DISPONIBILE DAL 10 APRILE 2025 Questo volume è distribuito gratuitamente con l’abbonamento annuale Articoli Liberi - Rivista di culture e letterature«Tutto iniziò il giorno in cui mi accorsi di avere dentro di me una specie di uomo-donna con la barba tinta di un colore simile al merdoso caffè ginseng e il sedere minuscolo, piatto, praticamente inesistente.» Matteo Beltrami ha svolto diversi lavori, da postino a magaz-ziniere, da cuoco a cameriere; è stato ristoratore, ha gestito un’osteria, si è formato come operatore sociale e per diversi anni ha lavorato a progetti di strada, in Svizzera, in Bolivia e in Brasile. Vive a Torino con sua moglie e i suoi cani.
Il libro parte da un’idea molto efficace e simpatica: personalizzare tutti i tipi del proprio carattere in personaggi interiori, che mano mano prendono il sopravvento e influenzano l’agire del protagonista. Come detto, l’idea è efficace perché permette di isolare i vari tratti caratteriali, che spesso compaiono più mescolati, e di capire così come mai una persona può agire talvolta in certi modi, talaltra in altri, ma sempre in modo forse non immediatamente comprensibile; la simpatia deriva invece da come sono costruiti i personaggi, tutti tra il comico e il grottesco. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, però, il tema non è molto comico, proprio perché affronta tutte le turbe interiori che ostacolano un’esistenza più serena, che la sabotano o che spingono ad azioni moralmente dubbie e il narratore inscena tali azioni con grande sincerità; tuttavia il lato grottesco permette di non cadere nella pesantezza, senza rimanere nella superficialità, poiché il narratore riconosce anche il lato utile di ciascun personaggio in determinate situazioni. L’idea molto buona è purtroppo parzialmente sciupata da alcuni limiti: i personaggi sono separati troppo rigidamente capitolo per capitolo, quando una loro fusione avrebbe forse prodotto un risultato più ricco e ambiguo, e in più non sono abbastanza differenziati a livello di registro (per quanto, essendo tutti parte dell’io, sarebbe dovuta rimanere una base comune); il comico e il grottesco sono spesso spinti tramite un linguaggio sboccato, molto alla Bukowski (riconosciuto dallo stesso narratore come ispiratore), ma a tratti un po’ gratuito e forzato; anche il finale, che vorrebbe essere pirotecnico, risulta un po’ forzato e gratuito, sicuramente a effetto e gustoso, con anche un taglio un po’ surreale, ma un po’ scollegato dal resto (d’altra parte anche i vari capitoli sono assai scollegati, narrativamente, se si esclude il fatto che girano tutti attorno al rapporto del narratore con il suo condominio interiore). Insomma, l’impressione è che l’autore abbia scelto la strada più facile, quando lo spunto di partenza dava potenzialmente la possibilità di un’opera molto più complessa, densa e significativa, che andasse oltre alla descrizione degli effetti dei vari tipi caratteriali sulla quotidianità del narratore/protagonista. D’altra parte l’Avvertenza instillava già un certo dubbio: lirica, esagerata, con una screziatura filosofica controbilanciata da quella surreale, il tutto tenuto assieme dal filo dell’ironia, permette già di tastare il polso del testo, ma con la domanda se l’autore riuscirà a tenere assieme in modo convincente tutte queste spinte? Come si è visto, la risposta è sì, ma solo semplificandole e tenendole parzialmente separate.