“Come sono finito qui?” È la domanda che risuona più forte dopo aver chiuso questo libro, che sembra scritto proprio per dare voce a quel senso di smarrimento sottile, quotidiano, eppure potentissimo che ci attraversa tutti, prima o poi. Un saluto nei corridoi, una scelta fatta per caso o per stanchezza, e all’improvviso ti ritrovi dentro una storia che non avevi previsto. Ed è proprio lì che La faccio breve colpisce: nel mostrare quanto poco, alla fine, ci sia di razionale nelle svolte decisive della nostra vita.
Di Lorenzo scrive con una sincerità disarmante, a tratti ironica, a tratti malinconica, ma sempre autentica. La sua voce arriva limpida, anche quando confessa che ciò che gli succede non lo rappresenta, che la vita lo “oltrepassa”. Forse è proprio questo il centro emotivo del libro: la consapevolezza che esistere non significa sempre capire, ma accettare, lasciarsi attraversare, e raccontare.
Una stella in meno perché in certi passaggi avrei voluto più respiro, più profondità o anche solo un rallentare per permettere al lettore di abitare meglio quelle emozioni. Ma resta una lettura intensa, che lascia qualcosa anche dopo l’ultima pagina.