Ho finito questo libro da qualche giorno e mi è rimasto addosso più di quanto mi aspettassi. Anche se proibito di Giulio Ravizza non è il classico romanzo storico, e non è nemmeno un romanzo sentimentale nel senso più tradizionale, è qualcosa di più strano e affascinante: un racconto ispirato a fatti veri ma rielaborato con un tocco molto personale, quasi intimo, che riesce a trasformare una storia ambientata nell’Unione Sovietica in un’esperienza emotiva profondamente attuale.
Il protagonista, Igor, è un personaggio che entra piano ma resta a lungo: la sua ossessione per l’arte, il suo bisogno quasi viscerale di salvare ciò che il regime considera pericoloso, è qualcosa che si capisce subito, anche se non si condivide. Oltre all’impresa folle che Igor affronta c’è l’amore, intimo e silenzioso, che serpeggia in tutto il romanzo, come una specie di motore nascosto che spinge il protagonista a proseguire, a non cedere mai.
Una cosa che ho apprezzato molto è come la narrazione non ti imponga nulla: Ravizza non ti guida per mano, ti lascia spazio per entrare nella storia in modo autentico e personale. Ci sono momenti in cui ti chiedi “ma è successo davvero?”, e la risposta è: in parte sì, in parte no. Ed è proprio lì che sta la forza del libro: quello che racconta è accaduto, sicuramente nelle parti più folli, come ci dice l’autore: l’arte censurata, le vite dimenticate, la “pazzia” di chi ha provato a salvare tutto quando una cosa oggi così scontata era pericolosa e osteggiata.
La scrittura è chiara, senza fronzoli inutili, ma non fredda anzi, ci sono passaggi che arrivano diretti, senza mezzi termini, soprattutto quando si parla della solitudine, della paura, e di quel desiderio quasi assurdo di fermare il tempo attraverso l’arte.
Un altro punto a favore, e lo dico sinceramente perché l’occhio vuole la sua parte, è la copertina: bella, curata e comunica esattamente il tono del libro: silenzioso, profondo, ma per nulla pretenzioso. Potremmo dire che Anche se proibito è uno di quei libri che quando lo vedi in libreria, ha quel tipo di presenza che ti fa fermare e chiedere “e questo?”.
In definitiva, Anche se proibito è un romanzo che non si legge per “sapere come va a finire”, ma per accompagnare un personaggio nel suo percorso complicato, a volte doloroso, spesso solitario, ma sempre guidato da una tensione autentica verso la bellezza, la memoria e, in parte, una specie di redenzione personale.
Non è un libro che consiglio a chi cerca azione o ritmo serrato, ma se vi piacciono le storie vere e incredibili raccontate con un tocco letterario, e soprattutto se l’idea che l’arte possa davvero salvare qualcosa (o qualcuno) vi tocca anche solo un po’.