“Non posso essere arrestato,” rispose Korotkov, e si mise a ridere d’un riso satanico, “perché non si sa chi io sia.” Korotkov, impiegato in una fabbrica di fiammiferi di Mosca, si vede togliere la terra da sotto i piedi quando è costretto a fare i conti con il suo nuovo capo, il luciferino Mutander. Da questa semplice premessa prende avvio "Diavoleide", uno dei racconti più spericolati di Bulgakov, che trascina il suo protagonista in una vicenda sconvolgente e surreale, piena di metamorfosi e visioni allucinate. Teiere che parlano, donne dorate, uomini che volano agitando mantelli a pipistrello e un moltiplicarsi di impiegati che sbucano dai cassetti secondo i voleri di un’ingarbugliata burocrazia. In mezzo a queste vorticose esperienze, Korotkov assiste al dileguarsi della sua stessa identità, e si ritrova nudo di fronte all’implacabile macchina della formalità sovietica. Scritto a Mosca quando Bulgakov aveva poco più di trent’anni, "Diavoleide" anticipa per temi e stile la satira del "Maestro e Margherita", e ci permette di osservare da vicino la crescita di uno dei più importanti autori russi del secolo scorso. Accanto allo sfortunato Korotkov, sfilano in questo libro altri personaggi, come i protagonisti delle "Avventure di Čičikov" o di Mosca degli anni venti, che sulla pagina diventano chiavi di lettura per cogliere l’assurdità del reale e rimettere tutto in discussione.
Mikhail Afanasyevich Bulgakov (Russian: Михаил Булгаков) was a Russian writer, medical doctor, and playwright. His novel The Master and Margarita, published posthumously, has been called one of the masterpieces of the 20th century.
He also wrote the novel The White Guard and the plays Ivan Vasilievich, Flight (also called The Run), and The Days of the Turbins. He wrote mostly about the horrors of the Russian Civil War and about the fate of Russian intellectuals and officers of the Tsarist Army caught up in revolution and Civil War.
Some of his works (Flight, all his works between the years 1922 and 1926, and others) were banned by the Soviet government, and personally by Joseph Stalin, after it was decided by them that they "glorified emigration and White generals". On the other hand, Stalin loved The Days of the Turbins (also called The Turbin Brothers) very much and reportedly saw it at least 15 times.