«In Italia sino al 25 luglio c'erano 45 milioni di fascisti; dal giorno dopo, 45 milioni di antifascisti. Ma non mi risulta che l'Italia abbia 90 milioni di abitanti»: la frase attribuita a Winston Churchill fotografa con la forza del sarcasmo la condizione di un paese che nel 1940 è entrato in guerra inneggiando all'aggressività fascista e tre anni dopo se ne è prontamente dimenticato. I perdenti sono saliti sul carro dei vincitori, spazzando via la memoria storica e dando inizio, dopo la fine del conflitto, a una nuova stagione. Per eliminare una classe dirigente bisogna però averne un'altra a disposizione: come defascistizzare tutto e tutti se in quegli anni pressoché tutto e tutti erano stati fascisti? La rottura con il passato si rivela così un brusco e disarmante riciclo senza pudore di uomini, di strutture e di apparati.
Il titolo del libro è tratto da una delle celebri battute di Winston Churchill ,sarcastica e piuttosto feroce nei nostri confronti : “In Italia sino al 25 luglio c’erano 45 milioni di fascisti; dal giorno dopo, 45 milioni di antifascisti. Ma non mi risulta che l’Italia abbia 90 milioni di abitanti”. L’autore, che ,non per nulla, è docente di storia delle istituzioni militari, con questo libro si è assunto l’ ingrato compito di far intendere agli italiani ,che, se vogliono capire il presente, non possono permettersi di ignorare la storia, quella vera degli storici, non le narrazioni alterne della politica. Questo significa che ,diversamente da quello che, dalla fine della guerra ,l’anno prossimo saranno 80 anni, recita la narrazione corrente, la guerra medesima l’abbiamo persa, con delle conseguenze che hanno pesato su quegli 80 anni passati in modo massiccio. Certo, possiamo fare finta di non sapere che in Italia, un paese straniero ,anche se alleato ,cioè gli Stati Uniti, egemone fra i vincitori della guerra, occupa sul nostro territorio nazionale qualcosa come 111/120 basi militari conosciute ,essendo quelle segrete sconosciute per definizione, con circa 13.000 soldati americani e relativi mezzi e armamenti. E questo basterebbe per indurci a una certa riflessione. Leggi di più : https://gmaldif-pantarei.blogspot.com...
Un saggio necessario su come l’Italia del dopoguerra abbia costruito una narrazione antifascista di comodo, senza fare davvero i conti con il consenso di massa al regime. La seconda parte è illuminante, ma la prima è appesantita da troppi nomi e dettagli biografici che rendono la lettura meno incisiva. Importante per chi vuole approfondire il rapporto tra memoria pubblica e rimozione storica.
Un saggio ben scritto e argomentato, che pone il lettore e gli italiani di fronte all’evidenza di aver consapevolmente “ingannato” la propria memoria storica con l’obiettivo di attenuare le responsabilità verso se stessi, il mondo e la storia.
Saggio deludente, con teorie fatte passare per lucidi certezze. Ed omissioni davvero clamorose (perchè non citare la visone di Eugenio Corti sulla campagna di Russia? eppure è uno dei grandi scrittori italiani che ne ha scritto...) La Resistenza raccontata tutta insieme senza fare distinzioni, tra l'altro omettendo la gloriosa Brigata Maiella e dicendo che nel sud la resistenza c'è stata solo pochi mesi. Definire poi l'aministia di Togliatti lo strumento per graziare gli ex fascisti e dare un colpo di spugna sul passato non sta in piedi: si sa che con quell'aministia di fatto furono graziati decine di delinquenti omicidi che avevano militato nei gap. La teoria che la violenza dei partigiani è diretta conseguenza della violenza del regime che li aveva educati a questi modi? Teoria che regge poco. E poi l'affondo sulla popolazione italiana intera che viene accusata di non scegliere e di aspettare che qualcuno la salvi (perchè i numeri degli aderenti alla resistnza sono pochi). Affermare una cosa del genere alle popolazioni provate dai bombardamenti che si vedevano spesso razziare ogni cosa prima dai tedeschi in ritirata e poi dai partigiani, è quasi offensivo.