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Il cibo è politica

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Ci chiediamo spesso cosa possiamo fare come consumatori. Ma se la domanda fosse sbagliata? Se il mito del consumatore consapevole fosse controproducente? Ci siamo concentrati sui comportamenti individuali dimenticandoci delle responsabilità politiche. La soluzione per affrontare la crisi ecologica, sociale e climatica è l'azione collettiva. A partire dal cibo.


Ci siamo convinti di cambiare lo stato delle cose esclusivamente con l'azione abbiamo pensato di poter risolvere l'emergenza climatica mangiando meno carne, sprecando meno cibo o usando meno plastica. Eppure, la crisi ecologica, sociale ed ambientale non accenna a migliorare. Questo libro parte, dunque, da un è davvero sufficiente essere dei bravi consumatori? È arrivato il momento di non saranno le nostre azioni quotidiane a metterci in salvo. Anzi, rischiano addirittura di essere parte del problema, perché ci distraggono dalle responsabilità reali della politica e dei mercati. Ecco perché bisogna ritornare ad agire collettivamente, perché il cibo è, innanzitutto, politica.

104 pages, Kindle Edition

Published April 8, 2025

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About the author

Fabio Ciconte

5 books6 followers
Fabio Ciconte è direttore dell’associazione ambientalista Terra! e portavoce della campagna Filiera Sporca, contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, di cui ha curato i rapporti di ricerca. Impegnato da anni in battaglie ambientali e sociali, ha realizzato diverse inchieste giornalistiche sulle filiere agroalimentari per “Internazionale” e redatto pubblicazioni e studi per enti pubblici e privati.

Componente del comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare”, guidata dal procuratore Giancarlo Caselli.

Per quasi un decennio Direttore dell’ufficio attivismo di Amnesty International Italia e, negli anni precedenti, di Greenpeace Italia.

Fabio Ciconte è autore, insieme a Stefano Liberti, de Il Grande Carrello – chi decide cosa mangiamo, un libro (edizioni Laterza) che disvela da dove arriva il cibo che compriamo al supermercato, chi ne decide il prezzo e la disposizione sugli scaffali, chi paga davvero il costo delle offerte promozionali e qual è l’impatto sulla qualità dei prodotti che mangiamo. Due giornalisti, autori delle più importanti inchieste sulle filiere agro-alimentari, ci svelano i segreti che si nascondono dietro gli scaffali dei supermercati.

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Profile Image for Livez.
32 reviews
October 11, 2025
Partendo dal presupposto che è difficile accettare lezioni etiche da un vegetariano pentito che crede alla (e celebra la) fandonia secolare del piccolo allevatore bucolico che vive della sua fatica (e dello sfruttamento animale), questo breve saggio parla del problema senza approfondirne cause e conseguenze. La soluzione è quindi il depotenziamento dell'azione individuale (in barba a qualsiasi attivista che sa benissimo che il cambiamento è prima di tutto personale e poi collettivo), a favore di un generale puntare il dito contro i colossi della produzione agroalimentare e della politica. Sappiamo che sono loro il problema, come sappiamo che esiste l'acqua calda (quantomeno nel privilegiato Occidente).
E quindi? Quindi tutto rimane sospeso, perché manca il coraggio di dire che il nostro voto (o il nostro non votare) determina queste scelte, i partiti di destra determinano queste scelte, un mondo che vira sempre più verso il conservatorismo e la repressione attraverso i suoi governi di ispirazione neo-fascista determina queste scelte, la destra europea (da noi eletta) che supporta le lobby della carne, del latte e dell'agricoltura determina queste scelte.
Contrariamente a quanto sostiene Ciconte, trovo eroicə chi - in un panorama del genere - resiste e lotta per il cambiamento, va a votare consapevolmente leggendosi i programmati elettorali e continua a fare scelte personali etiche che hanno il potere di uscire dall'individualismo e di diventare associazionismo, attivismo, movimento, manifestazioni, pressione politica sui governi, ristorazione alternativa, festival etici di sensibilizzazione, documentari di denuncia.
Quali altri strumenti abbiamo a disposizione se non le scelte personali che diventano motore collettivo per opporci a colossi intoccabili?
Peccato che Ciconte, oltre ad affermare l'ovvio e depotenziare l'impegno individuale, non proponga alcuna soluzione. Aumentiamo i salari? E a che serve se dietro non ci sono politiche di sensibilizzazione a una alimentazione sostenibile? Se non c'è formazione e informazione adeguata sul benessere animale, sulla crisi climatica fin dall'asilo? Se nei corsi di medicina non si parla di alimentazione vegetale come prevenzione alle cinque cause di morte più comuni?
I soldi in più le famiglie abituate a fare la spesa al discount non li investiranno certamente nell'ecologia e nell'etica alimentare e ambientale, probabilmente li spenderanno per andare una volta in più al MacDonald's.
Il settore agroalimentare stesso, poi, è il peggior nemico di sé stesso: oltre a causare il 30% delle emissioni più devastanti, punta attraverso la pressione lobbistica a ridurre sempre più le accortezze climatiche a favore di una maggiore produttività. Un circolo vizioso che alimenta le cause della perdita. Perché i governi - prevalentemente di destra - glielo permettono e, anzi, favoriscono questi processi.
Abbiamo un estremo bisogno di concretezza e in questo saggio trovo che manchi totalmente.
Profile Image for Massimo Monteverdi.
705 reviews19 followers
August 31, 2025
Ci aveva già pensato qualche anno fa Jonathan Franzen a smontare la narrazione secondo la quale i comportamenti individuali avrebbero virtuosamente rallentato le nefaste conseguenze del cambiamento climatico e dello sfruttamento intensivamente criminale delle risorse terrestri. Trattavasi infatti, come anche questo agile e profondo saggio ci ricorda, di una facile illusione.
Prima di chiedersi cosa possiamo fare noi per invertire la rotta ecologica, dovremmo chiederci cosa fanno le multinazionali per impedirlo costantemente e, soprattutto, cosa fa chi amministra la cosa pubblica per sottrarsi all’influenza esiziale delle lobby del settore.
Hai voglia, infatti, a comprare prodotti di filiera corta (ammesso che ce lo si possa permettere sempre) o fare la spesa in negozi che aderiscono all’etichetta “equo e solidale”. Ipotizzando che una significativa percentuale del mondo occidentale inizi a comportarsi così (ipotesi più probabile dove salari e stipendi aumentano progressivamente e non, come da noi, risultano bloccati da anni), resta il fatto che una buona parte della popolazione mondiale, uscendo progressivamente dalla povertà più nera, intende, ad esempio, consumare più carne, ingerire più proteine. Questa intenzione è moralmente inattaccabile: “ora tocca anche a noi un po’ di benessere”. La conseguenza logica è che un enorme flusso di cibo proveniente da allevamenti intensivi fa il paio con l’estensione biblica delle coltivazioni riservate alla produzione di cibo per animali, annullando in una frazione di secondo qualsiasi sforzo benevolo individuale di comportarsi eticamente.
Se aggiungiamo che il programma europeo del Green Deal è stato affossato grazie al lavoro sistematico di boicottaggio a cura delle grandi imprese agricole alle quali non è parso vero di poter girare a loro favore, ipocritamente, la guerra in Ucraina millantando una presunta crisi del grano che avrebbe, secondo loro, messo in crisi decine di migliaia di imprese, ne risulta un “blocco ideologico” impossibile da sciogliere. I comportamenti individuali saranno sempre positivi, indubbiamente, ma l’infinitesimo loro impatto sulla salute del pianeta ci costringerà a prendere atto che, come dice il titolo, il cibo è politica e come tale può influenzare i grandi cambiamenti climatici solo a partire dal coraggio di una nuova classe politica. E il pessimismo, in questo senso, è alle stelle.
Profile Image for Enrico Milic.
Author 1 book2 followers
August 22, 2025
Che sia un čevapčičo o la caponata, il cibo è «un crocevia che consente di guardare con insolita chiarezza agli ambiti più diversi della vita dell’uomo, e di comprenderne i rapporti». Il volume di Fabio Ciconte, stimato attivista del movimento per un sistema agroalimentare più equo, è un'analisi dei diversi livelli di potere che hanno a che fare col cibo. Ciconte, in una prospettiva italiana e europea, chiarisce che il cibo riguarda l’ambiente e spesso la distruzione dello stesso, alcuni snodi centrali dell’economia come, al peggio, compensi ingiusti per gli agricoltori, lo sfruttamento di umani e animali, gli oligopoli del sistema di distribuzione di massa del cibo, le vecchie e nuove povertà d’Italia fatte di forzate spese al discount e caporalato, e ovviamente la produzione in serie di consumatori graditi al sistema imperiale. Al libro mancano un po’ di dati su occasioni di speranza e resistenza come, tra le altre, una lunga fila di farmers’ market che stanno sorgendo in Italia come alternativa ai supermercati. Solo alla fine Ciconte riconosce che il cibo è non solo locus politico, nella bilancia tra mero carburante per i nostri corpi e i conti correnti di alcune grandi catene. Il cibo, quando possiamo sceglierlo e cucinarlo, può essere un tramite verso il senso di stare assieme convivialmente. Alimenta la nostra energia spirituale, cioè il nostro futuro.
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