Nel quinto romanzo della serie M, la fine del dittatore d'Italia, il crepuscolo del fascismo, l'alba della nostra democrazia.
All'indomani della seduta del Gran Consiglio che lo ha deposto, Benito Mussolini viene arrestato e costretto a trascorre il suo sessantesimo compleanno da prigioniero, sull'isola di Ponza. Ha perso tutto, non spera più niente. Trasferito alla Maddalena e poi in un albergo in cima al Gran Sasso, è liberato dagli uomini di Hitler e messo a capo di uno Stato fantoccio che dovrebbe arginare la risalita degli Alleati. È allora che la bestia ferita tenta il suo ultimo colpo di coda. Sono i mesi terribili della Repubblica di Salò, degli scontri nelle città tra fascisti e partigiani, della violenza ormai priva di argini, dei bombardamenti a tappeto. Antonio Scurati ce li racconta a partire da un luogo, Milano, dove la guerra civile tocca il suo apice, e lo fa attraverso le storie delle donne e degli uomini che hanno seguito il Duce fino all' dai gerarchi fedelissimi ai "traditori", dai figli alle amanti, dai fascisti redivivi ai generali di regime.
L'impresa letteraria cominciata nel 2018 con Il figlio del secolo trova il suo dall'arresto nell'estate del 1943 allo scempio di piazzale Loreto, gli ultimi seicento giorni della vita di Benito Mussolini e dell'Italia fascista.
Docente e ricercatore all'Università Statale di Bergamo, coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Sempre presso l'Università Statale di Bergamo insegna Teorie e tecniche del linguaggio televisivo. Nel 2005 Scurati diviene Ricercatore in Cinema, Fotografia, Televisione. Nel 2008 si trasferisce alla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove svolge l'attività di ricercatore e docente titolare nell'ambito del Laboratorio di Scrittura Creativa e del Laboratorio di Oralità e Retorica.
Più romanzato degli altri M, più concentrato degli altri M, porta (o più precisamente con-Duce) dall’isola di Ponza a Piazzale Loreto. Scurati sembra metterci una quota maggiore di letteratura, poi però, puntuali a fine capitolo, ritornano le fonti da cui ha attinto. Si procede, viene spiegato bene che cosa successe, come il fascismo si tramutò in Repubblica Sociale Italiana. Va invece immaginato cosa provarono milioni di italiani quando Il 15 settembre 1943 la radio comunicò che Benito Mussolini aveva ripreso la suprema direzione del fascismo in Italia. Era passata appena una settimana dall’8 settembre, giorno dell’armistizio con gli anglo-americani firmato da Badoglio.
Benito Mussolini vuole che l’eredità della sua repubblica fascista venga consegnata ai repubblicani, non ai monarchici, e il suo ultimo, incompiuto, fantomatico esperimento socialista venga custodito proprio da quei socialisti che ha incarcerato, perseguitato, ucciso per decenni. Tratta con tutti, inganna tutti, minaccia la violenza, punta sul compromesso politico, Benito Mussolini. Come ha sempre fatto, come fece in principio, ai tempi della marcia su Roma. Salvo che questo non è il principio, questa è la fine.
Ecco il titolo che ha scelto Scurati per il suo M5, ecco che a metà del libro avvisa, se qualcuno lo avesse dimenticato, cosa ci apprestiamo a leggere. La cronaca si farà sempre più dettagliata, salvo sull’ultima notte del Duce e sulla sua uccisione I superstiti, quelli che non si sbraneranno tra loro nell’immediato dopoguerra, la racconteranno per decenni, fino alla tomba. Nessuno dirà la verità
Di sicuro c’è che alle ore 16.00 del 28 aprile 1945 i corpi di Benito Mussolini e di Clara Petacci giacciono senza vita. Il racconto non finisce qui, si entra dentro il cuore della vendetta e ottanta anni dopo la si legge con uno spirito diverso rispetto a quando fu perpetrata. Quando commentai M1, ancora ignaro del progetto completo di Scurati, scrissi: la narrazione si interromperà a gennaio del 1925 e non sarà dato sapere della sorte dei personaggi principali di cui vengono raccontate le gesta. Non ho resistito alla tentazione di vedere le date che hanno delimitato la loro esistenza… Ho apprezzato molto che Scurati in calce alla sua Emmelogia abbia collocato una sezione intitolata LE MORTI, al cui interno si trovano brevi sorprendenti profili degli attori del ventennio fascista, racchiusi fra asterisco (*) e obelisco (†). Vi è poi un capitolo finale, intitolato UNA VITA e dedicato a Liliana Segre, una degli ultimi testimoni viventi dell’inferno di Auschwitz e della follia nazi-fascista.
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Appunti di lettura:
Vedi, la donna che c’innamorò quando era adolescente, ora è vecchia, brutta e ammalata. Scappare da lei sarebbe un’ignobile viltà: bisogna stare vicini al suo letto e sopportarla, anche maleodorante. Ardengo Soffici, scrittore e squadrista della prima ora, all’amico Primo Conti per spiegare la sua adesione alla Rsi, autunno 1943
Il Duce intende creare un nuovo esercito italiano con i residui del fascismo. Ho i miei dubbi sulle sue possibilità di riuscita… Gli italiani non vogliono essere una grande potenza. Questa volontà è stata loro inculcata artificialmente dal Duce e dal Partito fascista… Il vecchio Hindenburg aveva indubbiamente ragione quando disse che nemmeno Mussolini sarebbe mai riuscito a fare degli italiani altro che degli italiani. Joseph Goebbels, Diario, 23 settembre 1943
Eroe tanto umile e riservato quanto fiero, la sua lettera aperta indirizzata nel dopoguerra al maresciallo Bernard L. Montgomery è forse la testimonianza più alta dell’intera oratoria militare italiana. Dopo aver ricordato allo sprezzante comandante delle forze alleate una versione più attendibile della verità storica e raccontato la morte oscura e gloriosa di alcuni nostri soldati nei quali probabilmente rivede molti tratti di se stesso, così conclude: “E le dirò perché ho voluto che Lei vedesse il posto dove morirono Trazzi, Flachi, Celesia, Fogliasso, Passini, Miotrello e Martinelli. Appartenenti a sette armi e corpi diversi del regio esercito, nessuno dei sette aveva gradi elevati, nessuno ebbe, che io sappia, medaglie: morirono oscuri, e spinsero la modestia al punto che, quando ne cercammo le spoglie, non trovammo nulla. Sette irreperibili… Io La invito, mio Lord, a mettersi sull’attenti davanti ai nomi che ha sentito. Io La prego di salutare.” PAOLO CACCIA DOMINIONI Nerviano, 14 maggio 1896 – Roma, 12 agosto 1992
Sono nato nel 1971, quello che ancora oggi per me è il PRESIDENTE, l’ho conosciuto così: https://www.youtube.com/watch?v=2vu8k... Chi può sapere che cosa ci sia stato nella vita di un uomo? A undici anni, dopo averlo visto gioire fanciullescamente, se mi avessero fatto leggere ciò che riporto sotto, non avrei creduto possibile fosse lui.
Lavoratori, il fascismo è caduto. I componenti di questa associazione a delinquere, sino a ieri feroci, perché si appoggiavano alla brutale forza nazista, questa forza crollata, sono fuggiti appena l’insurrezione popolare è esplosa. Il capo di questa associazione a delinquere, Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato ad un tribunale del popolo, perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano dal fascismo gettato in tanta rovina, egli dovrà e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante che pensiamo che per questo uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso. Sandro Pertini, discorso a Radio Milano Liberata, 27 aprile 1945
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EMMELOGIA M1. M. Il figlio del secolo 2018 M2. M. L'uomo della provvidenza 2020 M3. M. Gli ultimi giorni dell'Europa 2022 M4. M. L'ora del destino 2024 M5. M. La fine e il principio 2025
Almost 7 years, 5 volumes, over 3,000 pages. The story is done, the happy ending has come: the big-jawed butcher is dead, hanged by his feet in Piazzale Loreto, covered in the spit of those who, until the day before, had praised him. That's how it had to be, that's how it was! And if anything, they hung too few of them. Faced with the re-emergence, from the sewers of History, of the black cockroaches, it was right and necessary to remember the useless infamies that their predecessors were capable of in order to try to awaken the consciences clouded by the undifferentiated garbage spread by social media. ------- Quasi 7 anni, 5 volumi, oltre 3.000 pagine. La storia è compiuta, il lieto fine è giunto: il macellaio mascellone è morto, appeso per i piedi in Piazzale Loreto, ricoperto degli sputi di chi, fino al giorno prima, l'aveva osannato. Così doveva essere, così è stato! E semmai ne hanno appesi troppo pochi. Di fronte al riemergere, dalle fogne della Storia, degli scarafaggi neri, era giusto e necessario ricordare le inutili infamie di cui sono stati capaci i loro predecessori per provare a risvegliare le coscienze obnubilate dall'immondizia indifferenziata diffusa dai social media.
L'ultimo libro della serie M di Scurati si legge in poco tempo ma lascia il segno. D'accordo, forse non è il migliore della serie, forse è affrettato, forse meritava più pagine. Ma quelle pagine sono strazianti, dalla prima all'ultima. Ripercorrendo l'ultimo biennio prima della Liberazione tornano a galla la violenza efferata, i crimini disgustosi, il dolore, la paura, la distruzione, l'angoscia e un dilagante senso di ingiustizia. IL NAZIFASCISMO FA SCHIFO. E, proprio in questi giorni in cui si festeggiano gli 80 anni dalla Liberazione, mi fa una rabbia immensa leggere di persone che vanno in pellegrinaggio a Dongo o al cimitero di Predappio. Mi viene il voltastomaco a pensare che ci siano persone che idolatrano ancora un regime dittatoriale che ha distrutto una nazione, regime capeggiato da un individuo che, fino all'ultimo, è stato un pavido buffone deriso persino da coloro che erano padroni più che alleati. Come può esistere ancora il fascismo dopo le stragi delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, dopo le leggi razziali, le deportazioni, fucilazioni arbitrarie, torture, dopo gli eccidi in Etiopia, dopo i soprusi, le violenze, dopo che l'omunculo di cui tenete il busto in soggiorno vi avrebbe lasciato morire pur di salvarsi la pelle? Conoscere la Storia è fondamentale, in particolar modo la storia di questo ventennio che è tuttora una ferita sanguinante e suppurante del nostro Paese. Occorre conoscere e non dimenticare. Se siamo ancora in tempo e non ce ne siamo già dimenticati.
«L'amavo troppo la mia Patria, non la tradite, e voi tutti giovani d'Italia seguite la mia via e avrete compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non pensano che l'uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.» Giancarlo Puecher, 20 anni, partigiano ucciso per rappresaglia
“Schierati dietro a Franco Colombo, sono quasi tutti veterani dello squadrismo originario. Coetanei del secolo, hanno già tutti sfilato in parata in queste stesse strade al principio degli anni venti quando erano giovani, agili, gagliardi, spettacolari. Ora che il secolo è invecchiato insieme a loro, spezzato in due tronconi dalla guerra perduta, sono tornati per gettare un ponte verso la loro giovinezza, la primavera di una vita suscitata dalle manganellate, dai canti della rivoluzione e da violenze assortite. Li guida una sola stella: la nostalgia, il dolore del ritorno, il ricordo menzognero dei giorni belli, i giorni gloriosi, i giorni della lotta, la confusione vitale della rissa, li guida il fantasma della giovinezza, il più vile degli inganni. Divorati dal cancro del tempo, passati in giudicato dalla storia, cristallizzati per l’eternità nel gesto omicida, sono i dannati di un inferno anonimo, i manovali del massacro, sono i desperados del fascismo.”
In questo lunedì, 2 giugno 2025, è quanto mai doveroso leggere Antonio Scurati che ha concluso con “M. La fine e il principio”, la saga, in cinque volumi, dedicata a Mussolini. Scurati mantiene, anche in questo quinto volume, l’impianto narrativo che ha caratterizzato gli altri quattro volumi: alla narrazione si alternano brani tratti dalle fonte storiche. Dal 28 luglio 1943, giorno in cui Benito Mussolini viene deportato a Ponza, fino al 29 aprile 1945, giorno in cui i corpi morti dì Clara Petacci e Benito Mussolini (fucilati il 28 aprile 1945) furono portati in Piazzale Loreto, Scurati narra la fine dell’impero, la fine dell’uomo che più di ogni altro ha marchiato a sangue il corpo della nostra storia. E dalle macerie della sua fine, germoglia la fragile pianta della democrazia. Sono passati ottanta anni da quei 25, 28 e 29 aprile 1945.
La tragica fine del dittatore è il principio della libertà per l’Italia e per l’Europa. L’immenso lavoro fatto da Scurati è un monito a non abbassare la guardia, a continuare a difendere la nostra democrazia, attaccata più e più volte, da più parti:
“Taglierete la fune, giurerete e spergiurerete eppure non potrete mai perdonarvi. La vostra Repubblica nasce qui, su questa piazza, fondata su questo cadavere scannato a un uncino da macellaio. Mentre i vigili dirigono il traffico della folla accorsa, spontaneamente, a contemplarlo. Mentre i fotografi professionali scattano immagini destinate a diventare cartoline postali da scambiare a Natale. Nasce qui, in questo momento, su questa terra, sotto questo cielo di piazzale Loreto la vostra Repubblica e sarà nata qui per sempre.”
Mussolini fu un opportunista, un uomo violento che trattò le donne come oggetti per soddisfare il suo piacere, un populista affamato di successo e di desiderio di rivalsa, un uomo pericoloso, irascibile, barbaro e primitivo, inquietante
“Alla fine, come in principio, saranno soltanto i morti. In principio come alla fine sarà ancora soltanto il corpo. Il corpo macellato e ricomposto, morto e resuscitato, laido e glorioso. Il corpo del vostro Duce. Sì, il mio pubblico ci sarà ancora. E ancora. E ancora. Il cadavere tornerà, io tornerò perché i morti non pesano soltanto, i morti sopravvivono. Sono cose più antiche del mondo. E io queste cose le so, le so perché è inutile, non c’è niente da fare, io sono come le bestie: sento il tempo che viene.”
La serie di M di Antonio Scurati giunge al suo epilogo con La fine e il principio, chiudendo un racconto monumentale che ha attraversato più di vent’anni della nostra storia. È il capitolo conclusivo di un sogno autoritario travestito da salvezza, costruito attorno alla figura mitizzata di Benito Mussolini, che alla fine si rivela per ciò che è sempre stato: una tragedia annunciata.
Il fascismo, inizialmente accolto da molti con entusiasmo quasi religioso, appariva come un’epoca di ordine, rinascita nazionale e grandezza imperiale. Ma sotto la superficie del consenso si nascondevano la censura, la repressione, la violenza sistematica, la guerra e le leggi razziali. Col tempo, quel mito si sgretola e mostra il suo vero volto, consegnando all’Italia una delle pagine più buie della sua storia.
Questo ultimo volume si concentra sugli eventi che vanno dall’arresto di Mussolini dopo l’8 settembre 1943 fino a Piazzale Loreto il 29 aprile 1945. Un biennio violento, caotico, dominato dallo sbando morale e civile, in cui la brutalità sembra generare solo altra brutalità, e l’umanità viene schiacciata sotto il peso della vendetta e della disperazione.
Grande spazio è dedicato a Milano: città simbolo del fascismo nascente, martoriata durante l’occupazione nazista, e infine teatro della resa dei conti finale. Qui, sul corpo del Duce si sfoga la rabbia di un popolo tradito, abbandonato, spogliato della propria dignità. In queste pagine, Scurati ricostruisce con intensità quel clima torbido, cercando di restituirne tanto le ombre quanto le sfumature umane e morali.
Tuttavia, dal punto di vista narrativo, questo ultimo capitolo appare meno incisivo dei precedenti. Fin dalle prime pagine, Scurati rinuncia quasi del tutto all’introspezione dei personaggi per concentrarsi su una cronaca più asciutta, affidata ai fatti e ai documenti. Ma questa scelta si traduce spesso in una narrazione frammentaria, in alcuni momenti confusa, come se la densità storica di quegli eventi avesse sopraffatto l’ambizione del racconto - la parte finale delle “morti” è un’odissea, per non dire un calvario - .
Da milanese, ho apprezzato particolarmente l’attenzione riservata alla città, ma non posso negare che, da lettore esterno, alcune parti avrebbero potuto risultare affrettate o parziali. Soprattutto la descrizione della morte di Mussolini – episodio tanto cruciale quanto ancora avvolto dal mistero – lascia insoddisfatti. I documenti storici esistono, e ci si aspetterebbe un affondo più netto e meno sfumato proprio in quel punto.
Il primo volume della saga resta il più riuscito: vibrante, innovativo, potente. I capitoli successivi, pur mantenendo qualità, non sono riusciti a replicarne lo stesso impatto. E quest’ultimo libro, pur chiudendo il cerchio, lo fa con meno slancio e più esitazione. Manca quella forza narrativa che ha reso M. Il figlio del secolo un’opera dirompente. Si ha l’impressione di una tavola apparecchiata con cura, a cui però manca la portata principale.
È un volume conclusivo, sì, ma non del tutto compiuto: i dettagli sono spesso sfumati, ridotti all’osso, e la confusione degli eventi sembra riflettersi anche nella struttura del racconto. Resta il dubbio: è stata una scelta consapevole, un modo per restituire il caos storico di quegli anni? O è stata la fretta di concludere un’opera tanto ambiziosa a giocare un brutto scherzo all’autore?
Si chiude qui un viaggio di anni, che sigilla e conferma la portata straordinaria di quest’opera. Con una prosa incendiaria, che scrive pagine di pura letteratura contemporanea, Scurati chiude la sua epopea popolare fitta di fonti, date, fatti. Ha la delicatezza di non accanirsi nel morboso, racconta con sapienza la vigilia della Fine, e viaggia in un lungo epilogo tra morte e vita. Vibra in profondità come le storie di paura intorno al fuoco, solo che quelle restano nel conforto della fantasia, qui c’è un dolore più profondo, tutto vero, fatto per restare.
Ultimo capitolo della saga che Scurati ha dedicato all'italiano più terribile e famigerato della nostra storia recente, e forse non il migliore: anche perchè quello della RSI e del tracollo finale è secondo me il periodo più difficile da raccontare. La stessa cosa peraltro mi era successa leggendo dello stesso periodo dal punto di vista storico, sui libri di Giorgio Bocca: avvincente e leggibilissimo il libro sulla guerra fascista, perennemente annaspante quello sulla guerra civile.
Non è per niente difficile farsene una ragione: la guerra militare ha un punto di vista forzatamente privilegiato che è quello dei generali e dei soldati al fronte, ma una nazione che crolla e si sfalda all'interno di una guerra civile che fa sprofondare nel sangue ogni singolo paesino di campagna, viene da dire che può fare un punto di vista di ogni microscopica borgata, a partire da quella Torre Maina di contadini che Giulio Cesare Bertani ha raccontato in "Ander a vagg".
Bisogna scegliere, quindi. E coerentemente coi volumi precedenti Scurati sceglie la città di Milano (la più importante) ed il punto di vista dei colpevoli, che in questo capitolo oltre alle colpe verso la storia aggiungono quelle nei confronti degli esseri umani. Il fascismo, da movimento criminale nei confronti del mondo, di fronte alla sconfitta torna a rivolgersi all'umanità di risulta, alla feccia, torna ad essere quella manica di assassini che è sempre stato ma almeno nel 1919 lo era in modo trasparente. E lo sarà anche qui, come le pagine spaventose dedicate alla brigata Nera Ettore Muti raccontano molto bene.
La storia della RSI diventa quindi la storia di un movimento che persa la dignità di governo torna ad essere fatto di criminali da strada, di gente che non merita la storia con la S maiuscola anche se a suon di sangue fa di tutto per meritarla. E Mussolini? Mussolini quì è un fantasma, quello vero è già morto da tempo.
L'inventore di un modo di essere nazione basato sul sopruso del più forte e sull'ingiustizia sistematica non aveva i mezzi per fare i conti con la sconfitta ingloriosa. Non ce la poteva fare e non ce la ha fatta, già a partire dall'invasione della Sicilia, molto prima del gran consiglio del fascismo.
Un fantasma in balia degli eventi, quel piccolo uomo vigliacco e ladro che è sempre stato ma che prima si nascondeva nel bluff della grandezza di chi sapeva osare più degli altri, basandosi sul niente. Ed è morto male, fuggendo all'estero travestito da tedesco, questo nazionalista esasperato che mandava alla morte tutti pur di sopravvivere lui.
Dei dettagli storici pare inutile parlare, che tanto bene o male tutti li sappiamo: desta più interesse la sequenza di brevi biografie di chi è sopravvissuto alla fine della guerra, incluse alcune persone palesemente colpevoli. E' interessante perchè stimola ancora una volta alla domanda: è stata fatta davvero giustizia? Perchè clemenza nei confronti di chi non ne aveva mai avuta (e probabilmente neanche questo fu vero)?
Innanzi tutto, la colpa del fascismo non fu solo personale degli squadristi, ma fu colpa collettiva di un popolo intero, che a parte rarissime e lodevolissime eccezioni in quel sogno sanguinoso e perverso finchè le cose andavano bene ci aveva creduto. Quando fu proclamato l'impero d' Etiopia eravamo tutti fascisti, e che si fottano i neri massacrati dal gas nervino e le bambine sodomizzate dai soldati intalianai ingrifati (sì, caro Indro, proprio a te sto pensando). La dimostrazione è proprio lo scempio di piazzale Loreto raccontato così bene in questo M. Sandro Pertini, che fu uomo vero e che fascista non fu mai a rischio della propria vita, ebbe a dire che "Oggi la rivoluzione si è disonorata". Quel ridurre il corpo di Mussolini e della sua Ghenga ad ammasso di carne non era solo la vendetta su un assassino, ma la dissacrazione di un Dio che si è consapevoli di aver venerato a torto. Il corpo di Mussolini era un feticcio prima, diventa occasione di scandalo e di rimorso dopo.
La stessa colpa collettiva, in modo nascosto e ombroso c'è ancora adesso, quando omaggiamo Meloni come donna, madre e cristiana. Il corpo femminile come portatore di vita e di valori, venerato in modo divino e circondato di indegni incapaci ( a che pro citarli tutti? Lo sappiamo bene di che parliamo) esattamente come il Mussolini di allora si circondò di quei buoni a niente che vengono raccontati in queste pagine. Penso che sia la cosa più vicina al fascismo che il governo Meloni abbia, al netto del resto che mi sembra abbastanza antistorico.
Secondo punto: non è vero che nessuno pagò. A partire da Mussolini (che gli inglesi avrebbero impiccato comunque, al netto delle illazioni diverse) proseguendo per Pavolini e per il terribile macellaio Franco Colombo, comandante della Muti, le persone talmente responsabili davanti alla storia ed al popolo da essere al di sopra della responsabilità collettiva, furono tutte uccise. Questo al netto di quel lungo strascico di sangue che ogni guerra civile si porta dietro,e che si portò via molti dei colpevoli a ogni livello. Era giusto? Non lo fu. Era utile? Nemmeno. Proprio il massacro di Gaza in questi giorni ci fa vedere che cosa accade alle terre che non sanno fare pace con la propria storia. Ne sono orgoglioso? Da cittadino italiano del triangolo rosso, certo che lo sono. La mia gente ha subito l'eccidio di monte Sole, di Monchio, e mille altri. Se io perdo i miei figli arsi vivi in una chiesa e faccio tanto di sopravvivere, se alla fine della guerra vedo che stai per farla franca oh se ti vengo a cercare. Con buona pace di Ignazio La Russa che fa dell'ironia sulla pastasciutta di casa Cervi perchè gli brucia la coda di paglia.
Terzo punto: la necessità di una classe dirigente. L'amnistia Togliatti che liberò molti fascisti ebbe luogo perchè, semplicemente, non si poteva fare diversamente. L'Italia era un paese distrutto, nella sua terra ma anche nella sua vita civile ed intellettuale. La vita intellettuale le fu restituita dalla arte stupenda che nacque dalla lotta antifascista (Carlo e Primo Levi, Cassola, Guttuso, Vittorini, Calvino, Silone, Fenoglio...), ma una classe dirigente diversa da quella del facismo mica c'era,a disposizione. Da quella bisognava partire per forza, ed è legittimo pensare che i prefetti ed i giudici della RSI, che pure nella maggioranza dei casi già durante la guerra si spesero per cercare di limitare gli eccessi, tutta questa voglia di perseguire i fascisti non è che ce l'avessero.
Da ultimo, l'avvento della guerra fredda e qui non ci spendo molte righe perchè pare ovvio che il blocco occidentale che si prepara ad un confronto duro e prolungato, di persone militarmente preparate e che conoscevano il territorio faceva fatica a farne a meno.
Non c'è niente di inspiegabile nella storia e nella fine della RSI dunque, a livello razionale. Ma nel cuore, nella pancia, questa è ancora roba che brucia, soprattutto ora che la destra torna ad avere titolo e presenza nel panorama politico e culturale. Non che non sia giusto, ottant'anni di ostracismo sono meritatissimi ma comunque tanti, ma è anche il buon motivo per tenere le lame affilate, le orecchie dritte, i cuori impavidi. Per non subire come l'altra volta.
Grandi lezioni di antifascismo come questi cinque libri, eccome se ci vogliono.
Gran libro. In 285 pagine Scurati racconta gli ultimi due anni di vita di un uomo narciso, violento ma allo stesso tempo codardo e ipocrita in ogni momento chiave. Un ritratto che smentisce ogni eroismo, facendo apparire l'unico dittatore della storia di questo paese un individuo quasi patetico, che nel momento del disastro tradì i suoi seguaci più devoti. Il Fascismo, invece, ne esce come un movimento violento, sanguinario e corroto e la RSI come la sua incarnazione peggiore: una sorta di quasi-stato coloniale della Germania Nazista retto da un quasi-esercito odiato dalla maggior parte della popolazione e dedito principalmente ad ammazzare altri italiani.
La parte narrata si focalizza (abbastanza evidente la ragione) su Milano, perdendo un po’ di vista il disegno complessivo di quello che è successo tra il 1943 e il 1945. Ma questo libro vale la pena leggerlo per le pagine finali, in cui si mostra, senza retorica, come mai l’Italia è questo paese qui, mostrando che fine hanno fatto i fascisti del ventennio. In quelle brevi biografie si trovano molte risposte a domande che sembrano non averla, una risposta. E invece.
Non il migliore dei 5, cupo, sinistro, opprimente e anche triste.
Sì, ci sarebbe stato parecchio da approfondire, altre persone da seguire, molti momenti da analizzare, ma è già abbastanza vergognoso e doloroso così (non Scurati, eh!) E' un romanzo, ci tiene a chiarire l'autore: un romanzo può permettersi di essere emozionante e avvincente: l'ho chiuso col magone, davvero.
E quanti di costoro hanno pagato i loro crimini e la loro infingardaggine? Pochi, pochissimi. La maggior parte se l'è cavata più o meno con un paio di sculaccioni e a letto senza cena. Chissà perché l'Italia di oggi è quella che è.
(anche questa volta diverse pessime recensioni da destra. Fastidio, eh?)
Libro al livello dei quattro precedenti. Mi piace che Scurati lo chiami romanzo : così previene eventuali critiche dei soliti noti.bene la parte in appendice riguardante la vita dei maggiori personaggi storici. Ha rimediato a un’importante mancanza dei precedenti libri,, anche se alcune interpretazioni sono del tutto personali. Comunque, una buona lettura.
4 stelle perché il tema trattato è veramente interessante ma proprio perché complesso forse valeva la pena approfondirlo di più e invece in certi tratti il romanzo appare frettoloso, una corsa da togliere il fiato per arrivare alla cronaca degli ultimi giorni. In ogni caso, sicuramente quello che tiene più incollati dopo il primo della serie. Un viaggio fra gli ultimi spasmi di vita del regime e di Mussolini. Scurati magistrale nel portarci a provare pietà umana ricordandoci subito dopo che uomo fosse
Anche se credo che molti avvenimenti importanti per la storia italiana del dopo Armistizio sarebbero dovuti non solo assente brevemente menzionati ma proprio affrontati, non starò qui a fare polemica. Questo libro è la giusta conclusione della serie. E poi vederlo (o meglio leggerlo) morto è sempre un grande piacere.
Ho l'impressione che Scurati sia arrivato stanco agli ultimi due volumi, che potevano essere tranquillamente uno. Le ultime 100 pagine di quest'ultimo, infatti, sono riempite da mini biografie stile Wikipedia di alcuni dei personaggi dei libri che ne descrivono brevemente vita e morte. Il racconto vero e proprio è quindi racchiuso in 300 pagine e mi è parso poco organico, stiracchiato e fiacco nella narrazione, rispetto ai primi tre volumi.
L'opera nel suo complesso è sicuramente significativa e importante, ma perde mordente, organicità e magnetismo negli ultimi due libri, palesemente scorporati (e quindi spalmati, allungati e deformati) per scopi editoriali, diluendosi in una narrativa stanca, una retorica a volta eccessiva e al tempo stesso poco efficace nei momenti fatidici.
In generale, al di là di molte omissioni storiche inevitabili, mi sono sembrate poco centrate anche alcune scelte sui personaggi che fanno da corollario all'intera storia, tralasciandone altri, che magari ci sono in un libro e spariscono anonimamente in quello dopo. Ho notato anche una certa fatica, col procedere dell'opera, di fare coesistere l'aspetto romanzato con quello cronachistico.
Sicuramente non una realizzazione facile, e posso solo immaginare il lavoro che c'è alla base. Per questo mi sento di consigliarne la lettura che comunque può fare luce su molti aspetti non solo dell'uomo e del dittatore Mussolini, ma anche dell'epoca e del contesto storico e sociale.
Quinto ed ultimo libro dell’opera di Scurati dedicata a Mussolini, questo “M. La fine e il principio” si conferma come i due precedenti meno convincente dei due capitoli iniziali. Il regime fascista e’ caduto, il Duce è ormai ridotto alla patetica controfigura di se stesso. Il lavoro di Scurati sembra così trascinarsi stancamente verso il proprio epilogo come esausto, al fine nauseato dalle infinite nefandezze narrate. Il bilancio complessivo del lavoro di Scurati ci regala comunque un grande affresco avvincente, di facile lettura, che ognuno dovrebbe leggere tanto più oggi che ad un secolo di distanza la storia minaccia seriamente di ripetersi tragicamente.
Li avevo letti tutti, i precedenti. Se il primo (ormai immortalato nella serie Sky con Marinelli) mi lasciò ammaliato per la prosa innovativa e per il suo essere un docu-romanzo... Arrivati al quinto e ultimo libro, ho sentito solo il bisogno di chiudere il cerchio. Nessuna rivelazione, nessuna epifania. Solo il tuonante rimbombo della storia, quasi da manuale scolastivo. Ma perché, mi chiedo?
È davvero possibile raccontare il fascismo senza rischiare di dargli troppo spazio, troppo spessore, troppa umanità? È un dubbio più che legittimo per tutti, per me, che leggo (e insegno) da antifascista convinto, e che da anni mi interrogo su come raccontare, tramandare, comprendere (e combattere) il fascismo senza farne mito, spettacolo o — peggio — seduzione.
Il Duce che ci mostra in questo ultimo libro è un uomo svuotato, guidato dalla paura più che dalla forza. Ma resta comunque il centro di tutto. Questa operazione narrativa di Scurati è ambiziosa: dare carne e sangue al Duce, restituirne la parabola anche nelle sue crepe, nei suoi smarrimenti, nella sua decomposizione fisica e simbolica. Non nego che il progetto, nell’insieme, abbia una forza d’urto notevole. Eppure resto in bilico.
Scurati è consapevole di queste repulsione/attrazione, e forse per questo aggiunge in coda al libro un "libro dei morti", una sorta di Spoon River fascista. È un gesto importante, e in parte riequilibrante. Ma anche qui sento un’ambiguità di fondo: il fascismo è davvero solo un catalogo di destini tragici, una galleria di contraddizioni? O è soprattutto un sistema di potere, di violenza strutturale, di negazione della dignità umana?
Scurati ci dice che il fascismo non è finito, che il suo cadavere ci parla ancora. E io, pur con i miei dubbi, non posso che dargli ragione. Ma proprio per questo, forse, è tempo di raccontare anche altri corpi, altre storie. Quelle che resistono. Quelle che non fanno rumore, ma costruiscono il futuro.
Ultimo capitolo, forse il più avvincente insieme con il primo. La scrittura di Scurati, sempre verbosa e a tratti tanto enfatica da risultare patetica, accompagna la narrazione di fatti storici con una voce che nella mia mente (proprio mentre leggevo) suonava come quella di Carlo Lucarelli. E forse è questa la formula vincente di questa impresa editoriale importante: parlare del ventennio e della sua caduta (evviva!) come la Leosini parlerebbe di zio Michele: mettendo in luce, cioè, il lato biecamente umano nel senso più basso del termine. Le ulcere di Mussolini, la dieta vegetariana di Hitler, le invidie tra i gerarchi, i tradimenti, le fughe in Svizzera, i tentativi di cavarsela più che lo sbarco in Normandia o le grandi battaglie. Molto interessante la galleria finale con brevi "sequel" sulla vita dei personaggi più importanti del ventennio. Probabilmente per metterci davanti alle bassezze anche dell' Italia repubblicana che ha ripulito e riciclato personaggi abietti.
⭐️⭐️⭐️ (al singolo libro, ⭐️⭐️⭐️⭐️nell’ambito dell’intera saga)
Finale da metabolizzare ma che, in generale, lascia la sensazione di un capitolo conclusivo chiuso in maniera troppo affrettata.
Gli ultimi anni di vita di M e del regime si accartocciano sul racconto della fredda, caotica, cronaca. Quasi azzerato l’approfondimento psicologico, che invece era il vanto dei precedenti atti della saga. Anche la prosa soffre di un generale scadimento: ripetizioni nauseanti, frasi riempite di aggettivi ridondanti.
Stranissima la scelta di dedicare un buon terzo del libro ad un riepilogo delle sorti dei principali protagonisti della saga, uno dopo l’altro, quasi più un atto dovuto che una vera scelta narrativa.
Si chiude, ma in un certo senso si apre la storia attuale. Questa lunga e tremenda storia d’Italia intrisa nel peggio dell’umanità e dell’Italia racconta l’ultimo atto completamente distruttivo e affranto di Mussolini e i suoi uomini. Con accenni poco evidenti anche alle stragi antisemite, Surati racconta l’italiano ormai pronto a farla finita con il suo Dittatore che anche lui voleva abbandonare definitivamente. Una fine che ha riguardato tutti noi visto che da queste ceneri è nata poi la Repubblica piena anch’essa di contraddizioni ma che ci regala tanto
L’ultimo capitolo dedicato alla figura di Mussolini racconta i seicento giorni precedenti la sua morte, partendo dalla deposizione del 28 luglio 1943. Ben documentati e descritti con una scrittura fluente e quasi cinematografica, l’armistizio, l’invasione nazista, la nascita della Repubblica di Salo’, la guerra partigiana e le stragi. Mussolini pare aver perduto ogni speranza e obiettivo: è un uomo emaciato, disilluso, che non ha più voglia di reagire, stanco e ulteriormente incattivito dai tradimenti che ha subito da coloro che considerava suoi seguaci. Interessanti le pagine dedicate ad altri personaggi che hanno fatto parte della Storia, come Liliana Segre, ma anche coloro, pochissimi, che hanno pagato per i gesti indegni che hanno compiuto, e spesso troppo poco.
“La storia di Liliana Segre, però, non conosce un lieto fine. A più di settant’anni dalla sconfitta del nazifascismo, Liliana è ripetutamente oltraggiata dai neofascisti. Riceve ogni giorno duecento messaggi di odio antisemita. Nel 2019 si è, addirittura, costretti ad assegnarle una scorta per proteggerla da possibili attentati alla sua persona.”
“Ma in paesi dalla tenebrosa storia politica quale è l’Italia, i prìncipi di quella tenebra non finiscono mai in galera.”
“Mentre Joachim von Ribbentrop viene impiccato a Norimberga insieme ad altri dieci capi nazisti, il “boia di Milano” viene reclutato dalla Cia”
“l’immunità concessa dalla Cia ai criminali di guerra nazisti va occultata, i criminali di guerra nazisti non devono arrivare sul banco degli imputati perché da lì chiamerebbero in correo i complici fascisti, molti dei quali si sono riciclati nelle istituzioni della Repubblica italiana.”
Fin troppo attuali e veritiere le parti che spiegano che il fascismo non è morto con Mussolini, ma continua a vivere in modo latente, ad aleggiare come una minaccia su tutti noi.
“un numero consistente e crescente di italiani, europei, americani tende a disconoscere, a negare, persino a rimpiangere questa terribile storia. Si preparano così a ripeterla in nuove forme. Oggi più che mai, perciò, diviene necessario continuare a raccontarla. Assumersene la responsabilità. Di fronte al passato, al presente e, soprattutto, al futuro”
Questo libro l’ho percepito più intenso e riflessivo rispetto ai precedenti, anche se alcuni eventi sono stati trattati, forse, in modo troppo frettoloso. Moltissimi i passaggi che mi hanno colpita.
“Tornerà a ogni cattivo raccolto, nella canicola irrespirabile di agosto, nella tristezza del sole al tramonto verso occidente, nella malinconia di un nuovo secolo che non promette niente e, proprio per questo, mantiene la promessa.
Tornerà nei patetici busti in bronzo, trasmessi di padre in figlio, esposti con vanterie vezzose nei salotti borghesi, ma, soprattutto, tornerà nella vita bassa, ridotta ai suoi umori – rancore, risentimento, tradimento –, e nella sua più grande passione, la paura”
Non perdetevi questa tetralogia, utile a comprendere la nostra Storia passata, ma anche quella presente.
“A tutti quelli che ancora credono nella democrazia. Si preparino a lottare”
Ultimo della serie "M", che chiude il racconto del periodo fascista in Italia. Eccezionale. Tutta l'opera ha, per quelli che come me amano la storia, un grande valore storico e letterario. E quest'ultima fatica non fa che confermare la valenza degli altri quattro libri che compongono il lavoro di Scurati. Il resoconto degli ultimi seicento giorni del regime, quelli più terribili, della guerra civile, dei rastrellamenti, delle torture, delle esecuzioni, dei massacri come ritorsione contro la lotta partigiana. Scurati devo dire che esprime nel testo quei sentimenti di angoscia e paura che vissero i nostri nonni, trasmettendo al lettore le consapevolezze contrastanti che provarono i protagonisti di quella brutta pagina della nostra storia, la ferocia degli irriducibili, lo sconforto di Mussolini, un uomo bieco, impaurito, codardo, che aveva perso ogni barlume di umanità, se mai ne avesse avuta, l'eroismo di molti giovani oppositori, massacrati da belve assetate di sangue, dalla ferocia di disperati criminali che cercavano di provare ancora una volta i fasti delle glorie passate. E leggendo si prova quasi un dolore fisico, scorrendo queste pagine che raccontano una totale, assoluta, follia, e non vedi l'ora che tutto ciò finisca, che l'autore arrivi, finalmente, a scrivere la parola fine. E quindi concludo il mio post citando una parte del libro, che descrive la platea di adoranti scodinzolatori che si raccolsero intorno al loro Duce, alla fine del 1944, nell'ultimo discorso di Mussolini, di fronte a "Questa moltitudine di Arditi, assassini e avventurieri, vinti ebbri della propria sconfitta, non vuole sentire discorsi, vuole soltanto acclamare il proprio idolo, scandirne il nome con un ancestrale ritmo ternario: 'Duce! Duce! Duce!' Questi legionari senza insegne da seguire, questi uomini della violenza senza scopo vogliono un imperatore da acclamare oppure, in mancanza di esso, il loro idiotico clamore invoca un dio da venerare, fosse anche una divinità minore, invecchiata, ischeletrita, ingolfata da un cappotto militare cascante, un dio fantoccio sollevato sopra gli affanni terrestri di appena mezzo metro, ma comunque un dio, capace di ordinare, benedire e, da ultimo, anche di perdonare una vita intera di stomachevoli massacri". Straordinario, davvero. Leggete questo libro, dopo aver letto gli altri quattro; ne vale veramente la pena.
Andrò per punti: - volume molto meno corposo e dettagliato dei precedenti (mi son fatto l'idea che Scurati fosse prossimo al termine del contratto con Bompiani e, onde evitare di rinegoziare, ha lavorato "di corsa", peraltro aggiungendo una lunga teoria di morti (e 1 sopravvissuta) in appendice perché, siamo seri, un romanzo di 280 pagine a 24 euro sarebbe stato improponibile); - la brevità non è, per densità di avvenimenti, giustificata: laddove nel IV volume c'erano decine di pagine dedicate a eventi guerreschi, con capitoletti aventi per protagonisti anche soldati semplici che con Mussolini avevano poco a che fare, qui l'8 Settembre viene liquidato in mezza pagina, Badoglio compare quasi per sbaglio; le ultime ore di vita del dittatore non sono neppure abbozzate (e, visto che l'autore dedica le ultime pagine al pensiero del cadavere, non vedo perché non trovare un escamotage simile per raccontare i momenti della morte - eventi sui quali, va detto, non c'è uniformità di versioni); - il voto per il volume sarebbe non più di 2.5 stelle, aumento a 3 come voto complessivo alla pentalogia, che rimane in ogni caso una grandissima occasione sprecata: Scurati ha preferito fare un mega riassunto anziché scrivere un romanzo, e questo se da un lato è un vantaggio (i tomi non si leggono, si divorano) dall'altro espone il fianco a critiche, in primis quella secondo cui il valore letterario di un'opera simile è prossimo allo zero: si aveva l'occasione per scrivere un potenziale "grande romanzo italiano" e si è preferita la via più semplice. Oltretutto con l'andare dei volumi, la volontà di tentare un approfondimento psicologico dei personaggi (già molto gracile ma comunque tentato nel primo volume con lo stesso Mussolini, nel secondo con Balbo, ne terzo-quarto con Galeazzo Ciano ed Edda Ciano Mussolini) va sempre più scemando fino a scomparire. In questo volume poi pare quasi che i personaggi siano marionette che agiscono per inerzia (e non è una bella sensazione).
Con un'opera di tal fatta Scurati si è sicuramente assicurato un posto al sole nei salottini culturali romani desy nistra (nonché un bel - e sotto un certo punto di vista meritato, sia chiaro - gruzzolo) ma, sicuramente, non ha reso un memorabile servizio alla letteratura italiana.
Ci sono letture che assomigliano a una immersione: sono quelle in cui ti ritagli anche solo cinque minuti pur di andare avanti di qualche pagina, quelle su cui rimani con il pensiero anche mentre non stai leggendo, quelle che ti costringono a un approfondimento online o su un altro testo. L’intera saga M di Antonio Scurati è stata una lucida, evocativa, umanissima, potente immersione nella storia e nella psicologia di un uomo e di un popolo intero, e credo con forza che sia destinata a restare (serie televisiva, comunque ottima, o meno).
“La fine e il principio” è geograficamente più delimitato rispetto ai volumi che lo hanno preceduto: si apre con pagine potentissime e sonore durante un bombardamento su Milano e a Milano si chiude, a Piazzale Loreto. Nel mezzo c’è tutto quello che sono stati i 600 giorni di Salò, le pagine più fosche, crude, assurde della nostra storia. Ci sono ragazzi cresciuti nella propaganda che si immolano nella ricerca della bella morte, criminali accantonati negli anni della normalizzazione che riprendono a esercitare un potere territoriale orribile, socialisti della prima ora incredibilmente ammaliati dall’idea repubblicana e sociale. C’è soprattutto un uomo al tramonto, fisico e morale, un tempo potente e oggi vassallo, ritratto in una condizione di depressione umorale che ne dimostra il ripiegamento su se stesso, incapace di guardare oltre il suo fallimento e di scrutare nella rovina e nella disperazione in cui ha gettato un’intera nazione.
C’è una bambina di nome Liliana.
C’è la scelta, oltremodo intelligente, di non raccontare gli ultimi pensieri davanti ai mitra a Giulino, su cui tanti hanno raccontato e nessuno ha del tutto spiegato. C’è un corpo che parla, a Piazzale Loreto, e la scrittura diventa in parte pietà – ma mai assoluzione – e in parte monito, in pagine che possono far discutere ma sono certamente altissima letteratura.
“La fine e il principio”, come sottolinea il titolo, chiude un cerchio, ma insieme apre a una serie di altre figure geometriche che accompagneranno, negli anni a seguire e nel nostro presente, la parabola di una nazione strana, giovane, bellissima, contraddittoria, sempre al limite fra tragedia e grottesco, mai del tutto definibile.
"Ma, dopo tutto, cos'era questo fascismo? Questa idea che avrebbe dovuto forgiare il secolo e si è invece dissolta nel giro di ventiquattro ore?"
L'ultimo capitolo della pentalogia di Antonio Scurati dedicata a Mussolini comprende gli anni dal 1943 al 1945, in particolare il periodo intercorso tra l'arresto del Duce e il suo mesto penzolare dalla tettoia di un distributore di benzina a piazzale Loreto. L'immagine che ne emerge è quella, mai raccontata dalla storia e opportunamente nascosta dai suoi difensori, di un piccolo uomo, prigioniero della sua follia politica e, ovviamente, di Hitler. E così il nostro protagonista se ne sta chiuso nella sua residenza forzata di Salò, illudendosi di poter ancora influire sulle sorti dell'Italia ormai sconfitta, di poter ancora ricostruire il suo potere politico, perché circondato di persone che hanno costruito la loro fortuna sulla sua figura, incapaci di staccarsene se non a grande prezzo. Eppure, in qualche barlume di lucidità, il Duce sembra rendersi perfettamente conto di non riuscire più a controllare quella banda di scappati di casa che ha costituito il suo cerchio magico da vent'anni a questa parte, che il Fascismo, oltre che essere espressione di una gioventù (ignorante) ardita, è stato anche e continua ad essere espressione di una classe di arrivisti e arraffatori, di violenti e approfittatori, di parvenue della politica, dell'economia e dell'ideologia. Tutto questo emerge, con molta forza, proprio in questo ultimo capitolo. Ma emerge anche, forse, il desiderio di Scurati di lasciarsi alle spalle questa grandiosa avventura, che sicuramente gli ha procurato molta fama ma anche e soprattutto molte polemiche. E infatti il romanzo finisce troppo presto, privo com'è di molti dettagli ed episodi che avrebbero meritato grande spazio, primo fra tutti la Resistenza. Ciò non toglie che la saga di "M" sia già ora una pietra miliare della letteratura italiana della prima metà del XXI secolo.
"M. La fine e il principio" pubblicato nel 2025 e scritto da Antonio Scurati è un romanzo storico-biografico, quinto e ultimo capitolo della saga M.
Di cosa parla? Questo ultimo volume tratta ultimi 600 giorni di vita del dittatore e dell'Italia fascista: la fuga, l'arresto e la morte di Mussolini.
Perché leggerlo? Perché è il capitolo conclusivo di una saga che è riuscita a raccontare in maniera chiara e completa: la figura di Mussolini, la nascita del fascismo in Italia, il ruolo avuto nella Seconda Guerra Mondiale. E come nei capitoli precedenti racconta anche l'epoca, gli italiani, il paese che ne ha permesso la vita violenta e poi ne ha decretato con la stessa violenza la morte.
Una frase «Benito Mussolini esita: l'idea di travestirsi indossando l'uniforme di un esercito straniero evidentemente gli ripugna. Da vent'anni va celebrando l'eroismo sopra ogni altra virtù e da venti mesi va ripetendo che non fuggirà, che non si nasconderà, che la vita gli è oramai indifferente, che desidera morire e gli preme soltanto di morire bene, salvando l'onore. Eppure, eccolo qui, alla fine della strada, considerare l'ipotesi del più vergognoso dei finali: il camuffamento, il rinnegare la propria identità, il fingersi altro da se stesso. Lo considera e lo sceglie.»
Darrer llibre de la sèrie sobre Mussolini, en aquest cas amb el relat dels darrers anys del dictador , des de la seva detenció fins la seva mort. Llegit en italià per variar, encara que amb l’ajut del diccionari, però en tot cas de nou l’autor demostra una gran capacitat de traslladar al lector la intensitat dels dies en què Itàlia es debatia entre el feixisme moribund ja però que havia estat omnipresent a la vida dels italians, i la resistència dels partisans que hauria de dur al país cap a la integració en el nou ordre mundial que aviat s’obriria pas a Europa i al món. Els moments greus i decisius són relatats ee manera extraordinària , igual que havia fet en els llibres previs. En definitiva , tota una lliçó de periodisme que ens transporta als moments que van moldejar l’Europa que avui coneixem.
Più che la storia in sè, davvero troppo nota e che non aggiunge nulla alla squallida figura di Mussolini, questo ultimo volume della saga è importante per la parte finale dove si parla delle morti dei vari personaggi e personaggetti che hanno funestato il ventennio (alcuni anche il quarantennio). Vedere questi sciacalli vare pochissimi o addirittura nessun giorno di carcere, ma, per alcuni aver trovato lavori gratificanti presso diversi ministeri e forse di pubblica sicurezza, alcuni persino negli USA, mentre negli stessi anni i partigiani venivano sottoposti a processi incarcerazioni e vilipendio pubblico davvero mi convince che questa nazione non ha alcuna speranza di diventare una grande nazione.
Un finale in linea con il resto della serie, che ho apprezzato molto per approfondimento e per la costante presenza di estratti di documentazioni reali. Anche il lungo capitolo finale in cui vengono concluse le biografie dei principali personaggi che sono apparsi nei vari libri è stata una piacevole conclusione. Assegno una stella in meno dei precedenti solo perché, in alcuni punti, mi è sembrato che la revisione finale fosse stata un po' frettolosa, senza errori ma con ripetizioni anche ravvicinate di frasi e descrizioni. Una piccola sbavatura che mi ha però portato a pensare che questo ultimo capitolo, forse per esigenze editoriali, sia stato realizzato con maggiore pressione e con minor tempo a disposizione rispetto ai precedenti.