Tauro Pigro, ridente località termale punteggiata di palme. Un hotel dall'eleganza sfiorita - tappeti polverosi, mobilio di mogano tarlato - accoglie dieci ospiti che arrivano alla spicciolata, ognuno col proprio carico di solitudine e aspettative. C'è la socialite d'altri tempi ossessionata dall'età, la bibliotecaria con la testa fra le nuvole, lo storico dell'arte che si ostina a non andare in pensione, la coppia sposata da decenni, lo scrittore incompreso. E poi l'architetto seduttore seriale, il parrucchiere rapato a zero, la capa che tiranneggia la sottoposta senza pietà. Non sono tutti entusiasti di stare lì, qualcuno indossa una maschera di malumore poco adatta a quel luogo di riposo, ma senza saperlo hanno in comune qualcosa. Poco dopo il loro arrivo, nell'hotel si manifestano piccoli i corridoi sembrano non finire mai, gli orologi segnano l'ora sbagliata e la cena tarda a essere servita. Presto diventa chiaro che c'è un motivo per cui quella compagnia di viandanti si trova lì. Ognuno di loro nasconde un segreto e nessuno può dirsi davvero innocente. Ilaria Gaspari ci regala un irresistibile giallo a tinte filosofiche che omaggia Agatha Christie e le sue atmosfere, e in queste pagine esplora il comandamento "Non rubare" raccontandoci le conseguenze del furto più grave che un essere umano possa subire.
Ilaria Gaspari ha studiato filosofia alla Scuola Normale di Pisa e si è laureata con una tesi sulle passioni all’università Paris 1 Panthéon Sorbonne. Nel 2015 è uscito il suo primo romanzo, Etica dell’acquario (Voland), nel 2018 Ragioni e sentimenti (Sonzogno). Collabora con diverse testate giornalistiche, tiene corsi di scrittura alla Scuola Holden, vive tra Roma e Parigi.
Racconto strano ma piacevole, con una serie di personaggi abbastanza egocentrici che si incontrano loro malgrado in un hotel di provincia.
L'atmosfera iniziale è da Dieci piccoli indiani, ma la Gaspari ci accompagna pian piano verso un finale diverso, non propriamente deducibile, ma intuibile.
Il romanzo fa parte di una collana di cui sono usciti i primi 3 volumi. Due su tre sono stati molto piacevoli. Attendo con ansia le prossime uscite.
La letteratura ha sempre avuto il potere di reinterpretare il passato, di dare nuova voce a storie antiche e di adattarle alle sensibilità contemporanee. Con la collana Dieci Comandamenti, Rizzoli affida a grandi autrici italiane il compito di esplorare i precetti dell’Antico Testamento attraverso il filtro del racconto, offrendo una prospettiva femminile su temi universali che ancora oggi risuonano nella società. Questa iniziativa editoriale non si limita a rileggere il decalogo biblico, ma lo trasforma in un viaggio narrativo che affronta le dinamiche di potere, le relazioni familiari e le sfide dell’esistenza umana. I primi tre romanzi della collana, firmati da Dacia Maraini, Veronica Raimo e Ilaria Gaspari, inaugurano questo percorso con storie intense e profondamente evocative. Ilaria Gaspari affronta il settimo comandamento, Non rubare, con L’hotel del tempo perso, un romanzo breve che mescola filosofia e mistero. Ambientato in una località termale, il racconto segue dieci ospiti, ciascuno con segreti inconfessabili, che si ritrovano intrappolati in un enigma che richiama le atmosfere di Agatha Christie. Gaspari costruisce una narrazione raffinata e intrigante, in cui il concetto di furto si espande oltre la sua accezione materiale, diventando una riflessione sul tempo, sulle occasioni perdute e sulle verità nascoste. Il romanzo è avvolto da un senso di sospensione e attesa, con una scrittura elegante che invita il lettore a interrogarsi sulle proprie scelte e sulle illusioni che spesso accompagnano la vita. Dieci Comandamenti è un progetto editoriale ambizioso, capace di dare nuova vita a precetti millenari attraverso la sensibilità di autrici contemporanee. I primi tre romanzi della collana dimostrano quanto la letteratura possa essere uno strumento di riflessione e di reinterpretazione, offrendo storie che parlano di fede, famiglia e identità con una profondità che va oltre la tradizione. Ho concluso la collana con la sensazione di aver attraversato un percorso narrativo ricco di sfumature e con la certezza che questa collana continuerà a sorprendere con le prossime uscite.
L'hotel del tempo perso di Ilaria Gaspari racconta di un luogo che è dentro e fuori sè stessi, che incontri mentre stai camminando e ti costringe a fermarti. Un luogo che ha la forma di un hotel nel quale tutto ti sembra vero eppure finto, come un sogno gridato a mezza bocca, di cui forse non ricordi più nulla, ma sai che c'è. L'autrice ci conduce in un albergo isolato, sfiorito, popolato da individui apparentemente diversi, ma accomunati da una stessa condizione: quella di aver perso qualcosa. Il tempo, certo, ma anche l’identità, il desiderio, la possibilità di perdonare o perdonarsi. Tanti sono i personaggi, infinite le storie, tutte intrecciate — persino la tua. Ciò che resta, alla fine, non è la soluzione di un mistero, ma una domanda: cosa abbiamo fatto del nostro tempo? Quello che credevamo di aver perso era davvero inutile, oppure era proprio lì che si nascondeva la nostra verità? L'autrice ci accompagna, senza privarci della nostalgia così cara al poeta Rilke, – in un viaggio dentro noi stessi. E quando si chiude il libro, si resta un attimo immobili, come dopo aver sognato intensamente: con la sensazione che qualcosa sia cambiato. Forse in meglio, forse solo in modo più vero. Qualcosa è cambiato, ma è esistito davvero? Non si sa, se vorrete lo scoprirete da soli, ma qualunque cosa io abbia vissuto leggendo, è un po' come diceva Rilke: "la nostalgia spesso non distingue." Non importa aver vissuto qualcosa, ciò che conta è l'anima che la sente e si trasforma. E che tu sia stato vigliacco, sordo o distratto, poco conta. Se hai il coraggio di guardare in faccia quello che hai fatto – o non fatto – il tempo, appunto, non è mai andato perso. Mai per davvero.
Interessante elaborazione del comandamento NON RUBARE attraverso la forma del giallo filosofico. Agatha Christie e la serie Lost appaiono tra le righe, soprattutto nel finale. Notevole, come sempre, la proprietà linguistica della scrittrice.
Un centinaio di pagine per un giallo che parte in modo classico ma che in realtà si dimostra escamotage per un'analisi piú profonda. Un libro adorabile e così denso di significato in così poche pagine. Assolutamente da leggere!
idea simpatica e per alcuni aspetti ben costruita, ma mi ha dato fastidio il fatto che l'autrice spieghi un po' troppo. lo trovo didascalico. forse perché un libro scritto sotto commissione. proverò con altre cose scritte da lei...
Un'occasione un po' persa, le premesse per un buon libro c'erano tutte, ma lo spazio a disposizione era poco. Forse c'erano dei limiti imposti anche dalla collana, dal "committente". Peccato!