Unico romanzo di Emily Brontë, pubblicato nel 1847, "Cime tempestose" narra la passione di Heathcliff, trovatello orgoglioso e ribelle, per Catherine, legata a lui da un sentimento che non le dà pace neppure dopo il matrimonio con il ricco Edgar Linton. Attorno a questo nucleo centrale si costruisce un romanzo d'amore che via via si rivela una tormentata vicenda di vendetta. Le deserte e ventose lande dello Yorkshire, le sue brughiere aspre e selvagge sono l'indimenticabile sfondo di una storia in cui si fondono le suggestioni delle grandi tragedie shakespeariane e il clima romantico ottocentesco. Nella temperie di esasperata sensibilità tipica del Romanticismo, "Cime tempestose" si segnala per la finezza del disegno psicologico e per un senso di commossa interiorità che sembra precorrere alcune tra le più mature conquiste del romanzo inglese del primo Novecento come i capolavori di Joyce e Virginia Woolf. Con uno scritto di Joyce Carol Oates. Prefazione di Charlotte Brontë.
Emily Brontë was an English novelist and poet whose singular contribution to literature, Wuthering Heights, is now celebrated as one of the most powerful and original novels in the English language. Born into the remarkable Brontë family on 30 July 1818 in Thornton, Yorkshire, she was the fifth of six children of Maria Branwell and Patrick Brontë, an Irish clergyman. Her early life was marked by both intellectual curiosity and profound loss. After the death of her mother in 1821 and the subsequent deaths of her two eldest sisters in 1825, Emily and her surviving siblings— Charlotte, Anne, and Branwell—were raised in relative seclusion in the moorland village of Haworth, where their imaginations flourished in a household shaped by books, storytelling, and emotional intensity. The Brontë children created elaborate fictional worlds, notably Angria and later Gondal, which served as an outlet for their creative energies. Emily, in particular, gravitated toward Gondal, a mysterious, windswept imaginary land she developed with her sister Anne. Her early poetry, much of it steeped in the mythology and characters of Gondal, demonstrated a remarkable lyrical force and emotional depth. These poems remained private until discovered by Charlotte in 1845, after which Emily reluctantly agreed to publish them in the 1846 collection Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, using the pseudonym Ellis Bell to conceal her gender. Though the volume sold few copies, critics identified Emily’s poems as the strongest in the collection, lauding her for their music, power, and visionary quality. Emily was intensely private and reclusive by nature. She briefly attended schools in Cowan Bridge and Roe Head but was plagued by homesickness and preferred the solitude of the Yorkshire moors, which inspired much of her work. She worked briefly as a teacher but found the demands of the profession exhausting. She also studied in Brussels with Charlotte in 1842, but again found herself alienated and yearning for home. Throughout her life, Emily remained closely bonded with her siblings, particularly Anne, and with the landscape of Haworth, where she drew on the raw, untamed beauty of the moors for both her poetry and her fiction. Her only novel, Wuthering Heights, was published in 1847, a year after the poetry collection, under her pseudonym Ellis Bell. Initially met with a mixture of admiration and shock, the novel’s structure, emotional intensity, and portrayal of violent passion and moral ambiguity stood in stark contrast to the conventions of Victorian fiction. Many readers, unable to reconcile its power with the expected gentility of a woman writer, assumed it had been written by a man. The novel tells the story of Heathcliff and Catherine Earnshaw—two characters driven by obsessive love, cruelty, and vengeance—and explores themes of nature, the supernatural, and the destructive power of unresolved emotion. Though controversial at the time, Wuthering Heights is now considered a landmark in English literature, acclaimed for its originality, psychological insight, and poetic vision. Emily's personality has been the subject of much speculation, shaped in part by her sister Charlotte’s later writings and by Victorian biographies that often sought to romanticize or domesticate her character. While some accounts depict her as intensely shy and austere, others highlight her fierce independence, deep empathy with animals, and profound inner life. She is remembered as a solitary figure, closely attuned to the rhythms of the natural world, with a quiet but formidable intellect and a passion for truth and freedom. Her dog, Keeper, was a constant companion and, according to many, a window into her capacity for fierce, loyal love. Emily Brontë died of tuberculosis on 19 December 1848 at the age of thirty, just a year after the publication of her novel. Her early death, following those of her brother Branwell and soon to
Reaching the last page of this book feels like finally washing ashore after being shipwrecked in a turbulent sea for an eternity.
Reading this classic in 2026 is a true test of psychological endurance. Emily Brontë didn't know the gift of brevity; she drowns the reader in an ocean of murky emotions and endless dialogues that can feel overwhelming to a modern audience used to fast-paced narratives. Yet, in that very density lies its power: it is a masterclass in atmosphere and obsession.
What struck me most was how the past refuses to leave the house, making the boundary between the living and the dead thinner with every page. It is the chronicle of a psychological surrender, where love turns into a dark force capable of consuming the characters and the reader alike.
I’m proud to have completed this challenge. It’s a powerful reminder of how grief and revenge remain fiercely relevant across centuries. Now, however, I desperately need some sunshine to shake off the haunting chill of those moors!
Pubblicato da Emily Brontë come suo unico romanzo nel 1847, Cime tempestose si serve della voce narrante della governante Nelly Dean, che ripercorre le vicende avvenute nel corso della sua permanenza lavorativa presso le due vicine tenute di campagna di Whutering Heights e di Thrushcross Grange, entrambe proprietà del misterioso signor Heathcliff.
Siamo nel 1801 e non appena il signor Lockwood, nuovo affittuario di Thrushcross Grange, fa il suo incontro con il padrone di casa, vuole subito sapere qualcosa di più sul suo conto: è così che la signora Dean fa un salto indietro nel tempo di circa trent’anni, quando Whutering Heights era proprietà degli Earnshaw e il padrone, di ritorno da un viaggio a Liverpool, portò con sé l’orfanello Heathcliff, decidendo di crescerlo al fianco dei suoi due figli, Catherine e Hindley, allora bambini.
Catherine è viziata, capricciosa e ribelle, ed è per questo che ama la compagnia di Heathcliff, che sembra adorarla e che lei adora a sua volta, perché insieme giocano come selvaggi e corrono nella brughiera, senza dover sottostare alle rigide regole imposte dalla società. Non è lo stesso per Hindley, tremendamente geloso delle attenzioni del padre proiettate sul nuovo arrivato: tale sarà l’intensità delle vessazioni a cui sottoporrà Heathcliff, che verrà allontanato da casa per proseguire i suoi studi in un collegio. La crescente intesa tra Catherine e Heathcliff, però, finirà per interrompersi nel momento in cui la giovane inizierà a frequentare i signori Linton di Thrushcross Grange, e i loro figli suoi coetanei.
L’incontro con la famiglia Linton, a seguito di un incidente della giovane Catherine nel corso di una delle sue scorribande nella brughiera insieme a Heathcliff, sarà per lei rivelatorio. Presso Thrushcross Grange, Catherine sembra essere entrata in contatto con quanto le è mancato nel corso di tutta la sua giovinezza - una buona educazione, delle maniere signorili… - e torna a Whutering Heights come trasformata in una donna: non era più una «piccola selvaggia senza cappello» riferisce Nelly Dean, ma «una persona molto contegnosa, con un cappello di castoro ornato di piume sui riccioli castani, e un lungo mantello di panno, che era costretta a sollevare con entrambe le mani per poter camminare».
Ed è in questo istante che qualcosa, tra lei e Heathcliff, si spezza: lui non riconosce, in questa nuova Catherine, la compagna di giochi di un tempo e si vergogna di mostrarsi a lei con i suoi modi rozzi e i suoi abiti da contadino; lei fraintende tutto questo e non si sente più ben accetta dall’amico di una vita. Piangono l’uno di nascosto dall’altra e a tutto questo si unisce Hindley, divenuto ufficialmente padrone di Whutering Heights in seguito alla morte del signor Earnshaw, che continuando a serbare vecchi rancori per Heathcliff farà di tutto per impedirgli di vedere Catherine, relegandolo in disparte e riducendolo a un servo.
«Lui è me stessa più di quanto lo sia io. Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono uguali».
«Se fossi in paradiso, Nelly, sarei tremendamente infelice (…) Il paradiso non mi sembrava casa mia; e mi spezzavo il cuore dal piangere per tornare sulla terra; e gli angeli erano così arrabbiati che mi hanno buttata fuori, nel mezzo della brughiera in cima a Whutering Heights, dove mi sono svegliata piangendo dalla gioia» afferma Catherine, prima di procedere con il dialogo che contiene quella che è nota come la più celebre citazione dell’intero romanzo: il giovane Edgar Linton ha appena chiesto a Catherine di sposarlo e lei ha accettato, ma già inizia a pentirsene e chiede conforto alla signora Dean, che cerca di farla ragionare in maniera razionale. Catherine, però, vive di passione e proprio non riesce a convivere con la decisione presa, perché Edgar Linton «è bello, e giovane, e simpatico, e ricco, e perché è innamorato di lei», ma: «Sposare Edgar Linton non fa per me, proprio come essere in paradiso. E se quell’uomo crudele là dentro non avesse spinto Heathcliff talmente in basso, non ci avrei neppure pensato. Sarebbe degradante per me ora sposare Heathcliff; perciò non saprà mai quanto lo amo, e non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è me stessa più di quanto lo sia io. Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono uguali; e quella di Linton è tanto diversa quanto un raggio di luna da un fulmine, o il gelo dal fuoco.»
L’intensità che anima la vita emotiva di Catherine non è minimamente paragonabile alla calma e alla razionalità che caratterizza Linton e le altre personalità del romanzo (fatta eccezione di Heathcliff) e, viste le sue parole a riguardo pronunciate ancora prima del matrimonio, non stupisce che lei non riuscirà mai ad amare il suo devoto marito con lo stesso ardore con il quale sarà per sempre legata, nonostante tutto, al compagno che l’ha vista crescere: «Il mio amore per Linton è come le foglie del bosco. Il tempo lo cambierà, lo so bene, come l’inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff è simile alle rocce eterne ai piedi degli alberi; fonti di poca gioia visibile, ma necessarie. Io sono lui, lui è sempre, sempre nella mia mente, non come un piacere, così come io non sono sempre un piacere per me, ma come il mio stesso essere.»
Thrushcross Grange e Whutering Heights, Linton e Heathcliff, razionalità e passione: in balìa tra queste forze, Catherine non riesce a convivere più di un giorno con l’irreversibile decisione di sposare il giovane Linton. L’ardore che la anima da tutta la vita e che la differenzia dal placido Edgar la consumerà fino all’ultimo dei suoi giorni, perché il suo cuore si era già incamminato da parecchi anni sulla strada ben più aspra e rocciosa rappresentata da Heathcliff.
«Sto cercando di stabilire come fare a ripagare Hindley. Non mi interessa quanto dovrò aspettare, mi basta riuscirci. Spero che non muoia prima che io lo abbia ripagato!» È dopo il matrimonio tra Catherine e Linton che il romanzo assume tinte sempre più cupe, precipitando in una spirale di violenza e decadimento provocata dalla vendetta di Heathcliff che, dopo essere sparito per circa tre anni, fa ritorno a Whutering Heights misteriosamente arricchito e divenendone il padrone: non solo metterà a condizione di servitù il suo aguzzino d’infanzia e il suo innocente figlio Haerton, ma farà anche in modo di mettere a repentaglio la vita della famiglia Linton di Thrushcross Grange, composta dai novelli sposi e dalla sorella di Edgar, Isabella. Sarà proprio quest’ultima che, disobbedendo al divieto del fratello e mossa da una rivalità con Catherine, sposerà Heathcliff, dal quale verrà usata unicamente come oggetto di vendetta.
Assume un ritmo violento e brutale, questa fase del romanzo, portata avanti dalla furia vendicativa di Heathcliff che non si ferma davanti a niente e non ha pietà di nessuno, ma nemmeno disintegrare le tranquille esistenze di vite innocenti riuscirà a riportare indietro la sua unica ragione di vita, rappresentata da Catherine, ormai perduta per sempre: «(…) perché che cosa c’è che non sia associato a lei? Non posso guardare questo pavimento senza vedere i suoi lineamenti prendere forma nelle lastre! In ogni nuvola, in ogni albero vedo la sua immagine, l’aria della notte ne è satura, di giorno la scorgo in ogni oggetto, ne sono circondato! (…) Il mondo intero non è altro che una terribile collezione di ricordi del fatto che lei è esistita, e che io l’ho perduta!»
I tormenti dei protagonisti trovano una corrispondenza viscerale nell’ambientazione selvaggia delle brughiere dello Yorkshire, una natura matrigna che non resta un semplice sfondo, ma invade la narrazione divenendo un vero e proprio personaggio: le emozioni violente di Catherine e Heathcliff vengono gridate dal paesaggio prima ancora che possano prendere forma nelle loro anime, vengono scaraventate con violenza sulle praterie del Nord dell’Inghilterra, animano il cielo plumbeo nelle notti di tempesta e vivificano la narrazione divenendo una presenza ingombrante, ma magnifica. È certamente figlio della sua epoca, Cime Tempestose, con il suo Romanticismo gotico che dà un’espressione letteraria al sentimento puramente sublime dell’arte di William Turner, anche lui inglese, anche lui romantico, anche lui affascinato dalla maestosità delle forze della natura e dal modo in cui esse sono uno specchio dei moti della nostra interiorità.
Perché, a distanza di quasi due secoli, questo classico della letteratura inglese continua ad appassionare generazioni e generazioni? Sono le voci indelebili dei suoi protagonisti, a parer mio, a rendere la narrazione di Emily Brontë così memorabile. I loro dialoghi, accuratamente riportati dalla signora Dean, possono essere ritenuti precursori del più moderno flusso di coscienza: con le loro parole, Catherine e Heathcliff ci rendono partecipi delle loro convulse vite interiori e dei più profondi sentimenti che li smuovono, accostando così le loro anime ottocentesche alle nostre interiorità del ventunesimo secolo e sorprendendoci per il modo in cui i tormenti dell’animo, anche in tempi e luoghi differenti, continuano ad essere gli stessi.
Tutte le citazioni sono tratte da: Emily Brontë, Cime tempestose (Whutering Heights, 1847), trad. di Margherita Giacobino, Milano, Mondadori, 2021.
Ho letto questo libro probabilmente in ritardo rispetto al resto del mondo. Non perché non fosse mai nata in me la curiosità di leggerlo, ma semplicemente perché ne rimandavo spesso la lettura, soprattutto perché ne conoscevo parte della trama. Dopo aver visto il suo ultimo adattamento al cinema quest'anno (che mi ha turbata, soprattutto perché, a detta di chi avesse letto il libro, non rendeva giustizia al manoscritto da cui è tratto) ho deciso di leggerlo: a dire la verità, conoscevo bene o male la trama dell'opera fino al punto in cui si è basato il film, ma ero da sempre curiosa di sapere cosa accadesse dopo. Mi sono piaciuti l'atmosfera, la particolarità della trama e l'intreccio di rapporti tra i personaggi. Mi è piaciuto il personaggio di Heathcliff, tanto dannato quanto malvagio (eppure, non potevo non provare compassione per lui in alcuni punti). Paradossalmente, i personaggi che nella vita reale riterremmo "buoni" o quanto meno umani, sono risultati a me i più odiosi. Il legame tra i due protagonisti non è una mera passione come l'ultima trasposizione cinematografica ha cercato di far credere: si tratta piuttosto di un'assimilazione di anime, di un riconoscimento tanto raro quanto folle, il tutto all'ombra di un paesaggio non meno protagonista dei personaggi che lo hanno abitato. E, forse, sta proprio in questo l'immortalità di quest'opera.
Ho fatto l'errore di approdare al libro dopo aver visto il film di Emerald Fennell e dopo averci cucito intorno svariate riflessioni. Rispetto alla complessità psicologica che mi aspettavo di trovare, l'ho trovato deludente. A differenza di molti che commentano online, ho preferito di gran lunga la visione contemporanea e il taglio tossico della visione di Fennell. Quel che posso senza dubbio dire è che la storia è un canovaccio di portata monumentale, come uno dei grandi miti, su cui ognuno può speculare e cucire addosso a proprio piacimento infinite letture, interpretazioni, viaggi mentali e remake.
"Ora mi degraderebbe sposare Heathcliff, così non saprà mai quanto io lo ami: e non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è più me stessa di quanto non lo sia io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono la medesima cosa; e quella di Linton è diversa quanto un raggio di luna da un lampo, o il gelo dal fuoco."
Ogni pagina di questo romanzo è intrisa di odio, di vendetta, di passione, di amore… Un classico della letteratura inglese che DEVE essere letto almeno una volta nella vita.