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Racconti partigiani

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Assecondando una vocazione narrativa che ha sempre affiancato la sua attività poetica, il partigiano Caproni prova a “scrivere la Resistenza” e in queste pagine trasfigura le sue esperienze di maestro in Val Trebbia dove, dal 1943 sino alla fine della guerra, fu testimone e sostenitore della lotta di liberazione. Una piccola comunità di provincia su cui incombono i grandi eventi della Storia diventa lo specchio di un’Italia oppressa e impaurita che cerca nella rivolta partigiana lo scatto per una rinascita morale. Pur lontani dai canoni del neorealismo, questi racconti restituiscono in presa diretta, senza alcuna enfasi celebrativa, le scelte coraggiose e drammatiche di una generazione chiamata a fronteggiare la ferocia della dittatura in nome della libertà e della democrazia.

97 pages, Kindle Edition

Published April 11, 2025

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About the author

Giorgio Caproni

86 books23 followers
Giorgio Caproni (Livorno, 7 January 1912 – 22 January 1990, Rome) was an Italian poet, literary critic and translator, especially from French.

Caproni left Livorno at the age of ten to complete his primary studies in Genoa, where he studied first music, then literature, and where he wrote his first poems. After participating in World War II as a member of the Italian resistance movement, he spent many years as an elementary school teacher.

In 1945, he went to Rome, where he contributed to a number of journals; besides poetry he also wrote criticism and novellas and contributed translations. His book Il passaggio di Enea collected all of his poems written to 1956 and reflected his experiences in combat during World War II and serving with the Resistance. He also oversaw a series of translations of foreign works, chief among which was Mort à crédit by Louis-Ferdinand Céline.

In 1959, Caproni and fellow poets Antonio Seccareccia, Elio Filippo Accrocca, and Ugo Royal began the Frascati National Poetry Prize, an annual poetry competition for previously unpublished works. The annual prize began as a cask of wine; in 1974, it was changed to a cash prize of 1,000,000 Italian lire.

Caproni's poetry touches on a number of recurring themes, most notably Genoa, his mother and birthplace, and travel, and combines a sense of refinement in both meter and style to immediacy and clarity of feeling.

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Profile Image for Malacorda.
617 reviews288 followers
September 26, 2025
Perbacco e perdiana, una scrittura superlativa e stupefacente.

Mi sto arrovellando per trovare l'aggettivo giusto. Grandiosa è una definizione troppo ingombrante, direi piuttosto generosa, ma anche elegante, cesellata, squisita. C'è un'atmosfera speciale che però non sfocia mai in un inutile surrealismo o realismo magico o tantomeno nel racconto onirico. E non so nemmeno se è neorealismo. Però mentre leggi i primi racconti ti viene da pensare: ecco, gli anni quaranta erano proprio questa atmosfera qui.

Peccato siano solo piccole istantanee, anzi, diapositive. Fosse stato un romanzo, o anche solo un racconto lungo, sarebbe stata una cosa da cinque stelle. E difatti il racconto più bello è anche il più lungo.

I primi racconti del libro sono diapositive, immagini fulminee per raccontare dei dettagli di quotidianità: la quotidianità che si imbibisce di guerra come uno straccio da pavimento si imbibisce di liquido sporco e - volente o nolente - se lo tira dietro.

Poi piano piano ci si addentra più da vicino nelle vicende di guerra e di Resistenza. Lo stile, le atmosfere, le luci, le ambientazioni: molte caratteristiche ricordano D'Arzo, e questa è certamente una similitudine positiva. In alcuni passi mi ha ricordato Il Garofano rosso di Vittorini, in altri L'ombra delle colline di Arpino.

In alcuni racconti i dialoghi tra i personaggi prendono una piega vagamente filosofica, con ricerche di significati della Resistenza che non so bene se fossero discorsi che all'epoca si facevano per davvero, mi sembrano più analisi ex-post. Nella postfazione de L'Agnese va a morire, la Viganò ricorda come al campo non si facessero dei gran discorsoni, e son più propensa a credere a lei. In questi racconti di Caproni c'è tanta filosofia e analisi sì, però retorica nessunissima, questo bisogna notarlo.

Ci sono anche dialoghi e osservazioni non proprio misogeni ma forse non del tutto rispettosi delle donne (come quando per esprimere la preoccupazione per due donne ostaggio dei tedeschi la voce narrante pensa alle "belle carni bianche", sembra più che stia parlando di pollame che non di due persone umane; oppure c'è un altro passaggio in cui si sofferma ad analizzare minuziosamente un paio di ginocchia come se fossero un qualcosa di completamente avulso dalla loro legittima titolare, anche in questo caso si tratta di osservazioni da foro boario - ma c'è poco da fare, sono modi di dire e modi di scrivere, mi ricordo che persino un "pezzo grosso" come Bianciardi, ne La vita agra, si sofferma a spiegare che parlando di una donna gli piace di più dire "petto" anziché "seno"). Questi modi di dire e di scrivere, se da un lato possono dispiacere, dall'altro mi sembrano più aderenti ai discorsi e agli atteggiamenti dell'epoca. A volte si fa troppo presto a citare qualche singolo episodio per avallare la tesi che "anche le donne hanno fatto la Resistenza"; io ho idea che anche in quel contesto il lavoro svolto da una donna, o il rischio assunto da una donna, venisse in ogni caso valutato come un qualcosa minore e inferiore rispetto lo stesso identico compito svolto da un uomo. E ho anche idea che le donne che hanno fatto le spie abbiano subìto trattamenti forse peggiori di quelli riservati alle spie di genere maschile.

A parte questi nei, i racconti sono ottimi sotto tutti punti di vista: non mi sbilancio oltre le quattro stelle solo per marcare un distacco con il mio amatissimo Bertoli (La Quarantasettesima) che descrive scenari ed episodi molto molto simili a questi, usa una lingua forse un po' meno perfetta e meno lirica e meno ricercata, ma molto più secca ed asciutta.
Profile Image for Amanda Rosso.
361 reviews32 followers
August 30, 2025
Pubblicato postumo nel 2025, Racconti partigiani raccoglie i testi narrativi che Giorgio Caproni scrisse negli anni immediatamente successivi alla Resistenza. Pur essendo noto soprattutto come poeta, qui Caproni si cimenta con la prosa, restituendo la sua esperienza diretta da partigiano nella Val Trebbia. Non si tratta di racconti celebrativi o eroici, ma di frammenti di vita in cui l’eccezionalità della guerra convive con la quotidianità e persino con l’assurdo.

Il linguaggio è asciutto, a tratti quasi cronachistico, e si allontana dalla retorica resistenziale che in quegli anni dominava la narrazione pubblica. Caproni sembra più interessato a registrare la precarietà, la paura, i gesti minimi che tenevano insieme i gruppi partigiani: l’attesa di un compagno, un pasto improvvisato, la neve che ostacola i movimenti. In questo senso, i racconti non costruiscono una mitologia della Resistenza, ma ne colgono le incrinature e le contraddizioni, mostrandola come un’esperienza collettiva fragile e umanissima.

La dimensione lirica, pur non invadendo mai il testo, affiora nella capacità di osservare i paesaggi: boschi, paesi, vallate diventano non solo scenario ma parte viva del racconto. La natura è alleata e ostacolo, rifugio e pericolo, e la sua presenza costante richiama la sensibilità poetica di Caproni, che negli stessi anni stava elaborando le sue prime raccolte.

Racconti partigiani si inserisce così in una tradizione letteraria che va da Fenoglio a Calvino, ma vi entra con una voce originale: non il romanziere epico, non il memorialista, bensì un poeta che applica il suo sguardo alla prosa e restituisce un mosaico frammentario, denso di verità. È un libro che non cerca l’enfasi, ma lascia emergere dal dettaglio l’intensità della Resistenza, restituendo dignità a una memoria non monumentale ma vissuta.
Profile Image for Valentina G.
250 reviews27 followers
May 1, 2025
Troviamo Caproni alle prese con una prosa invece della poesia. Racconti che sono spaccati della Resistenza, quasi sul finire della guerra. Accenni alla truce realtà di uno scontro che segna le vite dei Partigiani.
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