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Dio era morto: Riscoprire il divino senza cadere nelle nuove superstizioni

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Quasi un secolo e mezzo è trascorso da quando Nietzsche, in Così parlò Zarathustra, proclamò la scandalosa morte di Dio, evento tanto più terribile in quanto perpetrato dal suo figlio prediletto, l’uomo.

Eppure oggi un nuovo seppur radicato concetto di Dio riemerge nei discorsi dei potenti, nei riti della moderna quotidianità. Se Dio è mai morto, ora sembra davvero “risorto”, ma in una sua rappresentazione distorta, che assume la forma di dipendenze o fanatismi settari. In ogni angolo del globo prosperano santoni, guru e sette, che rispondono a una rinnovata domanda di trascendenza e spiritualità. Filosofi e scienziati, nel tempo, hanno continuato a interrogarsi sulla natura di Dio, degradandone progressivamente il concetto da entità misteriosa cui aderire per fede a mero “dispensatore di miracoli”, che ben si sposa con i “miracoli” tecnologici e ben poco divini che caratterizzano l’oggi.

Se Dio era morto, oggi più che mai è necessario riflettere sul suo antico significato per liberarci dalle distorsioni delle religioni e dei moderni tecnocrati.

Rick Dufer esplora il concetto contemporaneo di Dio, ormai dilagante nelle risposte superficiali e nelle partigianerie. Così facendo, delinea un Dio per i nostri sfatando il mito della crescita, evoca un Dio della rinascita.

Dalla prospettiva di un “diversamente ateo”, Dufer sostiene che l’uomo debba riscoprire l’idea di Dio tornando alle radici più profonde del proprio pensiero.

Qualcuno diceva che Dio è morto, ma forse è giunto a conclusioni affrettate. Infatti, non c’è mai stato tanto Dio come in quest’epoca.

Dal filosofo di Daily Cogito un libro che, tracciando una breve storia del divino, si interroga sul nostro imperituro bisogno di Dio, tra settarismi, nuove superstizioni, religioni che zombificano e oracoli algoritmici.

209 pages, Kindle Edition

Published April 29, 2025

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Riccardo Dal Ferro

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
2 reviews
May 21, 2025
Premetto che, avendo letto le altre recensioni, ho l’impressione di non essere parte del pubblico a cui questo libro è indirizzato. È però vero che non è chiaro per chi o a che scopo questo libro sia stato scritto. Premetto anche che è il primo libro che leggo di quest’autore, che ho incontrato solo di recente.

Tralasciando i sorprendentemente frequenti errori grammaticali basilari - che vanno da boriosi calchi burocratici (“[…] sei necessitato a comprendere il ruolo che dio ha preparato per te”) a eclatanti incongruenze tra tempi verbali (“Feuerbach era convinto che non sia stato dio a creare l’uomo […]”) - il testo, sia per argomentazioni che forma, sembra più un lungo tema di quarta superiore che non un libro di filosofia anche solo divulgativo. La cosa ha più senso considerando che l’autore è apparentemente uno youtuber, e che il testo, dato il livello di approfondimento, potrebbe benissimo essere adattato in uno script per un video (anche piuttosto breve).

Il concetto attorno a cui il libro si sviluppa è la divisione, manichea e superficiale, fra dio omerico e post-omerico (e, di conseguenza, essere umano omerico e post-omerico). Da qui, l’argomentazione si sviluppa in due parti.

Nella prima, l’autore si lancia in un tentativo di analisi storico-filosofica delle maggiori religioni.

Anche qui tralasciando errori formali e contraddizioni interne (ad es., in menzione della Sibilla Cumana – ritenuta dai contemporanei in contatto con gli dei, capace di vivere più a lungo dei comuni mortali, veggente e divinatrice – Dufer dice che questa ha "[...] un ruolo tutt'altro che sovrannaturale" ???), la faziosità (o semplice ignoranza?) di chi scrive emerge nitidamente. Ad esempio, c’è una vistosa contrapposizione di Ebraismo e Cristianesimo con l’Islam. Si confrontino le frasi:

- “ […] Ma queste religioni (Ebraismo e Cristianesimo, ndr) si sono sviluppate contro e non a favore del potere politico.

VS.
- “[…] la teocrazia islamista è il trionfo di ciò che Maometto scrive nel Corano.

L’incredibile complessità delle posizioni cristiane o ebraiche sul potere politico viene totalmente ignorata, così come vengono trascurate le variegate scuole interpretative islamiche su Stato e religione. Tutta la sezione è una sorta di minestra riscaldata, fortemente influenzata dal vecchio e stantio concetto di “scontro di civilità” introdotto da Huntington nel 1993. La conferma di questa influenza è evidente nella citazione di Bernard Lewis, noto neocon americano e controverso studioso del Medio-Oriente, che nessuno scrittore (tantomeno uno storico o filosofo) prenderebbe mai seriamente.

Dopo questa prima sezione pullulante di assurdità storiche e interpretazioni discutibili, nella seconda parte il libro si trasforma gradualmente in un classico testo di self-help.

Non c’è molto di interessante, è in sostanza l’ennesima mediocre applicazione di filosofia e mitologia alla vita di tutti i giorni. Il crimine peggiore di questa sezione è la distorsione del pensiero di Gabor Maté. Frasi del genere:

Il post-omerico produce una dimensione divina consolatoria, un sollievo dal dolore dell’esistenza, che è perfettamente rappresentata dalla sostanza per il tossicodipendente

Più che offrire qualunque tipo di intuizione, esemplificano l’incompetenza di chi sta trattando il tema, sfociando inevitabilmente in analisi che potrebbero essere persino considerate pericolose per la sanità mentale:

La depressione si scatena certamente in conseguenza di eventi nefasti […] ma solo perché prima non abbiamo preparato il nostro animo a dare un significato a quegli eventi, dichiarandoli meritevoli solo di essere espulsi.

Mentre in Maté la dipendenza è una risposta disfunzionale ma comprensibile al dolore, in Dufer la dipendenza è l’esito di una visione del mondo distorta (post-omerica?) o un'impreparazione dell’animo che rifiuta il dolore come parte della totalità. Una completa inversione quindi, che mette di nuovo la responsabilità su chi soffre piuttosto che svelare le cause del dolore e offrire sollievo.

Sommessamente, nell’avanzare del testo, sembra che il lemma “post-omerico” diventi il ritornello per tutto ciò che all’autore non piace: l’islam è la massima espressione religiosa post-omerica, le tossicodipendenze sono post-omeriche, il postare sui social media è post-omerico (ironico detto da un influencer) e così via. Da queste prese di posizione, la posizione ideologica di chi scrive diventa via via più nitida: come un novello Jordan Peterson, Dufer sembra opposto al cambiamento sociale-economico-politico, in favore di un’accettazione totale del mondo così com’è:

[…] L’idea del “mondo come dovrebbe essere” prende il posto dell’accettazione del mondo per quello che è, ecco il problema cui la dipendenza cerca di dare una risposta

Se a questo limitato iper-individualismo aggiungiamo una strana equiparazione di nazismo e comunismo e una curiosa scelta di esempi (“Gli dèi hanno dato all’essere umano, sia esso Achille o Hitler […], capacità incredibili e anche fragilità angosciose” – aspettiamo con ansia che Dufer ci spieghi le capacità incredibili e le fragilità angosciose del führer), il mistero è presto risolto: l’agenda dell’autore, come quella di praticamente tutti gli scrittori di sbobba self-help, è di chiudere gli occhi ai lettori e convincerli che la soluzione sia lavorare esclusivamente su di sé, piuttosto che invitare all’azione collettiva per cambiare il mondo che ci circonda. Ma, a differenza di Peterson, Dufer è molto più maldestro nel farlo, palesando più volte la propria confusione: sul finale, forse inconsapevolemente, l’autore arriva addirittura a supportare un concetto simile alla “decrescita felice” che, stando a quanto scritto, dovrebbe essere ideologicamente antitetico alle sue posizioni (“il mito della crescita” dice Dufer!)

In conclusione, il libro contiene poche idee e molto confuse, spesso sostenute da distorsioni che, a qualcuno meno caritatevole del sottoscritto, potrebbero sembrare persino tendenziose. Dufer, nonostante il disperato tentativo di riempire questo vuoto concettuale con tante parolone, commette spesso errori imbarazzanti che peggiorano solo la sua evidente incompetenza nelle materie trattate.

Per tornare all’inizio, l'epigramma utilizzato dal grande Edward Said per descrivere proprio il Bernard Lewis citato da Dufer, risulta perfettamente applicabile anche a Dufer stesso:

La verbosità di Dufer nasconde a malapena sia le fondamenta ideologiche della sua posizione, sia la sua straordinaria capacità di non azzeccarne una.
Profile Image for Paolo Piccolo.
151 reviews5 followers
June 2, 2025
mi auguro che un giorno questo testo sia considerato un pilastro del nuovo pensiero occidentale, fatto di intenzioni consapevoli, gratitudine e unione degli opposti
2 reviews
May 11, 2025
“Dio era morto” è un libro che ti costringe ad una riflessione profonda e sincera, e non ti lascia vie di scampo. L’analisi lucida ed efficace dell’uomo omerico e post-omerico ti spinge inevitabilmente a guardarti dentro e a meditare su ciò a cui credi e su ciò che ti hanno fatto credere. In particolare, è interessante il punto di vista sul “culto del miracolo”, sulla tossicodipendenza e sulla depressione: tutte conseguenze dell’avvento di un “Dio del dualismo”.
Un libro da leggere, sia se si è religiosi, sia se si è atei, o, proprio come Dufer, “diversamente atei”.
Profile Image for Michele Capotosto.
10 reviews
May 4, 2025
“Dobbiamo iniziare a vivere nel mito della rinascita.
Ma, per farlo, dobbiamo abbandonare il dio post-ome-rico e tornare ad abbracciare un'idea diversa di divino.
Che la vita abbia significato solo quando cresce e prospera è semplicemente una menzogna, la menzogna post-omerica. Che l'esistenza umana sia scissa tra elementi divini ed elementi demoniaci è un'altra bugia di grande successo. E se l'uomo, in base a quella bugia, decide di amputare la parte sgradevole del sé, sta già ritagliandosi l'inferno sulla terra, in cerca della terra promessa.”
Ho iniziato questo libro credendomi un ateo convinto, credendo di trovare in quest’opera del inimitabile Rick DuFer un “alleato” del mio ateismo, qualcuno che poteva darmi dei suggerimenti su come affrontare chi mi diceva di credere nella fortuna nel caso o in qualche Dio, aiutarmi con dimostrazioni aneddoti e suggerimenti.
Leggendo fino all’ultima riga mi sono riscoperto invece credente, credente in quell’idea di divinità omerica che si contrappone alla visione post-omerica che pervade la società.
Con un linguaggio raffinato ma non eccessivamente metaforico, DuFer riesce in questo libro a sintetizzare il problema della società, il perché sia così piena di tristezze e falsi idoli, guru e “zombie”.
Spiegando la divisione del mondo tra uomini omerici e post-omerici e attraverso l’analisi della religione classiche viene presentato perché si è giunti alla società attuale, quali sono stati gli “artefici” di questa “zombificazione” di massa e “caduta” nella credenza di miracoli e dei nella società che si professa la più atea di sempre.
Tra citazioni di poeti classici e non, filosofi e autori romanzi, il libro è senza dubbio un opera che verrà considerata un caposaldo della filosofia del 21esimo secolo e un repertorio di valori che ogni persona dovrebbe perseguire ( Nonostante il libro non sia impostato come un libro di self-help che “mira a farti diventare la versione migliore di te, una versione che non esiste)
Con questo libro senza dubbio si hanno spunti su come affrontare meglio i drammi della vita, le tristezze, le malattie e le dipendenze.
È un libro che, strano ma vero, ti insegna a pregare, pregare non un Dio o un guru ma pregare te stesso di essere all’altezza di tutto quello che il mondo potrà offriti sia di bello che di brutto
Solo così “ Dio, a quel punto, sarà ovunque e in nessun luogo.”
Profile Image for Stefano.
326 reviews10 followers
July 1, 2025
Alcuni spunti sono interessanti, in particolare quando si arriva a prendere in considerazione la contemporaneità, ma in generale non ho trovato particolari novità.
Per qualcuno che abbia frequentato ambienti di studio legati al mondo classico e alla filosofia, sono in effetti argomenti che spesso si discutono. Nel caso specifico, sono stati riuniti in un discorso unitario e arricchiti di qualche più o meno nuova etichetta (come il termine post-omerico che, francamente, viene ripetuto decisamente troppe volte, come per convincerci del suo livello di importanza). Il tutto annacquato da frequenti ripetizioni ed esempi che, se messi in elenco, risultano pochi e rimaneggiati (Ares e Achille, Afrodite ed Elena, per fare due esempi), tanto da dare la spiacevole impressione che per giustuficare diverse argomentazioni si ricorra sempre ai pochi esempi a disposizione (una sorta di continuo richiamo che fa sembrare il tutto un pò un parlarsi sopra). Il che in alcuni momenti è un peccato perché alcuni spunti e punti di vista, che mi sono sembrati effettivamente freschi, sarebbero valsi approfondimenti degni di pubblicazione.
In sostanza mi è parso quello che potrebbe essersi rivelato una tesi piacevole da sentir discussa, ma poco altro. Il fatto che sotto il nome dell'autore in copertina Feltrinelli abbia insertio anche il nome del suo canale YouTube, mi fa quasi pensare che sia un di quelle pubblicazioni fatte per vendere ad un pubblico numeroso già consolidato. Visto che però questa è una logica ormai imperante nell'editoria, mi sento di dire: sempre meglio dell'ennesima biografia di un trapper.
Profile Image for Chiara F..
599 reviews47 followers
May 22, 2025
Un saggio coraggioso che sposa una tesi, il recupero del “panteismo” e l’abbattimento della visione dualistica della realtà, per scardinare i falsi miti di oggi, quelli della crescita imperitura e del mondo patinato dei social.

Il Dio che era morto, quello omerico, ucciso dall’uomo post-omerico, da cui sono scaturite le religioni monoteiste - ma anche le distorsioni come le sette e i totalitarismi - torna a rivivere nel filosofo che abbraccia tutto di sè e del creato, la luce ed il cono d’ombra, la vita e la morte, senza giustificazioni, senza evitamenti.

Ho apprezzato le analisi, le argomentazioni, gli esempi portati, il soffermarsi su concetti che ciclicamente tornano nel testo, di volta in volta avvalorati da nuove riflessioni e osservazioni coerenti. Non ho le competenze per controbattere con controtesi, nè mi sognerei di farne perché sono allineata a questa forma mentis e mi ritrovo totalmente, quasi fossero state scritte da e per me, nella parole della preghiera finale.
Profile Image for Nicola Zita.
38 reviews2 followers
June 15, 2025
Che dire, Rick Dufer si è superato.
Un saggio storico sulla concezione umana di Dio, dall’epoca preomerica a oggi: un viaggio che racconta le trasformazioni del nostro rapporto con la divinità negli ultimi 3000 anni di cultura occidentale.
Ma non solo: con un’analisi molto precisa, cerca di spiegare ciò che oggi chiediamo a Dio, più che ciò di cui l’uomo ha davvero bisogno.
Una mazzata che ci ricorda come Dio non rappresenti solo bellezza e felicità, ma anche paura e fragilità — perché tutte le esperienze fanno parte della vita stessa, e per questo vanno accettate.
Sicuramente il libro presenta dei bias culturali, come ogni saggio del resto. Ma nonostante ciò, offre moltissimi spunti interessanti.
Lo consiglio a chi vuole comprendere l’evoluzione del concetto di divinità, aprendosi a una visione nuova e innovativa del sacro.
Profile Image for Jacopo E. C.  Pastori .
6 reviews
July 9, 2025
Veramente un ottima riflessione sul divino, antico e odierno. L’aspetto più interessante è il fatto che l’autore è fondamentalmente ateo ma che cerca comunque di “riscoprire” il divino. Un libro molto agile e che mi ha preso in poco tempo, con molti spunti per nuove riflessioni e nuovi comportamenti quotidiani.
Profile Image for Paolo P..
85 reviews1 follower
November 2, 2025
Una disamina su religione omerica e religioni post omeriche e come l'approccio del credente verso il mondo e se stesso cambi nel passaggio tra queste due visioni. L' autore si sofferma su diverse figure di filosofi e religiosi come Agostino e Eckhart il cui pensiero sembra conservare tratti di quella concezione omerica della divinità andata perduta nel tempo. La parte dedicata a 3 figure chiave dei monoteismi come Abramo, San Paolo e Maometto è molto stringata. Per l'autore il passaggio tra questi 2 mondi ha significato una scissione, amputazione per l'uomo che non vede più il divino in tutto il mondo che lo circonda come il greco antico e ciò si manifesta in negatività. Dicotomia omerico e post omerico abbastanza insulsa e infondata. Ripetitivo fino all'esaurimento
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