Dopo le Cento quartine d'amore, Patrizia Valduga riunisce in questo volume due delle sue raccolte piú intense e drammatiche: Donna di dolori (1991) e Corsia degli incurabili (1996), alle quali aggiunge l'inedito Carteggio composto insieme a un misterioso «poeta incognito». In Donna di dolori il piú vecchio, semplice e fatale dei metri, la rima baciata, permette all'autrice di muoversi con leggerezza e agilità tra lo stile basso del parlato e il sublime della trasfigurazione letteraria, garantendo alla protagonista del monologo, una donna morta, «la piú integrale facoltà di confessione». Come Donna di dolori, anche Corsia degli incurabili è insieme poesia e teatro. A parlare è ora un malato «terminale», e la forma metrica del suo monologare è quella del serventese classico, piú difficile e insieme piú colloquiale della rima baciata. Ne risulta un intenso trittico sul dolore e sulla morte, un percorso attraverso la sofferenza, in cui la tragedia scorre e cerca sollievo in un linguaggio poetico carico di tensioni e in una cura metrico-formale ricca di molteplici registri. Ancora una volta la poetessa di Medicamenta dimostra la propria capacità di canto e di strazio, o meglio, come della sua poesia ha detto Luigi Baldacci, «essa non si limita al canto e allo strazio ma strazia il proprio canto».
”la poesia che non teme giudizio e pregiudizio” (cit.)
Non so commentare adeguatamente la poesia, ma per chi la ama e la legge questo è un libro da conoscere.
poi goccia a goccia misuro le ore. nel tutto buio, sotto il mio dolore, più giù del buio della notte affondo. scena muta di sogno, ombra di mondo, un niente di due tutti e di due vite, piccola eternità, e ore infinite, pienissima di me, viva di un cuore che mi sgocciola via senza rumore, in me ringorgo sotto il mio dolore. dolore della mente è il mio dolore... per il mio mondo... e per l'altro maggiore...
acho que aqui tem coisas mais interessantes do que eu conhecia dela antes, mas mesmo assim essa super artificialidade (especialmente na coalescência entre texto poético e texto dramático) não é exatamente o que eu gosto de ler, nem acho particularmente interessante. a valduga se prende muito à forma (então, tem muita rima pobre, muita previsibilidade de pra onde o texto vai) e trabalha sobre os mesmos eixos temáticos (política, sexo, morte), e aqui tem poemas que são realmente o ápice dessa escrita forçada