Sai scegliere la strada giusta? Sono Troilus e ho tutta l’intenzione di vincere la sfida che mi ha lanciato il diavolo in Sir Lear. È l’occasione per ripagare mia madre di tutti i sacrifici che ha fatto. L’unica opportunità per restituirle quello che era suo di diritto. Ma non avevo messo in conto Lei. È bastato uno sguardo per far crollare ogni certezza, e ora sono a un bivio. Qualunque sarà la strada che prenderò, perderò qualcosa.
Sono Cressida e avevo un andare a Oxford. Con le mie sole forze ho varcato quei cancelli che cambieranno il mio futuro. Non avevo previsto di imbattermi in Lui. Ho sempre riso di chi parlava del colpo di fulmine, ma Troilus è la variabile che può cambiare l’equazione della mia vita. Un’incognita che può modificare tutti i miei piani. Ma non avevo fatto i conti con la realtà…
L’amore può davvero vincere su tutto? Troilus e Cressida lo scopriranno presto…
"Sai scegliere la strada giusta?" Questa domanda, affilata, apre Troilus di Fina Sanfilippo, non solo un interrogativo narrativo, ma un sussurro all'anima del lettore. Siamo al culmine audace della "Broken Throne Series", e fin dalle prime pagine il peso delle scelte grava sui protagonisti. L'opera si immerge coraggiosamente nelle ombre del Bardo, evocando quel Troilo e Cressida dove l'amore è fragile e il fato sembra ineluttabile. Fina Sanfilippo ne raccoglie l'eredità complessa – tradimento, disillusione, amore sotto assedio – ma la fa pulsare con il sangue e le lacrime dei personaggi che abbiamo imparato ad amare. Troilus e Cressida non sono qui freddi archetipi; sono anime vive, temprate dalle cicatrici, che lottano per un senso. Vibrano delle stesse corde dei loro omonimi elisabettiani, ma le loro motivazioni affondano in un terreno narrativo rinnovato, carico di una storia personale che ce li rende vicini. Il catalizzatore della tempesta emotiva è Sir Lear, "il diavolo in persona". Non un semplice espediente, ma un ponte verso un'altra tragedia shakespeariana, quella del potere che corrompe. La sua presenza avvolge la narrazione in un'atmosfera greve, fatta di patti indicibili e dilemmi morali. La sua "sfida" a Troilus non è solo una prova di forza, ma un patto quasi faustiano, un invito a danzare con le tenebre che riecheggia le cadute dell'universo del Bardo. La posta in gioco si alza, promettendo uno scontro che scava nelle profondità dell'anima, facendoci temere per il destino di Troilus. In questo capitolo finale, il cuore di Troilus batte con urgenza. Non è solo orgoglio a muoverlo contro Sir Lear. È il fuoco sacro di un debito d'onore verso una madre; è il desiderio di riprendersi ciò che gli è stato strappato, di gridare giustizia. È un Troilus con una missione scolpita nell'anima. Ma poi arriva Cressida. L'impatto è un terremoto emotivo, capace di scardinare ogni sua certezza, rivelando una vulnerabilità che lo rende più umano. Questa trasformazione esplode nella sua domanda interiore: Cit: "È questo l’amore? Pensare prima a lei che a me? Mettere davanti i suoi desideri invece che i miei?". È la nascita improvvisa di una passione che lo costringe a guardare oltre l'ego, un'eco dei tormenti del Troilo shakespeariano di fronte all'amore. Eppure, la sua sete di vendetta, alimentata dall'ombra di Lear, riemerge con determinazione glaciale, quasi spaventosa, in parole intrise di odio: Cit: «Lo fisso con tutto il disprezzo che provo e sorrido. Se io andrò all’inferno, il mio caro nonno verrà con me, e brucerà tra le sue fiamme.» Questa frase ci precipita in un abisso di rabbia viscerale, mostrandoci quanto le forze oscure lo tengano avvinghiato. Accanto a lui, scopriamo la resilienza appassionata di Cressida. Una donna definita dalla lotta per emergere, conquistando Oxford "con le sue sole forze". Questo dettaglio dipinge il ritratto di una volontà indomita, diversa dalla sua controparte shakespeariana, spesso percepita come più malleabile. Oxford è il simbolo della sua tenacia, del desiderio di un futuro che le appartenga. Ma anche per lei, l'incontro con Troilus è una scossa, una "variabile" imprevista. La sua iniziale esitazione si scioglie di fronte a lui, una forza che Troilus percepisce come inarrestabile: Cit: «Cressida sta diventando quella tempesta che disturba la quiete a cui sono abituato.» È una metafora potente: l'amore non come porto sicuro, ma come forza caotica capace di sradicare ogni abitudine, presagio del tumulto emotivo. Il bivio che si para loro davanti – scegliere tra le missioni e l'abbandono a un amore nascente – è il cuore pulsante. Qui sentiamo l'eco del dilemma shakespeariano: amore contro dovere, passione contro guerra, ideale contro la realtà del tradimento. Shakespeare ci lasciava in un mondo cinico, dove l'onore era fumo, l'amore un'illusione, la guerra un gorgo senza senso. La consapevolezza che "Qualunque sarà la strada che prenderò, perderò qualcosa" cattura l'essenza di questa tragica inevitabilità, oppressa dalla minaccia di Lear e dal fardello del passato. Eppure, quando il cinismo ereditato e l'ombra sinistra sembrano chiudere ogni spiraglio, si insinua una melodia inattesa, un sussurro di speranza: Cit: «L’amore arriva quando meno te lo aspetti, non ha regole o confini temporali. Sboccia e tu non puoi fare altro che soccombere alla sua forza. L’amore vero, quello che dura per sempre, è più raro di quanto si pensi. Ma io credo tu l’abbia trovato». Questa riflessione crea un contrasto struggente con il pragmatismo amaro e il fantasma del tradimento originale. È la voce fragile della speranza in un mondo di troni infranti. Ma questa promessa d'amore potrà davvero resistere? O finirà per infrangersi come nell'epilogo shakespeariano? La vera suspense è vedere se Sanfilippo oserà tracciare una via d'uscita dalla disillusione, se concederà ai suoi personaggi un barlume di salvezza. La domanda che resta sospesa – "L’amore può davvero vincere su tutto?" – non è solo un tema, ma un grido dalle viscere, carico di sofferenza e speranza. Sanfilippo ci invita a sentire ogni palpito, ogni dubbio, ogni slancio di questi personaggi vividi, facendoci camminare al loro fianco, sospesi tra futuro incerto e la promessa di un amore che lotta per esistere. La sua narrazione ci rende complici del loro viaggio emotivo, in cui riconosciamo le nostre stesse fragilità e desideri. Questo epilogo non è una semplice chiusura. È l'eco vibrante di cuori umani che, pur stretti nella morsa di Lear e avvolti nella tela intessuta dal Bardo, hanno osato intravedere la vittoria più difficile: l'amore che resiste. Troilus non conclude solo una serie; apre una breccia luminosa nel muro del cinismo, lasciando un monito: persino contro il destino più avverso e i patti più oscuri, la scintilla indomabile di un amore vero può accendere una fiamma capace di illuminare l'eternità.