Lorenzo i Agnese stracili wszystko: fabryka, którą ich dziadek stworzył z niczego – pachnąca talkiem, esencjami kwiatowymi i olejkami eterycznymi, zajmująca każdą ich myśl i każde marzenie – przeszła w obce ręce. Wraz z końcem pewnego rozdziału wszyscy stają przed ważnymi życiowymi wyborami.
Lorenzo, dumny i porywczy, wychodzi, trzaskając drzwiami. Agnese, niepewna i pełna kompleksów, nie wyobraża sobie innego życia. Ich ojciec po latach uwiązania do rodzinnego dziedzictwa pierwszy raz podejmuje decyzje zgodne z własnymi pragnieniami. A matka usiłuje pogodzić ogień z wodą. Pomiędzy bliskimi sobie ludźmi zaczynają się pojawiać szczeliny. Dlatego każdy musi dokonać wyboru sam, biorąc odpowiedzialność za własne jutro.
To opowieść o namiętności, która najpierw łączy, a potem dzieli. O słuchaniu głosu rozumu lub serca. O chwili, która może zmienić całe życie.
Ale także o Włoszech, które z niedowierzaniem odkrywają nową epokę. O ludziach nucących Nel blu, dipinto di blu, tańczących twista, zafascynowanych kinem – młodych, odważnych, niecierpliwych!
Sicuramente un bel romanzo di intrattenimento, perfetto per l'estate. Ma meno coinvolgente de La portalettere, con un finale frettoloso che mi ha lasciato qualche domanda.
L'ho amato fin dalle prime pagine. Nonostante la scrittura semplice e scorrevole questo romanzo affronta nella sua vicinanza alla quotidianità una miriade di temi. Prima di tutto, è la storia dei nostri nonni, dei nostri genitori, dei nostri vicini di casa, non si può non sentirci vicini ai protagonisti di questa storia. Io l'ho sentita particolarmente perché anche mio nonno è stato imprenditore. Quanto pesano le scelte dei destini familiari sulla nostra individualità? Cosa siamo disposti a fare per realizzare i nostri sogni? Quale prezzo siamo disposti a pagare? Il libro è tutto incentrato sulla dicotomia fra razionalità ed emotività, il prezzo dei ricordi e della tradizione rispetto al prezzo di ricostruire se stessi e costruire da capo la nostra storia con fatica e dignità. Molti sono i rimandi ai rapporti genitori/figli e fra fratelli, molti quelli che riguardano il ruolo delle donne nella società e moltissimi i riferimenti alla cinematrografia e alla musica degli anni 60 e tutto viene affrontato con semplicità. Ho molto apprezzato il plot twist che riporta alla bisnonna portalettere dell'autrice, protagonista della scorso romanzo e che tutte lo storie siano permeate d'amore, dalla passione, che sia quella per le proprie origini, che sia l'amore sentimentale, o quello per il proprio lavoro o che sia la voglia di rivalsa, la passione e l'appassionarsi accompagnano ogni parola di Francesca Giannone ed io penso che questo sia il libro più bello del 2024 ❤️
La famiglia Rizzo ha da sempre avuto nel sangue il dono di creare saponi unici e delicati, un dono che sembra dover passare di generazione in generazione fino a quando Giuseppe decide di vendere il saponificio. Siamo in Salento nel 1959 e i fratelli Lorenzo e Agnese, che nel saponificio vedevano l’unico futuro possibile, dal legame simbiotico che da sempre li ha resi affiatati, alla vendita dell’azienda da parte del padre intraprendono due percorsi diversi che li porterà ad allargare tra loro una falla sempre più profonda che segnerà il destino dell’intera famiglia.
“Domani, domani” racconta di un’epoca rivoluzionaria sotto molteplici aspetti: in un’Italia in fermento industriale, dove la musica segue il ritmo incessante di novità in continua trasformazione, le donne assumono posizioni di rilievo nell’industria, nel sociale ma anche nelle pieghe delle decisioni familiari e relazionali, non sono più disposte ad accettare compromessi o assecondare scelte egoistiche. Tutto questo smuove l’insindacata autorità maschile, rendendo finalmente protagoniste le donne in tante situazioni ordinarie che diventano, piano piano, novità straordinarie.
Ma il romanzo di Francesca Giannone è anche una storia intrisa di sentimenti contrastanti, di amore e risentimento, di paure e orgoglio, di speranza e determinazione il tutto raccontato con uno stile puntuale e profondo che incolla letteralmente alle pagine.
La vicenda segue un ventaglio di due anni che rappresentano la forbice divisiva dei destini di Casa Rizzo e dei fratelli Lorenzo e Agnese e della loro famiglia, arco temporale in cui tutto cambia e che segna il nuovo percorso di chi pensava di possedere un destino già scritto. Sebbene abbia apprezzato e compreso il significato dato alla scelta di raccontare unicamente questi due anni così cruciali, ho avuto la sensazione di aver letto una storia a cui è mancato qualcosa, forse un finale più dettagliato, forse una narrazione più ampia nei destini che abbiamo seguito nella loro genesi di cambiamento; ho avuto però la sensazione di aver letto una vicenda parzialmente incompleta, è l’unico appunto che farei a questa storia altrimenti totalmente godibile.
La storia familiare infine, è a mio avviso molto bella e delicata, con le decisioni del singolo che condizionano tutti mantenendo però intatta la volontà di Giuseppe di far seguire, a entrambi i figli, la strada che entrambi ritengono adatta, nel bene o nel male, senza impedimenti e, forse per la prima volta, senza obblighi morali, sebbene la decisione di vendere l’azienda appaia inizialmente come un atto egoistico.
Un romanzo quindi, a cui la Giannone affida molti significati, da leggere tra le pieghe di una storia a cui non ci si può appassionare e, parallelamente, anche affezionare.
Banale. Improvvisato. Incompleto. La narrazione ( peraltro piuttosto ingenua) viene interrotta bruscamente lasciando intendere che un nuovo libro dovrà uscire a colmare gli interrogativi (troppi) lasciati aperti! Un’operazione talmente grossolana che, come lettori, ci si sente presi in giro.
Nos encontramos con una historia ambientada de nuevo en Italia, donde se sitúa la fabrica de jabón de la familia Rizzo, la fabrica del abuelo Renato que tras su muerte formara parte de su hijo y sus nietos.
Los dos jóvenes, Lorenzo y Agnese adoran la fabrica y trabajan con mucho entusiasmo, Lorenzo es el encargado de la publicidad y Agnese en la encargada de componer y formular tanto perfumes, como jabones…
Pero el padre de ambos nunca le ha gustado la fabrica y un día decide venderla a la competencia. Es en este momento cuando la familia se rompe, Agnese seguirá trabajando en la fabrica pero Lorenzo no esta dispuesto a ello y se marcha,
La autora vuelve a regalarnos una historia familiar, con muchos conflictos entre ellos, con diferentes elecciones, una historia donde se mezcla la vida de las familias con los trabajadores, ambientada en los años cincuenta para contarnos una visión y unas costumbres de la época tras la guerra.
Una época revolucionaria en la que Italia se encuentra en ebullición industrial, donde las mujeres tienes puestos destacados en industria, pero siempre con la autoridad masculina por delante, una historia con mucho sentimiento, amor y orgullo, miedos, esperanza y contado de una forma que sin mucho giro y sin un ritmo frenético la historia te atrapa.
"Domani, domani" è un romanzo di Francesca Giannone, pubblicato da Editrice Nord nel 2024. Dopo il fortunato esordio con "La portalettere", l'autrice torna in libreria con una nuova storia ambientata in Puglia, nella cittadina immaginaria di Araglie. Lì, sorge il saponificio della famiglia Rizzo, vanto di nonno Renato e, dopo la morte di quest'ultimo, dei suoi nipoti, Lorenzo e Agnese. I due giovani amano la fabbrica e sono entusiasti di lavorare ogni giorno per vederla prosperare. Lorenzo è un creativo e si occupa della pubblicità, mentre Agnese riesce a comporre profumatissime fragranze, grazie a un prodigioso olfatto e a una eccellente capacità di miscelare le essenze. Un giorno, però, il loro padre, Giuseppe, annuncia la vendita del saponificio a un concorrente, un imprenditore che desidera innovare e ammodernare per renderlo più competitivo sul mercato. Da qui in poi i membri della famiglia Rizzo prendono strade diverse e inconciliabili. Francesca Giannone ci regala un'altra storia familiare, dalla quale emergono conflitti generazionali mai sopiti e obiettivi diversi, reazioni istintive e scelte ragionate, sentimenti puri e risentimenti radicati nel tempo. Una lettura piacevolissima che ben amalgama la vita familiare e quella degli umili operai che devono interfacciarsi con i padroni e che ci riporta negli anni Cinquanta del Novecento per offrirci anche uno spaccato della vita e delle tradizioni del Salento in quegli anni di boom economico, dopo la ricostruzione post-bellica.
Descobri Francesca Giannone com “A Carteira” e fiquei fã. A escrita, a história, as personagens (memoráveis), tudo é bom naquele livro. Parti, portanto, para a leitura de “Amanhã, Amanhã” com as expectativas bastante altas.
E, a verdade é que a escrita se mantém bonita e com aquele toque charmoso dos italianos. Foi um deleite percorrer estas páginas até quase ao final. E é aqui precisamente, no final, que está o cerne da questão…
Se este livro tiver continuação, estou pronta para acompanhar Agnese e Lorenzo e a sua paixão pelo legado do avô, a fábrica de sabonetes. No entanto, se for um livro único, fico com uma sensação muito agridoce, já que o final não me satisfez. Poderá subentender-se algumas coisas, mas faltou-me tudo o resto…
Temos aqui uma história de família, centrada em dois irmãos, para quem a Casa Rizzo é tudo. Criado pelo seu avô, é o negócio de família que apaixona Agnese e Lorenzo, ainda que de maneiras diferentes. Enquanto Agnese trata de tudo o que se relaciona com a produção do sabonete, desde os aromas aos seus componentes, numa quase magia alquímica, Lorenzo é mais virado para o mercado e para as vendas, chegando a desenhar a publicidade da marca.
Um revés que veio de dentro da própria família irá desequilibrar esta estrutura e afastar os dois irmãos que pensam de maneira muito diferente, e que se reflete no seu percurso de vida a partir daí.
Gostei muito de conhecer esta família, muito bem descrita por Francesca, no entanto, como referi, o final fez esmorecer (em muito) o meu entusiasmo com o livro como um todo.
Uma leitura que me levou até ao sul de Itália, até às descrições de Salento, às praias de água cristalinas e às intrigas familiares da Casa Rizzo.
Gostei muito deste livro, estava completamente investida nas voltas e nas reviravoltas que a vida destes dois irmãos deu e do final que iriam ter.
Adorei Agnese, apesar de nem sempre concordar com todas as suas atitudes, a sua lealdade ao nome Rizzo, a forma de perdoar e de amar conquistou-me. Gostava de ter sabido mais sobre o seu fim.
A parte que menos gostei do livro foi o final. Fiquei com muitas questões por responder e que queria mesmo respostas. Foi um final bem agridoce.
Um livro que se leu muito rápido, sou particularmente fã da escrita da autora. Já tinha gostado muito de A Carteira e este não ficou nada atrás.
“Amanhã, amanhã” de Francesca Giannone é o segundo romance que leio da autora.
Foi uma leitura conjunta com a querida Cátia.
Decorre em Salento, 1959, este romance conta a história de Lorenzo e Agnese, dois irmãos com uma ligação tão profunda que parece indestrutível, unidos pelo amor e paixão pela fábrica de sabonetes da família, fundada pelo avô deles.
Um dia, porém, as suas ambições e sonhos são destruídos pela escolha de um pai que, para o bem e para o mal, muda o destino da família para sempre.
É um romance sobre laços familiares, sobre a dificuldade de comunicação que leva a mal-entendidos e interpretações erradas, sobre decisões impostas ou escolhas feitas sem avaliar as consequências.
O que acontecerá aos irmãos?
PONTOS FORTES:
- leitura bonita
- escrita simples
- história empática
- romance envolvente
- personagens com muitas camadas
- diversas facetas da alma humana
- laços familiares
PONTOS FRACOS:
- Nada a registar
Adorei ler este livro, agarrou-me desde logo do início. Adorei a Agnese e a forma como ela adorava a química dos sabonetes. Também gostei muito de a autora ter cruzado nesta história a Anna, a carteira, do seu romance anterior. Romance muito envolvente. Leitura altamente recomendada.
Quando il successo arriva inaspettato, poi è difficile mantenere lo stesso livello. E a nulla vale richiamare la figura della portalettere, verso la fine del capitolo 12., quasi fosse un totem portafortuna
“A tracolla, portava una bolgetta di pelle marrone. Una portalettere femmina? si stupì. Non ne aveva mai vista una, prima di allora. Probabilmente la donna si sentì osservata, perché, sollevando un sopracciglio, prese a guardarsi intorno, finché non indugiò con lo sguardo sulla corriera e si accorse di Angela.”
È pur vero che Francesca Giannone, sulla scia del successo de La portalettere ha venduto tantissime copie anche di questo romanzo. La storia è senza un'anima, a mio avviso. Ambientata a Lecce (forse ho messo 3 stelle anche per questo! Sono scandalosamente campanilista!), le vicende della famiglia Rizzo e della loro (FABBRICA DI SAPONE DAL 1920) non mi hanno appassionata molto.
“Dalla finestra spalancata al primo piano, Domenico Modugno cantava a tutto volume Nel blu, dipinto di blu, volando felice al di sopra del sole... «Agnese!» gridò Lorenzo, sollevando lo sguardo sulla finestra.”
L'idea era buona (il legame tra due fratelli che poi prendono strade diverse), ma la storia è scritta senza cuore, solo con una buona tecnica, che per carità, male non fa.
Aggiunta successiva: dimenticavo il finale... decisamente frettoloso.
C'è qualcosa nel modo di scrivere di Giannone che mi disturba. Credo sia il fatto che i personaggi a mio avviso sono "piatti". Ho letto il libro tutto d'un fiato (e questo è senza dubbio un pregio) anche per capire come si sarebbero incastrate le varie storie, ma alla fine sono rimasta con tanti punti interrogativi anche relativamente alla storia.
Probabilmente sono una voce fuori dal coro, ma lo ammetto: ho apprezzato questo romanzo molto più de "La portalettere". Questo lo rende, a mio avviso, un romanzo perfetto? Assolutamente no. Per la seconda volta, l'autrice dimostra un gran potenziale non sfruttato a pieno, non tanto sul piano dello stile (secondo me molto efficace e ben curato), quanto in quello della struttura narrativa in sé. Come per "La portalettere", anche qui ci sono buchi di trama, contraddizioni e scelte narrative che ti lasciano con il dubbio se la loro inconsistenza sia voluta, o se siano semplicemente un modo per strizzare l'occhio a un determinato tipo di pubblico o aggiungere un elemento assolutamente fine a sé stesso. Non fraintendetemi, apprezzo un romanzo non lineare, che esplora trame e sottotrame, che abbraccia diversi archi narrativi. Ma sottotrame e archi narrativi devono avere capo e coda, devono avere un senso, una giustificazione nel contesto della trama principale per il loro inserimento. Se sono solo elementi buttati lì a casaccio tanto per, allora anzi evitarli. Anche in questo libro ce ne sono parecchi (troppi), ma il più degno di nota è senza dubbio la componente di omosessualità. Non ho nulla in contrario alla tematica in sé, anzi, ben venga. Ma in questo caso, è una nota a margine che non aggiunge niente alla trama, ai personaggi o alle dinamiche del romanzo, e lascia davvero troppo la sensazione che sia un inciso mirato solo a suscitare un minimo "scalpore" o attrarre una determinata fetta di pubblico. Quella che poteva essere una valida occasione per esplorare l'omosessualità in un contesto storico e sociale profondamente bigotto, per evidenziare come venisse vissuta da chi ne era protagonista e da chi era semplice spettatore, per omaggiare la lotta e le difficoltà di coloro che si sono ritrovati in quella stessa situazione e per stimolare una riflessione su quanto, nel corso del tempo, sia cambiato e quanto non lo sia, si rivela invece un assoluto spreco. Un accenno di scena di sesso e un non-dialogo di due righe scarse che non incide in alcun modo sulla trama, che non altera le dinamiche del rapporto tra i personaggi coinvolti, che non porta ad alcuna concreta riflessione. In sostanza, un passaggio inutile, raffazzonato, buttato lì quasi a casaccio. Ce ne sono molti altri nel romanzo (la liason tra Giorgio e Concetta, la figlia di quest'ultima, le "segrete" motivazioni del padre di Lorenzo e Agnese per vendere, il cameo assolutamente inutile della protagonista del precedente libro ecc.), ma questo è forse il più clamoroso e fastidioso. Cosa però riesce a batterlo in quanto a clamore e fastidiosità? L'epilogo. Dopo un punteggio di 2 su 2, direi che ormai è evidente: la Giannone non sa scrivere gli epiloghi. Non me ne voglia, ma sono davvero uno peggio dell'altro, e questo forse ancora peggio del precedente. Più che una conclusione o un salto temporale, sembra quasi una brusca inchiodata mentre viaggi ai 130 km/h. Da un romanzo non mi aspetto necessariamente un epilogo alla "volemose tutti bene" o alla "vissero per sempre felici e contenti". Ma almeno un epilogo che abbia senso, che sciolga i nodi narrativi e risolva gli interrogativi, che chiuda il cerchio della trama. In questo caso, il cerchio della trama si trasforma in un ghirigoro confuso e intricato, e fa sentire il lettore quasi defraudato. In questo romanzo ho riscontrato le stesse problematiche e lacune de "La portalettere", ma ciò nonostante c'è comunque qualche miglioramento. In primis, ambientazione e contesto socio-culturale. Uno dei grandi problemi del precedente era che, tolto qualche raro riferimento, questi due elementi erano del tutto assenti. La storia era ambientata in Puglia a cavallo della Seconda guerra mondiale, ma avrebbe potuto benissimo essere invece in Abruzzo negli anni 60, o in Sicilia a fine ottocento. Non c'era una precisa identità socio-culturale, non si percepiva tra le pagine il profumo di quelle terre. In questo caso, invece, seppur ancora lontano dalla perfezione, questo aspetto è stato decisamente migliorato (si percepisce quasi un sentore di differenza sociale tra gli abitanti di Araglie e il marinaio di origine ligure, e questo è un grosso passo avanti). Altro aspetto positivo sono i personaggi, tutto sommato meno piatti e in generale meglio caratterizzati rispetto al precedente tentativo. Anche qui, la strada da fare per arrivare all'eccellenza è parecchia, ma appreziamo il miglioramento. In generale, ho trovato questa trama e queste dinamiche narrative molto più interessanti e intriganti rispetto a quelle de "La portalettere", cosa che mi fa ben sperare che, con il tempo, Francesca Giannone sarà in grado di tessere e strutturare trame e personaggi che siano all'altezza di una penna stilisticamente già molto buona e accattivante (che forse troppo spesso strizza l'occhio a un approccio cinematografico, è vero, ma questo non è necessariamente un male, se supportato da una trama robusta).
Ambientato in Salento nel 1959 questo romanzo racconta la storia di Lorenzo e Agnese, due fratelli con un legame talmente profondo da apparire indistruttibile. Un giorno però i loro progetti e sogni vengono sconvolti da una scelta paterna che, nel bene o nel male, cambia il loro destino per sempre. Il romanzo viene suddiviso in tre parti. Un prologo in cui vengono presentati i nonni dei protagonisti, fondatori del saponificio di famiglia, e la tragedia che inizia a incrinare le sorti dell'intera vicenda. La parte centrale, la vera e propria narrazione, in cui conosciamo i due ragazzi, le loro vite, il loro amore per la fabbrica e l'evento (la vendita della stessa da parte del padre) che li porta a prendere strade diverse. Infine un epilogo in cui si intravede come sono proseguite le vite dei due ragazzi, ora adulti, e conduce ad un finale di speranza che lascia in parte l'amaro in bocca, un senso d'incompiuto. A ben vedere la vita è così: ci sono decisioni, scelte e non detti che se non chiariti lasciano un vuoto incolmabile. È un romanzo che parla di legami famigliari, della difficoltà di comunicazione che che porta ad incomprensioni e fraintendimenti, di decisioni imposte o scelte prese senza valutare le conseguenze, di dubbi e insicurezze, solitudine ma anche di amicizia, amore, fiducia e speranza per il futuro. Lorenzo e Agnese sono due adolescenti molto diversi. Fin dalle prime pagine Il lettore è portato ad empatizzare, capire le loro scelte pur non sempre condividendole, sentirne le insicurezze, gioire e soffrire con loro fino a sperare di poterli rivedere un "domani" riuniti e felici. Ho aspettato con fiducia questo romanzo e non mi ha delusa. Anche in questa narrazione Giannone riesce a raccontare l'animo umano nelle sue varie sfaccettature coinvolgendo il lettore nella vicenda fino all'ultima pagina. Non so se può condiderarsi spoiler ma c'è un piccolo cameo di Anna ("La portalettere"). Romanzo molto coinvolgente. Lettura consigliatissima.
O livro tem uma boa permissa. Começa bem, está bem escrito e a história parece interessante. No entanto ali para o meio começa a enrolar um bocado e tem algumas personagens um pouco irritantes. Isto não o torna uma má leitura, no entanto vai baixando um bocadinho a qualidade. E deixa ali algumas pontas soltas. Há alguns acontecimentos no desenvolver do livro que criam algumas expectativas que não se concretizam. Dá a sensação que a autora teve que o acabar à pressa.
Non sono solita a scrivere recensioni, ma questo libro la merita! Ad ogni capitolo che finito mi dicevo: "ancora uno e poi dormo".
Francesca ha la capacità di far immergere il lettore nella storia, di viverla appieno, di non volersi staccare dai personaggi, affezionarsi a loro.
Agnese mi è piaciuta fin da subito e ho adorato la sua crescita! Più volte mi sono ritrovata a pensare: “vai sorella così così fa!!”.
Lorenzo capisco le sue ragioni ma non giustifico i mezzi, però mi è piaciuta anche la sua storia, si vede che nonostante le sue azioni ha un cuore d’oro.
Questo romanzo mi è piaciuto molto, forse anche di più del suo precedente, “La portalettere”. Unica nota di demerito riguarda il finale che lascia molto in sospeso, presumendo che ci sarà un seguito a questa storia. ( io lo spero altrimenti è un romanzo inconcludente) I personaggi sono tutti ben descritti e caratterizzati. La scrittura è coinvolgente, non riuscivo a staccarmi dalla lettura. Ho riflettuto in particolare sul carattere troppo orgoglioso di Lorenzo che lo porterà a perdere gli affetti più cari, accecato dalla rabbia nei confronti del padre per aver venduto l’azienda di famiglia. La sua incapacità di perdonare e superare il passato gli causerà molta infelicità. Lo consiglio!
Quando scrivi un libro per soldi ma non hai tempo per pensarlo bene e viene fuori la sagra della banalità.
Ogni tanto mi piace leggere i “casi letterari” per cercare di capire i gusti della gente e i motivi della fortuna di un libro.
“La portalettere” è un libro grazioso e ben costruito che si salva sul filo del rasoio dal cadere nella banalità. “Domani, domani” è un libro scritto per soldi dopo aver avuto successo e cade decisamente nella banalità.
Ma sarà mai possibile, dopo trecento pagine di vicissitudini familiari che non spoilero, scrivere un finale così banale?
Un libro poco denso, come diluito, scritto bene, ma davvero troppo troppo semplice. Quasi solo dialoghi, zero descrizioni. La storia è in Puglia, una famiglia, un saponificio, due fratelli, gli Anni 60. Tutto molto deja vu. Ma si legge bene, vola. Niente a che vedere con il primo.
Sono "approdata" a questo romanzo sull'onda del successo del precedente e temo di esserne rimasta delusa. Sicuramente ben scritto, sicuramente accattivante nella forma, ma mancante di spessore, non trasmette nulla che ti faccia dire "questa lettura mi ha lasciato qualcosa". Un ottimo intrattenimento estivo, ma nulla di più.
Este livro provocou-me milhões de sensações! Quando o Lourenzo fez todo aquele escândalo sobre a decisão da Agnese, fiquei irritada. Porque achou que a Agnese era incapaz de tomar uma decisão diferente da dele? Fiquei muito feliz pela Agnese quando, finalmente, encontrou o amor e um porto seguro. Quando o Lourenzo abdicou da Angela para se casar com a duquesa para obter o dinheiro fiquei destroçada. O facto do Lourenzo ter ficado cego por "vingança" e pelo suposto sucesso da Casa Rizzo é óbvio ao longo de todo o livro. No fim do livro, com todo aquele desfecho em aberto, só me questiono: a Casa Rizzo fechou porquê? O Lourenzo tornou-se como o pai dele? Deixou de ver felicidade na fábrica de sabão e só via uma vingança a quem tinha comprado a casa Rizzo?
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Li “A carteira” e gostei muito. Um livro terno e suave que, nos leva em boa companhia. “Amanhã, amanhã” é um outro romance da mesma autora italiana que, mantém as mesmas características.
Recuando ao passado, anos cinquenta, temos uma trama que gira em torno de uma fábrica de sabão, legado da família Rizzo, e que os netos Lorenzo e Agnese estão empenhados em desenvolver, ao contrário do pai, que sempre o odiou. As diferentes expectativas e anseios nos membros desta família vão provocar cisões e decisões que geram culpa e arrependimentos e determinam o evoluir das suas vidas. Uma história simples sobre uma família. Uma família como tantas outras em, que os pais preparam o futuro dos filhos e muitas vezes com sucesso e outras tantas não, sem que as expectativas os permita compreender. Ainda que seja um romance de época é fácil fazer o paralelo para os dias de hoje. E nem faltou uma ligação ténue entre Ângela e a carteira. No fim, acabei por me emocionar porque há sempre um preço a pagar quando se perde ou se faz sofrer as pessoas que se ama.
Una donna, una garanzia! Anche questa volta una storia che ti tiene incollata alle pagine. Donne forti, aromi e profumi che escono dalle pagine. Sullo sfondo la puglia e una storia d’amore. What’s else? Peccato per il finale che non mi ha convito più di tanto.
Romanzo molto bello, la scrittura della Giannone mi piace molto. La storia è autentica e probabilmente non è finita con questo libro. Ho adorato il piccolo cameo della protagonista de "La portalettere" Consigliato👍🏻