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El reloj

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Novela inédita en España, imprescindible en la obra del autor de Cristo se detuvo en Éboli. Los admiradores de Carlo Levi se dividen entre los que prefieren ésta y quienes prefieren El reloj. Entre la novela histórica y el reportaje político, social y el fresco humano, la novela se ambienta en la inmediata posguerra italiana, y narra los avatares políticos que abocarían a la larga hegemonía de la democracia cristiana. Es un excelente retrato de Roma y Nápoles.

454 pages, Paperback

First published May 15, 1950

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About the author

Carlo Levi

80 books142 followers
Carlo Levi was an Italian-Jewish painter, writer, activist, anti-fascist, and doctor.
He is best known for his book, "Cristo si è fermato a Eboli" (Christ Stopped at Eboli), published in 1945; a memoir of his time spent in exile in Lucania, Italy, after being arrested in connection with his political activism. In 1979, the book became the basis of a movie of the same name, directed by Francesco Rosi. Lucania, now called Basilicata, is historically one of the poorest and most backward regions of the impoverished Italian south. Levi's lucid, non-ideological and sympathetic description of the daily hardships experienced by the local peasants helped to propel the "Problem of the South" into national discourse after the end of the World War II.

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Displaying 1 - 22 of 22 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,461 reviews2,435 followers
June 28, 2025
LA NOTTE, A ROMA, PAR DI SENTIRE RUGGIRE LEONI



È stata una lettura che mi ha impegnato ben più dell’usuale: più o meno un mese e mezzo. Anche perché ho sentito il bisogno di alternarla con altre, includendo persino il celebre capolavoro di Levi, quello sì, divorato in un weekend.
Procedendo lentamente per la pessima edizione economica Einaudi stampata a caratteri piccoli che rendono queste pagine fitte e compatte un’impresa che richiede tempo doppio rispetto a una normale lettura.
Procedendo lentamente per il gusto bozzettistico di Carlo Levi, caratteristica che presumo derivi dal suo essere anche pittore. Bozzettismo qui spinto all’eccesso, molto ma molto oltre il suo celebre capolavoro, che tutto sommato lo avrebbe giustificato ben di più. Qui Levi descrive fisicamente decine di personaggi, dozzine di individui. Descrizioni fisiche, tranne che in pochi casi, esasperate e di scarsa utilità perché vuoi l’incontro era breve vuoi il dettaglio anatomico lascia il tempo che trova.
Italia appena uscita da cinque lunghi anni di guerra selvaggia feroce bestiale: facile immaginare com’erano i corpi degli italiani, facile prevedere che avessero tratti fisici accentuati.



Lettura per certi versi rallentata anche da come il libro viene generalmente presentato: romanzo politico. Raro, rarissimo caso di romanzo politico.
Ma perché? Non è certo più politico del celebre capolavoro, tutt’altro.
La crisi del governo di Ferruccio Parri, la smania restauratrice di Destra e Sinistra, il tradimento della Resistenza, De Gasperi che diventa Primo Ministro per la prima volta inaugurando il maledetto mezzo secolo democristiano che ha imposto un pesante freno culturale a un paese uscito dalla guerra con sanissima smania di esplodere: sì, di questo si parla, ma non solo, e non più di una cinquantina di pagine. Il resto è altro. Il resto è oltre.

Lettura lenta e faticosa. Eppure alla fine avrei voluto il doppio delle pagine (sì, magari stampate in altro modo). Alla fine mi è davvero dispiaciuto separarmi da Levi, dalla sua scrittura, dall’Italia che racconta.



Pubblicato nel 1950 è ambientato nel novembre del 1945, proprio quando presumo fu pubblicato Cristo si è fermato a Eboli cui qui si fa più volte riferimento: e devo dire che il marcato aspetto autobiografico, magnificamente plasmato in pagine di ottima letteratura, è stata una sorpresa ed è stato un piacere.
La storia è ambientata in tre giorni e tre notti, 22, 23 e 24 novembre 1945, tra Roma e nel finale una splendida puntata a Napoli a trovare l’amato zio morente, un viaggio odissea con tanto di brigante, che quasi mi ha fatto invocare diventasse quella la città capitale d’Italia.
E tutto appare racchiuso dall’orologio del titolo. O meglio, da due orologi: il primo, regalo del padre, che si guasta; e il secondo, quasi identico, regalo dello zio morente.



Ma poi, no, perché Carlo Levi ha una fascinazione particolare per la Città Eterna, la Roma caput mundi, attrazione che riesce a trasmettere e spiegare benissimo. Con me, poi, sfonda una porta spalancata: mi sono serviti anni per afferrare questa città, che quasi ventotto secoli di esistenza hanno reso più bella e unica cesellando la sua peculiarità, anni nei quali mi pareva triste e squallida. Ora però, da molto tempo, la sento unica e magica. Ritrovare sensazioni simili nelle pagine di Levi è stata una delizia. Un piacere condividere un luogo che trasmette bellezza e stimola riflessioni sul bello:
Non era possibile, qui, l’andatura di parata, a cui si era quasi forzati nell’altra scala; ma invece un passo veloce e guardingo, il passo affrettato e attento dei servi. Pareva che coloro che avevano costruito l’una e l’altra pensassero che la bellezza è un bene comune a tutti gli uomini, ma che essi tuttavia si distinguono per un diverso atteggiamento, e che si debba dare a ciascuno lo strumento necessario per sostenere la propria parte, in damasco o in cenci, in una ben ordinata rappresentazione.



Cinema e letteratura – nel mio caso soprattutto il primo - mi avevano ampiamente mostrato quest’Italia distrutta che stentava a ricostruirsi in quanto popolata dalla stessa gente che l’aveva distrutta: il fascismo e tutta la burocrazia e l’apparato statale e locale e istituzionale e amministrativo che dopo aver sventolato per oltre vent’anni il saluto fascista con maggiore o minore convinzione e fierezza, adesso era stato rapidissimo a nascondere il braccio e accampare aria distratta per passare indenne dalla dittatura alla giovanissima (implume) democrazia – e i privilegiati di ogni livello (chiamati qui i “luigini”, appellativo derivato da don Luigino, il podestà del precedente romanzo), dai grandi imprenditori monopolisti ai piccoli titolari della concessione di una farmacia, erano avvinghiati a quegli apparati pubblici per ottenere ciò che sanciva in modo inequivocabile la propria condizione di privilegio: una sinecura pubblica, una sovvenzione, una deroga, una norma spudoratamente favorevole.


Carlo Levi con i “suoi” contadini.

Ma Carlo Levi riesce ad aggiungere il colore al bianco e nero del neorealismo.
Riesce a farmi sorridere raccontandomi vicende che mettono i brividi d’orrore. È riuscito a scolpire nella mia memoria alcune scene (quadri?) indimenticabili: su tutte la finta ispezione al Lotto 42 della Garbatella, con quel cortile visto dall’alto (per fortuna!) brulicante di ratti, più pantegane che topi. O, come si dice nella capitale, autentiche zoccole.
Oppure il viaggio di ritorno da Napoli a Roma, in auto con due ministri dimissionari, nei quali è facile individuare un democristiano e un comunista, sebbene Levi si astenga da usare etichette di partito: tutti e tre seduti dietro con il giornalista Levi al centro e i due politici che si addormentano e man mano spinti dal pessimo fondo stradale finiscono entrambi col poggiare il capo sulla sua spalla.


Carlo Levi pittore.

È vero: mentre nel primo romanzo raccontava un mondo fuori del tempo e della storia, in questo si vive un mondo, e soprattutto un luogo, nel quale sono presenti e contemporanei tutti i tempi e tutte le storie, come sembra di percepire sin dall’incipit:
La notte, a Roma, par di sentire ruggire leoni. Un mormorio indistinto è il respiro della città, fra le sue cupole nere e i colli lontani, nell’ombra qua e là scintillante; e a tratti un rumore roco di sirene, come se il mare fosse vicino, e dal porto partissero navi per chissà quali orizzonti. E poi quel suono, insieme vago e selvatico, crudele ma non privo di una strana dolcezza, il ruggito dei leoni, nel deserto notturno delle case.


La tomba di Carlo Levi nel cimitero di Aliano in provincia di Matera.
Profile Image for Dimitri.
176 reviews72 followers
August 12, 2025
La notte, a Roma, par di sentire ruggire leoni. Un mormorio indistinto è il respiro della città, fra le sue cupole nere e i colli lontani, nell’ombra qua e là scintillante; e a tratti un rumore roco di sirene, come se il mare fosse vicino, e dal porto partissero navi per chissà quali orizzonti. E poi quel suono, insieme vago e selvatico, crudele ma non privo di una strana dolcezza, il ruggito dei leoni, nel deserto notturno delle case.
Profile Image for Palomar.
84 reviews18 followers
July 28, 2022
Uno degli incipit più belli che abbia mai letto.
Una specie di lunghissimo piano sequenza nella Roma della fine del 1945.
Una lucidità politica impressionante, condensata in poche decine di pagine, che si mantiene attuale anche oggi, in questi mesi.
Una miriade di persone (forse troppe, unico difetto),tratteggiate con l'occhio dell'artista, quale era Levi.
Ricordi dal sapore proustiano, una mezza pagina illuminante sull'America (anche meglio del Pavese de La luna e i falò), l'orrore del lotto 42.
Da leggere.
Profile Image for Siti.
407 reviews166 followers
June 11, 2024
Poetico ma frammentario, a tratti dispersivo, induce all' abbandono. Vi sono poi pagine meravigliose che spronano al proseguo. A me ha richiamato certe atmosfere descritte da Curzio Malaparte e la prosa di Tabucchi in "Sostiene Pereira".
Profile Image for Gianni.
391 reviews50 followers
June 19, 2020
Novembre 1945, dimissioni di Ferruccio Parri da Presidente del Consiglio dei Ministri; pochi giorni che rappresentano uno spartiacque nella storia del Paese, pochi giorni che sanciscono la fine del sogno rivoluzionario di cambiamento rappresentato dalla Resistenza. Levi dilata temporalmente il racconto agli anni precedenti e fa riemergere ricordi d’infanzia e frammenti onirici, conferendo al testo uno spessore che va oltre il racconto civile e politico.
Il tempo, il suo fluire ineguale e il suo diverso significato, il suo essere imbrigliato nella scansione meccanica di un orologio, accompagnano il racconto.
Il controllo del tempo, la regolarità, sono un po’ ciò che si trasmette attraverso la linea maschile delle generazioni, ”tutti questi orologi hanno una loro storia, familiare e paterna. È raro che se ne faccia un acquisto per il proprio uso. Essi sono quasi sempre un regalo, e un regalo importante, del Padre, del Nonno, o dello Zio, in una occasione importante, nel momento più decisivo della vita, quello in cui il giovane entra nel mondo, acquista la sua autonomia, si stacca dal passato, dalla sicurezza indistinta del tedio clan familiare, per cominciare a percorrere il proprio tempo personale.”
Scrive Levi in Paura della libertà: ”La divinazione del padre (e i complessi che ne derivano) durerà finché non sarà finita l’infanzia del figlio, fin quando egli, guardando in sé, non si vedrà uguale al padre, totalmente uomo La divinazione dello Stato (e la servitù che ne risulta) durerà finché non sarà finita l’infanzia sociale, finché ogni uomo, guardando in sé stesso, non ritroverà, nella propria complessità, tutto lo Stato, e, nella propria libertà, la sua necessità.”
Ma il passaggio alla vita adulta, alla responsabilità può portare anche all’alienazione di sé, alla resa nei confronti di ”quel ticchettío sempre uguale: è così difficile non andare al passo […] e il tempo corre e vola. […] Così la catena d’oro che teneva legato l’innocente orologio, diventa la catena che ci lega e ci trascina […] e ci mena alla cavezza, come buoi da sgozzare, sempre più in fretta, sempre più in fretta, chissà dove”.
La regolarità e la consequenzialità del tempo scandito dall’orologio rappresentano un po’ la regola su cui poggiano i valori familiari e sociali trasmessi per via paterna e Levi esprime il suo rifiuto, prima attraverso il sogno di perdere l’orologio, poi con la sua rottura accidentale. Al tempo lineare, unico, a un certo punto Levi contrappone ”la contemporaneità dei tempi, in un passato armoniosamente presente”, che concede spazio anche al mondo interiore, in cui ”in mezzo a quel gruppo di uomini sconosciuti, mi sentivo invadere da un senso improvviso di gioia. Pensavo che tutte le cose appaiono e si mostrano, senza pudori: le persone, gli stracci, le bellezze, le miserie, l’energia degli occhi, l’impeto dei gesti: questa o quella cosa che vive, per caso, davanti a noi, questa piazza, queste baionette, quella donna che si avvicina nell’aria che si oscura. Ce ne contentiamo: è la nostra parte delle cose: ma sentiamo che ce ne sono altre infinite che non si dicono, che stanno nascoste, sentimenti vaghi, e forse sono esse che dànno al cielo questo incanto rosato, al cuore questa pienezza solitaria.”
Levi sembra essere defilato, divagante, quasi spettatore di una storia che appare già scritta, da un lato la ricostruzione che emerge attraverso i traffici infiniti, il mercato nero, gli spostamenti, il brulicare della vita dal basso, in un paesaggio di macerie che ricorda quello narrato da Sebald in Storia naturale della distruzione; attività autonome rispetto alle alchimie politiche, ai tradimenti, agli opportunismi che si consumano nella continuità statale e burocratica con il regime precedente e incarnati da una Roma dall’inquietante respiro notturno che apre e chiude il libro. Due realtà quella sociale e quella politico-burocratica soggette a incomunicabilità totale; scriveva Levi, nel 1939, in Paura della libertà: ”La società e lo Stato sono, di fronte all’uomo che non li senta come espressione della propria libertà, trascendenti e incomprensibili.”
Anche la struttura del libro ricalca quella dell’orologio con la suddivisione in dodici capitoli, e la riconquista di un tempo nuovo sarà sancita dall’orologio avuto in dono dal compianto zio paterno, ”era un orologio d’oro, da medico, col contasecondi; uno splendido vecchio Omega, in tutto simile a quello che mi aveva regalato mio padre.”
Profile Image for Anfri Bogart.
129 reviews14 followers
September 16, 2017
Carlo Levi fu pittore e scrittore, lo si vede bene leggendo questo romanzo che contiene pagine indimenticabili, veri e propri affreschi di parole. A mio parere il pretesto storico-politico passa in secondo piano, la prosa di Levi, splendida, ricca, ci propone una serie di quadri vividi e netti di un'Italia ormai perduta dell'immediato dopoguerra. Indispensabile.
Profile Image for Noah.
550 reviews74 followers
October 13, 2021
Carlo Levi wurde als antifaschistischer Aktivist in den frühen 30er Jahren in den Tiefen Süden Italiens verbannt und lernte ein Italien kennen, das noch zur dritten Welt gehörte. Nach einer Amnestie durfte er ins heimatliche Norditalien zurückkehren, ging ins Vichy-Französische Exil und leitete von dort aus eine Partisanengruppe. Unmittelbar nach der Befreiung schrieb er in wenigen Wochen „Christus kam nur bis Eboli“, seine autobiographischen Aufzeichnungen über den Zwangsaufenthalt im Süden und einen Aufschrei über die dortige Armut. Es wurde ein großer Hit und ist auch heute noch lesenswert.

Im Anschluss ging er nach Rom, wo er für die Partito d’Azione eine Zeitschrift leitete. Von dieser Zeit, dem Jahr 1945/1946, handelt dieser autobiographische Roman. Mit wenig Handlung und viel Atmosphäre beschreibt er die Monate in Rom, in denen sich der Enthusiasmus der politisch aktiven Partisanen in Frustration über die unveränderlichen italienischen Ministerien wandelt, in dem die optimistischen Amateurpolitiker von den altvorderen Clubs ausgebootet werden. Dies alles vor dem Hintergrund der Armut, des Opportunismus und der Veränderung im unveränderlichen Rom.

Auch wenn man das Werk stark einkürzen könnte, enthält es herausragende Milieubilder und Stadtansichten. Es wirft einen Blick auf ein Italien, dass zwischen dem literarisch verarbeiteten 2. Weltkrieg und der filmisch verarbeiteten Blüte der 50er und 60er etwas aus dem Blick gefallen ist und gerade deswegen besonders interessant ist. Für mich interessant, wie präsent viele der heutigen italienischen Problemfelder damals schon präsent waren, z.B. das Misstrauen des Nordens gegen den Süden und gegen Rom, das auch Konservative und Kommunisten vereint.
Profile Image for Robert Wechsler.
Author 10 books146 followers
April 11, 2013
Levi does not appeared to have attempted to write a novel. The book is a series of sequences, not really scenes. Some are humorous, some are nightmarish, all are beautifully drawn and the prose, in translation at least, is perfect. I was excited to read every part of it, although there was little about the content itself that interested me: postwar Italy, leftist intellectual journalists and artists. It̕s all first-person, and the narrator, a newspaper editor in spite of himself, it appears, is just wonderful: thoughtful and critical, but not too much so, and not too self-involved. He̕s always watching, and it̕s how he watches and expresses what he sees and interacts with the people he meets (always at arm̕s length) that makes the book so unusual and wonderful.
Profile Image for Jennifer.
83 reviews
February 10, 2012
A masterpiece of elegant prose and minimal plot, this is less a novel than one man's lingering observations of post-war Rome from the perspective of an editor/manager of a newspaper beset by power outages, political pressures, and insufficient resources. The city is still reeling with the aftereffects of bombings, military occupation and population disruption. A varied cast of personalities and characters move through the pages: soldiers, refugees, politicians, opportunists, idealists and the walking wounded. The imagery is vivid as Levi constructs scenes of painful and exquisite beauty. I gasped my way through this dense work, but with ample satisfaction at the close.
Profile Image for Simone Lisi.
126 reviews28 followers
December 3, 2020
Pagine dense come pareti di montagne prive di appigli, anche quando mancava una o due pagine mi sono chiesto se sarei riuscito a finire questo libro. La sfida è quella di sempre: raccontare la vita. Niente di più, niente di meno. C'è sicuramente un'eco malapartiana, ma la magia non c'è più, le crature, i fatti incredibili sono tutti scesi a livello del marciapiede. Parlavo ieri con uno scrittore e professore fiorentino, di come Carlo Levi fosse solo per un fraintendimento quello di "Cristo si è fermato ad Eboli" e fosse invece tutt'altro, qualcosa di complicato, molteplice, moderno e inafferrabile. Gli davo ragione mentalmente, sebbene questo Orologio, che mai avrei letto, ahimè, se non fosse stato chiestomi da mio nonno poco prima di morire, e solo ora averlo recuperato, dicevo che questo Orologio lo trovo poi coerente con Cristo, sebbene il passo sia ancora ulteriore, nella volontà sì di essere testimonianza di un momento chiave della storia italiana, ma sforzarsi di fare ancora di più: provare a raccontare qualsiasi momento, o il tempo della vita.
Profile Image for Simone Conte.
30 reviews11 followers
October 19, 2017
L'orologio e' un classico di Carlo Levi.
Non consiglio questo libro a chi non ha prima letto almeno "Cristo si e' fermato ad Eboli" e si e' gia' innamorato dello scrittore. Ma per chi conosce gia' Levi e gli piace, L'orologio e' un dipinto scritto sull'Italia subito dopo la seconda guerra mondiale.

L'edizione che ho letto ha anche una copertina molto bella. Infatti, il gufo con l'orologio e' proprio un dipinto di Carlo Levi.
70 reviews1 follower
May 26, 2018
A bit of a slow start for me with a dream sequence. Once past that I found this a fascinating examination of life in Italy after the war as experienced by an editor. I'm not up on the political scene of the time, but the character development is exquisite and a dream like atmosphere seems to pervade the pages of the book and pulled me through to the ending with the death of his uncle.
Profile Image for Sara.
42 reviews
July 15, 2020
Bellissimo quadro dell'Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Raccontato con la poetica delicatezza di Carlo Levi, anche un grande affresco di persone e personaggi di questa scena variopinta che ha creato le basi per il paese in cui viviamo oggi.
Mi è piaciuta anche la struttura ad anello del romanzo, lo consiglio.
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
845 reviews113 followers
February 25, 2024
Il dopoguerra impantanato nella città "porto delle nebbie"

Questa è una prova letteraria diseguale ed eterogenea, che appare tirata da un lato dall'urgenza dell'autore di comunicare la sua inquieta ed impotente contrarietà per il percorso socio-politico del Paese, dall'altra dall'ambizione di fare vera letteratura, espressiva ed innovativa.
Ne risulta una sorta di "auto-fiction" molto in anticipo sui tempi (colpisce il fatto che la prima edizione del testo sia apparsa nella collana "Saggi" di Einaudi), dove l'autore narra della propria esperienza di vita di 3 giorni nella Roma del dopoguerra, ma inserita in una dimensione a tratti fantasiosa e surreale e dove "fatti, nomi e personaggi sono immaginari" (davvero una strana epigrafe per un saggio).
Purtroppo, a mio parere, il risultato non è del tutto riuscito - a sezioni felici ed ispirate seguono parti più faticose ed un pò artificiose nella loro "letterarietà" che si affida molto a metafore un pò forzate - come l'allegoria finale in cui Levi torna a Roma in mezzo a due ministri (di Destra e di Sinistra) addormentati e sereni, su una auto veloce, scortato da un jeep di militari (molto differente dal viaggio di andata).
Ecco, sicuramente le parti migliori sono quelle in cui Levi si dimentica un pò della forma stilistica e cerca di esprimere le sue idee e i suoi pensieri: dalla rappresentazione potente ed efficace delle dimissioni di Ferruccio Parri al tratteggio della città di Roma e della sua capacità di azzoppare le ambizioni di cambiamento sociale e politico degli ex-partigiani, fino allo splendido viaggio verso Napoli, lento e difficile, in mezzo a popolani, aggredito da briganti.
Proprio in queste pagine si risente la voce forte ed espressiva, fresca ed immediata dell'autore di "Cristo si è fermato ad Eboli", il suo sguardo sulle persone normali del popolo, la sua empatia e assenza di giudizio anche davanti alle credenze più tradizionaliste (come il dibattito su quale santo fosse più meritevole per il miracolo della salvezza dal brigante).

Un testo interessante più per la testimonianza storica di un tempo in cui avemmo la guerra in casa, che per la forma letteraria.


Profile Image for Andrea Neves António.
249 reviews1 follower
May 9, 2023
"Fiquei longo tempo a olha-lo, e procurava o meu semblante no seu. Pensava na morte do meu pai, que ocorrera longe de mim, na sensação amarga de liberdade que me tomara ao ser-me anunciada, na liberdade feita de coisas perdidas, de laços truncados, de solidão, quando já nada se tem atrás das costas e coisa alguma nos vem de fora."
O clima depressivo não decorre, de forma nenhuma, da escrita, que é belíssima e cheia de expressão.
Talvez por isso nos guie tão bem pela Itália pós -guerra, pela sua pobreza e fome, mas também pela grandeza do seu povo, pela esperança e tantos episódios, pormenores, particulares e histórias, que recordamos que um mundo é feito de pequenos mundos e de que é um privilégio poder observa-los.
De certa forma, lembra "Em busca do tempo perdido", de Marcel Proust, que não se envergonha de vaguear pela escrita sem destino aparente, levando-nos consigo.
Profile Image for Nicholas Protano.
75 reviews4 followers
April 4, 2025
Un grande romanzo storico di Carlo Levi, estremamente autobiografico, ma non per questo meno valido.

Con un prosa florida e ricca, che non lascia indietro nessun dettaglio umano, vengono raccontati gli anni immediati alla guerra, la ricostruzione, la caduta del governo Parri, la Roma dominata da un mormorio indistinto dove sembra di sentire ruggire i leoni di notte, la campagna napoletana in un'incredibile affresco di vita che, grazie al modo in cui è costruito, si candida come grande esempio del neorealismo italiano.

Nonostante questo realismo il romanzo si presta a varie letture psiconalatiche o, perchè no allegoriche, dati i vari comportamenti dei personaggi, che nel corso del libro sembrano uscire dalle pagine per quanto sono vivi. In questo ho particolarmente apprezzato i dialoghi, che mettono in luce la difficoltà di quegli anni e sono importanti riflessioni sulla condizione umana e politica.

Nel romanzo non vi è molta azione, perchè non serve: basta l'ottima prosa di Levi per creare un'opera che resta nel tempo e nel 2025 presenta spunti ancora attuali.
Profile Image for Già.
12 reviews1 follower
November 22, 2020
L'Italia alla caduta del fascismo e prima del primo governo De Gasperi. Pochi giorni in un tempo fermo, tra uno e un altro orologio. Giorni in cui accadono alcuni degli eventi che segneranno la politica italiana del dopoguerra, pieni già di nostalgia per i giorni passati e delusione per i futuri. La scrittura è bella ed elegante e ogni cosa è ben detta. In un mondo a cui lo scrittore appartiene, tra le vicende e gli uomini che conosce, nella sua civiltà, lontano dall'estraneità e dall'esotismo del confino, la voce di Carlo Levi dismette il tono antropologico ed è modulata con piena intonazione.
Profile Image for Susan.
1,655 reviews
June 25, 2025
An unusual book of fiction, with very little story-line, more musings about life in Rome and Italy, immediately post-war. We follow the main character as he breaks his watch, attempts (in the disarray of post-war Rome) to have it fixed. This watch will be a minor theme of the book. Descriptive, almost poetic in the discription of friends, relationships, travel, housing, food - all things that remain difficult after the War but without the constant fear.
Profile Image for Mohammed omran.
1,841 reviews193 followers
September 1, 2017
يصوّر فيها من خلال تجربة تكاد تكون شخصية مناخات الحياة في روما، خلال السنوات التي تلت انتهاء الحرب ا��عالمية الثانية. غير أن الكاتب لا يصوّر تلك المناخات في مشهد بانورامي متمدد مكاناً وزماناً، كما كان يمكن المرء أن يتوقع من عمل يريد أن يصوّر عالماً بكامله، بل يصوّر كل هذا العالم، من خلال أحداث تدور خلال 48 ساعة فقط، ومن خلال تعرّض شخص واحد لتلك الأحداث، وأخيراً من خلال تصوير الأحداث في أمكنة محصورة جداً، هي الأمكنة التي يمكن «البطل» ان يتجول ويعيش فيها خلال تلك الفترة الزمنية المحدودة. ومع هذا، فعل النص فعله في مجال رسم صورة حقيقية وبانورامية، للحياة الإيطالية خلال تلك السنوات التي أفاق فيها الإيطاليون على بلد مدمّر، محتلّ، اختلطت فيه المقاييس، وارتبكت القيم بحيث لم يعد في وسع أحد ان يعرف من انتصر ومن هُزم، من ينتمي إلى الماضي ومن ينتمي إلى المستقبل.
> كل هذا صوّره كارلو ليفي، إذاً، من خلال تلك الحكاية البسيطة: حكاية الرجل الذي نراه في بداية الرواية وهو يحلم بأن الساعة التي كان أبوه قد أعطاه إياها قبل عشرين سنة سُرقت منه. في الحلم يشكو الرجل أمره إلى القضاء، وبالفعل تُعقد محكمة تحاول أن تعيد إلى الحالم حقوقه. وعلى رغم ان المحكمة تكون برئاسة الكاتب والفيلسوف بنديتو كروتشي، فإنها تعجز عن أن تقدّم لصاحبنا أي عون... كل ما في الأمر أن الرجل، بعد عقد المحكمة، يعثر على الجزء الميكانيكي الداخلي من الساعة، ويكون عليه ان يكتفي به.
عند الصباح يفيق صاحبنا مزعوجاً ليدرك انه كان يحلم فيحسّ بشيء من الراحة بعد ان يتفقد الساعة الغالية على نفسه... غير ان راحته بعد الاستيقاظ لا تطول، إذ - وهذه المرة في الحقيقة، وليس في الحلم - يؤدي تصرف أخرق منه الى فقدان الجزء الخارجي من الساعة من جديد، ولا يبقى منها - كما في الحلم - سوى الجزء الميكانيكي الداخلي. هنا، طالما ان الأمور تجرى هذه المرة في الحياة الحقيقية، يرى صاحبنا أن عليه العثور على ساعاتي يصلح له الساعة، ويعيدها الى الحياة. غير ان الذي يحدث بعد يومين فقط هو ان الرجل يرث ساعة شبيهة تماماً بالساعة الأخرى، من عمّ له، كان يحبه وكأنه أبوه، ويبدو الأمر بالنسبة إليه عادلاً، إذ يعوّض له على الساعة الخربة. وعلى هذا تنتهي أحداث هذه الرواية.
الأحداث التي تبدو، اذ تلخّص على هذا النحو بسيطة، لا خبطات مسرحية ولا دراما وحتى لا عمق فيها. غير ان هذا كله ليس صحيحاً. ذلك ان كارلو ليفي عرف، من خلال ملاحقته بطله طوال 48 ساعة وسط روما، كيف يقدم لنا صورة بانورامية دقيقة، تكاد تكون فوتوغرافية للحياة في روما، خلال ذينك اليومين. والأهم من هذا هو ان الكاتب آثر ان يجعل الأحداث تروى لنا من طريق الراوي، الذي هو صاحب الساعة نفسه.
والمهم أكثر هنا هو ان هذا الراوي يشبه تماماً، في مواصفاته وعمله وطريقة تفكيره، وجغرافية إقامته وماضيه القريب، مؤلف الرواية، بحيث يبدو، في النهاية، وكأن كارلو ليفي يكتب جزءاً من سيرته من خلال حكاية ذينك اليومين. فالبطل، مثل كاتب حكايته، صحافي أصله من تورينو. وهو مثله ناضل طوال سنوات عدة ضد الفاشية، ومثله أودع السجن ذات زمن. ومثله عرف النفي (الذي يصف كارلو ليفي سنواته فيه، في رائعته الكبرى «المسيح توقف في ايبولي»)، ومثله كان يساري النزعة، ناهيك بأنه، مثله ايضاً، شارك في عمليات المقاومة التي أدت الى تحرير منطقة توسكانا قبل ان يُستدعى من جانب حزبه الى روما حيث تولى إدارة التحرير في صحيفة يسارية راحت تصدر بعد الحرب وبعد زوال فاشيي موسوليني.
في كل هذه الجوانب من سيرة الكاتب وسيرة بطله، لا نجد تشابهاً فقط، بل تطابقاً كلياً. ومن هنا، بدا واضحاً تماماً ان كارلو ليفي، إنما استخدم حكاية الساعة، وتلك الجولة التي يقوم الراوي بها خلال يومين مفصلاً بين فقدانه ساعة أبيه، وحصوله على ساعة عمّه، من اجل تقديم صورة مدهشة للحياة في روما.
> غير ان تلك الصورة التي رسمها ليفي لم تكن عادية ولا بسيطة، يشهد على هذا النقد الذي كتب عن «الساعة» يقول: «إننا في إزاء هذه الرواية نجدنا امام انفتاح على العالم، وعلى الكائنات والأشياء، يذكرنا تماماً بالانفتاح المفعم بالإنسانية الذي كنا اكتشفناه، في «المسيح توقف في ايبولي»، حيث طالعنا ذلك السرد الموضوعي، ولكن مقدَّماً عبر حساسية فردية بدت جديدة على الأدب الواقعي الإيطالي في ذلك الحين».
ولقد لفت النقد الذي تناول «الساعة» خصوصاً، الى ان «هذه الرواية تجري أحداثاً ودلالات، على مستويات عدة، فهناك اولاً المستوى الذي في استطاعتنا اعتباره مستوى تاريخياً، بالنظر الى انه مرتبط بمهنة صاحب الساعة، أي بالصحافة، حيث من خلال اهتمامه بعمله لا يفوتنا ان نعيش وسط مواقفه السياسية التي لا لبس فيها ولا غموض»، وبالتالي، فإن هذه المواقف تصدر من الأحداث السياسية خلال يومي الرواية، وتعود الى أحداث سابقة، من موقع لا يبدو من الصواب اعتباره محايداً.
انه تاريخ أمة خرجت من الحرب، لكنها خرجت مقسومة يعرف جزء من أبنائها، على الأقل، ماذا يريد، خصوصاً ان اللحظات التي صورها الكاتب، كانت تلك التي راحت تخبو فيها كل الآمال التي رسمت خلال سنوات المقاومة. إذ ها هو بطلنا هنا يصوّر لنا كيف انه، ما ان انتهى الصراع العسكري المسلح، حتى استعادت العادات السياسية القديمة حياتها السخيفة، على ضوء إسقاط اول حكومة كانت شكلت بعد التحرير. والحقيقة ان «الساعة» في مجال وصفها تلك اللحظات تشكل «وثيقة شديدة الأهمية» وفق تعبير النقاد، خصوصاً ان الكتاب لا يصور السياسة في بنيتها الفوقية، بل تحديداً من انعكاسها على الحياة اليومية للناس، تارة من خلال إطلاله على الأحياء المدمرة وعلاقة سكانها بها، وتارة اخرى من خلال وصف السوق السوداء والإفقار المستشري لدى الفئات التي كانت الأكثر دفعاً لثمن كل ما حدث، في مقابل فئات استفادت خلال الحرب وها هي الآن تستفيد بعدها... وبين دمار الحرب، وفساد السياسية والاقتصاد، لم يفت كارلو ليفي ان يصور في طريقه الشعب البسيط، الشعب الطيب، الذي لا يبدو راغباً إلا في العيش بسلام وهدوء، بعيداً من ألعاب السياسة المحلية، ومتطلبات الصراعات الكبرى.
وهنا، في هــذا المـــجال، يبـــدو واضحاً ان كارلو ليفي إنما صوّر وبقــوة، اكتشــاف مثقف للشعب ولما يريده الشعب حقاً، بعدما كان غافلاً عن هذا طوال الوقت منهمكاً في فوضى السياسات الكبرى.
Profile Image for Gianni Ascione.
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August 6, 2022
"Eravamo partiti che volevamo la rivoluzione mondiale, poi ci siamo accontentati della rivoluzione in Italia, e poi di alcune riforme e poi di partecipare al Governo, e poi di non essere cacciati."
Profile Image for Heinrich.
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March 6, 2017
Italien unmittelbar nach Ende des zweiten Weltkrieges, ein Sittengemälde sozusagen. Carlo Levi, der auf der Seite der Antifaschisten gekämpft hatte, beschreibt das Leben und politische Aktivitäten in Rom und eine Reise zu seinem sterbenden Onkel in Neapel. Die Physiognomien und Erscheinungen der zahlreichen Personen, aber auch der ganzen Umgebung sind sehr präzise und poetisch geschildert. Auch archaische und religiöse Bräuche werden erzählt.
Angesichts der vernichtenden Beurteilung und Darstellung der Verwaltung in Rom kommen Zweifel auf, ob die schockierende Beschreibung im Roman 'Chrisus kam nur bis Eboli' glaubhaft ist.
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