«All'origine di Internet c'era un'idea, o forse un' creare un ambiente sempre più ampio in cui gli utenti potessero comunicare tra loro, svolgendo un ruolo attivo nella produzione e nel consumo di contenuti [...] ogni piccolo progresso aveva lo scopo di fornire uno spazio di discussione sempre più ampio e stratificato.» Con la nascita dei social network, che hanno trasformato la visibilità in una competizione continua, il confine tra pubblico e privato si è assottigliato, e siamo finiti in un sistema che premia il contenuto più estremo, amplifica le emozioni più forti e ci spinge a condividere sempre di più, sempre più in fretta. Dietro quegli schermi luminosi che catturano la nostra attenzione si nasconde un fondale oscuro, ansioso di inghiottirci. Non è informazione, ma manipolazione. Non è libertà, ma seduzione e assoggettamento. Questo libro è la confessione di una professionista della comunicazione digitale che ha visto da vicino come funziona il gioco, e vuole svelarne i meccanismi nascosti. È anche un viaggio nella cruda realtà dei social network per ripensare il nostro rapporto con essi, per immaginare insieme un futuro in cui la tecnologia sia al servizio delle persone e non del marketing o di interessi inconfessabili. Casi esemplari mostrano con chiarezza la distorsione di questo dalla sovraesposizione mediatica dei bambini Ferragnez a Ruby Franke, star dei family vlogging condannata per maltrattamenti sui suoi bambini, fino a MrBeast, un mercante di emozioni diventato miliardario grazie a un intrattenimento costruito sulla beneficenza. E poi ci sono genitori che trasformano i figli in star per trarne popolarità e profitto, i malati che tramutano la sofferenza in trend, i pedopornografi che sfruttano immagini nate per tutt'altri scopi, e i tecnocrati capaci di influenzare le decisioni politiche globali con il loro potere digitale. Se non ci opponiamo, non siamo solo vittime, ma complici. È ora di costruire, insieme, la lotta per la liberazione dai social.
Anche chi non si occupa professionalmente di social network analysis (o digital marketing) è perfettamente al corrente di tutte le dinamiche qui descritte in maniera abbastanza generalista. Speravo in qualcosa di più tecnico, dettagliato, particolareggiato.
Il libro affronta un tema attuale ed è scritto in modo scorrevole, però secondo me ha un grande difetto ovvero nell’affrontare le varie tematiche prende a riferimento principalmente influencer e casi statunitensi. Questo rende la narrazione un po’ più sterile e meno interessante. Sorge il dubbio sul perché sia stata fatta questa scelta, a parer mio le ragioni possono essere due: 1) il materiale sui casi statunitensi era già “pronto”, magari negli USA già sono stati pubblicati libri su questo topic quindi rielaborare toglie tempo di ricerca; 2) l’autrice non voleva inimicarsi grandi personalità italiane :) alla fine l’unica che viene veramente presa come esempio (negativo) è la Ferragni che ormai criticare è diventato mainstream. Overall, tema interessante ma occasione mancata!
Tema attualissimo, scrittura scorrevole. Sicuramente un libro ben documentato, ma che al momento non aggiunge niente di nuovo a quello che già sappiamo. Diciamo che forse mi aspettavo qualcosa in più, l'ho trovato interessante a tratti ma non ha aggiunto molto a quello che già sapevo sul tema.
In quest'inchiesta di 220 pagine avrei voluto trovare oltre a del materiale ordinato e ben referenziato anche qualche fatto che non mi fosse noto: purtroppo è successo solo con il Fediverso, un ecosistema di social network decentralizzati ottimo nelle intenzioni, ma che nasconde le sue insidie, e con l'Ozempic, farmaco che aiuta nella perdita di peso fagocitato dalle logiche dei social. Rimango un po' tiepida perché anche i virgolettati più che citazioni frutto di ricerca minuziosa sembravano semplici parole di buon senso
Libro di non-fiction dalla tematica talmente attuale che, a differenza di altri libri, va letto il prima possibile per mantenere la sua freschezza (perché già ora siamo al limite e tra qualche anno ciaone). Ci sono moltissimi spunti interessanti sul fenomeno social e un’analisi accuratissima e veritiera delle dinamiche che spingono le persone comuni ad entrare nei suoi ingranaggi, diventando a tutti gli effetti parte di un problema (se così lo si vuole chiamare) che si autoalimenta da solo e si amplifica in maniera esponenziale e inarrestabile. Ok, faccio parte anch’io di tutto ciò, l’importante è esserne consapevoli, e questo libro da sicuramente una consapevolezza in più sul fatto che i nostri atteggiamenti sui social non sono del tutto innocui e spontanei, ma rispondono alle logiche del mercato e degli algoritmi, come se tutti noi fossimo prodotti commerciali. Vederlo scritto nero su bianco su questo libro ammetto che fa un certo effetto e fa riflettere su come potremo correggere questa nostra tendenza e smetterla di giocare entusiasticamente ad un gioco dove solo pochi ne traggono davvero vantaggi e benefici. (Fa male sentirselo dire, ma è così). La prima parte del libro, che descrive lo sviluppo di internet e dei social, è stata per me la più interessante. Essendo io una millennial posso dire di aver vissuto pienamente TUTTO in ogni singola tappa dal suo inizio ad oggi ed è tutto assolutamente vero (e anche un po’ inquietante, visto a posteriori). Poi il libro sposta l’attenzione su temi particolari e specifici, come lo sfruttamento dei minori sui social e lo sfruttamento di debolezze, dolore e malattia, come leve emotive per ottenere fama e successo. Queste parti forniscono molti esempi di storie reali (però quasi tutti casi americani) e sono anch’esse interessanti ed inquietanti, anche se un po’ ripetitive. Ciò che ho gradito meno del libro è stato il capitolo finale. Oltre ad essere decisamente troppo pessimistico e catastrofista (praticamente la previsione di un’apocalisse), Spoiler
In conclusione: in generale sono cose che già si sapevano, ma il modo dell'autrice di raccontarle merita, è inquietante, mi è piaciuto e fa riflettere.
L'analisi della Mazzini è ben esposta e con un numero elevato di riferimenti per approfondire. Quello che non mi fa superare le 3 stelle è che: - in molte parti "si scopre l'acqua calda" - le soluzioni o contromisure a questa pervasione sistemica dei social sono per lo più assenti e descritte molto approssimativamente nel capitolo finale. "Riprendiamoci i nostri spazi, facciamo comunità" mi paiono più slogan, purtroppo.
Seguo il lavoro di serena da diverso tempo dunque molti dei temi trattati erano di mia conoscenza. Ritengo il libro uno strumento eccezionale per iniziare a vedere il tema dei social network da un punto di vista differente. Da un anno a questa parte la lettura delle riflessioni di Serena mi hanno aiutata moltissimo ad allontanarmi da alcune dinamiche e ne ho giovato anche a livello di salute mentale. Consiglio la lettura a chiunque, soprattutto a genitori e figure educative.
Apprezzo l'idea dietro al libro, ma non analizzando nè approfondendo in modo capillare un particolare aspetto, riassume a grandi linee certe dinamiche con soggetti prevalentemente statunitensi. Utile se si vuole un riassunto delle criticità e una infarinatura del meccanismo di capitalizzazione dei contenuti, ma non va oltre. Del resto è un libro di poco più di 100 pagine.
Rimane davvero troppo in superficie e si ripete molto. Mi aspettavo qualcosa di meno generalista e di più approfondito, un saggio a tutti gli effetti. Ma come libro prettamente divulgativo di sicuro può funzionare.
Libro interessante e molto scorrevole. Lo valuterei più come testo divulgativo che come saggio. Ha un’impostazione che comprende anche racconti in prima persona dell’autrice molto toccanti e apprezzabili. Il taglio tuttavia è abbastanza di superficie (oltre a qualche strafalcione di editing, vedi frasi ripetute identiche nella stessa pagina) e a tratti sembra più un’insieme di riflessioni soggettive che di trattazione saggistica. Conferma purtroppo un trend che mi pare abbastanza comune. Persone che sui social hanno una comunicazione e dei contenuti molto efficaci e magari anche di rottura e approfondimento, ma che alla prova dei media tradizionali e della scrittura che aspira al saggio non riescono ad avere la stessa incisività. Lo ritengo comunque valido per avere un’infarinatura e alcuni riferimenti bibliografici di base.
Sarebbe un 3.5. Trovo che sia un ottimo libro per chi non si è mai avvicinato alle dinamiche che stanno dietro ai social. Probabilmente, seguendo già Serena Mazzini su Instagram e su Substack, ero già al corrente del 90% dei contenuti proposti - sicuramente ha aiutato anche una passata base di sociologia. Quindi di per sé il libro non è affatto male, è scorrevole e ben scritto, con un punto a favore per l’apertura personale della scrittrice in alcuni capitoli, da quello sul lutto all’ammissione di aver effettuato in prima persona determinati atteggiamenti che oggi troverebbe scorretti. Penso che sia proprio questo il punto di partenza: riconoscere l’utilizzo personale che abbiamo dei social e partire da qui per poter migliorare e diventare fruitori un po’ meno passivi delle dinamiche dettate dall’algoritmo.
Consiglierei sicuramente la lettura a chi vuole qualche spunto su dove partire per prendere coscienza attiva dell’utilizzo dei social e anche per come poter leggere determinati trend e avvenimenti delle piattaforme. Non è un manuale d’utilizzo, ma per chi si affaccia ai social senza senso critico o passivamente, può sicuramente essere un buon modo per attivare una nuova visione sul loro utilizzo, mi auguro.
Saggio ben scritto ed interessante ma non così "illuminante" come sembra preannunciare il titolo. Mi piace molto come scrive Mazzini ma purtroppo l'analisi si ferma ad un livello piuttosto alto e spesso i concetti vengono ripetuti in forma diversa.
Inoltre ci sono periodi interamente ripetuti, ma questo non è un problema dell'autrice ma di chi dovrebbe rileggere il testo prima di mandarlo in stampa.
Comunque un buon libro che consiglio soprattutto a chi vuole farsi una prima idea sul tema.
Libro scorrevole, ma per i miei gusti un po' troppo semplicistico nelle sue argomentazioni. Speravo di trovare delle analisi un po' più accurate da parte di una brillante addetta ai lavori, e invece mi sembra che il testo sia pensato soprattutto per un pubblico generalista che di social sa poco o nulla. Da persona che non ha mai studiato i fenomeni social, ma che li ha sempre usati sin da giovane, ho sinceramente imparato poco di nuovo da questo libro, salvo qualche aneddoto curioso e degno di nota (in questo forse sta la pecca maggiore del libro: troppo incentrato sull'elencare in maniera discorsiva vari esempi di degenerazione dei social, lasciando così poco spazio ad analisi e riflessioni).
In quanto persona che si tiene informata sull'argomento, questo libro non mi ha detto (quasi) niente di nuovo. È vero però che di questi argomenti l'utente "medio" sa molto poco, quindi benvenga la semplicità.
Leggetelo, regalatelo, diffondetelo. Serena Mazzini é un'autrice preziosa ed una voce unica nel suo genere. Il saggio introduce e spiega vari filoni "oscuri" dei social. Merita una lettura, soprattutto se non siete familiari con il suo lavoro.
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Niente di nuovo sotto ‘sto cielo per chi vive quotidianamente il web. Avrei preferito che la discussione a proposito di un uso consapevole e “umano” dei social permeasse lungo tutto il libro, non soltanto come ritornello: tanti cenni ad argomentazioni interessanti che restano, di fatto, cenni. Stantio.
Ho letto le recensioni di altri utenti che dichiaravano come molti degli argomenti trattati nel saggio di Mazzini, siano già stati trattati dalla stessa nei suoi profili social. È vero, erano argomenti conosciuti. Secondo me però il libro attua una funzione di recap, diventa una sorta di riassunto ragionato sui meccanismi dei social network, un compendio di argomenti raccapriccianti con annesse analisi e riflessioni preziosisssime dell'autrice. È l'anello mancante, lo strumento finale per ragionare su questi argomenti e trarne riflessioni più profonde. Infatti ora mi chiedo: avrò mai la forza di sottrarmi dal curare un profilo sulla mia pagina instagram? se smettessi di postare? chi sarei allora? Come sarebbe vivere senza sentire il bisogno di fotografare le mie giornate con l'intento ultimo di spiattellarle sui social? La cosa che mi fa più ridere è che in questo momento mi verrebbe da chiudere goodreads e aprire instagram...
Il libro affronta tematiche interessanti e attuali; tuttavia, l’ho trovato poco organizzato. Mancano riassunti o introduzioni generali alle varie tematiche: il testo risulta piuttosto discorsivo e fa ampio uso di esempi, ma è carente di descrizioni più tecniche dei fenomeni trattati. Non ho apprezzato il fatto che vengano citati quasi esclusivamente esempi americani, tralasciando del tutto quelli italiani – fatta eccezione per la “povera” Chiara Ferragni, ormai vittima abituale del Selvaggia Team, nonostante sia una delle poche imprenditrici italiane di successo. Inoltre, manca una tematica a mio avviso fondamentale (e forse volutamente ignorata): gli effetti della gogna social sulle persone comuni. Basti pensare al caso della signora Pedretti. Eppure, la signora Lucarelli viene perfino omaggiata dall’autrice… Forse, prima di guardare oltreoceano, converrebbe guardarsi un po’ più attentamente in casa!
Seguo Serena Mazzini da tempo e ho grande stima del suo lavoro, ma forse proprio per questo mi aspettavo dettagli più tecnici. La lettura é sicuramente fluida e ha il merito di rappresentare un lungo lavoro di raccolta dei vari fenomeni al centro dei social, ma non mi ha fornito quell'analisi esperta in cui speravo.
Un libro consiglierei a chiunque. Concordo con altri commenti riguardo al fatto che a volte perde un po’ di ritmo ma ha il merito enorme di portare nel dibattito pubblico temi giganteschi che dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico e ancora non lo sono.
Il pensiero della sfida enorme che abbiamo davanti per tutelarci dalle enormi sfide che il mondo digitale per come è oggi è paralizzante.
Mazzini racconta con chiarezza e lucidità tante delle dinamiche tossiche che i social attivano e rafforzano: dalla mercificazione della vulnerabilità umana, alla normalizzazione di disturbi alimentari e canoni di bellezza irrealistici; dall’illusione di condivisione che spesso alimenta solitudine e malattie mentali, fino al potere smisurato di un’oligarchia tecnologica che decide cosa vediamo e cosa diventa parte del discorso pubblico. Tutto sempre solo al fine di monetizzare.
La cosa veramente spaventosa è che abbiamo normalizzato l’assenza di critica e di rivendicazione collettiva anche stragrande maggioranza dei contenuti anche quelli a prima vista “impegnati”.
La prima metà del libro fa venir voglia di chiudere ogni profilo social; ma il messaggio finale; ma la riflessione finale ci ricorda che abbandonare le piattaforme significherebbe consegnarle completamente a chi già le controlla.
Come possiamo allora restare senza piegarci alle logiche che semplificano e appiattiscono?
Innanzitutto regolando per ridurre il potere monopolistico e proteggere i dati; ponendo l’attenzione anche su come energia e risorse naturali vengono usate; investendo in programmi educativi che insegnino a comprendere i rischi, gestendo la privacy e a coltivare il benessere digitale.
Centrale però dev’essere lo sforzo di cambiare la logica del capitalismo estrattivo delle piattaforme: da entità che sfruttano il nostro tempo e le nostre relazioni per profitto, devono diventare spazi che favoriscono benessere collettivo, sostegno reciproco, condivisione di saperi e connessioni autentiche tra individui. La chiave sta nel riconoscere il nostro potere.
Come per tutte le grandi soluzioni a problemi sociali, Mazzini sottolinea che l’unica via è un approccio collettivo, che non si fermi agli spazi virtuali ma abiti anche quelli reali.
Abbandonare le piattaforme non basta: questa lotta deve diventare una rivendicazione politica globale. Riprendere il controllo significa soprattutto guardare oltre gli schermi, ritrovando valore nelle comunità fisiche, dove si possono costruire relazioni autentiche, luoghi di appartenenza e legami significativi.
Non si tratta di rinunciare alla tecnologia, ma di trasformarla: strapparla dalle mani di chi la usa per profitto e metterla al servizio della collettività. Tra le frasi più belle del libro: “Dobbiamo essere la resistenza ma anche la costruzione.”
Scusate lo spoiler: questo piccolo riassunto vuole essere un invito a leggere il libro, che contiene molto, molto più di quanto ho scritto. C’è ancora speranza.
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Il libro di Serena Mazzini, esperta di social media strategy e docente di advertising, teoria e metodo dei mass media presso la NABA di Milano, è un piccolo viaggio dentro il lato che non vediamo dei social network, quel lato a cui non pensiamo e che invece tra algoritmi, codici e strategie di profitto, si nutre dei nostri dati e soprattutto del tempo che spendiamo scrollando sullo schermo anziché a parlare coi nostri cari sganciando lo smartphone dalle nostre mani.
L’autrice affronta diversi ambiti e aree dei social network, dallo sharenting, ovvero l’esposizione dei figli, le emozioni come calamita per fare piu engagement, il grieftok, ovvero il racconto del dolore e l’esposizione della malattia come esempi - tutti veri - di come le persone raggiungano una zona borderline tra il bisogno di conforto sociale o comunitario per una situazione difficile e la voglia di attenzione venuta meno nella vita reale. Con tutte le consequenze per ogni singolo caso.
L’influenza dei social network viene raccontata in modo diretto, preparato, spiegato in uno stile narrativo accessibile a chiunque, anche dove si parla delle grandi aziende big tech e di come il flusso dei dati di ognuno di noi è stato manipolato e utilizzato per interferire sugli esiti delle elezioni americane del 2016 o della Brexit.
Peccato che il libri riservi solo poche pagine a una possibile soluzione, a futuri scenari più ottimisti che non prevedano solo il “mollare tutto” e isolarsi. Perché se anche il lato oscuro della forza ci ha mostrato una scelta e speranza per un nuovo mondo, anche coi social network si può investire su etica, protezione della privacy ed educazione inclusiva e responsabile.
Tendenzialmente evito di scrivere recensioni ed esprimere giudizi su libri che trattano temi dei quali non sono un esperto; allo stesso modo evito di leggere quelle degli altri, principalmente per non farmi condizionare da opinioni di sconosciuti dei quali non conosco l’effettiva competenza sul tema trattato. In questo caso però ho voluto dare una sbirciata, forse per la stima che provo nei confronti di Serena (che non conosco ma che seguo da tempo). Senza dilungarmi su ciò che penso dai molti commenti che ho letto, ci tengo solo a precisare un aspetto. Serena non è una scrittrice né tanto meno una saggista. Come ha precisato nel libro, ha un lavoro full time e tutto il lavoro di preparazione e scrittura lo ha spesso fatto rubando il tempo al sonno e alla sua vita sociale. Accusarla di superficialità mi sembra quanto meno ingeneroso. Mi permetto anche un commento più piccato: se sono tutti temi temi che già conoscevate così bene, perché non l’avete scritto voi il libro?
"Il lato oscuro dei social network" è un libro che fornisce una panoramica completa riguardo i pericoli psicologici legati all'uso dei social media, ma offre anche spunti di intervento e prevenzione. Ho scelto questo libro per la mia tesi di laurea perché le ricerche proposte all’interno sono spunti importanti per chi si occupa di psicologia e comunicazione, ma ciò che ritengo sia il punto di forza di questo libro è che nel modo in cui è scritto può essere letto da tutti, e così andare a svolgere un vero lavoro di informazione riguardo l'impatto dei social network nelle nostre vite. Ormai quando parliamo di social media non esistono tendenze dannose americane o italianane, con gli algoritmi tutto diventa un unico luogo tossico e come già detto, gli argomenti trattati sono tutti importantissimi sia per chi ha conoscenze che non.
L’autrice avrebbe potuto continuare a guadagnare sfruttando le logiche dell’algoritmo, in quanto esperta di digital marketing. Invece ha scelto di porsi delle domande, tante, di scavare sui comportamenti umani, aiutata da una ricchissima bibliografia.
Ho apprezzato molto questa lettura e in particolare questo passaggio (in merito a chi cataloga il timore verso il potere dei social come una semplice paura del nuovo):
“Questa linea di pensiero si basa su una narrazione rassicurante, quasi consolatoria, che riduce ogni timore attuale a un riflesso di paure storiche già superate, come se tutte le tecnologie avessero lo stesso impatto e seguissero un percorso evolutivo simile. Ma equiparare il mondo dei social alle invenzioni del passato significa ignorare le profonde differenze di scala, intensità e pervasività.”
Molti spunti interessanti, la maggior parte dei quali però poteva essere affrontata meglio, magari concentrandosi solo sull’evoluzione dei fenomeni trattati e dei casi di studio specificamente in Italia. L’impressione è infatti che si sia cercato di dare una panoramica generale di una serie di dinamiche presenti oggi nei social, che ne costituiscono appunto il lato oscuro, su cui molti non si soffermano: questo è sicuramente vero, ma di base si può supporre che il lettore che prende in mano questo libro sia già un minimo sensibilizzato su questi pericoli. Quindi sarebbe stato interessante analizzare più a fondo questi trend, mantenendo l’attenzione su casi di studio italiani che potessero permettere al lettore di cogliere davvero le conseguenze. Di base non aggiunge niente di nuovo a quello che si sa già
Un interessantissimo libro sul mondo dei social, di quanto accade lì dentro con una particolare attenzione alle persone più giovani (che siano pubblicate dai caregiver o meno).
L’ho trovato a tratti agghiacciante per quello che racconta, ma necessario da leggere. Ottimo anche il messaggio finale, avrei apprezzato se fosse stato ancora più approfondito, ma mi rendo conto che era consono per la lunghezza del libro.
L’unica osservazione che mi sento di fare è che è molto guidato da esempi statunitensi, che può avere senso se presi come predecessori di quanto spesso accade in Italia e nel resto del mondo social. Avrei tuttavia gradito una panoramica più ad ampio respiro. Nulla toglie alla validità del saggio, che sia chiaro. Rimango molto curiosa nella prossima pubblicazione dell’autrice.
Seguo su Instagram da un po’ di tempo il lavoro di Serena Mazzini e la ammiro molto per aver messo su carta le sue ricerche. La scrittura è piacevolissima e scorrevole nonostante i temi trattati risultino angoscianti. Sono arrivata alla conclusione che io non sono il target di questo libro, perché conoscevo già tutto: i meccanismi dell’algoritmo, i casi citati esteri e italiani, la politica intrecciata ai social, il marketing selvaggio, l’utente e i suoi dati usati come moneta di scambio. Una volta tutto questo era prateria ed io ero già qui, signora mia! Però è un libro che va letto, regalato, prestato a chi usa i social ed è inconsapevole di prostrarsi e donare se stesso o i suoi figli al dio algoritmo, a Zuck e Musk. È importante prendere coscienza per riuscire a cambiare qualcosa nella società. Spero un giorno di riuscire a realizzare di non vivere in una puntata di Black Mirror, che la distopia finisca in rivoluzione umana in qualche modo.
Finalmente un saggio scritto con metodo (ovvero con la bibliografia ben fatta innanzitutto), lo aspettavo. Come struttura ha qualcosa in comune con "melancolia di classe", le esperienze di vita dell'autrice sono il trampolino di lancio per i vari casi di studio e riflessioni presentate. L'argomento trattato é piú che mai attuale e urgente, visto che sulla presenza dei social nelle vite di tutti vengono spesi fiumi di inchiostro (fisico e digitale) ma nessuna voce che io abbia sentito parla con la cognizione di causa che ha Mazzini nel suo lavoro. Congratulazioni all'autrice che ha reso pubbliche parte dei sacrifici fatti per portare al pubblico questo libro. Io personalmente le sono grata.