Otto racconti horror ambientati fra le mura di casa. Un nascondiglio o una prigione, a seconda di chi vi risiede. Se per alcuni la propria abitazione è un covo accogliente dove riposare, per altri invece è un inferno di solitudine in cui l’assenza assume forme folli, disumane.
Gli eventi narrati nell’antologia coprono uno spazio temporale di alcuni decenni (dagli anni settanta ai giorni nostri) e hanno come protagonisti persone all’apparenza comuni, normali, mache in verità nascondono terribili segreti, traumi e gravi disturbi psicologici. Le loro condizioni fisiche, sociali e/o mentali li rendono degli outsider, esseri umani alienati e invisibili; genitori incapaci di elaborare un lutto, una liceale sovrappeso bullizzata costantemente dai compagni, una madre ossessionata dalla famiglia, un uomo consumato dai sensi di colpa per qualcosa commesso in passato, un giovane incapace di assumersi le proprie responsabilità nonostante il sangue sulle mani, un’amante autolesionista, una coppia di anziani alle prese con l’Alzheimer, uno stagista costretto a mettere il lavoro davanti ai propri valori pur di non essere licenziato. Ritagli di quotidianità sporche di orrori reali e irreali, dove il raziocinio cede al dolore e, talvolta, all’inspiegabile. Otto storie di denuncia sociale tutt’altro che leggere e, per questo motivo, sconsigliate ai minorenni, alle persone sensibili e ai deboli di stomaco. I temi trattati spaziano dal bullismo al femminicidio, passando attraverso parafilie, fanatismi, ossessioni e bodyhorror.
There’s a kind of horror that doesn’t knock or scream; it just appears, sits beside you, and waits. Portami a casa by Fabbrizzi lives exactly there. Otto racconti. Eight short stories where la casa, la famiglia, and ordinary lives begin as comforting spaces… until something shifts, almost imperceptibly, and the familiar turns feral.
If you’ve read Samanta Schweblin (Fever Dream, Good and Evil and Other Stories), you’ll feel it instantly, that same disturbo sottile, quiet dread under clean sentences. Fabbrizzi, like Schweblin, doesn’t explain the horror. He lets it breathe. Reality tilts slightly out of place, and you’re left wondering whether the danger is fuori or somewhere inside the mind, the memory, the body.
These aren’t monsters and gore. They’re psychological hauntings: trauma, grief, the secrets people swallow to survive. The language is modern Italian, simple but precise, perfect if you’re praticando l’italiano and want something breve, intense, and not too time-consuming. A story an evening works perfectly. If you’re reading at night? All the luci accese.
What lingers most? The title. Portami a casa. “Bring me home.” But home is not shelter. It’s memory, obsession, sometimes even captivity. Fabbrizzi makes home feel like the place you run to and the place you can’t escape.
Questo sarà uno dei pochi casi in cui non racconterò nulla della sinossi, dato che si tratta di una raccolta di racconti horror e trovo già molto accattivante la quarta di copertina. Ovviamente, vorrei evitare anche spoiler indesiderati, soprattutto perché a parer mio si tratta di un romanzo imperdibile per gli amanti del genere. Da qualche tempo seguo con passione e interesse le opere di Samuele Fabbrizzi. Oramai, per me, è diventato sinonimo di garanzia e, come sempre accade, ogni suo romanzo è una nuova scoperta. In questa raccolta di racconti, l'autore esplora la psiche umana come solo lui sa fare, generando suspense e curiosità. Ogni racconto inizia praticamente in punta di piedi, introduce i protagonisti, per poi sviluppare una storia viscerale e coinvolgente che sfocia nel grottesco, nell'orrido e terrificante. Premetto che non si tratta di novelle adatte a tutti, specie ai più sensibili. Molteplici sono le scene raccapriccianti e di dubbio gusto, pertanto, ne consiglio la lettura a un pubblico adulto e consapevole dei contenuti di questo volume. Ciò che adoro della penna di Samuele è proprio lo stile incalzante ed evocativo, tale da farmi percepire odori, suoni, sensazioni ed emozioni dei protagonisti. Fra un capitolo e l'altro, in cui ognuno rappresenta un racconto, spesso avevo bisogno di una brevissima pausa tale è l'intensità della narrazione. Non perché siano pesanti o noiosi, al contrario, sono veramente intensi e piacevoli, pertanto ho voluto dedicare il giusto tempo a ciascuna storia per gustarle al meglio. Non posso dire di averne preferita di più una rispetto a un'altra perché le ho trovate tutte molto belle. Qualche racconto magari più raccapricciante rispetto a un altro, ma l'intensità delle emozioni provate è molto simile. In qualche novella troviamo diversi elementi paranormali, tipici del genere horror, che suscitano paura e al tempo stesso curiosità, specie per l'ambientazione tutta italiana e folkloristica. Una volta iniziata la lettura, infatti, non volevo proprio staccarmene, più proseguivo e più mi domandavo cosa sarebbe successo nella successiva avventura. Un'altra abilità che ammiro dell'autore è quella di riuscire a dare al lettore un quadro completo in poche pagine, senza descrizioni ampollose o caratterizzazioni approfondite dei personaggi. Anzi, ciò che viene invece approfondito maggiormente è il lato animalesco e più profondo insito nell'essere umano, il lato psicologico e cupo. Ogni storia, poi, ha un finale grossomodo aperto, in grado di lasciare all'immaginazione del lettore la conclusione più congrua in seguito agli avvenimenti narrati. Samuele Fabbrizzi riesce a sorprendermi sempre, grazie a nuove avventure, macabri orrori ed emozioni forti. Adoro come vengono trattati i temi più delicati e sensibili, con un linguaggio fresco e diretto, senza fronzoli o abbellimenti e al tempo stesso mai denigrante, semplicemente realistico. Se siete amanti del genere, penso che Portami a casa sia un must da non perdersi assolutamente. Ideale anche per chi si approccia al genere horror per la prima volta, con una mente aperta ad ogni possibilità e soprattutto, consapevolezza di una trama cruda e poco incline agli animi più sensibili o facilmente impressionabili. A me non resta che attendere il prossimo romanzo firmato Samuele Fabbrizzi e perché no? Magari nel frattempo recuperare qualche arretrato, che male non fa.