Per me sta diventando un'abitudine prendere in mano un qualsiasi romanzo dei fratelli Singer e buttarmi sul divano con la certezza di immergermi in un mondo divertente, emozionante, filosofico, denso di parole e di pensieri. Il lato negativo è che poi ho l'impressione di rialzarmi dal divano più vecchio di quando mi ci sono buttato. Il lato positivo è che sono in qualche modo più felice.
Il mago di Lublino è, per me, un grande, grande romanzo.
Yasha Mazur, mago, acrobata, agnostico, amante delle donne, della vita e della filosofia si prepara a partire per la prossima stagione teatrale. Proiettati sullo schermo della sua mente vediamo scorrere i suoi dubbi, i suoi progetti, le sue donne con le loro speranze e i loro dolori, gli ebrei con le loro convinzioni e tradizioni, sullo sfondo di una Polonia in divenire, presa in bilico tra la vecchia società rurale e la modernità, mentre ... gli operai sventrano marciapiedi di legno e sostituiscono ciottoli rotondi con cubetti di porfido..."
Non sono sicuro di sapere di cosa parla, come spesso succede l'opera di un grande autore può parlare di cose molto diverse a seconda del lettore. A me parla, in qualche modo, dell'impossibilità di essere felici ed essere uomini. Perché la felicità è un concetto astratto mentre l'uomo è fatto di sangue e ossa, nasce e muore. Il vero problema, alla fine, è sempre quello: l'essere senziente e l'essere animale sono condizioni antitetiche che nell'uomo convivono creando conflitto. Da questo conflitto nascono tutte le filosofie, tutte le scienze e tutte le arti. E, ovviamente tutte le religioni. Perché tralasciando la storia delle religioni e le forme che hanno preso è innegabile che da sempre nell'uomo c'è un sentimento del sacro con il quale in qualche modo ognuno di noi deve fare i conti. All'inizio del romanzo il nostro Yasha è un grido di vita dell'uomo. Fa cose che solo gli uomini posso fare e possono capire (arte, magia, illusionismo), è felicemente e consapevolmente agnostico pur essendo a suo modo in contatto con qualcosa di più grande di lui al quale non sa dare il nome. Vive l'amore come solo un uomo sa fare e la sessualità come tutti gli altri animali. Si trova in una strana, fortunata situazione di equilibrio del conflitto uomo/animale. Ma purtroppo per lui l'equilibrio dura poco, perché si scontra sia con leggi dell'uomo che con leggi di dio, uno scontro che lo porterà dolorosamente da Grande Mago escapista al quale nessuna serratura può resistere al più inetto degli aspiranti ladri, dall'agnostico poligamo al mistico astinente, da colui che grida "sono Uomo!" a colui che si nasconde dal ruggito implacabile di un dio che urla "sono Unico".
La storia di una caduta, quindi, la più triste e dolorosa. dalla tournèe alla costrizione. Dalla filosofia alle scritture. Dall'amore al nulla. Dall'uomo al nessuno.
Sono certo che ci possano essere tante altre letture, che il romanzo sia in grado di parlare alle sensibilità più variegate, indipendentemente da quello che muoveva il grande autore mentre lo scriveva. Per me è un monito per ricordarmi che la vita è bella, che è fatta di gioie, di noia e di dolori, e che finisce. E di bere quando ho sete, correre quando ho voglia, di cercare la bellezza ovunque si nasconda ed amare gli altri non perché sono buono ma perché siamo fatti così. Di continuare ad interrogarmi sui grandi perché senza voler per forza avere risposte, e combattere i falsi dei e i falsi profeti che proveranno sempre a renderci meno di quello che siamo.
Voto.:10