Leggere Valduga mi acquieta sempre il cuore. Per un momento ti dimentichi di tutto e lei ti lascia sognare. In questo caso la Valduga, con la sua poesia, non giudica i sentimenti né li limita con la ragione. Piuttosto, qui li lascia sfiatare, li accetta e li fa suoi, perché anche lei crede come le parole possano essere, in ogni caso, la cura a tutto. Tuttavia è frustrata, perché c'è tanto che vorrebbe dire, eppure sembra quasi che le parole (che lei stessa definisce infinite, ma finite sono perché dobbiamo farle finire) non siano mai abbastanza. Ha troppo da dire, troppo da esternare, sono troppi i sentimenti che si mescolano, lasciandola costantemente senza fiato. Vorrebbe poter scrivere poesie tanto quanto i sentimenti e i pensieri che la mangiano dentro, ma non ci riesce. Le parole si assopiscono, si addormentano prima ancora di raggiungerle le labbra. E così, questi medicamenta si rivelano cure palliative, che ci provano ma non ci riescono. È uno strazio che strazia se stesso. Un lamento che lamenta se stesso, e io con lei.
"In nome di Dio, aiutami! Ché tanto amor non muta e muta mi trascino. Ancora sete ho di te... soltanto sola a te solo e col sole declino.
O marea d’amore viverti accanto e arresto del cuore, amor mio divino, che eterni della vita luce e canto. La mia ne muore... dal ricordo sino
al qui ancora verso il cuore in cammino, verso te, mio dissorte eppur destino... se non di morte... ora di te rimpianto...
e il mare discolora il mio mattino. Ma tu incatenami all’amato incanto, resta, è giorno, vieni più vicino."
"Io per la voglia scoppio e mi sconsolo. Oh se potessi scagliarmi al suo collo, e non destarlo... o strascinarmi al suolo e con lascivo assalto, anche il midollo succhiargli... o con audaci mani a volo provarne gli inguini... Avida controllo che fa di lui la sua notte testarda, la mia che come astuta, tarda e tarda."
"Per te poi mi sto quieta per ardenza di cielo o di pianeta."
This entire review has been hidden because of spoilers.
Sa sedurre la carne la parola, prepara il gesto, produce destini… E martirio è il verso, è emergenza di sangue che cola e s’aggruma ai confini del suo inverso sessuato, controverso.
perché il tempo ora è venuto, viene, tempo per me che vanto vuoti niente, di dirti, e non parrà vero. sta bene! e di raschiarti via da cuore e mente, di sviare il ricordo che mi tiene la notte del volere nuovamente, del vieni fuori, dunque! se in un botto mi assalisse la smania di star sotto.