Jump to ratings and reviews
Rate this book

Penultime parole

Rate this book
C'era una casa sulla collina al limitare di un piccolo paese nell'entroterra, una famiglia di cinque persone a dividersi le tre stanze, le sei sedie, i due specchi e i tanti libri ordinati sulle mensole. Ma, adesso, per le due vecchie sorelle rimaste sole ad abitarla quel tempo è un repertorio di immagini sfocate, lontane. Anche il presente sembra rarefarsi e, con esso, i rapporti sociali. Perso ogni contatto con gli abitanti del paese a fondovalle, presto rinunciano persino alle parole che iniziano progressivamente a eliminare, arrivando a seppellire le centinaia di libri per "fare spazio al silenzio" che occupa la casa. Persino i ricordi sembrano appartenere a un passato a cui è difficile credere. Mentre la morte, come per dimenticanza, risparmia la casa, Teresa, quasi ultracentenaria, inaugura una vita simbiotica con le piante che coltiva, trasformandole in confidenti, compagne. Le luci nel paese a fondovalle sono sempre meno, gli ululati dei lupi dai boschi attorno sempre più vicini, finché un giorno Teresa prende una decisione impossibile. Tra Ágota Kristóf e Tommaso Landolfi, Cristò, autore di libri di culto come La carne e La meravigliosa lampada di Paolo Lunare, torna con un romanzo metaforico ma dalla messinscena concretissima sulla corrispondenza tra essere umano e natura, sul potere del linguaggio e sull'illusione della libertà.

103 pages

Published April 15, 2025

Loading...
Loading...

About the author

Cristò

22 books10 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
14 (21%)
4 stars
18 (28%)
3 stars
21 (32%)
2 stars
8 (12%)
1 star
3 (4%)
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,145 reviews667 followers
April 16, 2025
Era da tempo che volevo leggere Cristò Chiapparino: a pelle sentivo che meritava di essere letto.
E non mi sbagliavo.

In questo nuovo romanzo, l’aurore immagina un processo al contrario, una sorta di regressione dalla civiltà a una condizione selvaggia, in cui l’uomo (le donne, due sorelle in questo caso) è in simbiosi con la natura.

“Lei mi guardò con tenerezza.
«Ricomincerò a parlare alle piante» rispose, «è la cosa migliore.»
E così fece da allora in poi, riuscendo a mantenere in equilibrio il silenzio con parole sussurrate a foglie e fiori e rimproveri bonari a insetti e parassiti.
Fu il periodo migliore.
Ci scambiavamo qualche parola pochissime volte, minuscole parole inevitabili.”

Un libro denso, con una scrittura molto poetica; un’ode alla natura che si riappropria dei suoi spazi, che invita il lettore a imparare a dimorare nel silenzio

“Il presente è una storia seduta su un ceppo ad aspettare di avere indietro il libro che non si poteva spostare, che credevamo reggesse la casa, nascosto nel cassetto in cui lei non guardava mai, salvato dalla sepoltura, messo di notte sopra un comodino, piantato a due passi dalla mia finestra, nato come abete rosso, ferito di notte e curato di giorno, ucciso, trascinato, rotolato giù dalla collina dove lei non lo poteva più vedere.”

Profile Image for Fede La Lettrice.
875 reviews93 followers
November 26, 2025
• In Penultime parole Cristò Chiapparino mette in scena una casa isolata, in cima a una collina, come se fosse l’ultimo diaframma tra il mondo degli umani e un altrove più antico e vegetale. Dentro quella casa si muovono due sorelle molto anziane, superstiti di una famiglia un tempo numerosa ora ridotta a un repertorio di immagini sfocate

• La trama segue la loro lenta ritirata dal mondo. Prima si allentano i rapporti con il paese a fondovalle poi si stringono sempre di più gli scambi tra loro e infine comincia una sospensione deliberata delle parole.

• Le sorelle decidono di eliminarle progressivamente come se ogni vocabolo in meno liberasse spazio interiore. Il passato diventa opaco, i ricordi perdono contorni, la memoria assomiglia a un racconto sentito altrove.

• Teresa, ormai anziana quanto la natura, attraversa questa rarefazione avvicinandosi alle piante. Le coltiva, le osserva, vi si affida instaurando un dialogo, una corrispondenza che riorganizza gli affetti.

• La messinscena resta sempre molto concreta ma l’aspetto più interessante del testo è la rappresentazione del silenzio. Racconto lungo di discreta forza, asciutto, coerente.
Profile Image for Seregnani.
857 reviews40 followers
April 26, 2025
«La casa continuò a sfiorire e rifiorire con regolarità, a mettere uva nell'ingresso, fiori nel corridoio, pomodori e limoni in cucina.
Teresa ormai parlava con le piante e con gli insetti senza preoccuparsi della mia presenza. Forse anche per lei avevo smesso di esserci. La sua voce era ovunque, dall'alba al tramonto. Solo di notte io e il silenzio potevamo riprenderci il nostro spazio comune.»


3 ⭐️ Devo dire che avevo aspettative fin troppo maggiori rispetto a questo libro che, non mi ha deluso, ma pensavo migliore…
111 reviews
July 4, 2025
Surreale ma affascinante. Diventare parte integrante della natura è la nostra ultima e meravigliosa dimora.
Profile Image for dammydoc.
387 reviews
November 6, 2025
Cristò: Penultime parole. Mondadori ed.

Una casa piccola, sulla collina, che guarda i tetti di Sercinato al Fiume, paesino mezzo disabitato, poco distante nella valle. Prima la morte dei genitori, poi quella di Matteo, il fratello maggiore. Gli spazi si sono fatti più ampi, troppo, e sono iniziati i silenzi, rotti da parole urlate: “le persone arrabbiate si espandono, occupano spazio”. Nella casa ci sono due specchi, uno per lei e uno per Teresa, la sorella minore, sei sedie (quattro di troppo), e soprattutto libri: tanti, tanti libri; molti non ancora letti, e nessuno spazio per farne entrare di nuovi. Così le due sorelle hanno iniziato a disfarsene: i quindici volumi di un’enciclopedia degli animali risalente al tempo in cui loro padre frequentava la scuola elementare sono stati i primi a finire in un fosso nel terreno, poco lontano da casa. Poi è stato il turno dei dodici tomi illustrati della Divina Commedia, acquistati a rate; i saggi di filosofia, storia, politica e religione del fratello Matteo, i testi di psicologia di Freud, Jung e Lacan sottolineati e annotati dalla madre, le monografie di fotografia; i testi di letteratura, appartenuti al padre, persino i libri di favole: tutti sotterrati, tranne uno, riposto in un cassetto che, lei che racconta, sa non venire mai aperto da Teresa. In realtà non si tratta di un libro di fiabe: non è ancora stato letto, eppure lei pensa che quel volume regga tutta la casa, e per questo lo tiene nascosto…

Cristò, ovvero Cristò Chiapparino, classe 1976, scrittore, libraio, musicista barese, è già autore di diversi romanzi e firma importante di riviste come “Minima & moralia” e “Artribune”. Tre capitoli, tre stagioni: Penultime parole è un racconto in tre movimenti (Semina, Fioritura, Raccolto) che esplora in chiave surrealista, attraverso una narrazione affabulatoria, i temi dell’impermanenza, del mutamento, della memoria delle persone perdute, della persistenza del loro ricordo - tema che Cristò affronta in modo del tutto peculiare -; del tempo, che scorre nell’alternarsi delle stagioni, e si piega nell’avvicendarsi delle tappe che segnano il percorso di consapevolezza della narratrice, che arriverà a sperimentare la morte-in-vita (un’eco de La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge). In questo tempo dilatato trovano spazio il silenzio, nei suoi anfratti e nei suoi molti significati, compagno agognato, sfuggente; le parole, quelle urlate, quelle non dette, quelle di circostanza - nel difficile equilibrio che si instaura tra le due sorelle che si ritrovano a condividere la casa -, e quelle dei libri amati, raccolti, accumulati, quasi a riempire l’abitazione, e poi sepolti, che tornano, in modo inusitato e simbolico, al termine del racconto…

Ne scrivo su

www.mangialibri.com/penultime-parole
Profile Image for Adriana Moretti.
808 reviews8 followers
March 16, 2026
Un libro breve ma dove le parole hanno un significato profondo. Sin da subito alcune frasi mi hanno colpito. “Tutte le cose dovevano essere utili; dovevano esserlo anche le parole” … “Le persone arrabbiate si espandono, occupano spazio”… “Il silenzio è un gas, riempie tutto” .
Lo stile é chiaro e preciso. Il tempo passa sulla vita della famiglia, sulla casa, sugli oggetti e sugli innumerevoli libri. Nel frattempo la natura che cresce, decide dove, come e quanto spazio occupare. Una storia metafisica. É il primo libro che leggo dell’autore e credo ne leggerò altri perché mi ha incuriosito parecchio.
Profile Image for Francesca.
2,096 reviews162 followers
April 30, 2025
Nell’ultimo, breve, romanzo di Cristò trovano spazio temi cari all’autore, come il senso della vita, la solitudine, l’alienazione, la morte e il contatto con quello che c’è “dopo”. Il titolo stesso sembra richiamare una dimensione di fine, di attesa, di un’ultima opportunità prima di qualcosa che segna una svolta.

In queste pagine, l’autore dipana lentamente la narrazione, talora non immediata da seguire, ma via via sempre più potente.

L’atmosfera è rarefatta, i personaggi e soprattutto la protagonista sembrano senza tempo, eterei, appartenere a più dimensioni, non solo quella reale.

E’ la natura la cosa più vera, concreta, che coinvolge tutti i sensi, quali fosse l’unica cosa davvero esistente.

Trovo molto toccante come Cristò tratti in modo delicato e malinconico il rapporto di una persona con chi non c’è più, quasi ci fosse un invisibile velo che separa i mondi e talora fosse possibile sbirciare al di là. Ma in questo caso, “chi non c’è più” è la protagonista stessa (e, per estensione, il lettore, ciascuno di noi): il passato dimenticato, i sogni perduti, il nostro io seppellito.
Profile Image for Tatiana Sabina Meloni.
Author 15 books8 followers
March 24, 2026
Nell’attuale panorama editoriale, dove la narrazione spesso sacrifica la forma sull’altare dell’immediatezza, l’ultima opera di Cristò, “Penultime parole“, si staglia come un esperimento linguistico e filosofico di rara audacia. Il romanzo non si limita a raccontare una storia; mette in scena il progressivo disfacimento del linguaggio e della realtà stessa.

Al centro della vicenda troviamo una famiglia di cinque persone ridotta, dal tempo e dal lutto, a due sorelle, Teresa e la narratrice, che abitano una casa isolata sulla collina di Sercinato al Fiume. L’evento scatenante non è un’azione, ma una rinuncia: per fare spazio a un silenzio che “riempie tutto come un gas”, le sorelle decidono di seppellire sistematicamente la loro sterminata biblioteca.
Questa scelta metaforica trasforma la trama in un’indagine sulla sopravvivenza: cosa resta dell’umano quando si rinuncia alle parole? Il legame tra le due donne si consuma in una routine fatta di gesti minimi e silenzi opprimenti, fino a quando la natura — sotto forma di piante coltivate da Teresa e di una vite infestante che letteralmente “buca i muri” — non inizia a reclamare lo spazio fisico e mentale della casa.

I protagonisti sono delineati attraverso la loro negazione.
Teresa incarna la metamorfosi simbiotica con il vegetale: parla alle piante, le accudisce con una dedizione che sfiora il misticismo, diventando lei stessa, col tempo, parte del territorio.
La voce narrante, al contrario, è il baluardo di una resistenza umana che si sgretola; lei è colei che osserva il paese di Sercinato spegnersi luce dopo luce, in un’attesa metafisica della fine.
Un terzo protagonista silente è il libro salvato dal cimitero sotterraneo: “Storia della mano destra di Paul Wittgenstein persa in guerra”, simbolo di un’incompletezza (la “penultima parola”) che definisce l’esistenza stessa delle sorelle.

L’ambientazione si muove tra il domestico claustrofobico e un esterno che assume i tratti di un bosco “nato sui libri”. La collina non è solo un luogo geografico, ma un organismo vivo che accoglie e digerisce i ricordi. Di particolare impatto è la descrizione di Sercinato al Fiume, un paese che sembra svuotarsi in sincronia con il silenzio delle protagoniste, fino a diventare un panorama disabitato dove solo i lupi restano a fare compagnia.

Lo stile di Cristò è la vera spina dorsale dell’opera. La prosa è ricercata, quasi solenne, capace di rendere tangibile l’immateriale. L’autore utilizza una punteggiatura che asseconda il respiro affannoso delle vecchie protagoniste e la lentezza della crescita vegetale. È una scrittura che non teme l’astrazione, ma che sa farsi violentemente concreta quando descrive il freddo dell’acqua del fiume o il rumore di una scure.

“Penultime parole” è un’opera che richiede un lettore attivo, disposto a colmare i vuoti di una narrazione frammentata. Sebbene l’eccesso di introspezione possa talvolta rallentare il ritmo, questa lentezza è funzionale all’esperienza immersiva proposta dall’autore. È un romanzo sulla corrispondenza tra essere umano e natura, consigliato a chi cerca nella letteratura non una fuga, ma uno specchio profondo e, talvolta, spietato.
Profile Image for Marti.
123 reviews3 followers
December 3, 2025
L’idea è buona, ma complice forse la brevità del romanzo, la riuscita non è dei migliori.
Displaying 1 - 11 of 11 reviews