Nel Mondo Post-Crollo, una nuova generazione di umani vive nei distretti chiamati Alberi, sopravvivendo grazie a misteriosi treni senza conducente che riforniscono i vecchi supermercati, ora trasformati in poli di acquisto. Per Neve, la vita scorre monotona, scandita dalle lezioni della Maestra, che insegna ai bambini la Storia, l’uso delle strumentazioni e, solo al compimento del ventunesimo anno, la lettura. Non ci sono predatori, e ogni oggetto sopravvissuto al mondo precedente deve essere bonificato con estrema cautela. Tutto cambia il giorno in cui Neve sente uno sparo. Al suo ritorno a casa, trova i genitori morti e, accanto a loro, un proiettile inciso con una scritta per lei indecifrabile. L’unica che potrebbe aiutarla a leggerla è la Maestra, ma della donna non c’è traccia. Al suo posto, Neve trova il Randagio, uno sconosciuto circondato da bambini. Sarà l’inizio di un viaggio pericoloso che la porterà oltre i confini degli Alberi, fino alla Città, un luogo oscuro e ostile agli stranieri, dove la Direzione nasconde segreti inquietanti. Perché i suoi genitori, semplici lavoratori, sono stati uccisi? Cosa si cela dietro la scomparsa della Maestra? E soprattutto, Neve è pronta a scoprire la verità su un mondo che potrebbe non essere quello che ha sempre creduto?
Luca Sorsoli (Brescia, 1994), da sempre appassionato di cinema e teatro, si laurea in Scienze e Tecnologie delle Arti e dello Spettacolo. Nel 2014 cura insieme a Lucilla Giagnoni il festival Corpus Hominis, dedicato alla sua città natale, e parallelamente inizia a collaborare con numerose realtà specializzate nella produzione video. Negli anni successivi partecipa al Torino Film Festival con il documentario Storge, vince il concorso Cinema d’Impresa con una sua produzione e cura la realizzazione e l’organizzazione di numerosi spettacoli, rassegne ed eventi. Oggi lavora nel mondo del cinema con Pagodafilm, la casa di produzione di cui è fondatore e con cui ha presentato Cinedramma alla Mostra del Cinema di Venezia. Unisce la sua passione per lo storytelling a cause benefiche, promuovendo iniziative internazionali per portare aiuti nei paesi in via di sviluppo e realizzando documentari a impatto sociale con Aliveera, una content power house di cui è co-fondatore. Neve è il suo primo romanzo, dopo la raccolta di racconti Vivi/Sezione (SerraTarantola, 2021).
Ci troviamo di fronte a un romanzo che, pur presentando alcune premesse interessanti, non riesce purtroppo a soddisfare le aspettative che il genere distopico contemporaneo ci ha abituato ad avere. “Neve” di Luca Sorsoli si inserisce in un filone narrativo ricco e consolidato, ma fatica a distinguersi per originalità e profondità.
Il primo elemento che salta all’occhio è la prevedibilità della trama. La struttura narrativa segue pedissequamente i canoni del genere: una giovane protagonista, una società apparentemente perfetta ma nascostamente oppressiva, un evento scatenante che rompe l’equilibrio, un viaggio di scoperta verso la verità. Purtroppo, nulla di tutto questo viene sviluppato con quella freschezza e originalità che ci aspetteremmo da un’opera contemporanea.
La costruzione del mondo, pur presentando alcuni spunti interessanti come gli “Alberi” e i treni automatici, risulta superficiale e poco convincente. I dettagli dell’ambientazione post-apocalittica non vengono sufficientemente approfonditi, lasciandoci con la sensazione di trovarci in un universo abbozzato piuttosto che in un mondo pienamente realizzato. Il controllo sociale attraverso la limitazione della lettura fino ai ventun’anni, ad esempio, necessiterebbe di una spiegazione più articolata per risultare credibile.
Un problema significativo riguarda lo sviluppo dei personaggi. Neve, la protagonista, rimane sostanzialmente piatta per gran parte della narrazione. La sua evoluzione da ragazza ingenua a ricercatrice di verità appare meccanica e poco naturale. Il Randagio, figura potenzialmente intrigante, viene tratteggiato in modo troppo vago per risultare davvero memorabile. Anche la Maestra, pur essendo centrale per lo sviluppo della trama, rimane un personaggio più funzionale che umano.
Il ritmo narrativo presenta notevoli problemi di equilibrio. Le sezioni ambientate negli Alberi risultano troppo statiche, mentre il viaggio verso la Città procede con una fretta che non ci permette di assaporare i momenti di tensione e scoperta. Dal punto di vista tematico, il romanzo affronta questioni importanti come il controllo sociale, la ricerca della verità e la perdita dell’innocenza, ma lo fa in modo superficiale.
La scrittura di Sorsoli, pur essendo tecnicamente corretta, manca di quella personalità e di quel mordente che potrebbero elevare una trama familiare. Lo stile risulta funzionale ma non particolarmente evocativo, perdendo l’opportunità di creare quell’atmosfera inquietante e coinvolgente che il genere richiede.
Infine, il finale e la risoluzione dei misteri centrali lasciano molte domande aperte non per scelta artistica, ma per mancanza di una visione narrativa chiara. “Neve” rappresenta un tentativo onesto di inserirsi in un genere complesso, ma rimane ancorato a formule già viste senza riuscire a offrire quella scintilla di originalità che potrebbe renderlo memorabile.