Si fa chiamare Ricardo, Alexandre, Daniel o Richard; è argentino, brasiliano, portoghese. Fa il chirurgo, l'ingegnere, il fotografo. Ha donne, mogli, forse figli sparsi per diversi continenti. Contattata da una delle numerose vittime di questo bugiardo seriale, la documentarista Sonia Kronlund si lancia in un'inchiesta che la porterà a viaggiare per il mondo, assoldare un detective privato, intervistare le fidanzate e le persone che lo hanno incontrato, fino a trovarsi faccia a faccia proprio con lui, Ricardo, l'impostore totale, in un confronto tanto rivelatore quanto a sua volta inattendibile.
Ma chi è veramente Ricardo? Cosa lo spinge a ingannare tutte queste donne, a inventarsi identità sempre diverse senza fermarsi mai, nemmeno quando le sue bugie vengono svelate? Chi c'è dietro le sue molteplici uno psicopatico, un pericoloso manipolatore o semplicemente un seduttore compulsivo? E perché tra tutte le storie, Kronlund sente la necessità impellente di indagare proprio su questa? Avrà a che fare con la sua tendenza a innamorarsi sempre di uomini ambigui e bugiardi?
L'uomo dai mille volti è un'inchiesta appassionante che si legge come un thriller, ma anche una riflessione vertiginosa su cosa accade quando arriviamo a scorgere il sottilissimo confine che separa realtà e mistificazione.
Come il Jean-Claude Romand di L'avversario e il Frank Abagnale di Prova a prendermi, Ricardo – o Alexandre, o Daniel, o Richard – ci sconvolge perché apre uno squarcio su un sentimento quel misto di orrore e fascinazione che si prova di fronte a personaggi la cui vita è già letteratura.
Carino, ben scritto, ma mi aspettavo di più. La scrittrice incontra le donne vittime di quest’operazione fraudolenta a opera di un uomo che assume molteplici identità e inganna tutte, vivendo mille vite. Unico problema: le narrazioni sono tutte mischiate e ne viene fuori un amalgama poco lineare, che dovrebbe essere invece fondamentale in libri del genere. Ho avuto come l’impressione che questo testo volesse informare, ma che al contempo avesse dei limiti: in primis è troppo breve, in secondo luogo avrebbe potuto approfondire meglio le singole storie. Ah, e con L’avversario c’entra molto poco!
Narrativa interessante riguardo al caso successo realmente, però mi aspettavo qualcosa in più nel stile della scrittrice, comunque credo che sarà meglio in una realizzazione Netflix per esempio come documentario 😄