Leggo sempre volentieri i libri di Fabiano Massimi perché riesce a mescolare sapientemente romanzo storico , giallo e mistero. Non fa eccezione la sua ultima fatica, “Le furie di Venezia” , uscito da poco con Longanesi.
Ritroviamo Sauer e Mutti, già incontrati nell’ “Angelo di Monaco” e nei “Demoni di Berlino”, il 15 giugno 1934 a Venezia per ordire un attentato ai danni di Hitler e Mussolini, in occasione del loro primo incontro pubblico davanti a una folla immensa, con lo scopo di impedire l’alleanza fra Italia e Germania. L’attentato fallisce, ma dà il via a una serie di avventure rocambolesche (a volte un po’ forzate, ma trascinanti per il lettore), che li portano a scoprire l’esistenza di Ida Dalser, prima moglie del Duce, rinchiusa nel manicomio veneziano di San Clemente, per eliminare lo scandalo che travolgerebbe Mussolini e l’ideale fasc1sta della famiglia. Dalla loro relazione è nato un figlio, Albino Benito, abbandonato dal padre.
La trama si svolge fra la città lagunare e Milano, qualche anno più tardi, dove Sauer e Mutti si ritrovano per tentare di sottrarre a un tragico destino il figlio di Ida, anche lui rinchiuso in un manicomio, fra pericoli, scontri fisici con le camicie nere in luoghi iconici, insospettabili spie e oppositori del regime, il tutto sostenuto da documenti storici inseriti ad arte.
Nel romanzo, l’autore tratta con delicatezza tematiche importanti, quali la condizione della donna e la salute mentale. Non conoscevo la storia di Ida e di Albino e devo ringraziare Massimi per aver riportato alla luce l’ennesima pagina buia del nostro passato, e per aver reso dignità a una donna che ha combattuto per il proprio diritto e quello del figlio a essere riconosciuti da una società serva del regime.
Un romanzo storico assolutamente consigliato!