Il giorno in cui scopre che suo padre è stato un prete Agnese ha tredici anni. Lo viene a sapere per caso, quando trova in fondo a un cassetto un piccolo album sulla copertina si legge il nome «don Pini» e le foto raccolte all’interno ritraggono un giovane sacerdote dall’espressione assorta. È in quel giorno che l’infanzia di Agnese finisce e comincia per lei una nuova una vita in cui è costretta a misurarsi con un segreto bruciante e una verità impossibile da accettare. Ventisei anni dopo, La verità è un fuoco dà voce alle incomprensioni e alla tenerezza indicibile che legano un padre e una figlia, e al passato di quello stesso padre prima di sua figlia. Oggi per Agnese è arrivato il momento di rispondere ad alcuni interrogativi cosa ha spinto don Pini a lasciare tutto per amore di una ragazza dagli occhi verdi di nome Mira? Dove ha trovato il coraggio di ignorare ogni condanna per sposarla, e poi per diventare padre di Agnese e dei suoi due fratelli? Soprattutto, cos’ha significato per lui e per Mira portare dentro di sé per anni, insieme all’amore che li unisce, una verità tanto scomoda da condividere? In questo memoir Agnese Pini intraprende un’indagine faticosa ma implacabile, scrivendo pagine emozionanti in cui rivivono gli oggetti e i ricordi di famiglia, si animano i volti di chi ha conosciuto don Pini prima della svolta avvenuta a fine anni Settanta, il passato restituisce i luoghi di un’Italia recentissima eppure già lontana. E si compie la riconciliazione di una donna con il passato suo e delle persone amate che le hanno dato la vita.
La storia raccontata è di per sé nteressante e il punto che l'autrice voleva sottolineare, il celibato dei preti, è chiaro, ma il libro avrebbe guadagnato in qualità se si fosse focalizzato sui genitori. Invece la scrittrice è il perno intorno a cui ruota tutto, come se la sofferenza fosse solo sua, finendo per essere noiosa e ripetitiva, oltre che egocentrica.
La scrittura è senz'altro attenta e ricercata, anche se a tratti ridondante e a volte ripetitiva, ed è per questa scrittura che ho dato tre stelle. sul fronte dei contenuti ne sono rimasta un po' delusa, perché se da un lato comprendo che il racconto sia egoriferito trattandosi di un memoir, dall'altro mi aspettavo che il lato giornalistico dell'autrice emergesse e andasse ad approfondire maggiormente il punto di vista dei genitori, le difficoltà e le gioie della loro scelta. I fratelli stessi sono appena tratteggiati e del loro pensiero non emerge quasi nulla. Probabilmente per una mia mancanza non comprendo come e perché sia così complicato accettare che un padre avesse una vita diversa prima della famiglia, come e perché questa scoperta segni tanto da non essere ancora elaborata dopo quasi trent'anni.
Il titolo del libro di Agnese Pini, "La verità è un fuoco", racchiude in sé diverse sfumature e non si limita all'idea di una verità che "brucia" distruggendo. Certamente, la scoperta di una verità a lungo taciuta o nascosta può essere dirompente, sconvolgente, e in un certo senso "bruciante", perché mette in discussione certezze e provoca dolore.
Nel caso specifico del libro, la verità riguarda il passato del padre dell'autrice, che era stato un prete prima di lasciare la Chiesa per amore della madre. Questa rivelazione, avvenuta quando Agnese Pini aveva tredici anni, è stata una "frattura violenta", come lei stessa ha dichiarato.Tuttavia, l'immagine del fuoco può avere anche significati più complessi e meno distruttivi:
Il fuoco che illumina. La verità, come il fuoco, può portare luce dove c'era oscurità. Permette di vedere e comprendere meglio il passato, le scelte fatte, le motivazioni profonde. Sebbene la scoperta iniziale possa essere dolorosa, la conoscenza che ne deriva è essenziale per la comprensione e l'accettazione.
Il fuoco che purifica. Il fuoco ha anche un potere purificatore. Rivelare una verità, anche scomoda, può liberare da pesi, silenzi e ambiguità. L'atto di affrontare e raccontare questa verità, per Agnese Pini, è stato un percorso di riconciliazione con il passato e con le persone amate.
Il fuoco che scalda e vivifica. In un senso più ampio, la ricerca della verità può essere un motore, una spinta vitale. Agnese Pini afferma che "cercare è ciò che ci tiene vivi". Il fuoco della verità può essere il calore della comprensione, dell'amore che vince le resistenze e le condanne, e della dignità restituita alle scelte fatte. L'amore, come la rimozione, scava e lascia tracce indelebili, e il fuoco può rappresentare anche la passione e la forza di questo amore che ha sfidato le convenzioni.
Il fuoco delle domande. Le domande che emergono dalla verità, spesso più importanti delle risposte rassicuranti, possono "divampare" come un fuoco, stimolando la riflessione e la crescita personale. Il libro stesso nasce da una domanda a lungo taciuta al padre, che ha acceso il desiderio di capire e cercare.
Sebbene ci sia l'aspetto "bruciante" della verità che distrugge le illusioni e genera dolore, "La verità è un fuoco" suggerisce anche un processo di trasformazione, purificazione e illuminazione. Il fuoco non solo riduce in cenere, ma può anche forgiare, riscaldare e rendere visibile ciò che prima era nascosto. La conclusione del processo non è solo distruzione, ma anche riconciliazione, comprensione profonda e una rinascita, un percorso che "regala grandi emozioni e più di un motivo di riflessione".
Con questo viaggio tra i ricordi Agnese vuole portare alla luce del suo il grande segreto della sua famiglia: suo padre era un prete prima di sposarsi. Detta così, non sembra niente di male invece alla piccola Agnese questa scoperta ha turbato assai tanto che da grande decide di riportare tutta la sua storia in un libro. Fondamentale per tutto il processo di recupero e di elaborazione sarà il dottor F. Mi ha stupita il fatto che a una figura così importante non venga dato un nome e venga un po' lasciato abbandonato a se stesso.
La storia non viene raccontata in modo continuo e sequenziale ma è un insieme di spezzoni, di frammenti di ricordi e di notizie che durante la sua vita Agnese ha cercato di mettere insieme. Come un grandissimo puzzle , ogni tassello si deve incastrare perfettamente con quello affianco anche se purtroppo in questa storia tante domande rimangono senza risposta e incognite.
Un libro che ci fa venire solo mille domande in mente e ci dà pochissime risposte. Arrivata alla fine ancora avevo in testa le stesse domande che avevo all'inizio: Perché tenere questo segreto? Quale era il problema? Perché Agnese è rimasta tanto turbata dalla notizia?
Anche se è rimasto questo velo di incompiuto e di mistero mi è piaciuto tantissimo. Sicuramente mi ha colpita l'originalità della storia, non di denuncia ma di riscoperta di se stessi. Una corsa contro il tempo e alla ricerca di un amore che sembrava impossibile. Ed è proprio l'amore a fare da padrone per tutto il racconto, un amore tanto forte da fare rinunciare ai voti un uomo e tanto grande da voler rinnegare e dimenticare il passato come fosse una brutta macchia.
Gli spunti di riflessione sono davvero tanti e si potrebbe parlare per ore di ogni singola riga. Pur essendo una tematica forte e impegnativa ho trovato la lettura estremamente leggera e confortevole, mi sono sentita completamente avvolta dalle parole e dalla storia di Agnese. È riuscita a farmi entrare nel suo mondo e nelle sue emozioni aprendo un piccolo spiraglio dal quale però è emersa tantissima luce.
Una storia emozionante, tenera e avvolgente. Una storia di coraggio, forza e determinazione. Una verità che forse non si scoprirà mai ma che verrà sempre ricercata.
Questo è uno di quei libri che vorresti non finisse mai e quando arrivi all'ultima pagina ti dispiace perché, come Agnese, non sei riuscita a rispondere a tutte le tue domande. Uno di quei libri che ti tiene col fiato sospeso ma anche con l'amaro in bocca alla fine.
Ho letto con molto interesse questo libro di Agnese Pini, la cui presentazione mi aveva molto incuriosita nel Podcast Voce ai Libri. È un libro molto vero, che parte dalla scoperta dell’autrice, fatta a tredici anni, che suo padre era stato un prete - nessuno spoiler, lo dice nella prima riga della prima pagina del volume - e poi fa avanti e indietro nel tempo, nel passato dell’autrice e nel passato di suo padre, raccontando al dottor F. - al quale chiede un aiuto per arrivare a parlare con il padre del desiderio di scrivere il libro stesso che stiamo leggendo - e contemporaneamente a noi, tutto quello che la scelta del padre ha portato, tutto quello che è significato per lei e per il proprio rapporto con se stessa. Un viaggio nel tempo e nello spazio, negli Appennini del dopoguerra, nelle aule dell’Università di ieri e del passato, in un tempo in cui entrare in seminario era anche aprirsi una possibilità per il futuro, e poi in un tempo in cui nei seminari non si rincorrevano più le voci di molti ragazzi ma quieti silenzi. Un libro che apre molte domande, alle quali non darà nessuna risposta nel momento di chiudere l’ultima pagina, e che le pone al lettore, a noi cristiani e alla nostra Chiesa.
Un libro intimo, molto profondo nelle parti riflessive. La prosa è elegante, bella, appesantita però da troppe descrizioni che purtroppo rallentano la narrazione. Narrazione che ho trovato interessante nelle parti che riguardano la storia del padre dell'autrice, del suo essere stato un prete, meno nella sua interezza perché piuttosto autoreferenziale (il che ha deluso le mie aspettative). Sicuramente non un libro da cui aspettarsi una trama coinvolgente e avvincente, ma in cui trovare magari di che riflettere.
Tutto il libro é scritto con uno stile chiaro e scorrevole anche se a volte l’ho trovato ridondante; è il memoir della vita di Agnese e della sua famiglia. A circa 13 anni scopre che il padre era un prete. Nasce così il desiderio di sapere ma anche la vergogna di chiedere o farsi raccontare la vicenda. Ma soprattutto l’esigenza di doverlo scrivere per far conoscere le motivazioni.
Un viaggio introspettivo di una figlia che non riesce ad accettare il passato,sofferto,del padre. Un libro che a mio parere,fa più bene a chi lo scrive più che a chi lo legge. Non amo i libri a sfondo psicologico. Se ne consiglio la lettura? Ni…
Tema interessante ma non mi è piaciuto lo stile della scrittrice. Tanti passaggi li ho trovati noiosi e in diversi momenti ho pensato di abbandonare la lettura del libro
A tredici anni la giornalista Agnese Pini scopre per caso, in un cassetto dei ricordi di famiglia, un album in cui sono raccolte le foto di quando suo padre era prete e ne rimane sconvolta.
In una lunga conversazione con il suo terapeuta milanese, il Dottor F., tra passato e presente, Agnese affronta il suo impellente desiderio di scrivere la storia del padre, la paura di parlare con lui del progetto che ha in mente, la necessità di capire se la sua scelta lo ha reso felice e ne è valsa la pena.
Un romanzo intenso e commovente sulle pieghe misteriose e dolorose delle relazioni tra genitori e figli, sulla necessità di capire chi siamo e chi sono coloro che ci hanno generato, sulla consapevolezza di avere bisogno di essere desiderati e amati sempre, soprattutto quando si diventa grandi.