Quando mi è stata consigliata la lettura di questo libro - un saggio dello psicanalista e sociologo Luigi Zoja - ero un po' perplessa. Perché avrei dovuto leggere un libro sulla figura paterna, io, donna, senza figli?
Beh, perché non parla affatto (solo) della figura paterna. È un excursus storico e sociale sulla figura del maschio, e di inevitabile riflesso su quella femminile, che dovrebbero leggere padri e figli, madri e figlie, uomini e donne indistintamente.
È utile all'uomo, perché delinea l'evoluzione della sua figura e del suo ruolo, definendo la crisi che oggi - spesso magari non realizzandolo - si trova ad affrontare, proprio in ragione della traumaticità di questa evoluzione. Traumaticità dovuta, soprattutto, alle aspettative contrastanti che sull'uomo, da un certo punto della storia in poi, si sono riversate: da un lato la figura virile che deve combattere, avere successo, essere forte, difendere, provvedere materialmente ai propri cari; dall'altro la figura capace di affetto, sensibilità, attenzione ed empatia necessari in una relazione di coppia e ancor più genitoriale.
È utile alla donna, perché descrive senza ironia quella "superiorità" che spesso siamo accusate di millantare. Non è superiorità assoluta, si tratta piuttosto di una evoluzione congenita, dal punto di vista fisiologico, come se nella donna fossero insiti alcuni step evolutivi che invece nell'uomo la civilizzazione ha dovuto forzare. La cosa si riscontra banalmente nella maternità: in natura le madri sono sempre esistite, i padri no. L'uomo per natura è donatore di sperma, che è cosa ben diversa dall'essere padre. La sua sessualità non è mai cambiata, dagli scimpanzé a noi; nella donna è gradualmente comparso l'orgasmo, utile a superare il limite zoologico per cui il rapporto sessuale era solo finalizzato alla riproduzione, facendolo diventare elemento legante tra maschio e femmina. Portando, si può dire, alla nascita del concetto di coppia e di famiglia.
Non solo: ci aiuta a considerare l'idea che forse gli uomini non siano le creature dal funzionamento banale e semplicistico che la narrazione prevalente spesso ironicamente descrive. Che anche lui si trova al centro di una dicotomia fastidiosa che non è sempre in grado di risolvere, che è il motivo per cui spesso non accetta la stessa dualità nella donna - madre affettuosa vs amante seduttiva - tendendo a separare i due ruoli che egli stesso per primo non riesce a conciliare in sé. Il che ne compromette l'autostima e la realizzazione nei modi più svariati, incistandolo in una sensazione di inadeguatezza del cui superamento proprio la donna può essere elemento chiave e supporto, se ne comprende la natura.
L'excursus è profondo: parte dalla preistoria, dalle scimmie, dalla biologia, passa poi all'epica con le figure di Achille, Ulisse, Ettore ed Enea, alla mitologia greca e all'antica Roma; tratteggia il medioevo e il cristianesimo, le rivoluzioni - soprattutto quella industriale -, la Grande Depressione americana con la rappresentazione che Steinbeck ne fa in Furore; la nascita della psicologia freudiana e junghiana, le guerre mondiali e l'emersione forse non così inspiegabile delle figure dittatoriali, fino all'inarrestabile avvento della modernità per come oggi la conosciamo. Il tutto analizzando, in ogni fase, l'impatto che i cambiamenti storici hanno avuto sulla società e sull'uomo, generando a loro volta altri cambiamenti, in un circolo non sempre virtuoso ma a cui l'autore cerca quantomeno di dare un senso e una comprensione.
Non è una lettura sempre scorrevole: a volte ho avuto la sensazione che ci fosse troppa generalizzazione, che si divagasse troppo o che si cercassero troppe risposte nella storia, ma sono elementi inevitabili se si vuole elaborare uno studio socio-psicologico di questa portata.
La parte finale, quella dei giorni nostri, è qualcosa in cui chiunque si può ritrovare, anche solo in quanto figlio, a prescindere dalla bontà del lavoro genitoriale a cui si è assistito - anzi, soprattutto per chi convive o ha convissuto con comportamenti discutibili e deludenti. I fenomeni e le trasformazioni che facilmente notiamo intorno a noi, in società e nelle famiglie, acquistano finalmente un po' di chiarezza, di messa a fuoco: se non una giustificazione, quantomeno una spiegazione.
E sebbene Zoja non abbia una soluzione all'apparente "scomparsa del padre" odierna - quel bilico difficoltoso tra due estremi: i tentativi di incivilimento o "maternizzazione" e la regressione ai comportamenti più machisti e primordiali - l'invito è a sfruttare la memoria: quella storica, che porta continuità e senso, e quella personale, che deve spingere alla ricerca, alla discussione, all'osservazione, al raggiungimento della consapevolezza del ruolo che si può e si vuole svolgere. Del resto, dice lui, "i peggiori mali psichici non derivano tanto da come si affronta un problema, quanto dal non esserne consci".