Quali forme assume il discorso politico? Come parla un leader ai cittadini? È possibile dire tutta la verità, parlare con franchezza, quando si tratta di questioni controverse e divise, quando il clima politico è teso fino alla lacerazione, o occorre invece nascondere la verità e giocare sulla presa delle emozioni? Queste e altre domande sulla comunicazione politica lampeggiano, con inquietante lucidità e spietata analisi, nei discorsi che Tucidide fa pronunciare ai protagonisti del suo racconto storico nei contesti del dibattito assembleare dell'Atene del Quinto secolo.
Dall'elogio della democrazia, pronunciato da Pericle, ai discorsi che riguardano la guerra e la prosperità della polis, dai sacrifici richiesti ai cittadini alle scelte inerenti la conservazione dell'impero e i rapporti con gli i discorsi, uno dopo l'altro, dipingono un quadro che sollecita, nel confronto, l'orizzonte contemporaneo in una sconcertante attualità.
Il volume contiene i tre discorsi di Pericle alla città (l'epitaffio ai caduti in guerra, che è al contempo un elogio della città democratica; i due discorsi che riguardano la decisione di entrare in guerra e la necessità di conservare l'impero), il dibattito tra Cleone e Diodoto sul trattamento da riservare alla ribelle Mitilene (sterminare gli alleati infedeli o ricorrere a misure più moderate) e l'orazione di Alcibiade che incita Atene alla spedizione in Sicilia (il sogno di un'interminabile espansione dell'impero).
Una meravigliosa raccolta di discorsi pubblici nell'antica grecia. Credo il titolo sia un po' forviante parlando poco e nulla della democrazia (nel senso odierno!). Resta comunque una bellissima raccolta di celebri discorsi che si nominano a scuola, da Pericle ad Alcibiade , che ti permetteno di capire come fare dei discorsi in pubblico e convincenti , sia assai difficile. Mentre il dibattito tra Cleone e Diodoto , sul futuro di Mitilene, è stato davvero interessante e formativo visto che entrambi ti catturavano , convincendoti della loro posizione.