Non è facile iniziare l'università in una grande città come le aspettative sociali e la scoperta di sé non sempre coincidono, e può capitare di sentirsi persi e soli. È proprio la ricerca di un posto sicuro che fa incontrare Nanamori e Mugito. Si sono conosciuti in un club per amanti dei peluche, un luogo dove sono custoditi più di trecento pupazzi, ma soprattutto dove chi ha bisogno di un supporto emotivo può parlare con il proprio animale di pezza senza temere il giudizio degli altri. Nanamori è attratto da Mugito ma è condizionato dagli stereotipi di genere di cui viene spesso fatto bersaglio, tanto più quando si tratta di approcciare il sesso opposto; Mugito, dopo aver assistito a un episodio di molestie, ha una crescente ansia sociale e fatica a uscire di casa. Condividendo esperienze, seppur esitanti i due usciranno dal proprio guscio per confessarsi il loro affetto e scoprire, un passo dopo l'altro, che esistono infiniti modi di essere, nonché di amarsi e stare insieme. In un Giappone contemporaneo vividissimo, dove i ruoli sociali prestabiliti rendono ancora tutti e tutte più soli, nelle sue storie Ao Omae svela con delicatezza e umorismo un universo letterario in cui i sentimenti non sono una forma di debolezza, ma la bussola con cui trovare il proprio posto nel mondo.
Ao Omae (Japanese name: 大前粟生) was born in 1992 in Hyogo Prefecture. Hailed in Japan as a rising star of gender-conscious literature since the 2020 publication of Nuigurumi to Shaberu Hito wa Yasashii (“People Who Talk to Stuffed Animals are Nice”), he debuted in 2016 with a short story that was eventually included in the 2018 collection Kaitengusa (Tumbleweed). In 2019, he released a collection of flash fiction called Watashi to Wani to Imōto no Heya (“A Room for a Crocodile, My Sister, and Me”), and his 2017 digital-only collection is Nokemonodomono.
Se comprendo bene la scelta editoriale di raccogliere più racconti di un autore in un solo libro, non capisco perché non lo si precisi mai - vedi Il castello di lana di vetro di Hitonari Tsuji, sempre Rizzoli - ma mi sto abituando. A me le storie brevi piacciono, possono raccontare molto e conquistarti emotivamente: mi sono affezionato a Nanamori e Mugito e sebbene il racconto abbia una chiusura adeguata e i personaggi non siano reali, vorrei sapere come stanno, se siano andati in terapia o risolti aiutandosi l'un l'altra. Shiraki invece? Ne ha salvato qualcuno, magari il più in difficoltà? Chissà... Sussurrando all'acqua e L'asciugamano mi hanno invece lasciato delle perplessità sui rispettivi finali: ma quindi che cavolo ha combinato la sorella di Hatsuoka? E ha risolto i suoi problemi non ben definiti di salute? E invece con Natsumoto come è andata a finire? Lei lo ha perdonato, "Così de botto. Senza senso" (Boris, gli autori). Esistono finali aperti, libri incompiuti, o avventure che vorremmo non finissero, ma qui le conclusioni mi sono sembrate un po' affrettate. Magari era proprio questo il loro scopo, di lasciare il lettore con dell'amaro in bocca, perché sono comunque ben scritti. La delusione infatti è arrivata solo con l'ultimo capitolo che si discosta dalla verosimiglianza per entrare in un mondo fantastico con troppi punti oscuri. Mi è parsa un'occasione sprecata: poteva essere un'altra, nuova, affascinante, famiglia disfunzionale, con una bambina prodigio e un figlio schizofrenico magari e invece c'è una creatura di nastro adesivo. In generale, sono soddisfatto della lettura: gli spunti di riflessione sono molteplici: il sessismo e il ruolo attivo degli uomini contro di esso, la violenza della società e l'iperconnessione, l'empatia, le fake news, il politically correct. La collana Varia di Rizzoli mi sta regalando molte perle.
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Il primo racconto, «Le persone che parlano con i peluche sono gentili», è ben equilibrato e mi ha colpito per come affronta con delicatezza temi importanti come la solitudine e l’identità di genere. Purtroppo, però, sono rimasto deluso dagli altri racconti della raccolta: li ho trovati più piatti, meno coinvolgenti e meno curati sul piano emotivo. Nel complesso, una lettura che parte molto bene, ma che non riesce a mantenere lo stesso livello lungo tutto il libro.
il libro era partito bene, la prima storia, ovvero quella che riprende il titolo del libro, mi aveva colpita particolarmente poiché mi ci ero rivista quando l’ho comprato. andando avanti si sono aggiunte altre storie completamente diverse dalla prima fino a terminare con una che non c’entra assolutamente niente con temi come adolescenza, famiglia e amore, sfociando nell’inquietante quasi paranormale. sono rimasta molto delusa da queste ultime storie. per quanto mi riguarda avrebbero potuto includere solo quella dei peluche o perlomeno specificare che ce ne fossero più di una.
ps: non so se è stato un errore di stampa ma mancano alcune pagine poiché il libro finisce con una frase in sospeso
Una raccolta di racconti sulle complicazioni del passaggio all'età adulta nel Giappone moderno (ma non solo nel Giappone moderno, verrebbe da dire): così si potrebbe sintetizzare l’opera prima di questo giovane autore del Sol Levante In un modo o nell'altro, tutti i personaggi di Omae si confrontano con interrogativi sulle aspettative di genere, le performance sociali e le idiosincrasie dell'amore romantico. Nel racconto che dà il titolo all'opera (che è anche il più lungo), Nanamori è uno studente universitario di Kyoto che lotta con il senso di appartenenza. Si sente in contrasto con le idee prevalenti di mascolinità e con le trappole che accompagnano il passaggio all’età adulta. Trova un'anima gemella in Mugito, un'altra giovane che vive un'esperienza che cambia il suo modo di vedere il mondo. Insieme, da matricole universitarie, esplorano i vari club offerti dall'università e ne trovano uno che ruota attorno al parlare con gli animali di peluche. Il Club dei Peluche, in definitiva, li aiuta a comprendere le persone nella loro stessa orbita emotiva ed esistenziale e ad aprirsi l'uno all'altro in una sorta di terapia informale. Lo sviluppo della loro amicizia è affascinante; in effetti, la storia dà il meglio di sé quando traccia gli esercizi mentali ed emotivi che i suoi personaggi mettono in atto per non gravare sugli altri e cosa significhi davvero connettersi. L'autore eccelle nell'utilizzare scenari semplici ma sorprendenti per catturare una gamma di emozioni e questa sua opera prima è decisamente convincente.
“Le persone che parlano con i peluche sono gentili” di AO OMAE
Davvero bello! Una raccolta di racconti intrisa di dolcezza e sensibilità, uno sviscerare semplice e morbido della quotidianità a contatto con il valore delle emozioni e della gentilezza. Compaiono diversi temi importanti tra cui l’identità di genere e sopratutto le differenze e violenze di genere, esaminati con garbo e attenzione, rispettando l’emotivitá che l’impatto di un superamento dei confini può avere sulla pelle interiore di chi vede e riceve. La delicatezza raffinata di chi fa del proprio cuore il rifugio degli altri nei propri valori e limiti. É un libro semplice e dolce e per la sua spontaneità non merita altre parole superflue.
Una raccolta di racconti tranquilla e delicata, che mi ha colpito per il modo in cui tratta l’emotività e certe fragilità umane con dolcezza e sensibilità.