Un crollo rapido della mente, la fine di noi stessi e del questa è la crisi psicotica. Nella cultura generale è poco considerata. Chi non l'ha vissuta non riesce a immaginarla, chi l'ha vissuta non riesce né vuole ricordarla. Raccontarla è invece importante, per la sua frequenza e la sua forza distruttiva e perché avvicina a questioni come funziona la mente? Come si curano le sue catastrofi?
L'impossibilità di comunicare con gli altri, la perdita e il distacco da sé, il crollo dell'io e del proprio sono tanti i modi per definire una crisi psicotica, ma ognuno è diverso perché diversa è l'esperienza che ogni paziente ha di questo disturbo mentale. Da un punto di vista psichiatrico è uno dei quadri piú significativi, perché è a tutti gli effetti una piccola fine del mondo. Ogni psichiatra di un medio ospedale italiano, che faccia riferimento a circa duecentomila abitanti, vede ogni anno varie centinaia di persone, uomini e donne del tutto simili a noi, persone che lavorano, hanno una famiglia, affetti, amici, interessi, che un giorno qualunque della loro vita entrano in una crisi psicotica. Ne possono uscire dopo poche ore, qualche giorno oppure settimane, ma non sarà facile ricucire questo strappo nel tessuto della mente. Paolo Milone con la consueta empatia e grazia espressiva racconta le storie di vari pazienti che hanno vissuto questa spoliazione dell' affronta cosí un mostro di cui pochissimi parlano e che è ora che venga stanato.
Paolo Milone, psichiatra, è nato a Genova nel 1954. Ha lavorato in un Centro Salute Mentale e poi in un reparto ospedaliero di Psichiatria d'urgenza. Per Einaudi ha pubblicato L'arte di legare le persone (2021), il suo primo libro.
Una bella introduzione, scritta in modo piacevole ed elegante, al tema della crisi psicotica. Particolarmente interessante, e a volte dolorosamente divertente, è la terza parte del libro, incentrata sugli incontri con i pazienti in pronto soccorso.
«Per quanto tempo dobbiamo sopportare una situazione di solitudine e isolamento cosí insostenibile? Nella realtà dura qualche ora, qualche giorno, poche settimane. Ma noi che viviamo questa piccola fine del mondo possiamo essere convinti che non finirà mai. In questo periodo non siano in grado di svolgere le nostre attività: chi si accanisce a proseguire il lavoro o ad accudire i figli incontra difficoltà di ogni tipo. Nei casi piú gravi, non siamo piú autonomi. In questo periodo, a rischio non è solo la mente ma anche Il corpo, perché si può smettere di mangiare e bere, perdere ogni cura e igiene, e presentare disturbi comportamentali che associati a totale distrazione e noncuranza possono portare agli incidenti piú vari.»
5 ⭐️ Milone con la consueta empatia e grazia espressiva racconta le storie di vari pazienti che hanno vissuto questa spoliazione dell'io: affronta cosí un mostro di cui pochissimi parlano e che è ora che venga stanato.
Quando leggo Paolo Milone, penso che dev'essere proprio un bravo medico, un bravo psichiatra, un brav'uomo. La cura che mette nello scrivere dei suoi pazienti, del suo lavoro, mi fa credere che questo lavoro difficile a volte sia in mano alle persone giuste. Perché la mente è un luogo oscuro e quando si ammala è un bel problema. Qui questo bravo dottore ci racconta cos'è la psicosi, cosa succede quando si presenta, cosa fanno i medici bravi come lui quando ce l'hanno davanti.
La parte più interessante è la terza, con le esperienze dell'autore nel pronto soccorso. Rifletto da tempo su senso e validità della psichiatria, cercando di non chiudere nessuna porta, e quest'ultima parte del libro fa pensare che ci sono effettivamente casi di tale e repentina destrutturazione dell'individuo in cui serve o addirittura è necessaria la cura della mente, comunque la si voglia intendere (ma tenendo comunque sempre ben presente i limiti di una materia che lavora su qualcosa di ancor in gran parte ignoto, il cervello). Poi ci sono altri passaggi che mi riportano a dubitare, ad esempio quando l'autore dice in soldoni che il suicidio è sempre frutto di una patologia, quando il suo approccio a quella che si chiama psicosi e soprattutto ai suoi contenuti è puramente medicalizzante e (ancora) patologizzante. Penso che qui riemerga tutta la problematicità della psichiatria come agente di normalizzazione rispetto alle idee che esorbitano da quel che, in determinati tempi e luoghi, è ritenuto "sano". Purtroppo gli altri due terzi del libro non sono altrettanto stimolanti, essendo una lunga descrizione, molto vaga e troppo narrativa, di quella che si chiama crisi psicotica, con pochi o nulli agganci ai fatti. E se aggiungiamo che vengono citati come valide fonti Freud i suoi seguaci, be', risulta difficile promuovere il volumetto.
Un libro scorrevole e conciso che riesce a dare una panoramica della crisi psicotica con un linguaggio narrativo semplice e coinvolgente. Ho apprezzato molto la parte relativa ai casi clinici. Con poche righe l’autore riesce ad informare rispetto alla sintomatologia dei suoi pazienti, dando allo stesso tempo una visione onesta e realistica di come funziona un reparto di psichiatria di urgenza. Si percepisce la passione dell’autore per il suo lavoro. Bello!
“…mentre il paziente è convinto che quello che lui prova nessuno lo abbia mai vissuto prima, nessuno lo conosca, non abbia neanche un nome, né esista parola per descriverlo - e per questo si sente solo al mondo e irraggiungibile - esistono invece molte perso-ne, raggiungibili, che hanno dedicato allo studio e alla cura di quello specifico disturbo buona parte della loro vita.”
Una chicca. Ottimo per chi vuole approcciarsi al tema della psicosi da profano, descrizioni chiare e poetiche. Bello anche per gli addetti ai lavori, uno sguardo più narrativo alla vita di tutti i giorni.
Spiegare fenomeni complessi, in parte ancora sconosciuti, non è facile. Riuscirci vuol dire avere un particolare talento. Un breve saggio molto intenso su un fenomeno che può riguardare tutti.
Un piccolo scritto sulla psicosi ma non solo, sull'umanità nel rapporto con le persone. Lo scrittore è evidentemente uno psichiatra molto empatico e le sue parole sono rincuoranti.