Viviamo tempi folli e anni di guerre, di deliri identitari, di odio e fobie. Quale momento migliore per una lettera d’amore? E non una una lettera a Giacomo Leopardi, il poeta che più di ogni altro ha raccontato i tormenti del suo presente e la difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo, aprendo al contempo spazi di sovrumani silenzi e profondissima quiete dove portare in salvo i suoi lettori, almeno per un attimo. Incontrato in anni formativi difficili, Leopardi è diventato per Antonio Moresco il compagno di viaggio di tutta una vita, e allo stesso modo può esserlo per un amico che non ci tradisce, che non ci abbandona, che sa farci sognare ma anche colpirci con la verità. Moresco compone così il più vivo, lirico e universale dei libri su racconta una giovinezza macerata di dubbi e illuminata di illusioni; ne attraversa il pensiero e l’opera ragionando su cosa sia – e cosa non dovrebbe essere – la letteratura; riscopre assieme a lui l’amore e la ribellione, la libertà e la morte; indaga sull’incombenza del male e sulla tentazione della felicità. Infine, con lui si libra in volo, alto sulle miserie del mondo, per raccontare il nostro presente come lo avrebbe visto e interpretato Leopardi e per regalarci, sul tempo in cui viviamo, un punto di vista quello delle rondini, quello dei poeti.
Antonio Moresco is an Italian writer. His first publications appeared late in his life, after he had been turned down by several publishers. In 1993, he published his first collection of short stories, Clandestinity, but his career-defining project is the monumental trilogy Games of Eternity, made up of Gli esordi (1998), Canti del caos (2009), and Gli increati (2015). He has published many other works, including short stories, children stories, and he has organized several collective marches throughout Italy and Europe, which have become the topics for some of his works.
Una grande delusione. Mi aspettavo un libro personale ma condivisibile, e invece la passione dell’autore è stata troppo diluita in una iniziale “antologia” di estratti e nell’allegoria che è seguita, praticamente interminabile. Ho trovato il linguaggio inadatto, una contemporaneità forzata in bocca ad un autore (Leopardi) così profondo e unico. L’idea di mostrare il lancio del pensiero del poeta per mezzo di una attualizzazione del personaggio la trovo scadente. Altra grande pecca sono i pochi “non detti”, anche nei dialoghi, che sviliscono il trasporto della lettura. Più che una lettera d’amore è sembrato un escamotage per agire una critica al nostro tempo: sarebbe bastato un saggio. Apprezzabili le due battute finali.
Da piccolo Antonio Moresco aveva difficoltà a concentrarsi nello studio. Oggi diremmo che soffriva di disturbi dell'apprendimento, ma ai tempi per asino era preso e lasciato e per questo esiliato dai genitori in un seminario. Inconsapevolmente la punizione riveló ben presto un incontro, inaspettato, con Giacomo Leopardi. Leggendo 'L'infinito", di colpo come un'illuminazione, si rese conto che un posto nel mondo per lui esisteva, un luogo sconosciuto fatto di parole e immagini, da chiamare patria, in cui poter stare. Giacomo divenne suo fratello, la sua guida, lo scrittore cui votare le sue preghiere. Solo e incompreso, in un mondo scomposto che lo voleva composto, proprio come Leopardi a Recanati, Antonio Moresco si è nutrito delle sue parole, della sua straordinarietà ed è sopravvissuto, anche grazie a lui.
Da qui la sua decisione di dedicargli una lettera d'amore, perché lui gli ha insegnato il modo di resistere, di stare dentro i sogni senza scendere a compromessi. E con lui, ancora una volta, intraprende un viaggio, un vero viaggio, vissuto davvero insieme e con una pelle diversa, come due rondini che sorvolano il mondo sbattendo le ali all'unisono.
Tutte le mie aspettative su questa lettura sono state completamente sbaragliate perché ho riso, ho pianto, ho sottolineato mezzo mondo, mi sono emozionata leggendo e rileggendo le parole di Leopardi (ora sì, che ti comprendo Giacomì), ho volato con loro, mi sono lasciata travolgere da questa follia rondinina e ho continuato a ripetermi in testa per tutto il tempo 'è geniale, sono geniali'.
"Voglio piuttosto essere infelice che piccolo."
Grazie Antonio per avermi fatto comprendere che la scuola, a tal proposito, non mi ha insegnato niente. E Grazie per avermi fatto conoscere un modo diverso di vivere e amare la letteratura.
Un meraviglioso viaggio nello spazio e nel tempo. Un bellissimo percorso umano che parte dall’amore per Leopardi, attraversa la letteratura, la politica ed arriva nel profondo dei nostri sentimenti.