Giulio è un grafico freelance, vive a Vigevano in un appartamento di pregio dono del padre. È fidanzato con Fabio, un ragazzo gentile e rispettoso che tradisce ripetutamente con degli sconosciuti incontrati tramite le app d’incontri. Paolo, che ha lasciato la scuola a sedici anni e ora lavora come aiuto pizzaiolo, convive con Martina nel garage dei genitori convertito in bilocale, ma spera di poter un giorno permettersi di meglio. A letto tra loro due le cose non funzionano da tempo. Se Giulio desidera consapevolmente di essere sottomesso, Paolo capisce che lo eccita dominare gli altri solo quando, per guadagnare qualche soldo extra, apre un account su OnlyFans e, con il viso celato dietro un passamontagna, gira una scena di sesso insieme a un altro ragazzo. Quel video, che Giulio guarda con una fame spasmodica, riapre uno squarcio nelle vite dei due giovani. Giulio e Paolo, infatti, non sono hanno frequentato lo stesso liceo e una mattina, nei bagni della scuola, tra loro è successo qualcosa di inconfessabile con cui ora sono chiamati a fare i conti. In questo romanzo potente e ribelle, Salvatore Falzone rappresenta personalità determinate a venire alla luce nonostante la forza delle menzogne, mostrandoci come il sesso, a volte, sia la chiave per rivelare a noi stessi chi siamo davvero.
Salvatore Falzone è nato ad Alessandria nel 1998. Laureato in Scienze dell’educazione, è anche formatore sulle tematiche Lgbtq+. Nel 2018 ha esordito per Marsilio con L’arte di rialzarsi. Brutale è il suo secondo romanzo.
Chi siamo davvero al netto dell’oscurità del nostro desiderio? I protagonisti di questo meraviglioso romanzo esplorano le loro fantasie più estreme, mettendole allo specchio insieme alla loro vera essenza, sepolta sotto strati di quotidianità e desideri altrui di conformismo. Un brillante esordio nel mondo letterario quello di Salvatore che, raccontandoci la verità dietro le porte delle relazioni, indaga la realtà delle coppie moderne vagliate dalla noia e da stimoli a intermittenza. Attraverso una scrittura chirurgica e diretta, magnetica - come quando guardi le brutte notizie al telegiornale. Solo che stavolta assisti allo spettacolo della commedia dell’umanità in amore, e ne fai parte anche tu, nessuno ne è esente.
Ha dato parole a sentimenti e pulsioni spesso oggetto di stigma e difficili da esprimere. Unisce le storie di Paolo e Giulio in modo magistrale, e lo fa con la maestria di un orafo, garantendo il giusto, ma naturale, incastro tra i due. Bello bello e mai scontato.
Il romanzo di Salvatore Falzone unisce due storie. La prima riguarda Paolo, fiaccato da una fase professionale e relazionale frustrante e che, incuriosito dalle fortune di un conoscente su Onlyfans, decide di emularlo. Nella seconda, invece, Giulio tradisce il compagno con sconosciuti incontrati tramite app e riconosce, nei turbolenti video dell'uomo col passamontagna, il ragazzo che, ai tempi del liceo, ha abusato di lui. In Giulio si scatena il desiderio di incontrarlo, da capo, tramutando quel prurito in un'ossessione incontrollabile. Tra appetiti estremi e punti di non ritorno, entrambi dovranno fare i conti con chi sono realmente e non ciò che hanno creduto di essere.
I personaggi di Falzone traducono una delle possibili risposte a una società castrante che reprime moralmente e costringe a vivere la sessualità in maniera spesso furtiva, o a negarla; raccontano soprattutto la precarietà che incupisce le nuove generazioni. Brutale esprime realisticamente la rabbiosa controffensiva di una generazione che prende le distanze dalle precedenti, educate all'idea che più si lavora e meglio si vive (grazie alla più ampia disponibilità economica) e meglio si è (degli altri, moralmente), una generazione che comprende infatti come la consacrazione a una carriera estenuante non ha arricchito né umanamente né economicamente.
La prospettiva di barcamenarsi in opportunità lavorative spesso respingenti, quando se ne intravedono, amareggia ragazzi come Paolo, scoraggiati da un meccanismo stagnante in cui idee e determinazione non bastano a emergere, ragazzi che vengono su dentro famiglie che campano tra rinunce, calcoli e patemi, e assorbono le prime perplessità di coetanei che, dopo aver concluso o interrotto gli studi, vengono travolti da realtà competitive, parecchio esigenti, che troppo spesso li educano al cinismo, l'opportunismo, il compromesso, mortificandone gli slanci e parecchie qualità umane come l'empatia e la generosità. Per quelli come Paolo s'intravede solo l'incubo di diventare, probabilmente, come quella mamma e quel papà che hanno iniziato a compatire e come quegli amici già stanchi della vita. Ecco che vengono in soccorso, o almeno così può sembrare, soluzioni come il sex working, che promettono una resa massima col minimo sforzo.
Brutale riflette su come si possano tentare certe strade non per mera necessità esibizionistica, ma per trarre profitto in maniera apparentemente più immediata, e come quindi le varie OnlyFans di sorta possano simboleggiare una risposta concreta e provocatoria a una società senza prospettiva. Tuttavia, spesso le promesse non possono essere mantenute e certe carriere si rivelano fragili: i fruitori del servizio vanno spesso a caccia di novità, seccandosi in fretta di un profilo e scaricandolo.
Se attraverso Paolo, Falzone compie un'analisi molto pertinente di un fenomeno attuale, lo stesso Paolo sfrutta il mezzo che gli dà un guadagno per arrivare a una più approfondita, dolorosa consapevolezza, che libera una sessualità repressa da sé (a causa della sua educazione machista) e dalla sua relazione (è interessante comprendere come la sua ragazza sembri stravolta non tanto da ciò che Paolo fa ma dal fatto che compia i suoi gesti insieme ad altri uomini). La veridicità della dinamica è avvalorata da esempi reali di figure come quella di, ad esempio, Dennis Dosio, influencer di origini italo brasiliane che ha raccontato in tv di come sia diventato popolare a causa di contenuti espliciti diffusi sui suoi canali.
Se il personaggio di Paolo merita un'analisi così approfondita, quello di Giulio può sembrarci meno sfaccettato ma non per questo meno scioccante. Il ragazzo appaga il suo desiderio di essere brutalizzato, desiderio scatenato da un episodio infantile traumatico.Oltre ai due attori principali della storia, si segnalano diverse figure secondarie ben scritte che incidono attivamente nella trama, che conosce un'inaspettata escalation pulp nelle battute conclusive, causata dalle decisioni di un conduttore televisivo che può ricordare, per noia, disponibilità economica e megalomania certi personaggi di opere post-apocalittiche e satiriche in stile The Substance. L'autore descrive con discreta efficacia i fruitori di certe piattaforme, trasformando Brutale in una discesa nel "deep, dark web" delle fantasie e perversioni sessuali.
La buona chimica tra i personaggi e la gestione delle risorse narrative produce un romanzo accattivante ma che lascia troppi interrogativi e sì conclude in maniera repentina e fumosa. Un romanzo che, fedele al titolo, non si risparmia nella ferocia della scrittura e nei dettagli espliciti su cui si sofferma. Forse in maniera a tratti troppo estrema, sensazionalistica, ma appunto in linea con ciò che l'autore desidera sviscerare senza troppi fronzoli.
Io non riesco a lasciarmi andare. Specialmente quando leggo narrativa italiana. È un mio problema. Valuto i libri con parametri apparentemente oggettivi di qualità, finisco per fare l'editor e mi scordo di essere prima di tutto una lettrice. Questo libro è stato un'eccezione.
All'inizio onestamente ero in guardia. Poi mano a mano che ho continuato a leggere sono stata risucchiata nel vortice di potere e sottomissione in cui Paolo e Giulio si ritrovano avviluppati. Verso la metà del libro mi sono ritrovata sull'orlo della sedia e le nocche sbiancate perché Falzone sa descrivere le cose troppo bene. Verso la fine, io sudata sul divano di casa col ventilatore sparato addosso e il caos più totale dentro le pagine.
Unica cosa: non è un libro queer. È un libro gay, MLM (but in a fucked up way), un libro maschile e in alcune parti testosteronico. E questo lo dico da lesbica. Le parti più intime chiaramente sono universali, i sentimenti dilanianti di Giulio li può sentire chiunque, e li ho sentiti anch'io fino a un certo punto (e rimarco: fino a un certo punto). Ma è un libro strettamente uomo, totalmente privo di figure femminili importanti e attive. Non sto dicendo che non va bene, che sia chiaro. Sto solo inquadrando il romanzo.
Descrivere gli effetti di una violenza sessuale è difficile ma l'autore l'ha fatto in modo egregio. E con questo non intendo in modo delicato, obiettivo, sensibile. Tutto il contrario. Salvatore l'ha fatto in modo - appunto - brutale. Sviscerando anche i lati più oscuri della personalità dei protagonisti, che sono del tutto verosimili, realistici in modo inquietante.
Devo ammettere però che il finale io l'avrei scritto diverso, e mi ha fatto un po' incazzare, sarà che credo nella redenzione fino a un certo punto. Non entro nei dettagli per evitare spoiler.
Bella lettura. Sono curiosa di leggere altro di Falzone.
Sinossi brevissima: Paolo per guadagnare si fa un account Onlyfans, ma nel mentre scopre una parte di sé che avrebbe voluto tenere nascosta; Giulio deve convivere con una violenza subita anni prima, ma che l'ha lasciato in una stasi di sottomissione.
Scrivere non è un obbligo, ci tengo a ricordarlo. E leggere nemmeno, non c'è erezione che tenga. Perché un libro che ambisce a contenere una storia, e non un porno amatoriale, necessita di personaggi credibili, di una prosa matura, di sublimare la voce autoriale. Non c'è nulla di tutto questo. Fosse solo l'infantile ripetizione di nomi propri, come se i pronomi non fossero mai stati inventati, fosse solo l'incongruenza tra i pensieri dei protagonisti e il loro tratteggio fino alla pagina prima, sarebbe ancora tollerabile; ma il modo in cui si buttano brutte pagine di teoria queer instagrammabile in una storia di perversione è l'omicida di questo libro. Si può essere zozze, perverse e porche senza sensi di colpa, si può essere Genet, ma si è scelto di scrivere dell'ottimo sesso in mezzo a pagine di scuse malfatte rivolte alle gay cresciute tra tweet e shitstorm. Un libro a cui manca il coraggio, a differenza mia che mi son segato leggendolo nonostante il termometro segnasse 36 gradi.
Edit: ho sentito parlare l'autore al MilanoPride 2025, e devo dire che conosce la teoria alla perfezione. Conosce Bernini, Bersani, Focault e sa che vogliamo solo morire di sesso: forse c'è solo bisogno di più tempo per mettere in prosa le idee brillanti che ha così teneramente rivelato su quel palco. Lo seguirò con riserva, sperando di farmi sorprendere.
Brutale è sorprendente nel suo discendere verso territori scomodi, è appiccicoso e infestante come un pugno in piena faccia. È un romanzo che osa, tanto. E che rimane, pesante e purulento. Non sarà facile dimenticare Paolo e Giulio. Una fiction così — estremamente contemporanea, mai banale, cruda e feroce — è una piacevole ventata di freschezza. Che bravo Falzone.
“Brutale” non fa sconti a nessuno, né ai suoi protagonisti né tanto meno ai lettori ed è per questo che si fa divorare. Paolo e Giulio hanno due vite diverse che affogano nell’insoddisfazione ed entrambi finiscono per usare il sesso come arma. Staccarsi dalla narrazione è pressoché impossibile, si ha smania di scendere giù all’inferno insieme ai due protagonisti e vedere quanto sia profondo, fino a dove si può arrivare. La discesa è così seducente da inghiottirli presto al centro di un buio che ha messo radici in loro fin dal liceo, quando un segreto comune li ha legati per sempre. La scrittura cruda di Salvatore ci regala un romanzo che non ha paura di osare e di spingersi troppo oltre, esattamente come i suoi protagonisti, trattando temi come l’abuso, la performatività maschile, la sottomissione, la dipendenza affettiva tra vittima e carnefice e molto altro ancora. Poche righe di recensione non sono sufficienti a contenere un romanzo così potente. Dovete leggerlo! Quel che è certo è che ve lo porterete dentro per sempre.
Non troppo una parola migliore di "brutale" per descrivere questo romanzo. La lettura non sarà per tutti, ma affronta quelle tematiche spinose da cui spesso vogliamo sfuggire. Da mettere a braccetto con "Le ferite originali", crudo e perturbante.
Questa non è una recensione: è uno sfogo, ma anche un tentativo di mettere ordine in ciò che Brutale lascia dietro di sé: un senso di smarrimento più che di scandalo, e la certezza di aver assistito a qualcosa che voleva essere molto più profondo di ciò che riesce a essere. Salvatore Franzone sembra voler sondare le zone oscure del desiderio, del dolore e dell’identità, ma il suo romanzo si rivela presto confuso e privo di direzione.
All’inizio sembra l’ennesima incursione maldestra nel territorio del sadomasochismo — quel tipo di scrittura che confonde il BDSM con la violenza gratuita e la complessità del consenso con la pura provocazione — poi, man mano che si procede, ci si accorge che Brutale non parla neppure di sadomasochismo. Non parla di eros, di trauma o di redenzione. Parla d’altro, ma non si capisce di cosa.
La trama avrebbe potuto sostenere un romanzo interessante, se solo ci fosse stata una mano più sicura. Invece, la narrazione procede per accumulo: frasi che si ripetono, descrizioni sciatte, cambi di tono repentini, personaggi che un capitolo dopo non sono più riconoscibili. Il risultato è un testo disordinato, dove la scrittura non regge il peso dei temi che pretende di affrontare.
Il trattamento dei personaggi queer meriterebbe un discorso a parte per la sciatteria con cui vengono ridotti a stereotipi. Il risultato è un romanzo che vorrebbe essere radicale ma finisce per essere vigliacco, perché non osa davvero — né nell’erotismo, né nel pensiero.
Brutale è, in definitiva, un libro che non sa cosa vuole essere. Non è un romanzo erotico, non è un’indagine psicologica, non è un racconto di formazione. È un ibrido indeciso, un testo che scambia la confusione per complessità e la provocazione per profondità. Se fosse stato un romanzetto pornografico ben scritto, almeno avrebbe avuto la dignità di divertirci; invece lascia soltanto la frustrazione di un’occasione sprecata.
Le prime 50 pagine, un 5. Le successive 200, un 2.
Premetto: non si tratta assolutamente del tema o della lente euristica del romanzo, che resta un esercizio necessario e duro, una delle ragioni per cui di questo testo in parte c’era bisogno.
Si tratta però della voce del narratore: una voce onnisciente che però non si limita a riportare i pensieri dei personaggi, ma sembra inserire nei loro pensieri i propri, caricando di teoria persone (come Paolo) che quella teoria non la conoscono, e proprio per questo agiscono come agiscono.
Spesso i riferimenti al passato dei protagonisti sono ripresi dal narratore in maniera causale, con una lettura psicologica molto 1:1, mentre spesso le ragioni che portano ai comportamenti o i caratteri sono molteplici e interconnesse.
Non so, al di là del finale, resta la ferocia con cui il romanzo ti chiede di continuare a leggerlo, alcune scene e momenti (quando Paolo realizza di non aver mai nemmeno compreso cosa gli piaccia nella sfera del sesso) e la facilità di lettura che Falcone riesce a mettere nelle pagine, manca - o sembra mancare - un po’ di consapevolezza sulla voce che parla e racconta.
Un lavoro atipico per l'Italia: fiction pura, finalmente, senza incursioni nel memoir (non me ne vogliano gli autori di memoir, ma ogni tanto è anche bello confrontarsi con chi ha un immaginario ricco e sfaccettato); una tecnica precisa e matura nonostante la giovane età (tradotto: capacità di mantenere alta la tensione fino all'ultima pagina, scene vivide, dialoghi puntuali e pressoché perfetti, personaggi tridimensionali e così via); infine, i temi che riguardano la contemporaneità, ma che sanno essere universali. Ci sono vari livelli, in Brutale: uno più immediato che riguarda la trama, l'altro che scava in profondità e che prende in esame le relazioni e il potere: Falzone ci ricorda che è facilissimo lasciarsi corrompere (facilissimo e soprattutto umano, troppo umano), e che tuttavia le relazioni autentiche sono basate sulla capacità di essere vulnerabili. Un romanzo crudo, profondo, adatto a chi si fa delle domande ma non per forza ha bisogno delle risposte. Per una volta non abbiamo mamme, papà, cugine, paeselli del sud, eccetera eccetera.
Sicuramente il libro peggiore che ho letto quest’anno. Parte con delle premesse interessanti (esplorare sesso, potere, identità all’epoca di OF) e poi si riduce a un laconico trascinamento di stereotipi, una narrazione che non sta insieme, personaggi piatti come sottilette. Non c’è veramente nulla che si salvi, né il linguaggio, né la trama, né gli artifici letterari. Il finale poi è la romanticizzazione di una violenza che, da un autore che si definisce formatore LGBTQ, proprio non mi aspettavo.
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Il titolo del romanzo è estremamente esplicativo riguardo la storia che è racchiusa tra queste pagine. Una storia sporca, fatta di liquidi seminali, sangue e lacrime amare. Ci vuole molto coraggio per scrivere una vicenda così forte. Inoltre la scrittura di Falzone, pur essendo abbastanza semplice ma non priva di una sua personalità, prende moltissimo e ti costringe con lo sguardo a proseguire anche quando non ne puoi più. 4--
1 stelletta e mezza, d'incoraggiamento. La prosa è ancora molto immatura, così come l'approfondimento dei personaggi, e certi passaggi sono un po' forzati, poco lineari nella logica. Certe scelte narrative non mi sono piaciute, né alcuni ragionamenti.
Saper fare luce e riportare (in Italia!!) certe tematiche è veramente difficile, in questo libro invece emergono molto forte ed è stata davvero una bella sorpresa.
Unico aspetto positivo: è scritto decentemente. Per il resto direi che il libro è fastidioso. E inutile. Cosa mi dovrebbe rimanere dopo questa lettura?