Nell'anno di grazia 1999 Learco Ferrari, già protagonista di tre romanzi, riceve una visita luciferina e si fa inviato di Satana. Voleva fare il traduttore, lui, forse forse anche lo scrittore, e invece eccolo qui, è diventato diavolo. Il suo compito sarà quello di seminare zizzania e scandalo nella sua sonnolenta città della provincia emiliana, che all'improvviso diventa il palcoscenico di una trascinante sarabanda dal ritmo sincopato, un due tre, un due tre, tra tic e rituali, telefonate e letteratura, gatti, anarchici e dizionari. Senza alcun freno, il diavolo Learco divide, scompiglia, calunnia, imbroglia chiunque gli capiti a tiro, portando ovunque caos e allegria.
Dopo il diploma in ragioneria ha lavorato in Algeria, Iraq e Francia. Tornato in Italia ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Russa presso l'Università di Parma, con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov. Ha quindi esercitato per un certo tempo l'attività di traduttore di manuali tecnici dal russo part time. Alla redazione de Il semplice conosce Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati, con i quali collabora per anni, cominciando a pubblicare i suoi scritti fortemente influenzati dalle avanguardie russe ed emiliane. È fondatore e redattore della rivista L'Accalappiacani, edita da DeriveApprodi. Collabora con alcuni quotidiani tra cui Il Manifesto, Libero, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
“Senti, è qui, c’è scritto Learco Ferrari, Le cose non sono le cose. Come? Le cose non sono le cose. Quello sì, le dico. Quello sì, l’ho scritto io, le dico, è quello che mi han pubblicato, le dico, Le cose non sono le cose, bel titolo, vero? Un po’ criptico, mi dice Kalinka, comunque poi si capisce, mi dice, il motivo. Eh, le dico. Eh, mi dice. Eh, le dico. Eh, mi dice. Andiamo avanti molto? le dico. Non lo so, mi dice. Dimmi cosa ti sembra, le dico. Dimmi pure cosa ti sembra, le dico, sono pronto.”
Paolo Nori e il suo alter ego Learco Ferrari sono uno spasso.
Susanna Tamaro ha giocato un brutto scherzo a Learco Ferrari? La gatta Paolo riuscirà a elemosinare una fetta di salame Milano? La giacca sta bene con i pantaloni della tuta Adidas? Sarà Mario dei Picasso o Mario di Messina al telefono? Ma soprattutto: come camminano gli anarchici? Un due tre un due tre un due tre? Chi leggerà questo divertente flusso di coscienza di un giovane Paolo Nori lo scoprirà. Apparentemente non succede niente di importante, ma ciononostante sono stato coinvolto come in un giallo, chissà! Ah, il romanzo è ancora in lire.
Nori ha quella cosa che devi leggerlo sempre ad alta voce, che inizi a leggerlo con la tua e non funziona bene, le virgole sono fuori posto, le ripetizioni pesano, finché poi non ti capita di sentirlo parlare e ancora meglio leggere delle cose che ha scritto lui, e capisci che lette con la sua voce col suo accento prendono tutta un'altra forma, sono più belle, hanno le virgole giuste, le ripetizioni sono tutte messe bene e non pesano più, anzi, colorano il discorso. La storia è sempre Learco Ferrari che pensa cose fa cose ripensa cose rifà cose e poi finisce il libro. Divertire ti diverti, ma devi essere preparato (o preparata, non facciamo distinzioni di genere) a sorbirti ore di menate di Learco Ferrari. Se te la senti ti diverti, sennò non cominciarlo nemmeno perché non c'è un infittirsi di trama, c'è lui che per venti pagine si veste ed esce di casa per andare in copisteria.
"Diavoli" è il quarto episodio della serie di Learco Ferrari, e se con "Le cose non sono le cose", il primo amore che non si scorda mai, c'è stato il colpo di fulmine, ora la nostra relazione si è evoluta. Siamo nella fase in cui si ride in ogni pagina. Grazie Paolo Nori, io ti amo.
Qualcuno ha detto che la cosa migliore per capire e apprezzare i suoi scritti è leggerli uno dopo l'altro, seguendo l'ordine in cui li ha scritti, i suoi scritti. Non importa che tipo di storie siano: se ti abitui al suo stile, riuscirai a vedere i progressi che ha fatto, i cambiamenti di direzione e anche quando non ha avuto successo. Io ne leggo uno al mese, finora "Diavoli" è quello che mi è piaciuto di più. Mi sono piaciuti tutti, ma questo di più.
Sulla peculiarità della scrittura non mi soffermo, ne ho già parlato negli episodi precedenti, Nori non è uno scrittore, è uno scrittore-musicista, se entri nel suo ritmo ti si forma una musica che ti entra dentro la testa, quando esci a comprare il pane pensi come lui, un due tre un due tre, un filoncino e un pezzo di focaccia, ecco, Quanto le devo, gli dico, Cinque euro e cinquanta, mi dice, Puttanassa, gli dico, Cinque euro e cinquanta per un filoncino e un pezzo di focaccia, gli dico. Non mi ricordavo che il pane costasse così caro, gli dico. Ti lamenti sempre, mi dice, ha ragione, mi lamento. Non mi lamento mica perché sto male, no. Nonnonno. Mi lamento perchè il pane costa caro. Pago ed esco, un due tre un due tre.
Il valore aggiunto, come già scritto, invece che leggerlo, è ascoltarlo direttamente dalla voce dell'autore. Superlativo.
"Diavoli" di Paolo Nori segue Learco Ferrari, che un giorno viene “arruolato” dai diavoli e incaricato di portare un po’ di male nel mondo: piccole cattiverie, equivoci, zizzanie quotidiane. Nori trasforma questa premessa grottesca in una riflessione ironica sulla natura del male come componente ordinaria dell’umano, più che forza metafisica. La lingua, con ripetizioni, divagazioni e un ritmo oralissimo, come è solito scrivere Nori, diventa essa stessa protagonista e mostra come il disordine nasca già dal modo in cui pensiamo e parliamo. Così il romanzo, leggero e caotico in superficie, suggerisce che ciascuno di noi deve convivere con i suoi “diavoli” interiori.
La storia di questo racconto si svolge nell'arco di una giornata in cui assistiamo alle manie, ossessioni, stramberie, passioni, ma soprattutto alla rabbia del protagonista, Learco Ferrari. Come solito Nori è originale, coinvolgente (alla fine il lettore, chiudendo il libro, scopre di essere andato in iperventilazione) e verace. Questo breve romanzo è un gioco divertente e divertito, che l'autore intrattiene con le parole, la punteggiatura, i periodi circolari e ripetitivi che rendono la lettura ipnotica. Bel libro!
Diavoli Paolo Nori Editore: Einaudi Pag: 180 Voto: 3&mezzo/5
Sempre più esilaranti le avventure di Learco Ferrari. Paolo Nori ha una comicità fatta di giochi di parole, parodie, ripetizioni, battute sarcastiche e commenti taglienti, Nori utilizza la satira per mettere in ridicolo vari aspetti della società moderna, inclusi la politica, l'economia, la religione e i media. Attraverso situazioni esagerate e personaggi eccentrici, il romanzo offre una visione umoristica e critica del mondo contemporaneo. Sentirlo poi leggere da lui è il massimo. Consiglio a tutti l’Audiolibro!
Leggere e soprattutto ascoltare Paolo onori e per me uno spasso incredibile. Ascoltarlo significa immergersi nel suo sconfinato flusso di coscienza che non prevede pause o interruzioni e che va a divagare toccando svariate argomenti: la salvezza dell'anima, la letteratura, la cultura e tanti altri tutto senza farci abbandonare il sorriso a fior di labbra. Terapeutico!
bella la prima parte ma poi lo stile diventa effettivamente troppo ripetitivo e snervante a tratti , però leggero sicuramente altro perchè mi ha intrattenuto bene, in maniera anche intelligente per quanto semplice
Non il migliore della saga di Learco Ferrari ma è pur sempre Paolo Nori ed il tempo passato in sua compagnia vola sempre, perché Nori è un buon amico sincero e un po' spigoloso. Stavolta ho sentito meno quella malinconia che altre volte arriva dalle avventure di Learco, però ho riso più forte
Lettura piacevole e divertente. Consiglio se possibile di acquistare laudiolibro letto dall'autore stesso. Il modo in cui lo legge fa veramente la differenza.
Molto particolare, abbonda con la punteggiatura e con infinite ripetizioni. In formato audiolibro mi sono divertito parecchio, se l'avessi letto probabilmente non l'avrei apprezzato tanto.
"Learco!" "Eeeeh!" No, è che io quando leggo Paolo Nori poi mi rimane in testa questa voce, questa cantilena che non me la levo più di testa e insomma mi mette di buonumore, a me, quel Paolo Nori lì.