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I dieci comandamenti #3
L'hotel del tempo perso
Tauro Pigro, ridente località termale punteggiata di palme. Un hotel dall'eleganza sfiorita - tappeti polverosi, mobilio di mogano tarlato - accoglie dieci ospiti che arrivano alla spicciolata, ognuno col proprio carico di solitudine e aspettative. C'è la socialite d'altri tempi ossessionata dall'età, la bibliotecaria con la testa fra le nuvole, lo storico dell'arte che si ostina a non andare in pensione, la coppia sposata da decenni, lo scrittore incompreso. E poi l'architetto seduttore seriale, il parrucchiere rapato a zero, la capa che tiranneggia la sottoposta senza pietà. Non sono tutti entusiasti di stare lì, qualcuno indossa una maschera di malumore poco adatta a quel luogo di riposo, ma senza saperlo hanno in comune qualcosa. Poco dopo il loro arrivo, nell'hotel si manifestano piccoli i corridoi sembrano non finire mai, gli orologi segnano l'ora sbagliata e la cena tarda a essere servita. Presto diventa chiaro che c'è un motivo per cui quella compagnia di viandanti si trova lì. Ognuno di loro nasconde un segreto e nessuno può dirsi davvero innocente. Ilaria Gaspari ci regala un irresistibile giallo a tinte filosofiche che omaggia Agatha Christie e le sue atmosfere, e in queste pagine esplora il comandamento "Non rubare" raccontandoci le conseguenze del furto più grave che un essere umano possa subire.
- GenresFiction
77 pages, Kindle Edition
First published January 1, 2025
About the author
Ilaria Gaspari
33 books52 followersIlaria Gaspari ha studiato filosofia alla Scuola Normale di Pisa e si è laureata con una tesi sulle passioni all’università Paris 1 Panthéon Sorbonne. Nel 2015 è uscito il suo primo romanzo, Etica dell’acquario (Voland), nel 2018 Ragioni e sentimenti (Sonzogno). Collabora con diverse testate giornalistiche, tiene corsi di scrittura alla Scuola Holden, vive tra Roma e Parigi.
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Community Reviews
Displaying 1 - 10 of 10 reviews
August 2, 2025
Racconto strano ma piacevole, con una serie di personaggi abbastanza egocentrici che si incontrano loro malgrado in un hotel di provincia.
L'atmosfera iniziale è da Dieci piccoli indiani, ma la Gaspari ci accompagna pian piano verso un finale diverso, non propriamente deducibile, ma intuibile.
Il romanzo fa parte di una collana di cui sono usciti i primi 3 volumi. Due su tre sono stati molto piacevoli. Attendo con ansia le prossime uscite.
L'atmosfera iniziale è da Dieci piccoli indiani, ma la Gaspari ci accompagna pian piano verso un finale diverso, non propriamente deducibile, ma intuibile.
Il romanzo fa parte di una collana di cui sono usciti i primi 3 volumi. Due su tre sono stati molto piacevoli. Attendo con ansia le prossime uscite.
May 13, 2025
La letteratura ha sempre avuto il potere di reinterpretare il passato, di dare nuova voce a storie antiche e di adattarle alle sensibilità contemporanee. Con la collana Dieci Comandamenti, Rizzoli affida a grandi autrici italiane il compito di esplorare i precetti dell’Antico Testamento attraverso il filtro del racconto, offrendo una prospettiva femminile su temi universali che ancora oggi risuonano nella società.
Questa iniziativa editoriale non si limita a rileggere il decalogo biblico, ma lo trasforma in un viaggio narrativo che affronta le dinamiche di potere, le relazioni familiari e le sfide dell’esistenza umana. I primi tre romanzi della collana, firmati da Dacia Maraini, Veronica Raimo e Ilaria Gaspari, inaugurano questo percorso con storie intense e profondamente evocative.
Ilaria Gaspari affronta il settimo comandamento, Non rubare, con L’hotel del tempo perso, un romanzo breve che mescola filosofia e mistero. Ambientato in una località termale, il racconto segue dieci ospiti, ciascuno con segreti inconfessabili, che si ritrovano intrappolati in un enigma che richiama le atmosfere di Agatha Christie.
Gaspari costruisce una narrazione raffinata e intrigante, in cui il concetto di furto si espande oltre la sua accezione materiale, diventando una riflessione sul tempo, sulle occasioni perdute e sulle verità nascoste. Il romanzo è avvolto da un senso di sospensione e attesa, con una scrittura elegante che invita il lettore a interrogarsi sulle proprie scelte e sulle illusioni che spesso accompagnano la vita.
Dieci Comandamenti è un progetto editoriale ambizioso, capace di dare nuova vita a precetti millenari attraverso la sensibilità di autrici contemporanee. I primi tre romanzi della collana dimostrano quanto la letteratura possa essere uno strumento di riflessione e di reinterpretazione, offrendo storie che parlano di fede, famiglia e identità con una profondità che va oltre la tradizione.
Ho concluso la collana con la sensazione di aver attraversato un percorso narrativo ricco di sfumature e con la certezza che questa collana continuerà a sorprendere con le prossime uscite.
Questa iniziativa editoriale non si limita a rileggere il decalogo biblico, ma lo trasforma in un viaggio narrativo che affronta le dinamiche di potere, le relazioni familiari e le sfide dell’esistenza umana. I primi tre romanzi della collana, firmati da Dacia Maraini, Veronica Raimo e Ilaria Gaspari, inaugurano questo percorso con storie intense e profondamente evocative.
Ilaria Gaspari affronta il settimo comandamento, Non rubare, con L’hotel del tempo perso, un romanzo breve che mescola filosofia e mistero. Ambientato in una località termale, il racconto segue dieci ospiti, ciascuno con segreti inconfessabili, che si ritrovano intrappolati in un enigma che richiama le atmosfere di Agatha Christie.
Gaspari costruisce una narrazione raffinata e intrigante, in cui il concetto di furto si espande oltre la sua accezione materiale, diventando una riflessione sul tempo, sulle occasioni perdute e sulle verità nascoste. Il romanzo è avvolto da un senso di sospensione e attesa, con una scrittura elegante che invita il lettore a interrogarsi sulle proprie scelte e sulle illusioni che spesso accompagnano la vita.
Dieci Comandamenti è un progetto editoriale ambizioso, capace di dare nuova vita a precetti millenari attraverso la sensibilità di autrici contemporanee. I primi tre romanzi della collana dimostrano quanto la letteratura possa essere uno strumento di riflessione e di reinterpretazione, offrendo storie che parlano di fede, famiglia e identità con una profondità che va oltre la tradizione.
Ho concluso la collana con la sensazione di aver attraversato un percorso narrativo ricco di sfumature e con la certezza che questa collana continuerà a sorprendere con le prossime uscite.
September 2, 2026
A Tauro Pigro, in un hotel termale un po' decadente, si ritrovano dieci persone che non c'entrano niente l'una con l'altra: chi è ossessionato dall'età che avanza, la bibliotecaria sempre tra le nuvole, lo storico dell'arte che non vuole smettere di lavorare, lo scrittore con pochi lettori, l'architetto che ci prova con tutte e le sue opere confusionarie, la capa che fa impazzire la sua sottoposta e la coppia sposata da decenni, stanchi, entrambi chiusi nella propria solitudine nonostante condividano la stessa stanza.
Sin da subito accade qualcosa di strano, eventi particolari come i corridoi che non finiscono mai e ingannano gli ospiti, facendogli perdere l'orientamento; oppure gli orologi che segnano ore differenti, andando per i fatti loro; la cena che non arriva mai e una dispensa piena di barattoli senza etichette, senza niente di direttamente commestibile.
L'hotel in realtà è un luogo simbolico che serve a far riflettere tutti quanti, a confrontarsi con gli altri e con se stessi, a comprendere il fatto che rubiamo in qualche modo qualcosa a noi stessi, come il tempo o le occasioni.
In effetti questo breve libro fa parte di una serie sui Dieci comandamenti e questo, il terzo, si rifà al terzo, non rubare.
Viene da tutti considerato un giallo ma io non la vedo così: l'ambientazione richiama sicuramente quelle della Christie, con una riunione di persone, in un ambiente chiuso ma non ci sono delitti o indagini da seguire. Forse l'unico crimine è il furto di tempo e di occasioni che ognuno dei protagonisti mette in atto nei propri confronti.
Io ho ascoltato questa storia molto breve, meno di due ore, che in qualche momento mi ha lasciata perplessa ma che, infine, mi ha fatto ripensare a tanto, mi ha fatto rispecchiare in alcune situazioni e mi ha fatto notare che è vero che "rubiamo" qualcosa a noi stessi quando, per paura, per non saperci sbilanciare o per abitudini sbagliati, sottraiamo del tempo alla nostra vita, perdendo buona parte di essa.
Sin da subito accade qualcosa di strano, eventi particolari come i corridoi che non finiscono mai e ingannano gli ospiti, facendogli perdere l'orientamento; oppure gli orologi che segnano ore differenti, andando per i fatti loro; la cena che non arriva mai e una dispensa piena di barattoli senza etichette, senza niente di direttamente commestibile.
L'hotel in realtà è un luogo simbolico che serve a far riflettere tutti quanti, a confrontarsi con gli altri e con se stessi, a comprendere il fatto che rubiamo in qualche modo qualcosa a noi stessi, come il tempo o le occasioni.
In effetti questo breve libro fa parte di una serie sui Dieci comandamenti e questo, il terzo, si rifà al terzo, non rubare.
Viene da tutti considerato un giallo ma io non la vedo così: l'ambientazione richiama sicuramente quelle della Christie, con una riunione di persone, in un ambiente chiuso ma non ci sono delitti o indagini da seguire. Forse l'unico crimine è il furto di tempo e di occasioni che ognuno dei protagonisti mette in atto nei propri confronti.
Io ho ascoltato questa storia molto breve, meno di due ore, che in qualche momento mi ha lasciata perplessa ma che, infine, mi ha fatto ripensare a tanto, mi ha fatto rispecchiare in alcune situazioni e mi ha fatto notare che è vero che "rubiamo" qualcosa a noi stessi quando, per paura, per non saperci sbilanciare o per abitudini sbagliati, sottraiamo del tempo alla nostra vita, perdendo buona parte di essa.
June 13, 2025
L'hotel del tempo perso di Ilaria Gaspari racconta di un luogo che è dentro e fuori sè stessi, che incontri mentre stai camminando e ti costringe a fermarti. Un luogo che ha la forma di un hotel nel quale tutto ti sembra vero eppure finto, come un sogno gridato a mezza bocca, di cui forse non ricordi più nulla, ma sai che c'è.
L'autrice ci conduce in un albergo isolato, sfiorito, popolato da individui apparentemente diversi, ma accomunati da una stessa condizione: quella di aver perso qualcosa. Il tempo, certo, ma anche l’identità, il desiderio, la possibilità di perdonare o perdonarsi.
Tanti sono i personaggi, infinite le storie, tutte intrecciate — persino la tua.
Ciò che resta, alla fine, non è la soluzione di un mistero, ma una domanda: cosa abbiamo fatto del nostro tempo? Quello che credevamo di aver perso era davvero inutile, oppure era proprio lì che si nascondeva la nostra verità? L'autrice ci accompagna, senza privarci della nostalgia così cara al poeta Rilke, – in un viaggio dentro noi stessi. E quando si chiude il libro, si resta un attimo immobili, come dopo aver sognato intensamente: con la sensazione che qualcosa sia cambiato.
Forse in meglio, forse solo in modo più vero.
Qualcosa è cambiato, ma è esistito davvero?
Non si sa, se vorrete lo scoprirete da soli, ma qualunque cosa io abbia vissuto leggendo, è un po' come diceva Rilke: "la nostalgia spesso non distingue."
Non importa aver vissuto qualcosa, ciò che conta è l'anima che la sente e si trasforma.
E che tu sia stato vigliacco, sordo o distratto, poco conta. Se hai il coraggio di guardare in faccia quello che hai fatto – o non fatto – il tempo, appunto, non è mai andato perso.
Mai per davvero.
Recensione completa sul blog.
L'autrice ci conduce in un albergo isolato, sfiorito, popolato da individui apparentemente diversi, ma accomunati da una stessa condizione: quella di aver perso qualcosa. Il tempo, certo, ma anche l’identità, il desiderio, la possibilità di perdonare o perdonarsi.
Tanti sono i personaggi, infinite le storie, tutte intrecciate — persino la tua.
Ciò che resta, alla fine, non è la soluzione di un mistero, ma una domanda: cosa abbiamo fatto del nostro tempo? Quello che credevamo di aver perso era davvero inutile, oppure era proprio lì che si nascondeva la nostra verità? L'autrice ci accompagna, senza privarci della nostalgia così cara al poeta Rilke, – in un viaggio dentro noi stessi. E quando si chiude il libro, si resta un attimo immobili, come dopo aver sognato intensamente: con la sensazione che qualcosa sia cambiato.
Forse in meglio, forse solo in modo più vero.
Qualcosa è cambiato, ma è esistito davvero?
Non si sa, se vorrete lo scoprirete da soli, ma qualunque cosa io abbia vissuto leggendo, è un po' come diceva Rilke: "la nostalgia spesso non distingue."
Non importa aver vissuto qualcosa, ciò che conta è l'anima che la sente e si trasforma.
E che tu sia stato vigliacco, sordo o distratto, poco conta. Se hai il coraggio di guardare in faccia quello che hai fatto – o non fatto – il tempo, appunto, non è mai andato perso.
Mai per davvero.
Recensione completa sul blog.
April 25, 2025
Interessante elaborazione del comandamento NON RUBARE attraverso la forma del giallo filosofico. Agatha Christie e la serie Lost appaiono tra le righe, soprattutto nel finale.
Notevole, come sempre, la proprietà linguistica della scrittrice.
Notevole, come sempre, la proprietà linguistica della scrittrice.
December 31, 2025
Un centinaio di pagine per un giallo che parte in modo classico ma che in realtà si dimostra escamotage per un'analisi piú profonda. Un libro adorabile e così denso di significato in così poche pagine. Assolutamente da leggere!
January 12, 2026
idea simpatica e per alcuni aspetti ben costruita, ma mi ha dato fastidio il fatto che l'autrice spieghi un po' troppo. lo trovo didascalico.
forse perché un libro scritto sotto commissione. proverò con altre cose scritte da lei...
forse perché un libro scritto sotto commissione. proverò con altre cose scritte da lei...
June 20, 2025
Un breve gioiello scritto con una lingua impeccabile e leggera, pur spingendo a riflessioni profonde.
August 17, 2025
Un'occasione un po' persa, le premesse per un buon libro c'erano tutte, ma lo spazio a disposizione era poco. Forse c'erano dei limiti imposti anche dalla collana, dal "committente". Peccato!
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