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Cartagloria

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Torna Rosa Matteucci, «impietosa, feroce cantatrice del “nonostante”», come la definì una volta Carlo Fruttero, accostandola ai mani di Céline, Beckett e Thomas Bernhard. Questo nuovo romanzo, in bilico, come gli altri, sull’illusorio crinale fra comico e tragico, inizia con l’affannosa, tormentosa aspirazione di lei bambina a ricevere, come tutte le sue antenate e le sue simili, la Prima Comunione, per proseguire con la morte di un padre molto amato – sebbene molto scapestrato – e la sua sciamannata sepoltura. Nella scrittura, straziata e al tempo stesso grottesca, di Rosa Matteucci diventa comico perfino il viaggio, non solo interiore, che tale morte susciterà, alla ricerca di quell’antico Trascendente che il nostro tempo sembra aver smarrito: dall’India dei santoni ai Pirenei di Bernadette, dai gruppi di preghiera della Soka Gakkai a un’ardimentosa visita a un frate esorcista che, asserragliato in un eremo, vende messalini con audiorosario incorporato. Un vagabondaggio che culmina con la scoperta del rito tridentino, dove imparerà il protocollo delle genuflessioni, sempre rincorrendo una salvazione che pare rimessa in forse a ogni frase, a ogni respiro. Sino alla definitiva consapevolezza che è necessario accettare, e forse anche amare, la propria croce.

153 pages, Paperback

Published April 1, 2025

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Rosa Matteucci

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Displaying 1 - 30 of 40 reviews
Profile Image for trovateOrtensia .
240 reviews272 followers
July 25, 2025
Domani corro a comprarmi l'opera omnia di Rosa Matteucci
Profile Image for Gattalucy.
387 reviews165 followers
June 14, 2025
"Cartagloria" è utilissimo per chi desidera conoscere qualcosa della messa in latino, per chi la frequenta e vorrebbe osservarsi dall'esterno, o per chi semplicemente è interessato alla lingua italiana.”
E’ il racconto di una vita di ricerche spirituali ed è uno spasso perché in pratica è un libro di avventure fra Genova e l’India, fra Roma e Lourdes alla ricerca di un Trascendente di cui non ricordiamo più il nesso o l'utilità. “In quel frangente ebbi chiaro il perchè il popolo si abbandoni alle lusinghe di Satana piuttosto che pascolare nel gregge di simili uomini di Chiesa”

Con una scrittura che è al contempo delirante e tragicomica mi ha condotto in un viaggio nel Sacro per terminare nella consolazione della Messa in Latino.
E qui ho avuto una botta di struggimento che mi ha riportato all'infanzia, perchè buona parte dei dialoghi tra officiante e fedeli che vi sono citati io me li ricordo eccome, e non ne avevo più contezza. Ho ricordato che li biascicavo, in un latino maccheronico naturalmente, accanto a mia madre dalla quale imparavo quale era il momento giusto per genuflettersi o mettersi a sedere al punto da voler trovare qualche chiesa dove poterla di nuovo ascoltare.
La conclusione in una lingua coltissima, divertente e seria allo stesso tempo, porta all'inevitabile accettazione che in vita l'unica cosa che possiamo fare è portare la nostra croce”

Credo sia davvero una delle nostre migliori prosatrici. E ringrazio la mia libraia (indipendente) di fiducia che me l'ha consigliata, ma mi rammarico che, grazie a lei, Rosa Matteucci è venuta nella mia piccola città di provincia a presentare questo libro... e io me la sono persa. (AGGGhh!)
Profile Image for Hank1972.
224 reviews60 followers
November 30, 2025
Che la scrittura è di altissimo livello l'ha già detto qualcuno? Sì, tutti e io mi accodo.

A colpirmi è però la storia, questa autobiografia raccontata in prima persona ondeggiando tra tragedia, ironia e comicità.

Una famiglia ricca, proprietari terrieri nella campagna orvietana, grande villa con chiesa incorporata, ruolo di primo piano nel paese, prima panca alla messa domenicale. Poi una rovinosa discesa economica fino a non avere quasi più nulla. La scena del nonno ed i cani, al culmine della disperazione, è straziante.

RM è ancora una bambina, intuisce e subisce, nei limiti della comprensione che se ne può avere nell'infanzia. I genitori non aiutano certo.

La mamma è anaffettiva. "Nella mia infanzia è mancata una frase soltanto, in assenza della quale tutto fu perduto e confuso: «Ti voglio bene». Soltanto questo era ciò che la bambina-io avrebbe dovuto sentirsi dire una o più volte al giorno dalla madre, solo quel «Ti voglio bene» attendeva, la dichiarazione d’affetto che era per lei la sola verità possibile."

Il padre è stravagante, giocatore d'azzardo, non si sa che lavoro faccia, poco pratico e adatto alla vita. Le scene immaginate dove lui è prima un comandante napoleonico nella battaglia di Austerlitz e poi alla guida dell'ammiraglia del doge nella battaglia di Lepanto, rendono bene l'idea di questo padre perso nelle sue fantasie. E forse anche dell’affetto della figlia per lui. La vita, molto più prosaica, lo vedra soccombere in un incidente sulla A1.

RM per sopravvivere e poi trovare un senso a tutto intraprende un percorso di ricerca spirituale, che dalla prima comunione, passa per Lourdes, il grande raduno induista del Kumbha Mela, il buddismo, un esorcista, per approdare al rito cattolico latino e cantato ed una credenza mistica. Percorso che può interessare a tutti, anche a chi, come me, sta più sul versante dell'agnosticismo.
Profile Image for Marica.
425 reviews223 followers
November 10, 2025
Sono stata allevata dai luponi del nonno
Nelle prime pagine c’è scritto che si tratta di un’opera di fantasia e spero per l’autrice che sia così, perché è scritto in prima persona in modo piuttosto convincente. La protagonista è una donna in cerca di attenzione: da bambina cercava quella della famiglia, una volta cresciuta ha rinunciato e ha fatto la cosiddetta escalation: è passata al livello gerarchico superiore: Dio.
La famiglia, nobiltà decaduta, pensa ai problemi finanziari associati al decadimento; la povera stella viene abbastanza ignorata nel suo desiderio di essere una bambina come le altre, per esempio si presenta da sola a fare la Prima comunione con le ciabattine infradito di plastica in mezzo alle fanciulline col velo di tulle e le va anche di traverso l’ostia : (.
Quindi, va alla ricerca di un ente supremo del quale essere partecipe: va in India a bagnarsi nelle acque color cappuccino di un fiume sacro, insieme a migliaia di persone, ma capisce di non essere parte di quella moltitudine. Si rivolge a un esorcista che vive in un eremo dotato di cellulare, ma non trova il misticismo o l’ascetismo che si aspettava. Va in pellegrinaggio a Lourdes. Infine, riscopre la messa tridentina in latino, che le dà ispirazione e conforto. Forse, più che esperienza religiosa, è una comunione culturale con i riti degli avi e gli studi classici. Tutto questo è scritto in un Italiano sontuoso che si assapora come una pastafrolla di alta qualità e con un notevole senso dell’umorismo più grottesco che ironico, come per prendere le distanze fra la disgraziata che ha vissuto situazioni incresciose e la persona che scrive.
Comunque, davvero una bella lettura.
Profile Image for Amaranta.
607 reviews272 followers
February 15, 2026
Un libretto breve ma molto intenso. All’inizio il lettore è coinvolto dall’inquietudine di questa bambina, un po’ sfortunata, sola, povera e triste. E l’ironia che traspare dal suo racconto domina sovrana. La ragazzina cresce, diventa adolescente, poi adulta e con essa cresce l’inquietudine che si porta dietro, come una valanga che scendendo si espande. Senti il suo dolore, nonostante il ritmo leggero, le battute che fanno sorridere, gli aneddoti assurdi che racconta. La sua vita diventa una ricerca di qualcosa che è sempre mancata nella sua vita e che si trascina inesorabile attraverso religioni, prove, dolori. Perché non può essere soltanto il non essere riuscita a fare la comunione, in fondo la zia Lella aveva rinunciato a Satana in vece sua, ma forse la procura non ha funzionato veramente. Cerca di fare il focus sul problema, di trovare una pace quando tutto sembra essere contro di lei ma solo dopo tante prove alla fine acquista la pace attraverso un ritorno alle origini. E’ come se eliminando le infrastrutture che governano l’esistenza quello che rimane sia il fulcro di ciò che siamo. Una messa in latino e un crocifisso di legno. E con la consapevolezza della vera ragione della sua ( e nostra ) esistenza arriva la pace.
Il ritmo è giocoso, ironico al massimo e l’accostamento con i temi trascendentali lo rende perfetto, non lo appesantisce e cattura il lettore.
Ci sono piccole chicche seminate in tutto il romanzo: questa mancata comunione che la affligge; il lascito della zia (ma alla fine poi dove sono finiti i soldi?); gli intrugli indiani; il viaggio a Lourdes; l’esorcista, ma quello che più mi ha divertita è stata la scena al cimitero per l’esumazione del corpo del trisavolo. Sarà perché è una cosa che ho vissuto con la stessa ansia e leggerezza con cui la racconta lei.
Cimitero di Catanzaro, mattinata plumbea e piovigginosa. Familiari, medico legale e necrofori. L’obiettivo era trasferire il bisnonno nella cappella di famiglia in Sicilia visto che il posto era scaduto e lì non è rimasto più nessuno della famiglia.
Scena 1.
Momento apertura bara: mi volto per non guardare, pur essendo presente avevo comunque un certo ribrezzo alla cosa in sé e volevo risparmiarmi le fasi più inquietanti. Aprono la bara e la richiudono. Sento il coperchio che crolla con un tonfo. Quindi tranquilla mi rigiro.
Non avevo calcolato che il medico legale stava guardando il suo cellulare e non aveva visto nulla per cui in un istante aprono di nuovo il coperchio, questa volta completamente lasciando il poveretto lì a prendere aria ( e me tapina scioccata dalla visione).
“ Inutile non si può fare nulla è ancora umido”. In gergo vorrebbe dire: il corpo ( per una serie di fattori legati all’umidità delle zone, al posizionamento all’interno del cimitero e ad altri fattori che sconosco) non si è ancora asciugato. Di conseguenza il processo di trasformazione in cenere ( necessario per un trasporto di quel tipo) non è ancora cominciato.
Si decide, su ordine dell’autorità cimiteriale, di trasferire il povero congiunto da una tomba a muro ad una tomba a terra per accelerarne il processo di decomposizione.
Scena 2.
Sotto la pioggia che continua, con un cimitero totalmente deserto, i necrofori in cerata gialla cantano “Sapore di sale” mentre scavano la fossa. Nel frattempo mio padre e mio zio cercano di sistemare alla meno peggio il coperchio saltato ( che chiaramente non si riesce più a chiudere) lasciando intravedere quel che resta del poveretto.
Ci sono momenti nella vita che non si dimenticano. Questo è uno di quelli.
Profile Image for Elalma.
925 reviews109 followers
December 20, 2025
Anche questa volta Matteucci non delude, anzi, si supera. Nella scrittura ricercata e accurata ma anche dissacrante, nell’umorismo amaro.
Profile Image for Daniele.
322 reviews68 followers
September 7, 2025
Che bella scoperta la Matteucci! Non sono nemmeno in grado di dire cosa abbia letto realmente, forse un romanzo sulla ricerca spirituale, forse di formazione, una fiction autobiografica in bilico tra il serio e il grottesco, non lo so....so solo che la prosa mi ha rapito, mi ha fatto ridere e commuovere e mi ha messo una gran voglia di assistere ad una messa in latino....

Ai miei genitori piaceva il Decadentismo, e non solo nelle arti figurative: incapaci di mantenere il tenore di vita consono all'educazione che avevano ricevuto, per il gusto di sguazzare nella decadenza forgiata dalla malasorte facevano sprofondare anche me ai margini del vivere civile. A causa loro la mia esistenza si era ben presto ridotta all'essenziale binomio cibo e sonno.

«Fai un'intenzione, scendi le scale, cammina fino alla parete di fondo, bacia la Madonnina, c'è una statuina di plastica sul muro, piega le ginocchia». La guardo, vorrei dirle: <
Ancora una volta, com'era stato per la Prima Comunione che non mi spettava, vengo ripudiata, rigettata ai margini. Scacciata anche dai buddhisti della Soka Gakkai in quanto
portatrice dell'universale dolore di esistere. Sono atterrita dalla rivelazione che contengo una quantità spropositata di dolore, ci rimugino per giorni senza trovare una spiegazione. Per i buddhisti sono figlia del dolore universale.

Non ho mai resistito seduta composta più di dieci minuti in vita mia. Sono insofferente a ogni spazio delimitato, claustrofobica, non conosco lo stato di requie, e sedere mi stanca molto di più che marciare in un campo di stoppie a piedi nudi sotto i dardi del solleone.

Nella mia infanzia è mancata una frase soltanto, in assenza della quale tutto fu perduto e confuso: <> attendeva, la dichiarazione d'affetto che era per lei la sola verità possibile. Senza l'amore dichiarato, la condizione dell'essere sempre affamata divenne il suo risibile destino terreno. Sentirsi ripetere: <> sarebbe stato il lasciapassare per una crescita sana e armoniosa, per la successiva trasformazione della bambina in fanciulla e infine in donna adulta mestruata.
Profile Image for Francesca.
2,073 reviews162 followers
April 16, 2025
Ammetto la mia profonda ignoranza, non conoscevo affatto questa autrice: è fantastica!

La prima cosa che mi ha colpito è il linguaggio, virtuosistico e talora barocco, ma sempre ben ponderato e accattivante. I termini preziosi o desueti, i diminutivi o vezzeggiativi, persino la terminologia tecnica, tutto concorre a rendere la perizia linguistica e stilistica di Matteucci.

Anche la trama non è da meno, la storia della protagonista diventa avventuroso e picaresca, tra realtà e immaginazione, tra affetti familiari, soprattutto per il padre, e ricerca della propria strada.

Ironia, tanta, sagace, tagliente, altrove lampante: ecco l’altro ingrediente fondamentale del libro, uno dei leganti di tutta la narrazione.

Non si riesce a staccarsi dalle pagine una volta iniziata la lettura. Una bellissima scoperta e sicuramente leggerò altro dell’autrice.
Profile Image for Gre.
85 reviews
December 13, 2025
Ormai sopraffatta dalle ombre, corre a perdifiato verso la casetta di legno, dove andrà a rifugiarsi dai pastori tedeschi, e mentre corre ripetendo, sta già facendo i conti con una sofferenza che non sa come amministrare perché è molto più grande di lei, un dolore che ancora oggi non ha nome - eppure continua a ripetere la forma magica: "Voglio vivere e voglio salvarmi".
Gli anni passeranno, la bambina-io abiterà il corpo di una donna che invecchia senza potersi difendere dalle ingiurie del tempo, dai villanzoni e dai taglieggiamenti dei gestori del gas e dell'energia elettrica, detti oneri di sistema, ma non morirà perché potrà sempre giocare con i suoi fratelli cani.


La cartagloria è una tabella che si appostava nel mezzo dell'altare delle chiese cattoliche; di solito divisa in tre sezioni, aveva iscritte delle orazioni della messa tridentina per aiutare il celebrante in caso di smarrimento - la stella polare delle domeniche mattina del sedicesimo secolo. La cartagloria di Rosa Matteucci, invece, è il tracciato disordinato, immaginifico, ilare della ricerca del trascendente lunga una vita intera. Da bambina che, irriverente, si inzucca costi quel costi a fare la sua prima comunione, l'io di questa storia giunge alla consolazione della celebrazione cattolica in latino, ormai donna matura e invecchiata. Ma il percorso non è affatto lineare: si viaggia in India, a Lourdes, a Genova, si torna, anche solo con la memoria, a Orvieto. Fino al finale in cui, se si crede di essersi aggrovigliati fin troppo in questi fili, ci viene ricordato l'essenziale: ognuno porta la propria croce, ognuno tenta di salvarsi come può. Quattro stelle solo perché, bisogna dirlo, mi ha ammorbato la tremenda paura di reincarnarmi anch'io, un giorno, in un lettino di pilates utilizzato da un ex segretario comunale.

Il prete dice: "In troibo ad altare Dei" e l'assemblea risponde: "Ad Deum qui laetificat juventum meam". La forza di Dio che allieta la giovinezza, non solo quella che mi fu concessa, è la verità più vera che io abbia mai udito; in queste poche parole si concentra la rivelazione compiuta della sacralità della vita umana, consustanziale attributo che non avevo mai identificato come tale e che da sempre con incessante urgenza e smarrimento avevo ricercato nella confusione del vivere.
Profile Image for Maria Luisa.
363 reviews7 followers
March 15, 2026
Lo stile di questo libro rasenta la perfezione: un diluvio di parole, di costruzioni iperboliche, di salite e di discese, di narrazioni tristissime condite da episodi estremamente divertenti.
Un'autobiografia spirituale che narra di un'infanzia mesta e scandita da una povertà dovuta a rovesci di fortuna dei nonni e soprattutto del padre giocatore e sognatore ma soprattutto povera di amore: "Nella mia infanzia è mancata una frase soltanto, in assenza della quale tutto fu perduto e confuso: «Ti voglio bene». Soltanto questo era ciò che la bambina-io avrebbe dovuto sentirsi dire una o più volte al giorno
dalla madre, solo quel «Ti voglio bene» attendeva, la dichiarazione d’affetto che era per lei la sola verità possibile. Senza l’amore dichiarato, la condizione dell’essere sempre affamata divenne il suo risibile destino terreno. Sentirsi ripetere: «Ti voglio bene» sarebbe stato il lasciapassare per una crescita sana e armoniosa, per la successiva trasformazione della bambina in fanciulla e infine in donna adulta mestruata."
Nessun personaggio ha un nome, a parte una nonna: solo padre e madre che mi hanno ricordato la Famiglia Addams di Mercoledì.
Una vita alla continua ricerca di qualcosa che approda a tanti riti religiosi, uno più singolare dell'altro, che lasciano la protagonista sempre più vuota e mai appagata.
Fino a portare il lettore all'ultimo capitolo, intensissimo e illuminante, in cui l'autrice definisce finalmente il significato secondo lei delka vita di un essere umano; una scoperta dolorosa ma profonda che scomoda l'umanissimo Vasilij Grossman, la tragedia nella seconda guerra mondiale di Dresda, nonché l'attuale guerra in Ucraina.
Un libro ricchissimo dal punto di vista dello stile, dissacrante in parecchi punti, magari al di sopra delle righe in altre nella sua ferocia, ricco di rabbia e di ironia, mai banale e capace di strappare tante risate.
Profile Image for Anna Russo.
126 reviews7 followers
June 3, 2025
Un libro completamente diverso da tutto quello che ho letto ultimamente. Eccentrico rispetto alla narrativa italiana contemporanea per argomento - la ricerca del sacro, la riscoperta del rituale cattolico più tradizionale - e per scrittura, un impasto di ironia, preziosismi dosati senza manierismo e senza pretenziosità, slanci sublimi e cadute nel grottesco in perfetto equilibrio. Bello e pure coraggioso.
Cartagloria di Rosa Matteucci parte dall'infanzia e dalla sua ferita, profonda, infestante, infiltrata nell'inconscio e solo parzialmente placata dai ricordi più addomesticati. Rosa, esclusa dal rituale affascinante e misterioso della prima Comunione e costretta ad assistere impotente al tracollo esistenziale prima ancora che economico della sua famiglia, per tutta la vita cercherà requie spirituale inseguendo forme diverse e disparate di rituali (ora induisti, ora buddisti, poi di nuovo cattolici) accomunati da un'attenzione ai gesti, alla "scenografia dello spirito", al senso di comunità in cui ritrovare una famiglia, La famiglia perduta. E con essa la trascendenza.
L'approdo è (per i nostri tempi indifferenti, piuttosto sordi alla trascendenza) sorprendente: Rosa placa la sua inquietudine, cura la sua ferita nel rituale tridentino. Che non è solo la Messa in latino ma un vero e proprio apparato devozionale, ipnotico, profondamente rasserenante. Sorprendente è inoltre la rievocazione, seppure in forma di fantasmagoria, a metà tra il sogno e l'allucinazione, della Battaglia di Lepanto, cuore pulsante di tutti i furori controriformistici.

La scrittura di Rosa Matteucci ha tanta tanta "personalità", è vivace, ricca, sugosa per aggettivazione e sostantivi. La veste ironica abbassa spesso al nostro livello un tema che facilmente potrebbe finire per essere troppo alto e quindi irricevibile, crea, quando serve, la distanza che evita scivolamenti nel patetico. Solo quando diventa scopertamente grottesco (il racconto del funerale del padre e dell'educazione di un trisavolo) si allontana un po' dalle mie corde, ma ne capisco la ratio: l'autrice cerca di non svilire i suoi sentimenti abbandonandoli al patetico. Preferisce piuttosto giocarci su. Ancor di più si impongono pertanto, quei passaggi in cui, dismessa l'ironia, la scrittura ritrova la forza feroce della confessione.
Profile Image for Valentina.
63 reviews
Read
July 15, 2025
La ricerca a tutti i costi di qualcosa a cui appartenere e la necessità di trovare consolazione nel divino. Uso magnifico dell'italiano ma a me ha profondamente annoiato.
Profile Image for Lucica-Oana.
5 reviews1 follower
September 25, 2025
È stato come assistere alle messe ortodosse di quattro ore a cui ero obbligata ad andare da bambina, che fatica
Profile Image for Alice Rinalduzzi.
57 reviews2 followers
January 25, 2026
Matteucci, le cose sono due: o non ti ho capito, e allora me ne scuso, o ti ho capito e non mi sei piaciuta per niente. Aldilà della noia insopportabile e di una scrittura che più che colta, mi sembra solo l’ostentazione di un vasto vocabolario, mi hai perso completamente quando ci dici che la più grande forma di libertà è accettare la croce che ci portiamo sulla spalle. Io penso, invece, che la più grande forma di libertà sarebbe proprio scrollarci di dosso il retaggio culturale cattolico che ci spinge a credere che quella croce debba addirittura esistere. Un grande no, daje: da qui si può solo risalire!
Profile Image for Chiara F..
615 reviews49 followers
March 5, 2026
Di scritture come questa non ne esistono quasi più, esattamente come la messa in latino citata in queste dense, barocche pagine.
Profile Image for Benedetta Folcarelli.
172 reviews55 followers
May 26, 2025
Una bambina esclusa dalla Prima Comunione sviluppa un rapporto malato e tragicomico con la fede. Cartagloria è il flusso di coscienza di una protagonista inquieta, cresciuta in una famiglia anaffettiva dove l’unico vero legame è quello con Dio — o meglio, con una sua idea distorta, colpevole e un po’ allucinata. Tra messe, riti assurdi, esorcisti e fedeli grotteschi, Rosa cerca un senso, inciampa, si auto-flagella (mentalmente), ironizza su tutto e tutti, e intanto ci regala una delle riflessioni più dissacranti e intelligenti sul bisogno di essere amati. Da Dio, sì, ma anche un po’ da chi ci sta intorno e, soprattutto, da noi stessi.
Profile Image for Luca Reggè.
1 review1 follower
May 18, 2025
Un racconto semi-autobiografico (forse) alla continua ricerca di risposte e segnali tramite la spiritualità, nelle sue più disparate forme. La prosa di Rosa Matteucci è qualcosa di unico nel panorama attuale della letteratura italiana, si piange, si riflette ma sopratutto si ride molto quando si leggono le situazioni tragicomiche in cui la protagonista, spesso a suo malgrado, è inserita.
Profile Image for Ilcicers.
73 reviews167 followers
April 21, 2025
3,5 ⭐️

Erano anni che un libro non mi faceva scoppiare a ridere durante la lettura
Profile Image for Maria Vittoria.
9 reviews3 followers
August 26, 2025
Leggere Rosa Matteucci permette di risparmiarsi una visita a Versailles perché lo splendore davanti all’abbondanza e alla maestria nelle arti è lo stesso.
Profile Image for Livia Hinz.
22 reviews
January 18, 2026
3.5 ⭐️
La scrittura di Rosa Matteucci è magistrale, ricca, tagliente e incredibilmente ironica. Da questo punto di vista il libro meriterebbe indubbiamente cinque stelle. Anche la tematica autobiografica è interessante: la rovina economica e il conseguente sfaldamento del tessuto familiare, questa infanzia dominata dal solo desiderio della bambina Rosa di trovare una qualche forma di appartenenza e normalità. Quel che però rende il libro difficilimente digeribile, per me, è lo spazio dedicato ai riti religiosi come ricerca dí spiritualità e, ancora, appartenenza. Questo tema emerge in tutta la narrazione e domina l’ultima parte del libro, e nemmeno l’ironia é più capace di salvare il lettore dalla noia.
Profile Image for stampatominuscolo .
128 reviews3 followers
July 20, 2025
La bambina che ci sorride dalla foto in copertina è Rosa Matteucci: sullo sfondo il giardino di Villa Clelia, a Orvieto, dove Rosa trascorre l'infanzia, in primo piano quel sorriso furbetto e due occhi che si intuiscono vivaci e curiosi.
Eppure Rosa cresce sola e inascoltata, tra adulti distratti, viziosi, alle prese con il decadimento di una famiglia un tempo benestante e la scomparsa progressiva dei beni, delle terre e persino del mobilio e degli oggetti.
Nelle stanze della villa che si fanno sempre più spoglie, nel grande giardino in cui sembra sempre inverno e le ombre sono incredibilmente lunghe e affusolate, Rosa prova uno struggimento cui non sa dar nome e la sensazione costante di essere esclusa da tutto ciò che normalmente spetta ad un bambino: la Prima Comunione per esempio, con l'abito bianco e la coroncina in testa, la festa e i "regali di prezzo", ma soprattutto la beatitudine dell'infanzia e il "ti voglio bene" di una madre.

Come raccontare di una giovane coscienza che si forgia senza guida sicura, sempre in bilico e in balia di un fato che appare decisamente avverso?
Come spiegare l'innato anelito verso il trascendente e la formazione spirituale di una donna dalla vita non ordinaria, spesso tragica, che la vede arrivare fino all'India dei santoni, passando per un frate esorcista e per Lourdes, senza autocommiserarsi o essere travolti dal passato?
Con l'ironia, che è la cifra caratteristica di questo romanzo e dello stile dell'autrice e che spesso diventa vera e propria comicità, anche quando la scena è la tumulazione del corpo di un padre molto amato, o l'ufficiale descrizione del rito tridentino cantato.

La memoria di Rosa è piena di quegli oggetti e di quei riti appartenenti ad una Italia che non esiste più e in questo Rosa mi ha un po' ricordato, nonostante la distanza temporale tra le due autrici, la Dolores Prato di Giù la piazza non c'è nessuno, che ho molto amato: bambine la cui intelligenza fuori dal comune è resa ancor più acuta e sensibile dalla solitudine, io credo.
Dolores non ha però, mi sembra, l'arma vincente di Rosa: il saper trovare il lato comico della tragedia per accettare l'imperfezione della vita umana.
Profile Image for Agostino Bordignon.
13 reviews
August 14, 2025
Autobiografia della parte bambina della scrittrice alla ricerca della sua spiritualità.
Molto divertente che il linguaggio che la bambina usa per raccontare sia ricercato e inusuale e che tutto il racconto sia al presente.
Profile Image for gbistt.
78 reviews
April 20, 2026
Alcune parti sono splendide, fortissime, originali. Peccato che nel complesso, sia per l'assenza di una vera trama, sia per come sono trattati alcuni temi, sia al limite della illeggibilità
Profile Image for Filippo Rinaldo.
25 reviews
June 23, 2025
Una scrittura barocca e ricercatissima, ma usata sempre con superba ironia. Un'autrice folgorante, come una rivelazione. In quest'opera di straordinaria delicatezza, la narratrice dissotterra le radici del desiderio di Trascendenza che l'accompagna da tutta la vita. E dischiude la verità metafisica che risiede al cuore dell'umano: l'impossibilità di accettare che l'essere sia tutto qui.
Profile Image for Anna Putti.
11 reviews
July 29, 2025
Un libro che mi ha fatto sentire meno sola e che mi ha fatto apprezzare la bellezza della diversità e la complessità di un animo fragile con un passato difficile; un libro che mi ha fatto sentire stranamente compresa, perché anche io mi sono sentita per tutta la vita una bambina strana, sola e incompresa.
Profile Image for eliss.
163 reviews3 followers
August 6, 2025
⭐️3,5
All'inizio ero un po' titubante, ma dopo il primo capitolo ho iniziato ad appassionarmi e anche ritrovarmi nella storia dell'autrice. Una scrittura davvero originale
Profile Image for Eddy64.
613 reviews17 followers
May 3, 2025
La ricerca della spiritualità e del trascendente per arrivare a un luogo dove essere finalmente amati e accettati… detta così potrebbe essere l’argomento di un insopportabile e ombelicale racconto pseudo new age e invece no! Rosa Matteucci, mescolando finzione e vissuti personali in una autobiografia semi immaginaria, sceglie la strada del monologo, o meglio spezzoni di monologo, tra il tragico e il grottesco, più il secondo del primo, supportati da un linguaggio ricercato ma molto fluido e con una musicalità intrinseca che rendono piacevolissima la lettura
In copertina la foto di Rosa bambina dallo sguardo vispo e sorridente che sembra prendere in giro tutti a cominciare dal lettore. Vive a Villa Clelia vicino a Orvieto un’infanzia non facile quasi di sapore dickensiano con un padre, che se nei sogni di Rosa è un grande condottiero, nella realtà è un giocatore incallito che ha dilapidato il patrimonio, una madre scostante e la casa piena di cimeli destinata a finire all’asta. I genitori e i nonni, presi dai problemi finanziari, non capiscono o non vogliono capire la sua richiesta di prendere la comunione come gli altri bambini: si comunicherà di straforo vestita malamente con l’ostia sputata per il rimorso del peccato mentre il padre rivolta la casa alla ricerca di un fantomatico guanto che garantirebbe una cospicua eredità…
Negli anni seguenti Rosa, ormai donna, racconta dei suoi tentativi di essere accolta tra i buddisti e tra gli indù, del suo viaggio a Lourdes come ausiliaria, della sua frequentazione di un frate eremita come di un paio di fattucchiere sempre con beffarda ironia, esperienze grottesche e più o meno deludenti.
In età avanzata, l’incontro con la messa in latino, celebrata solo in alcune chiese e malvista dalla curia. Ne resta affascinata e offre descrizioni particolareggiate e grandiose di un rito antico ormai per iniziati, si dilunga sui modi di inginocchiarsi nei vari momenti, sui canti, sui recitati e qui il grottesco è meno evidente, anche se fa capolino qua e là a far tornare con i piedi per terra…
Qualche tempo fa avevo letto Libera la Karenina che è in te, e non lo avevo apprezzato, a partire dalla narrazione lenta e farraginosa non aiutata dallo stile grottesco che però si perdeva in troppe minuzie. Qui invece tutto funziona più armoniosamente e si finisce per divorarlo anziché arrivare alla fine per sfinimento… Quindi quattro stelle entusiastiche e molto personali con l’intenzione di leggere altro di questa scrittrice fuori dagli schemi
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