Ho letto questo ammasso di pagine così che voi non dobbiate farlo. You're welcome.
Libro molto utile a capire le ragioni dietro al tifo pro-palestinese, e cioè: una visione totalmente distaccata dalla realtà; la considerazione di sé come esseri divini, raffinati intellettuali abili a usare paroloni plurisillabi; conoscenza della storia limitata a un sussidiario UNRWA/Hamas; pregiudizio patologico, immenso, inguaribile a favore dei lamentosi; piacere agghiacciante e impunito nell'aggredire chi invece è riuscito a fare qualcosa (per esempio, uno Stato), dalla suddetta posizione distaccata ed elevata che permette di parlare per ore e ore, pensando di sganciare chissà quali bombe retoriche, e non dicendo assolutamente niente, ripetendo questo niente per ore e ore, pagine e pagine. Di nulla.
Più in dettaglio.
Lo stile: tesina del primo anno di scienze politiche, scritta da ChatGPT e dalla ragazzina secchiona con gli occhiali che a 15 anni pensava di aver ottenuto l'illuminazione da un barbuto veterano della lotta comunista contro il potere, e di aver scoperto tutto quel che c'è da sapere sul mondo. 2 singoli concetti, annacquati, ripetuti alla nausea, allungati il più possibile per riempire almeno un centinaio di pagine e rendere il libro una fantastica operazione commerciale. (Niente di male, stupido io che le ho pure dato dei soldi.)
Sul contributo di Elia e della Monticelli, mi vengono solo nausea e insulti.
Elia fa "domande" ottuse e "infiammanti" per "condurre" una "discussione", scavando ulteriormente la fossa intellettuale in cui entrambi si trovano, dimostrando solo di non sapere niente e soprattutto di non essere interessato a sapere niente.
Monticelli porta il suo fantastico apporto filosofico a una dissertazione che già non aveva niente a che fare con la realtà sociopolitica mediorientale. Con splendido linguaggio poetico e ricche citazioni da Husserl, Kant e... i talk show italiani, ci aggiunge una ventina di pagine di struggenti... definizioni. Girando intorno ai 2 summenzionati (parole di Francy, giuro) concetti rachitici, per dimostrare quante parole conosce e quanto è importante essere buoni. Contenuto: zero.
La nausea di cui parlo non è (solo) morale, ma è anche fisica, inevitabile alla ottantesima menzione della parola "illegale", "diritto internazionale", "colonizzazione", "violenza epistemica" (giuro).
Il punto di vista.
La cosa più divertente è che Francy non è neanche a Gaza. Non è in Cisgiordania, non ci va da anni. I cattivi israeliani non la lasciano entrare. Ma ok. Che cosa ha da dirci?
L'occupazione è illegale, la guerra è illegale, gli insediamenti sono illegali, le operazioni di polizia nei territori sono illegali, il furto dei territori è illegale. Ah P.S. anche Hamas ha fatto cose illegali, ma di questo non ci occupiamo, noi all'ONU parliamo di Israele. Ma siamo imparziali eh. Vogliamo anche il bene degli israeliani, quindi la soluzione è che gli israeliani depongano le armi, si difendano senza uscire mai dal loro territorio. I palestinesi a quel punto saranno dei cittadini modello, dei vicini angelici. Ma P.S. anche la guerra del '48 era illegale, eheh. Quindi il loro territorio in realtà non esiste, eheh. Scacco matto.
Quindi insomma secondo loro è tutto illegale. Eppure, spoiler (come dice Caracciolo, non proprio un cretino, che citano sprezzanti): il diritto internazionale è un concetto etereo: esistono specifici trattati internazionali, accordi, e potenzialmente sanzioni. Deo gratias non esiste una polizia mondiale universale, esistono gli eserciti degli stati che a volte si uniscono (caschi blu, NATO, missioni multilaterali ecc.) per difendere ciò in cui credono. Nessun essere alfabetizzato e con una qualche responsabilità politica penserebbe di andare con le armi a far valere principi internazionali... contro Israele. (Applicati da quale corte poi? L'ICJ dell'ONU? Giù risate.) Ciò che dovrebbero fare è piuttosto andare a difendere gli arabi da loro stessi. Dovrebbero. Dovremmo entrare a Gaza e smantellare quella roba, tunnel, razzi, indottrinamento. Preferiamo farlo fare agli israeliani, che poracci hanno anche i loro limiti. Ad ogni modo.
Il punto di vista, si diceva: elevatissimo, dalle nuvole si pontifica e si parla di definizioni, si estrae qualche statistica (sicuramente imparzialissima), si descrive la struggente sofferenza di qualche palestinese assurgendolo a stereotipo universale della vittima del terrorismo... israeliano. Giuro, non c'è ragionamento, ci sono solo definizioni e descrizioni, generiche, sparse, mescolate, senza neanche un ordine generale. Non c'è un collegamento tra causa ed effetto. Nessuno. È ovvio che non serve dissertarne, la causa di tutto è la cattiveria israeliana, non è in discussione, ora ripetiamo seicento volte le parolone che faranno sentire il lettore un essere superiore, lo faranno ascendere là sulle nuvole dense di rancore dove vive Francy con i suoi giusti colleghi e fan.
Quindi, cosa manca? Non dicendo il libro assolutamente niente, è difficile elencare tutto ciò che non c'è: manca la storia, manca la politica, le motivazioni umane, sociologiche, qualche fatto per capire come si è giunti a questa situazione. Mancano confronti con altre esperienze, perché ovviamente l'ONU parla solo di Israele, quindi dei curdi, degli armeni, circassi, copti, bahai, uygur, ebrei (quelli genocidati dagli arabi) non si discute, e neanche dei palestinesi oppressi da 3 generazioni nei campi profughi di altri stati arabi, si sente solo un fischio nelle orecchie, ma leggero. Manca anche solo per decenza, una menzione a "gli israeliani risponderebbero che... ma invece..." no no, non importa, non inquiniamo la nostra divina perfezione nel dipingere questo acquarello di vittimismo sinistroide e scarico di responsabilità.
Ma la cosa che veramente manca è: l'arbitrio arabo-palestinese, l'agenzia, l'intelligenza, la scelta politica degli arabi in Palestina. Loro ovviamente non hanno compiuto nessuna scelta, sono tutti non-playable characters, pedine in attesa di essere falciate dal feroce israeliano. La loro competenza: lamentarsi di fronte alle telecamere. E bisogna dire, in parte non è neanche falso, ma – sembra surreale doverlo dire – esistono anche arabi palestinesi pensanti, agenti, che decidono come rispondere a un sondaggio, cosa votare, che idee esprimere, come agire politicamente, come pianificare la propria vita e il proprio futuro, il futuro del loro popolo. Oltre ad Arafat e Said (Francy con cuoricini negli occhi), ci sono tanti intellettuali e politici che hanno deciso di percorrere certe strade, di rifiutare ogni compromesso, di imbracciare le armi, e almeno un 10% di questi non è stato costretto da altri fratelli arabi (?), né dal feroce israeliano (che tra l'altro, da fine ottocento, per cinquant'anni s'è solo preso botte, finché non ha imparato a difendersi e contrattaccare).
Questo chiaramente porterebbe a pensare, in una di quelle epifanie causa-effetto profondissime e quasi eteree, che gli arabi hanno fatto scelte che hanno portato alla loro attuale condizione, che avrebbero potuto farne di diverse, che persino oggi potrebbero decidere di fare diversamente. Purtroppo c'è l'ONU, la sinistra mondiale, gli utili idioti europei, e i regimi islamici: voi che li considerate carne da cannone per le vostre divine elucubrazioni, e invece di supportarli nel guardare avanti e costruirsi un futuro, pensate che sia meglio gettarli sotto un carro armato israeliano, pur di non mettere a rischio la vostra imperitura certezza morale antisemita. Vi richiederebbe di scendere dallo sgabello e mettere i piedi per terra, non oserei mai mettervi in tale umiliante pericolo.
Insomma gli arabi, e in particolare quelli di Palestina, saranno profondamente offesi da questa posizione orribile. Le loro idee apparentemente non esistono. Le rivolte anti-immigrazione ebraica erano scritte nel destino, il rifiuto di qualsiasi compromesso non è opera loro, i massacri non sono mai accaduti, le guerre ovviamente non possono essere scaturite da loro, tantomeno le sconfitte, la limpida retorica antisemita intende in realtà altro da quanto dice, il meraviglioso successo di pubblico dell'islamismo dei Fratelli musulmani è una grande impresa spirituale, il tradimento della promessa di rinunciare al terrorismo è responsabilità di qualche testa calda – son ragazzi. (Giuro, nessuno di questi punti è citato nel libro di Francy, neanche uno, neanche di passaggio.)
PS: Questa posizione che nega il libero arbitrio degli individui del popolo è perfettamente coerente con l'Islam, dove tutto accade per volere di Allah. Ma wow, splendido risorgere della cultura islamica nella politica palestinese, lodi. Avete visto la cupola dorata della roccia? Wow. Ma sotto non c'era un tempio ebrai... ssssht. Come splende!
E con questo veniamo all'ultimo punto: la soluzione.
Considerato il fatto che gli arabi non fanno niente, ma proprio niente, e tutto sta nella mani di Israele, gli israeliani dovrebbero – secondo Francy – semplicemente ritirarsi, garantire "diritti umani" a tutti. (Momento di pausa confusa.)
Ovviamente, se non ci si è mai chiesti "perché" Israele abbia costruito muri, checkpoint, rete di spionaggio, tecnologia di osservazione, o perché arresti tante persone, anche giovani, e li interroghi, anche violentemente, o perché occupi militarmente dei territori dopo la guerra del 1967, o perché non collabori con Gaza... è difficile dubitare che smettere di farlo sia un'idea geniale.
Quindi mettiamo che Israele smetta di essere cattivo con gli arabi palestinesi: gli insediamenti rimangono dove sono (flash di immaginazione: se gli insediamenti di Gaza fossero ancora a Gaza senza difesa dell'IDF), via i muri, i checkpoint, lo shin bet, le regole di immigrazione, l'esercito non serve più, e così abbiamo un territorio – la Palestina ovest, al netto della Giordania – con metà ebrei e metà arabi. In sostanza, quello che avevamo nel 1947, con un po' più ebrei. E le loro città, le aziende, le autostrade, una centrale nucleare. Dall'altra parte 7 milioni di arabi, che però, sappiamo, non hanno nessun libero arbitrio e non faranno niente e saranno felici di condividere la terra con gli amici ebrei (come nel '47 dai). Ora "giustizia" richiederà di richiamare tutti i discendenti degli arabi che abbiano mai vissuto in Palestina: da 700mila sfollati ora sono 14 milioni di arabi, sicuramente attratti dalla paradisiaca vita palestinese che ci descrivono con nostalgia da decenni.
Abbiamo così uno spazio grande come il Belgio con 7 milioni di ebrei e diciamo 15 milioni di arabi. Oh toh, la proporzione del 1936 (esplosione di rivolte violente arabe, dicono dalla regia). Gli ebrei quindi si troverebbero di nuovo senza uno stato, sarebbero una minoranza in Palestina, e non avrebbero più nessun modo di difendersi. Ma sarebbe un problema? Certo che no!
Tutte le informazioni che abbiamo, i sondaggi, la storia, i principi dell'Islam, le scelte precedenti, i paragoni con altri contesti simili (le innumerevoli democrazie arabe, le innumerevoli minoranze felici negli stati musulmani, gli stati multiconfessionali di successo come il Libano, l'illuminata gestione dell'Autorità Palestinese, il destino degli ebrei in tutti gli altri stati musulmani)... ah no, aspetta, queste informazioni non ci sono pervenute. Non rilevanti: non ammesse.
Del resto, prevedere che gli arabi palestinesi opereranno delle scelte è evidentemente fuori luogo. Razzista addirittura. No no, i divini Funzionari (che li considerano animali non pensanti) prevedono uno sviluppo di successo, li aiuteranno a garantire l'uso saggio degli investimenti, la non corruzione, la democrazia... la protezione delle minoranze... come l'UNRWA fa splendidamente a Gaza (dove la minoranza ebraica è rappresentata da 200 ostaggi di Hamas, e non è neanche una metafora). O la non-militarizzazione per evitare la guerra civile, come l'UNIFIL fa splendidamente nel sud del Libano.
Sarebbe razzista pensare che gli arabi possano voler danneggiare in alcun modo gli ebrei, le loro imprese, le loro proprietà. Questo dice Francy, veramente.
Del resto, se gli NPC arabi galleggiano nella storia soltanto connessa alla loro oppressione da parte degli ebrei, e a nessun altro evento, allora è facile prevedere l'happy ending di questa vicenda.
Lascia la stanza, con sorriso ebete, molto confuso.