Un libro d’esordio, e si sente. Ma non è affatto un difetto: anzi, ha quella freschezza tipica delle opere prime, la leggerezza di chi scrive con entusiasmo e voglia di raccontare. È una lettura scorrevole, perfetta per l'ombrellone, capace di catturarti con una trama all'apparenza semplice: Andrea ed Elettra sono due dodicenni che, nell'arco di tutta la loro vita, si incontrano e si scontrano, si avvicinano e si allontanano, per cercare il loro finale alla Filemone e Bauci. Ma il loro idillio sembra spezzarsi per sempre a causa del suicidio della madre di lei.
Ovviamente dentro c'è altro: ci sono segreti di famiglia, vecchi legami mai del tutto chiusi e qualche inaspettato incontro capace di cambiare prospettiva. È una storia che parla di scelte, di ricominciare e di scoprire che, a volte, il passato può essere meno pesante se affrontato con coraggio.
Ho ADORATO i personaggi secondari: zia Mimì è semplicemente irresistibile, e Arman, il tipo del ristorante, è uno di quei comprimari che non dimentichi, perché aggiunge colore e calore alla storia senza mai rubare la scena. È un segno che la scrittrice ha occhio per i dettagli e sa dare voce anche a chi, sulla carta, dovrebbe restare sullo sfondo.
C’è freschezza, c’è ironia e c’è soprattutto una scintilla di talento che, se coltivata, potrà solo crescere. Si percepisce la voglia di sperimentare e di emozionare, e anche qualche imperfezione è parte del suo fascino.
In sintesi: positivo, consigliato a chi cerca una lettura piacevole, con personaggi vivi e un intreccio capace di alternare leggerezza e sentimento. Perfetto per staccare la spina, lasciarsi coinvolgere e magari chiudere l’ultima pagina con una (o, come nel mio caso, ben più di una) lacrimuccia.