Roma, in un futuro non troppo soffocata da monsoni mediterranei, abbruttita dal cemento marcio e popolata da cittadini più confusi che felici. Samantha Keller, ex stella della TV, muore quando un gatto le piomba nell’aviomobile decappottata. Una tragica fatalità, dicono tutti. Tutti tranne Gero Martorana (perito assicurativo per vocazione e rassegnazione), Lisa Argenti (architetta lucida) e Oreste suo marito, procrastinatore cronico e detective riluttante. In una città a pezzi, tra una zia svaporata e servizi segreti disorganizzati, si snoda l’inchiesta dei tre — fino a una conclusione imprevedibile. Un giallo distopico venato d’assurdo, dove l’ironia è l’unico mezzo di sopravvivenza e il futuro sembra uno scherzo mal riuscito del presente. Per chi ama la satira sociale, l’umorismo da schiaffi e i protagonisti che non hanno nessuna voglia di essere eroi… ma lo diventano lo stesso.
Occorre un chiarimento da parte mia. Spiegare il motivo per cui ho lasciato il libro al 16%. Non amo i testi nei quali viene rotta la quarta parete. Voglio rimanere una lettrice e come tale invisibile ai personaggi. Voglio vederli concentrati sulle loro vicende, voglio spiarli non vista, voglio essere io a scegliere il grado di mio coinvolgimento. Questo libro non solo rompe la quarta parete. La quarta parete in questo libro non esiste proprio. Il protagonista in molti punti spiega apertamente al lettore il perché e il percome, i pregressi e le ragioni, lo trascina di peso (senza chiedere se il lettore apprezzi) dentro ai fatti suoi. Non lo lascia assistere così che possa farsi una propria idea, gli racconta la sua versione dei fatti, cosa che io trovo manipolatorio (altra cosa che non apprezzo). Magari ai Romani la cosa piace. Io, da brava Piemontese, un modo così invadente di trattarmi lo soffro. Per cui sono arrivata al 16% e mi sono resa conto che avevo perso ogni curiosità, che quell'invadenza aveva pregiudicato la sospensione dell'incredulità, che scoprire come il libro proseguiva non era tra le mie priorità. Ripeto: per quanto mi riguarda è solo una questione di come l'autore ha scelto di trattare il lettore. Non so dire se più avanti i personaggi diventino un po' più veri e meno bidimensionali, se la vicenda sia davvero intrigante o se ci siano colpi di scena che merita scoprire. Il voto che ne do riflette solo il mio personale grado di apprezzamento.
Fruttero e Lucentini dicevano che i dischi volanti non sarebbero mai atterrati a Roma… nel romanzo di Nebbia Fanelli non atterrano, ma siamo in una Roma prossima ventura appartenente ad un Italia che è diventata, pacificamente, un lander tedesco in un mondo dal cambio climatico acclarato e per il resto non troppo distante o diverso dal nostro. Il protagonista, che rompe spesso e volentieri la quarta parete, è Oreste Palmieri e il libro è la storia di come egli diventi un detective involontario, dibattendosi tra “infortuni” famigliari e sonnolenze perniciose. Le pagine scorrono lisce, ma onestamente la fantascienza è più setting che contenuto: siamo tra la serie dei Cesaroni e le commedie agro-dolci all’Italiana (e se fossimo a Bari, anziché a Roma, Oreste potrebbe farlo Lino Banfi). Si arriva bene alla fine, ma con un centinaio di pagine in meno e una accelerata più vigorosa verso l’umorismo, il libro avrebbe toccato le mie vette. 3 stelle e mezzo per una lettura senza pensieri. Ad maiora.