Marelargo è convinto di essere nato con la pelle difettosa, troppo fina, ci passa il mondo attraverso. La sua unica amica, Isabella, dice che i suoi undici anni li porta davvero male, manca di gioco, ha pensieri in formato adulto. Adele è sua nonna, vive la montagna, madrelingua silenzio, conosce il dialetto della natura, si intende con gli alberi, gli animali le parlano. Non sappiamo ancora se questa è la storia di un bambino di città mandato in montagna per guarire dall'ipersensibilità o di sua nonna, custode misteriosa del bosco. Della sua amica, bella e selvaggia, o della montagna, santuario dalle leggi imprescindibili. A ben vedere, questa potrebbe essere benissimo la tua storia. Il nuovo romanzo di Gio Evan racconta la sua prima la straordinaria complicità con una nonna che gli insegnò i valori inestimabili della montagna, della poesia, dell'invisibile.
Gio Evan è un artista poliedrico che si dedica alla poesia e alla musica, alla performance e alla street art. Dopo aver pubblicato con Fabbri Editori le raccolte di poesie Capita a volte che ti penso sempre e Ormai tra noi è tutto infinito, nel 2018 esordisce nel mondo della musica con l’album Biglietto di solo ritorno. Nel 2019 escono il suo romanzo Cento cuori dentro e un nuovo disco, Natura molta. Con i suoi concerti e spettacoli teatrali si esibisce in tutta Italia e all’estero.
Questo libro è una carezza al cuore, un balsamo per le bruttezze che aggrovigliano il mondo. Un libro che ti fa “credere” (dal sanscrito “mettere il cuore”) che esiste ancora il bello, la meraviglia, la gratuità e lo strabiliante. Un libro da avere in libreria.
“Noi siamo la somma delle magie che non possiamo raccontare agli altri, siamo il risultato dell'incredibile che ci è capitato ma che non sappiamo spiegare.”
Il libro parla di Marelargo, un bambino considerato ipersensibile. Per curare questa sua caratteristica viene mandato in montagna, per un tempo indeterminato, da sua nonna Adele, con la quale imparerà a conoscersi, ad ascoltarsi e a superare le sue più grandi paure e preoccupazioni. Il problema principale del romanzo è la prima parte, che ho considerato un po’ noiosa e priva di un filo logico e narrativo costante. Questo è dovuto anche al fatto che lo scrittore, essendo principalmente un poeta, non riesce a costruire una narrazione davvero coerente; di conseguenza il testo appare come un insieme di ricordi ed episodi. Questo aspetto non mi ha infastidito particolarmente, ma ha reso la lettura iniziale meno coinvolgente. La seconda parte del romanzo, invece, mi ha preso molto di più. Ho apprezzato soprattutto il significato generale dell’opera, che risulta molto valido: la città divide, mentre la natura unisce e permette di conoscersi davvero. Questo messaggio, insieme alle lezioni di vita presenti nel romanzo, molto belle e profonde, risulta però in parte sprecato a causa di un filone narrativo poco solido(per i miei gusti). Nonna Adele appare come un vero e proprio Virgilio, che guida il nipote nel suo viaggio nell’età degli undici anni; il suo personaggio è molto interessante e rappresenta uno degli aspetti meglio riusciti del libro.
“Nonna diceva che esistono persone che tu le vedi e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri. Che non si spaventano dei tuoi dolori, che non hanno paura di abbracciarti i traumi. Persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole, che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto. Persone che fanno di te stesso un miglior te stesso. A detta sua le uniche persone da frequentare, le uniche persone da diventare. Nonna le chiamava persone medicina.”
“Piangevo per morti non mie, per ingiustizie che toccavano altre nature. Era questa la mia malattia, abitare la pelle degli altri.”
“Dovremmo afferrare il comportamento del vuoto prima di impratichire il riempimento. Si viene alla luce, così si parla quando si inaugura una vita, ed è vero. Nasciamo luce, le cellule in noi conservano fotoni, particelle di bagliore. Siamo luce dal primo giorno ma nei tempi a seguire accumuliamo buio. Dunque, se togli da dentro la notte, rimane il sole, tolto il nero resta il bianco. Pochi giorni avanti capii cosa voleva dire. Nasciamo felici, poi collezioniamo separazioni. Riuniamo tristezze che barattiamo con sprazzi di entusiasmo. L'uomo per natura spinge ai limiti i suoi pezzi di gioia, finendo così a contatto stretto con le depressioni, le pigrizie, le malinconie. La vita è felice dalla nascita, per mantenerci in forma con questo miracolo bisogna spazzare via i piccoli abbattimenti che il quotidiano introduce. Bisogna lavare i pensieri brutti come si fa con i piatti, così da poter servire i nostri omaggi su stoviglie pulite. Bisogna sbattere le paure come si fa con i tappeti. Siamo una casa.”
“«In cosa credo? Io credo in ogni cosa ma soprattutto credo nelle cose che non vedo, nell'invisibile, nella buonanotte da lontano, nell'intangibile, amare un corpo che non c'è più, nel colpo di fulmine, nel lampo di genio e negli altri ingredienti del temporale. Credo nel sole anche quando fuori si fa a gara a chi è più pioggia. Credo a chi fa le cose di cuore quando la testa consiglia l'opposto. A chi va a riordinare i pensieri in camera sua nel silenzio più doloroso. A chi va al mare da solo per fare il bagno alle idee. Credo a chi sente le cose a pelle, alla carne così sensibile da dettare il fatto prima ancora dell'evento. Credo nel presentimento, a chi sente prima ancora che il suono giunga alle orecchie. Credo nelle previsioni, a chi ha un cinema nella pancia. Credo a chi dà un senso alle sensazioni, a chi ha l'istinto dell'intuito, a chi duetta con il fato ma canta solo il suo coro. Credo nelle parole che non sono mai state pronunciate, a nuove forme di "ti amo", a un nuovo tipo di "mi manchi", a un inedito "ricominciamo". Credo alla potenza della quercia, costretta a essere forte per resistere nei boschi più folti, per sopportare in silenzio i lupi che si fanno le unghie sulla sua corteccia. Credo negli istrici che si riposano accanto a grotte pericolose contando solo sul loro dorso spinoso. Credo a chi in tutto questo marasma di mondo, sai che fa? Si trova un prato dove sedersi, un posto per recuperare un poco di energia, un giardino affine, un campo emotivo disteso e inizia a mettere da parte tutte le liste delle frette da fare.”
Un libro meraviglioso, fatto di semplice profondità, regala forti sensazioni e ti pone tantissime domande. Un libro di filosofia antica in chiave estremamente chiara a e moderna.
«In cosa credo? Io credo in ogni cosa ma soprattutto credo nelle cose che non vedo, nell'invisibile, nella buonanotte da lontano, nell'intangibile, amare un corpo che non c'è più, nel colpo di fulmine, nel lampo di genio e negli altri ingredienti del temporale. Credo nel sole anche quando fuori si fa a gara a chi è più pioggia. Credo a chi fa le cose di cuore quando la testa consiglia l'opposto. A chi va a riordinare i pensieri in camera sua nel silenzio più doloroso. A chi va al mare da solo per fare il bagno alle idee. Credo a chi sente le cose a pelle, alla carne così sensibile da dettare il fatto prima ancora dell'evento. Credo nel presentimento, a chi sente prima ancora che il suono giunga alle orecchie. Credo nelle previsioni, a chi ha un cinema nella pancia. Credo a chi dà un senso alle sensazioni, a chi ha l'istinto dell'intuito, a chi duetta con il fato ma canta solo il suo coro. Credo nelle parole che non sono mai state pronunciate, a nuove forme di "ti amo", a un nuovo tipo di "mi manchi", a un inedito "ricominciamo". Credo alla potenza della quercia, costretta a essere forte per resistere nei boschi più folti, per sopportare in silenzio i lupi che si fanno le unghie sulla sua corteccia. Credo negli istrici che si riposano accanto a grotte pericolose contando solo sul loro dorso spinoso. Credo a chi in tutto questo marasma di mondo, sai che fa? Si trova un prato dove sedersi, un posto per recuperare un poco di energia, un giardino affine, un campo emotivo disteso e inizia a mettere da parte tutte le liste delle frette da fare. Ma soprattutto, Mare, io credo nelle persone come noi.»
"In cosa credo? Io credo in ogni cosa ma soprattutto credo nelle cose che non vedo, nell'invisibile, nella buonanotte da lontano, nell'intangibile, amare un corpo che non c'è più, nel colpo di fulmine, nel lampo di genio e negli altri ingredienti del temporale. Credo nel sole anche quando fuori si fa a gara a chi è più pioggia. Credo a chi fa le cose di cuore quando la testa consiglia l'opposto. A chi va a riordinare i pensieri in camera sua nel silenzio più doloroso. A chi va al mare da solo per fare il bagno alle idee. Credo a chi sente le cose a pelle, alla carne così sensibile da dettare il fatto prima ancora dell'evento. Credo nel presentimento, a chi sente prima ancora che il suono giunga alle orecchie. Credo nelle previsioni, a chi ha un cinema dentro la pancia. Credo a chi dà un senso alle sensazioni, a chi ha l'istinto dell'intuito, a chi duetta con il fato, ma canta solo il suo coro. Credo nelle parole che non sono mai state pronunciate, a nuove forme di "ti amo", a nuovi tipi di "mi manchi", a un inedito "ricominciamo". Credo alla potenza della quercia, costretta a essere forte per resistere nei boschi più folti, per sopportare in silenzio i lupi che si fanno le unghie sulla sua corteccia. Credo negli istrici che si riposano accanto a grotte pericolose contando solo sul loro dorso spinoso. Credo a chi in tutto questo marasma di mondo, sai che fa? Si trova un prato dove sedersi, un posto per recuperare un poco di energia, un giardino affine, un campo emotivo disteso e inizia a mettere da parte tutte le liste delle frette da fare. Ma soprattutto, Mare, io credo nelle persone come noi."
Questa è la storia di Marelargo, ragazzo a cui è stata diagnosticata una sindrome da ipersensibilità. Unica cura per questa "sindrome" è la diminuzione di sovrastimolazione sensoriale di cui un ambiente come la città ne è colma, quindi viene mandato a passare l'estate in montagna da nonna Adele: "avevo appena compiuto sette anni quando mi fu prescritta la montagna come terapia". In montagna Marelargo impara ad ascoltare se stesso ma soprattutto ad unirsi con sé stesso. Impara la lingua della natura, impara tutto ciò che la città né la scuola insegnano, impara a lasciare andare le sue paure e a prepararsi per la crescita, l'età adulta. Con uno stile narrativo musicale e fluente, Gio Evan fa il punto sull'importanza dell'invisibile agli occhi, portando il lettore a fermarsi, respirare e prendere per la mano quella parte di se stesso fragile e pura che nella vita di tutti i giorni, spesso, viene tenuta in un angolo del nostro cuore e nascosta sotto le macerie del tempo e della logica. Sicuramente da leggere.
All'ombra di un albero in poche ore ho terminato questo libro, breve ma molto intenso ed interessante. Il contatto con la natura e respirare determinati odori mi ha calato meglio nelle atmosfere di questo libro. Qui troverete un bambino troppo fragile e sensibile che cerca di combattere completamente disarmato la realtà di tutti i giorni; e troverete anche una nonna che trasmette al proprio nipote empatia, rispetto per la natura ed una filosofia davvero profonda sulla montagna ed i suoi esseri viventi. Libro piacevole per "vedere" la montagna con altri occhi. 📚📚📚/5 #receumile #recensionivelocidilibri #gioevan #lechiamavapersonemedicina
Le chiamava persone medicina parla di :Marelargo che trascorre l'estate in montagna dalla nonna Adele in questi tre mesi imparerà a convivere con le sue fragilità che si riveleranno forza conoscendo anche le sue persone medicina. Il libro offre molte lezioni di vita è un ottimo libro di crescita non mi è piaciuto tanto tutto quel "buddismo" e la fine un gran colpo di scena che io ho reputato un pò inutile anche se l'ha detto l'autore stesso che non mette un vero e proprio finale ai sui libri ma li lascia a libera interpretazione
"La montagna Non sempre è un luogo, a volte è medicina, e sciroppo per lo spirito.. Tutto inizia al momento giusto, né prima né dopo. Appena siamo pronti per un nuovo inizio nella nostra vita allora inizierà." Un libro fantastico che mi ha praticamente chiamato in libreria!! Nessuna scelta fu più giusta!
Libro che a mio avviso ricalca molto, forse un pelo troppo, diversi aspetti del libro “Le otto montagne”. Le lezioni di vita sono interessanti ma si perdono in quello che ho percepito più come un pomposo esercizio di stile che un vero e proprio racconto. Certe volte diluire aiuta a far risaltare il messaggio che si vuole dare.
Il mio libri preferito fino ad ora, storia semplice, lineare, commovente, che fa riflettere e porta il lettore ad interrogarsi, a guardarsi allo specchio, a scoprire l'importanza di fermarsi a pensare, a osservare a comprendere ciò che il mondo ci propone. Personalmente mi sono molto rivisto nel protagonista
È un libro che rileggi mentre lo stai leggendo, ha una tale profondità che non riesci ad andare avanti senza fissare i pensieri, fare tue le parole. Ha tutto: la natura, la nonna, il disagio del sentirsi diversi, un modo per superare la sensazione di essere sbagliati. Un solo dubbio: perché un pettirosso in copertina e un merlo nella storia?
Primo libro di Gio Evan, personaggio conosciuto tramite i social. Il racconto è semplice, fatto tramite gli occhi di un bambino. Vengono dati piccoli consigli verso il risveglio e la consapevolezza individuale. Figura centrale è quella della nonna/strega. In certi punti l'ho trovato troppo sdolcinato ma in generale è piacevole.
Un romanzo che è una poesia. Gio Evan racconta con delicatezza di un bambino mandato in montagna dalla nonna per guarire dalla sua "ipersensibilità". Qui egli imparerà dalla nonna e dalla montagna stessa il valore dell'invisibile, che il sentire troppo non è debolezza ma forza, che tutto ciò che riceve amore cresce forte e rigoglioso e che tutto arriva nel momento giusto. È una storia dolce di crescita ed è ispirata alla reale storia dell'autore e agli insegnamenti di sua nonna. Un tenero racconto che tocca il cuore.
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“Diceva che esistono persone che non si spaventano dei tuoi dolori, che non hanno paura di abbracciarti i traumi, che sanno dove metterti dentro le parole giuste, persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole, che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto.”
Un libro filosofico delicato e profondo, che ci mostra il mondo con nuovi occhi, gli occhi di chi vede, di chi sente profondamente quello che ci circonda, con la sensibilità di chi rispetta questa Terra e il corso della vita.
É un libro che ti colpisce dritto il cuore e che ti smuove l’anima dall’interno. I sicuramente il libro del mio 2025. Consiglio a chiunque abbia bisogno di ritrovarsi e di ritrovare un poco di meraviglia del mondo.
Marelago è un bambino di undici anni, ma che a causa della sua ipersensibilità ne dimostra molti di più. Grazie alla nonna Adele impara l'arte della lentezza e dell'amore verso la natura. Disprezza la città e tutta la parte caotica che essa conserva, per questo trova riparo nella fattoria.
Delicato e poetico: un racconto di iniziazione alla vita ed alla consapevolezza, visto dagli occhi di un 11enne desideroso di aprirsi all'amore e all'ignoto. Consigliato.
Un libro molto profondo, ma allo stesso tempo delicato. Gio Evan è in grado di farti arrivare ai piedi della montagna e farti sentire la sua voce. Super consigliato 🤍