto con Francesca, con "colei che bella, giovane e con gli occhi che ridono, si è fatta fio a due grammi di eroina al giorno". E' così che ogni parola gettata diventa la punta tagliente di un'autoaccusa e la speranza impossibile diventa un impossibile ricordo. Il filo dell'amore si intreccia ad altri fili, fino a toccare quella distanza che ognuno di noi porta dentro di sé. E le lettere si fanno racconto, denso di rabbia e d'amore, dove chi scrive trova, nelle sue tensioni irrisolte, nelle sue paure, nelle sue dolcezze tradite, il possibile pretesto per un dialogo che superi incomprensioni e salti generazionali.
Scadente e deludente, non si meriterebbe nemmeno una stellina. L'ho trovato troppo incentrato sui bisogni del padre, sul suo tentativo di giustificarsi e alleggerire il fardello di emozioni che si porta dietro. L'ho trovato a tratti pretenzioso, spesso confuso e senza un nesso logico. Il tema fondamentale, quello appunto della droga, occupa in questo romanzo epistolare un ruolo marginale. Ben lontano da altri libri sullo stesso argomento, mi ha lasciata basita e scontenta. Svogliata nell'arrivare alla fine del libro. Ma con immensa fatica sono riuscita a leggere fino all'ultima lettera, che avrei preferito fosse proprio di Francesca. Riposto sullo scaffale con un amaro senso di delusione, non ne consiglio la lettura.
Sono convinto che il male assume rappresentazioni chiare e significative, persino elementari. Ognuno di noi, prima o poi, genererà strane creature o diverrà strano egli stesso. Non c'è che da aspettare.
Mi aspettavo molto, molto di più. Non dico che sia un cattivo libro, ma le mie aspettative sono state in parte deluse. Leggendo un libro del genere ci si aspetta che la trama ruoti attorno al personaggio principale, la figlia del narratore, dato che il tema principale dovrebbe essere quello della droga. Invece l'autore, a mio avviso, non sviluppa pienamente questa tematica focale per concentrarsi, spesso, sulla propria vita, su vicende passate, esplicando tutto ciò tramite ampie ed eccessive digressioni; rispetto le scelte dell'autore ma avrei preferito qualcosa di diverso.
Senti-me como se tivesse pegado num rissol com a bordinha ondulada mas afinal era de carne. Os primeiros 2 capítulos foram incríveis, o resto custou-me a ler, senti-me enganada. Also, acho que a "doença" do pai dela quando era pequeno era simplesmente homossexualidade. Overall, ainda bem que já acabou.