Il crollo dell'Italia nel settembre 1943 e quello del Terzo Reich nel maggio 1945 ebbero nella Venezia Giulia contraccolpi ben diversi dal resto del Paese. In questa regione mistilingue, oggetto di contesa dal 1848 da parte delle etnie conviventi, si verificò un drammatico capovolgimento dei i padroni di lingua italiana, che dopo l'8 settembre avevano collaborato con i tedeschi per salvare il salvabile, si trovarono fra i vinti. Gli s'ciavi, come erano detti con spregio gli sloveni e i croati, erano i vincitori. Per di piú comunisti. In questa situazione colma di tensioni etniche, sociali e ideologiche si scatenò una violenta resa dei conti con deportazioni ed esecuzioni sommarie di nemici veri o presunti, molto sbrigativamente sepolti nelle voragini carsiche dette «foibe». Un'indagine condotta con inedito rigore da J. Pirjevec (a cui si affiancano G. Bajc, D. Dukovski, G. Franzinetti e N. Troha) negli archivi italiani, croati, sloveni, statunitensi, britannici e russi.
«Il sanguinoso capitolo delle "foibe", legato alla fine della seconda guerra mondiale, che vide "regolamenti di conti" dappertutto in Europa dove s'era manifestata una qualche Resistenza, sarebbe stato da tempo relegato nei libri di storia come una delle vicende minori di quella mattanza mondiale che pretese cinquanta milioni di vite umane. Dato però che si colloca in una realtà mistilingue in cui le opposte idee sulle frontiere "giuste" sono state a lungo in conflitto tra loro, esso è ancor vivo nella memoria collettiva dell¿area giuliana e ancora sfruttabile a fini politici interni e internazionali. Sebbene il contenzioso sulle frontiere sia stato risolto attraverso un lungo e articolato processo diplomatico [...], esso non si è ancora risolto nelle menti e nei cuori delle popolazioni interessate. È stato anzi rinfocolato dalla crisi della Jugoslavia negli anni Ottanta e dal suo successivo sfacelo, con l'emergere dalle sue rovine di nuove realtà statali, la Repubblica di Slovenia e quella di Croazia soprattutto. Il contemporaneo crollo del Muro di Berlino e i suoi contraccolpi sulla politica interna italiana, con la scomparsa dei vecchi partiti e l'emergere di nuovi, provocò nella Penisola una crisi d'identità e di coesione nazionale, alla quale le forze di destra e quelle di sinistra pensarono di rispondere facendo ricorso allo strumento piú ovvio e quello del nazionalismo. La vicenda delle "foibe" si prestava perfettamente allo scopo ed è stata sfruttata appieno. Da problema tipico delle aree piuttosto limitate situate sulla frontiera orientale, essa divenne a partire dagli anni Novanta una questione nazionale grazie a un'azione propagandistica d'indubbia abilità ed efficacia».
Dobro branje, zares škoda, da ni dostopa do še več arhivnega gradiva.
Glas razuma v času manipulacije. Knjiga je razdeljena na štiri dele, Pirjevec ima večino strani, imamo pa še krajše zapise Trohe, Bajca, Dukovskega in Franzinettija. Ostali trije nanesejo skupaj približno 100 strani. Pirjevec splošno predstavi odnose med slovani in italijani ter poda krajši pregled zgodovine. Nato pa se ukvarja s fojbami - z njimi samim, postavljanjem le-teh v kontekst ali pa raziskav/propagand okoli njih. Torej delo ni osredotočeno toliko o dejansko samih fojbah, ampak tudi dogajanju okoli teh.
Dukovski, če se prav spominjam, je bolj osredotočen na Istro in leto 43 po kapitulacije Italije, ko so uporniki razorožili italijane in začeli z aretacijami ali (tudi) osebnim maščevanjem.
Troha predstavi poleg prej omenjenih tudi razmere, ki so jih doživljali ljudje v taboriščih, kamor jih je zaprla Jugoslavija.
Bajc naj bi bil eden boljših poznavalcev zavezniškega gradiva okoli te tematike, predstavi pogled anglo-američanov na jugoslovansko okupacijo.
Franzinetti na hitro opiše stanje italijanske politike okoli fojb in poda argumente zakaj prihaja do revizije, čemu so se stališča levih in desnih zbližala ter na splošno v kakšni situaciji sta bila oba ekstrema - desni in levi.
Mit o fojbah kot orodje protislovenske politike, izenačevanje nacistov in komunistov kot instrument, s katerim so Italijani konstituirali sebe kot žrtve slovanskega terorja. Pirjevec zavrne tezo o načrtnem etičnem čiščenju, saj dokaže veliko nižje število umrlih od italijanskih (pod tisoč), da je šlo za osebna maščevanja, da so likvidirali na ideološki, ne etnični osnovi in da je vodstvo KPJ že tedaj nasprotovalo ekscesom in jih tudi kaznovalo. Pokaže, da viri govorijo v prid temu, da "eksodus" v letih 1947 in 1954 ni bil rezultat jugoslovanskega genocidnega plana, temveč nezmožnosti Italijanov, da sprejmejo Slovane kot nosilce državnosti v Istri. Žalostna zgodovina italijanskega rasizma.
Un lavoro che può passare per "filo comunista" solo nel mondo dell'assurdo italiano.
Pirjevec affronta la questione foibe come la conseguenza ultima della storia dell'annessione delle zone mistilingue slavo e italiano al Regno d'Italia prima e del fascismo poi. In questo senso le foibe sono una "storia d'Italia", hanno radici nella costruzione di un'identità nazionale basata sull'odio per gli altri, cresciuta nell'assurdo di aver cambiato alleanze in maniera schizofrenica e di dover quindi trovare un nemico fisso: in questo caso, lo slavo barbaro. E, dopo la guerra, una "storia d'Italia" nelle strumentalizzazioni di chi ha voluto costruire il revanscismo nazionalista, di chi ha voluto ricostruirsi una "verginità della vittima" facendo dimenticare i crimini del fascismo e, infine, di chi ha voluto legittimarsi come forza di governo scrollando di dosso l'eredità comunista.
I saggi aggiuntivi affrontano alcune questioni più in profondità tra cui quella, apparentemente cinica ma fondamentale, della contabilità dei morti. Dimostrando infatti le reali dimensioni del fenomeno (che nel lavoro complessivamente viene comunque indicato come un crimine causato da quello che, secondo l'autore, è il disprezzo della vita umana insito nel messianesimo bolscevico)si tagliano le gambe alla tesi del cosiddetto "olocausto degli italiani"