Noiosino anzi che no!
come mai gli esseri umani vedono animali o, quando è il caso, il volto di Dio nelle nuvole? Tutte queste domande – sui cani, i lupi e le nuvole – si legano non solo alla narrazione del professor Longo, ma, io credo, alle origini di ogni possibile narrazione.
Gli stessi deficit nello sviluppo della cresta neurale causerebbero inoltre gli altri sintomi della sindrome: depigmentazione in alcune aree della cute, malformazioni nella cartilagine delle orecchie, ridotto sviluppo della mandibola e financo una riduzione della grandezza dell’encefalo (ebbene sì, anche questo è uno dei tratti associati alla domesticazione: il cervello rimpicciolisce).
Il professor Longo, amico di vecchia data di Valentino Braitenberg, non avrebbe difficoltà a identificare a uno a uno i meccanismi che sono all’opera nell’interpretazione del comportamento del suo Alcibiade, né, io credo, ad ammettere che parlare di Alcibiade è parlare di sé stesso e, in ultima analisi, della condizione umana. Perché la narrazione, la passione tutta umana per raccontare le storie, trova le sue origini nella grande illusione che ha reso possibile ai nostri cervelli l’invenzione e la lettura delle altre menti, e in alcuni degli stessi processi che hanno condotto un lupo a diventare un cane Alcibiade.
L’idea di Tomasello è che gli esseri umani posseggano però una forma di pensiero unica, l’intenzionalità condivisa, che sarebbe sorta in relazione ad adattamenti volti a risolvere problemi di coordinamento sociale, che emergono quando gli individui cercano di collaborare con gli altri anziché di competere.
La complessità delle capacità cognitive degli esseri umani potrebbe essere il risultato della complessità della loro vita di relazione. In tal caso, lo scenario evolutivo dovrebbe implicare la selezione delle capacità cognitive in qualche altro dominio e la sua successiva estensione all’ambito dei problemi sociali.
Che cosa sia l’intelligenza io non lo so, ma mi accorgo benissimo quando c’è (o quando manca)
Mario è stato uno straordinario mentore non solo per quello che mi ha insegnato e per come lo ha fatto, ma anche e soprattutto per la grande libertà che mi ha concesso: quella di perseguire i miei interessi, anche quando non avevano nulla a che fare con i suoi o erano addirittura in contrasto con il suo modo di vedere. C’è un momento nelle relazioni tra un maestro e il suo allievo in cui viene perpetrato una specie di piccolo delitto. Cesare Musatti ne ha parlato in un racconto, a proposito dei suoi personali rapporti con Vittorio Benussi, di cui fu allievo, nei termini di un parricidio
Eravamo interessati all’origine delle credenze religiose, più sul versante della storia umana lui, più sul versante della storia naturale io, e perciò con una buona complementarietà. Negli ultimi scambi che abbiamo avuto mi esprimeva alcune sue preoccupazioni al riguardo [...] Vittorio si preoccupava, con il senso civico che gli era proprio, di come passare dalla comprensione dei meccanismi che sottostanno a certi sistemi di credenze e di umane inquietudini (ad esempio per i vaccini o gli OGM) ai modi per modificare queste credenze. Cinicamente io sostenevo che l’unico modo è affidarsi alle paure delle persone, piuttosto che alla loro razionalità (convinci le persone se le spaventi sui rischi di non vaccinare i loro bambini, anziché argomentando sul rilievo civico-sanitario della pratica della vaccinazione). Ma Vittorio era un tenace sostenitore delle virtù della ragione. Nell’ultimissimo scambio che abbiamo avuto mi menzionava la possibilità per lui di una cura in fase sperimentale. Diceva che la fiducia nella ricerca scientifica è l’unica fede che persone come noi possono avere
Per il credente, naturalmente, tutte queste osservazioni sono interessanti ma non decisive per quanto riguarda la sua fede. Nulla impedisce, infatti, di vedere nei meccanismi dell’evoluzione per selezione naturale – comunque si siano dispiegati nel tempo – il modo tramite il quale Dio ha indirizzato il suo Logos creativo.
Certo, nulla lo impedisce. Nulla impedisce di credere che gli anelli di Saturno, che son fatti di frammenti di ghiaccio, roccia e polveri, abbiano il sapore squisito della granita alle mandorle di Noto. Però a Vittorio e alle persone come noi piacerebbe capire come stanno davvero le cose, perché pensiamo che stiano in un certo modo indipendentemente da quello che noi crediamo o vogliamo.