Per capire cosa è diventato Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, dobbiamo innanzitutto chiederci cosa stesse diventando già prima di quel giorno. Israele è un paese giovane, dove l’età media è di ventinove anni e le cose cambiano con una rapidità difficile da immaginare. È anche un paese pieno di da un lato gli ebrei ultraortodossi, molti dei quali non si identificano nell’idea moderna di democrazia, dall’altro i palestinesi con cittadinanza israeliana, che a propria volta non si identificano nell’idea di stato ebraico; da una parte un fortissimo legame con il passato e le tradizioni, dall’altra uno straordinario slancio verso il futuro della ricerca e delle nuove tecnologie. Come ha scritto Amos Oz, Israele è un paese nel quale «tutti vengono da qualche altra parte», perché è nato dalla fuga degli ebrei dall’Europa e dal Medio Oriente; un paese che da sempre convive con l’idea che altri vogliano spazzarlo via e che allo stesso tempo occupa da quasi sessant’anni territori nei quali impone a milioni di palestinesi un sistema antidemocratico. In questo libro Anna Momigliano fotografa l’identità di un mondo di cui parliamo tutti pur sapendone molto poco, e ci consegna, in una ricostruzione solida e chiarissima, gli strumenti necessari per riconoscere nella guerra in Medio Oriente, riaccesa nel 2023, l’esito di una trasformazione che era in atto già da lungo tempo e cui la paura e il desiderio di vendetta non hanno fatto altro che dare il colpo finale.
Anna Momigliano è caporedattrice di Studio, collabora con The Daily Beast e tiene la rubrica Il Brucaliffo su "La Lettura" del Corriere della Sera. Ha scritto Karma Kosher (Marsilio 2009) e Il Macellaio di Damasco (VandA 2013)
Nessuno dei quattro pretende di spiegare in poche pagine la complessità, ma tutti e quattro aiutano a sciogliere molti dubbi e a orientarsi meglio nella conoscenza della società israeliana attuale e nel passato che l’ha determinata.
Consiglio vivamente questo libro su Israele e la sua società. La verità è che in Italia spesso non conosciamo, non cogliamo appieno la complessità e le rapide evoluzioni della società israeliana. Questo libro cerca in modo chiaro e “veloce” di darci le coordinate per capire Israele oggi. Ne esce un quadro abbastanza deprimente con molte ombre e poche luci.
Buona lettura!
Nota a margine: ho sempre avuto simpatia per Israele e il suo popolo ed è con amarezza che leggo del progressivo sfaldamento dei valori democratici e umanitari. Tuttavia alcuni coraggiosi e “solitari” oppositori dello status quo ci sono, non tutto è perduto, la speranza non è vana. La mia solidarietà a loro con l’augurio che lo cose possano cambiare in meglio.
È difficile mettersi in ascolto dell’altra campana, ma, per quanto difficile o pruriginosa, questa lettura aiuta a non finire per credere che in Israele siano tutti vittima di un’allucinazione collettiva.
Il libro di Momigliano approfondisce alcuni aspetti della società israeliana, offrendoli al lettore nella loro complessità e senza proporre alcun giudizio. Di esse si segue in parte l’evoluzione storica nel corso dei decenni dalla nascita di Israele a oggi. Il punto di vista è al contempo esterno (vista la provenienza dell’autrice) ma anche interno (considerato che ha vissuto, studiato e lavorato in Israele, che è anche il suo principale oggetto di interesse). Si tratta di un punto di vista privilegiato (e laico) per un lettore italiano. Ho trovato utile la lettura sia perché spiega con semplicità alcuni aspetti complicati per un europeo (in particolare la suddivisione della società israeliana in base alla provenienza e alle modalità di professare la fede ebraica), sia perché gli approfondimenti stessi derivano da indagini sul campo, che Momigliano ha compiuto negli anni parlando con le persone del posto e i rappresentanti dell’associazionismo locale - e naturalmente leggendo i media. Chiudono il libro una cronologia di Israele e un glossario utili. La ritengo una lettura da fare per chi si interessa di Israele e del conflitto israelo-palestinese e ho particolarmente apprezzato il fatto che emerga, in maniera autoevidente e senza insistenza interpretativa, che le contraddizioni insite in Israele hanno costituito il piano inclinato che ha fatto scivolare lo Stato sino al punto in cui si trova oggi. Un declino della democrazia evidente in ogni ambito, non solo sul fronte della politica militare e occupazionista, dovuto ad aspetti assai peculiari, specifici di Israele e senza possibilità di confronti con altre realtà internazionali.
Questo libro ha cambiato la mia idea di Israele e del conflitto israelo/palestinese da qualcosa di relativamente schematico e incistato, a qualcosa di irrimediabilmente ingarbugliato e dinamicamente in divenire. Mi ha meravigliato più di tutto scoprire che una percentuale piuttosto significativa (se non maggioritaria) della popolazione israeliana è costituita da comunità di ebrei cacciati con la forza da paesi dell'area mediorientale, a partire dalla fondazione di Israele. Gli ashkenaziti di origine europea sono attualmente una minoranza relativa. Mi ha sorpreso anche scoprire che il percorso verso la perdita della democrazia in Israele sia più avanzato di quello che credessi. Non credo che fosse nell'intento della bravissima Momigliano, ma il suo libro mi ha fatto perdere fiducia sulla possibilità di risoluzione del conflitto, e soprattutto ho perso fiducia sulla validità della soluzione più accreditata -quella dei due popoli in due stati, con Hamas da un lato e la saldatura tra ultra ortodossi e nazionalisti dall'altro.
Le informazioni sconvolgenti sono talmente tante da invogliarmi a una immediata rilettura. Saggista da tenere d'occhio.
Conosco bene questa storia perché da almeno trent'anni la studio, dunque questo libro mi ha offerto pochi spunti. Però lo consiglio caldamente a chi volesse avere un quadro completo e aggiornato sul presente e soprattutto sul futuro di Israele, l'unica democrazia nel mondo mediorientale. L'autrice ripercorre con equilibrio anche la storia passata e delinea le cause per le quali si è arrivati alla situazione attuale, senza fare sconti a nessuno.
Momigliano rende molto bene la complessità e l'intricato groviglio della situazione del conflitto israelo-palestinese. La mia sensazione è di saperne qualcosa di più -ma anche di meno.
In questo periodo di violenza e di emergenza, di tribalismi e di tifo, difficile riuscire a prendere tempo per riflettere su Israele e sulla Palestina in maniera lucida, cercando di capire origini, sentimenti, storie e meccanismi. Il bellissimo libro di Anna Momigliano, "Fondato sulla Sabbia", lo fa. Il suo focus ricade sulla società che conosce meglio, su cui si parla tanto ma di cui qui si sa poco qui, ossia quella israeliana. Non è un saggio su questo conflitto, ma il racconto di come Israele, dalle sue origini ad oggi sia mutata, facendoci capire come è giunta a questa guerra. Una lettura oggi indispensabile.
Lascio qui due brani, che mi hanno particolarmente colpito:
"Un dato di fatto, però, è questo: al più grande massacro di ebrei dai tempi della Shoah è seguita la più grande strage di palestinesi da quando è iniziato il conflitto arabo-israeliano. Già, ma quando è iniziato? Dove vogliamo collocare la data di inizio? Nel 1882, quando nella Palestina ottomana sono arrivati i primi immigrati ebrei? Nel 1929, con il massacro della comunità ebraica di Hebron? Oppure nel 1936, con la rivolta araba?" [..] "La sofferenza si prende tutto, non lascia spazio per altro, non lascia spazio per il dolore degli altri. Avevo già sentito dire qualcosa di simile da Ilana Dayan, 99 una gi-ornalista televisiva molto famosa e rispettata: <<>."
Accurata e necessaria ricostruzione storica degli ultimi 150 di vita degli ebrei per capire perché stanno così incazzati col mondo, la religione gli ha incasinato la testa. Definirsi popolo eletto ha giustificato ogni sopruso.
Terrificante. Propaganda “gentile”. Non paghi di questa operazione discutibile hanno pensato ben di fare un podcast per spiegare ancora meglio perché uno stato suprematista è “complesso da capire”. Ho ancora l’orrore addosso.
Anna Momigliano è, come si evince dalla lettura di questo saggio, una giornalista molto vicina a Israele. Avevo intenzione di leggere “Fondato sulla sabbia. Un viaggio nel futuro di Israele” per ottenere una prospettiva più interna alla società israeliana, capace di spiegare le ragioni alla base delle atrocità cui assistiamo da mesi e del perché sembri che in Israele nessuno faccia nulla per impedirle. Il ritratto che Momigliano dipinge è quello di una società multiforme, violenta, incoerente, divisa in tribù opposte tra loro. Non credo che questo saggio offra una prospettiva chiara sul futuro di Israele; ciò che però ha rafforzato in me è la convinzione che il passato di Israele sia inevitabilmente macchiato dal sangue versato dai palestinesi, un’eredità con la quale il Paese dovrà fare per sempre i conti. Il 7 ottobre lo ha drammaticamente ricordato.
questo testo è un pò come dire: "è vero che i nazisti hanno portato morte e distruzione fin dall'inizio e ora stanno eseguendo un genocidio con i campi di sterminio, ma invece di concentrarci su questo orrore che stanno compiendo in questo preciso momento, parliamo della ricchezza e della complessità della società nazista in modo che possiate apprezzare quante cose so :)"
Israele e' uno stato, non e' una nazione Anna esamina ogni aspetto del perche' questa guerra su piu' fronti nasconda solo le crepe del fronte piu' caldo, quello interno