Torino, 1993. Ludovica e suo fratello Edoardo frequentano il liceo, vivono in una casa piena di begli oggetti, libri e opere d'arte, indossano vestiti di marca e hanno fiducia nel futuro. Sono figli di Arturo Montella, segretario regionale della Democrazia Cristiana, un uomo affascinante e carismatico la cui aura aleggia su di loro anche quando è assente. Credono nelle vite lucenti dei genitori - stelle che brillano lontane -, nella loro cultura, nella stabilità e nel benessere che incarnano. Poi, un giorno, Arturo Montella viene arrestato. I ragazzi scoprono dalla televisione che il padre è coinvolto nell'inchiesta Mani è accusato di corruzione e finanziamento illecito al partito. Il perno su cui si reggeva la famiglia Montella crolla da un giorno all' mentre il padre è in carcere e la madre si adopera in ogni modo per tirarlo fuori, Ludovica e Edoardo rimangono soli e senza punti di riferimento, combattuti tra la vergogna e la rabbia. L'unico estraneo ammesso nel limbo di casa Montella è Tommaso, il miglior amico di Edoardo. E in quella bolla di tempo sospeso lui e Ludovica si scoprono attratti l'uno dall'altra. Ma Ludo sa che se il fratello indovinasse il sentimento che le esplode nel petto, rischierebbe di perdere anche lui. All'inizio di questa storia, che la segue fino all'età adulta, Ludovica non ha ancora diciott'anni, ma l'impatto destinato a deviare per sempre la traiettoria della sua vita è già avvenuto. Dopo aver dedicato il suo primo libro al mondo della scuola, Laura Marzi si addentra ora, con lo sguardo obliquo e profondo della romanziera, in un momento della storia italiana recente, gli anni Novanta di Tangentopoli, che ha segnato la fine di un'epoca, e lo racconta dalla prospettiva di chi alla caduta di quella classe politica ha assistito dal basso e ne ha raccolto i la generazione dei figli.
Con Stelle cadenti, Laura Marzi consegna alla narrativa italiana un romanzo di rara lucidità, in cui l’analisi sociale e politica si intreccia a una scrittura sorvegliata, capace di tenere insieme l’urgenza del presente e la profondità della riflessione. È un’opera che agisce per stratificazione, sedimentando temi cruciali del nostro tempo — classe, genere, privilegio — all’interno di una trama familiare che, pur muovendosi entro confini riconoscibili, rinuncia a ogni consolazione nostalgica.
Al centro i Montella, una famiglia borghese attraversata da crepe non più occultabili: non la crisi, dunque, ma l’esposizione di ciò che si finge ancora intero. Marzi esplora queste dinamiche con un linguaggio che rinuncia alla spettacolarizzazione e si pone in ascolto: una scrittura che non impone, ma analizza, sonda, restituendo il senso di una difficoltà espressiva non come limite, bensì come sintomo. È proprio in questa tensione — tra il bisogno di dire e l’impossibilità di farlo pienamente — che il romanzo trova la sua forma più felice.
Ciò che colpisce non è solo la finezza con cui vengono affrontati i rapporti familiari, ma il modo in cui essi diventano specchio di una condizione più ampia: la fragilità delle categorie ereditate, la precarietà delle relazioni fondate sul dovere, sul nome, sul ruolo, il crepuscolo degli idoli, la fine delle grandi ideologie, un'Italia frammentata e vulnerabile all'entrata in campo di Berlusconi e le sue conseguenze. Marzi non indulge nel giudizio, né nella redenzione, ma espone con brutale onestà i meccanismi che governano le nostre vite. E tuttavia, Stelle cadenti non si esaurisce nella diagnosi. C’è, nel suo finale aperto ma non vago, una traiettoria che si potrebbe definire utopica nel senso più serio del termine: un’ipotesi di futuro in cui la dissoluzione della famiglia tradizionale non comporta il vuoto, ma la possibilità di forme di cura e di alleanza altre, non fondate sul sangue ma sulla scelta, sul desiderio di prossimità. In questo senso, è un romanzo che non solo guarda il presente, ma tenta di immaginarne un superamento.
Profondamente politico, nel modo in cui costruisce lente ma inesorabili stratificazioni di senso, Stelle cadenti è un romanzo palpabile, pieno di umori, tremori, pelle e nervi. È un libro che se non mi desse fastidio il termine, definirei necessario, ma invece lo definirò prismatico. Un romanzo che non solo denuncia, ma per riesce a pensare. Un romanzo che fa dell'ottimismo della volontà, della fiducia ostinata e sobria, che ripone nel potere di nominare il reale senza tradirlo, un bacino fertile dove accogliere le stelle in fiamme.
Loved reading this novel of 1970s to contemporary Italy from a woman's perspective. It's a "coming of age" story of living through family changes and Italian political changes and personal identity changes. The plot kept me surprised. The ending is beautiful. I read it for my Italian conversation group and would recommend it to any female Italian readers of 40+ years. I hope it's translated into English (maybe it already is) so that others can read it. Also, I was super surprised to see the cover photo by Julie Blackmon--my friend and neighbor in Missouri (who is an amazing photo artist). Maybe that cover sent me off on a good start!
Un libro che ti catapulta, fin dalla prima pagina, in anni che hanno segnato la storia politica italiana, ma da una prospettiva diversa e intima, per poi proseguire nel contemporaneo, in un percorso che ti accompagna a crescere con Ludovica e la sua famiglia.
Una storia raccontata con il ritmo tipico dei libri che ti chiedono “non fermarti, leggimi subito fino in fondo” ⭐️
Romanzo coraggioso, innovativo, scritto con cura. Un periodo della vita italiana spesso lasciato da parte riportato alla vita con gli occhi di una protagonista fuori dai consueti schemi, ma anche uno spaccato familiare crudo ma pieno di essenza vitale. Da divorare.
This entire review has been hidden because of spoilers.