Quando Giada, ad appena ventitré anni, rimane incinta del suo secondo figlio, lei e il compagno Alessio sono ebbri di felicità. Già genitori di Matilde, non vedono l'ora di allargare la loro famiglia. Quella che stanno costruendo è la vita che sognavano fin da quando, ancora ragazzini, si sono messi insieme. A qualche mese dalla nascita di Roberto, però, Giada si accorge che qualcosa non va. Dopo una sequela infinita di visite, riesce finalmente ad avere una diagnosi. Il suo secondogenito è affetto da una malattia genetica rarissima e degenerativa, la sindrome di Cockayne. Quando guarda il suo bimbo, però, Giada non vede un bambino disabile. Vede semplicemente Roberto, o Frollino, come lo ha ribattezzato Matilde quando lo ha incontrato per la prima volta, un piccolo uomo che con il suo sorriso sdentato e il ciuffo biondo da ragazzaccio riesce a scatenare onde d'amore, a conquistare cuori, a parlare anche senza parole. E questo non può che provocarle un'immensa gioia, nonostante la fatica e la sofferenza, bagaglio pesante e onnipresente. In queste pagine c'è la vita vera, fatta di abbracci, risate, pensieri scomodi e speranze. C'è la forza gentile e l'amore ostinato di una madre e di una famiglia composta da donne tenaci, amici insospettabilmente teneri, un papà imperfetto ma presente e una sorellina che sa essere una piccola leonessa. Il racconto luminoso di una quotidianità fuori dall'ordinario narrato da una madre che ci accompagna con ironia e sincerità nel mondo di una creatura fatta di cielo, capace di accendere l'amore ovunque vada.
“Frollino, il mio bambino magico” è un libro di Giada Di Berardino, scritto in collaborazione con Anna Cherubini, sceneggiatrice, autrice televisiva e scrittrice. Si tratta di un memoir edito dalla casa editrice Mondadori nel 2025, in cui l'autrice, madre del piccolo Roberto, racconta la propria realtà quotidiana vissuta accanto al suo bambino affetto da una rara malattia genetica, la cosiddetta sindrome di Cockayne.
Il racconto ha inizio con il capitolo dal titolo “La lista” che, forse, è quello con maggiore impatto emotivo sul lettore ignaro. La lista a cui si fa riferimento è, infatti, quella dei sintomi rilevati dalla genetista, la quale provvede a stilare il freddo elenco sotto lo sguardo atterrito e confuso dei genitori.
“La scrittura stranamente è abbastanza chiara, anche se io sono dalla parte opposta del tavolo e mi contorco un po’ per leggere. «Enoftalmo, occhio infossato» mi risponde prima che le rivolga la domanda. Poi continua a scrivere. "Clinodattilia." Avrò letto bene? Chi le ha mai sentite queste parole? Mi permetto di chiederle: «Mi scusi... cosa sarebbe?». «Le parlerò di queste anomalie sospette alla fine, mamma.» Non mi guarda mentre si accinge a scrivere la prossima “anomalia” di mio figlio”.
Giada Di Berardino, poi, torna indietro e ci parla dell'amore travolgente verso il compagno, nato quando i due erano molto giovani, del desiderio di creare una famiglia, della nascita dei figli, fino al momento che segna un confine tra il prima e il dopo: i primi sospetti sulla malattia e la diagnosi certa e definitiva.
Accettare una diagnosi infausta non è semplice e ognuno reagisce a modo suo! Ed ecco che si genera una crisi familiare, mentre è necessario raccogliere le forze e darsi da fare per risollevarsi.
L’ultima parte del libro è maggiormente incentrata sul tenerissimo Frollino e la sua problematica ed è, certamente, quella che mi ha interessata di più. Il memoir è utile a chi vuole conoscere più a fondo la sindrome di Cockayne e le problematiche legate alla gestione della malattia e della quotidianità, nonché le difficoltà generate dallo scontro con la burocrazia. Leggere questo testo non significa entrare nella vita altrui con invadenza, ma cercare di conoscere meglio una realtà emotivamente complessa, imparando ad amare un bambino tenerissimo come se fosse qualcuno di famiglia.