Quello che mi piace, dei romanzi della Canavan, è che, pur facendo parte di una saga, sono tutti più o meno autoconclusivi. Era così per i tre libri della Black Magician trilogy, ed è vero anche per questo primo capitolo della sua nuova trilogia.
Ciò, in un panorama che ormai impone come la norma le trilogie -o anche saghe più lunghe-, in un rincorrersi di "arrivederci alla prossima puntata, è un bene. Ogni tanto può far piacere leggere un libro, e al momento di svoltare l'ultima pagina, poter dire: bene, è finito. Non trovarsi interrotti nel bel mezzo della narrazione, con ancora la parte migliore a venire.
Oh, certo, non è completamente autoconclusivo, alla fine la Canavan ci apre a nuove prospettive, che andranno a svilupparsi nel prossimo libro, ma le trame aperte all'inizio del libro alla sua fine raggiungono una conclusione, piaccia essa o meno.
Trame che potremmo riassumere a due: Da una parte la caccia al Mago fuorilegge, il cacciatore, tra le stadie di Imardin, che vede protagonista Sonea; dall'altra tutta la parte ambientata a Sachaka, con il rapimento/fuga di Lorkin -il figlio di Sonea- ed il conseguente tentativo di salvarlo da parte di Dannly.
La Canavan sceglie quindi di seguire due strade, Con Sonea si rifugia nel porto sicuro dei vecchi, collaudati personaggi, che opera nell'altrettanto familiare capitale Kyraliana. Mentre Lorkin rappresenta la novità, sia perché è un personaggio effettivamente nuovo, sia perché le trame che lo coinvolgono si svolgono tutte a Sachaka, terra finora poco esplorata (se non nel prequel alla saga, dato alla stampe -in Italia- lo scorso anno, ma in misura marginale rispetto al qui presente tomo).
Devo dire di aver apprezzato maggiormente la parte con Lorkin protagonista. Non che Sonea sia divenuta un brutto personaggio, ma la sua avventura sapeva di già visto, quasi l'autrice avesse voluto inserire quella parte come un "porto sicuro" nel quale rifugiarsi nel caso Lorkin non fosse piaciuto...
In effetti, se invece di dedicare tanto spazio ai vecchi personaggi avesse dedicato quelle pagine ad approfondire la società Sachakana, sarebbe stato meglio.
Secondo me, infine, avrebbe dovuto curare meglio la caratterizzazione dei personaggi. A volte i loro comportamenti stridevano con quanto mostratoci di loro fino a quel momento.
Ad esempio Sonea, all'inizio sembra voler muovere mari e monti, per salvare suo figlio; per poi contraddirsi alla fine, quando accetta la decisione del figlio di rimanere con le sue "rapitrici" troppo facilmente, quasi con stanca rassegnazione. Non è da lei questo, e stride in maniera netta con tutto quanto ha fatto e detto in precedenza, riguardo suo figlio.