Ci sono luoghi da cui sembra impossibile uscire, posti che ti stringono come una gabbia, tra strade che tornano sempre su se stesse e segreti che affondano fra le crepe dell'asfalto. Max lo sa bene. Lo vive tutti i giorni sulla propria pelle da che il padre, di punto in bianco, ha deciso di abbandonare lui e la mamma. Poi anche Rachele è scomparsa nel nulla, e tutto è diventato più cupo e soffocante. Per fortuna ci sono Cosma lo Zingaro, Tobia e Guido, il suo branco, gli amici di sempre, e le loro nottate di fumo e nostalgia alla Fabbrica abbandonata, un anestetico momentaneo per il vuoto e il silenzio che avverte. A dirla tutta, per superare la noia che lo mangia da dentro tornano utili persino quelli come Santiago, che credono di avere il controllo su tutto, o come Zana, che invece combattono contro l'invisibile, decisi a portare alla luce quello che nessuno vuole vedere. Ma soprattutto Fiore, Quello Nuovo della scuola. Fiore è un enigma, con una faccia di pura innocenza che è una calamita per pugni. Per Max è molto più facile usarlo come bersaglio della propria rabbia, infatti, che fare i conti con i motivi del suo malessere. Solo che alcune persone, anche se le respingi e fai di tutto per tenerle lontane, finiscono per entrarti sotto la pelle e scardinare ogni equilibrio. Così, tra notti cariche di domande e giorni in cui la fuga sembra l'unica via possibile, grazie a Fiore Max troverà il coraggio e l'incoscienza per cercare le risposte alle tante domande che lo tormentano. Su di sé e la sua famiglia, sul suo futuro e sulla scomparsa di Rachele. Beatrice Corradini, in questo suo romanzo venato di mystery e ambientato nel cuore immobile di un paese di provincia, riesce a raccontare con una lucidità e una sicurezza rare l'adolescenza più feroce e autentica, una storia di crescita, rabbia e amore che brucia come una ferita aperta.
Nata e cresciuta a Roma, sono laureata in Lettere (triennale) e in Filologia Moderna (magistrale). Appassionata di scrittura fin da piccola, ho iniziato pubblicando su EFP e poi su Wattpad. A diciotto anni ho scritto "Io sono la pioggia", pubblicato da Centauria nel 2017. Nel 2023 il mio romanzo "Noi che balliamo nel labirinto di spine" è stato finalista ai Wattys e, da lì, ha trovato casa con Mondadori nel 2025.
Anche se finora ho pubblicato due romanzi di formazione, sono una scrittrice onnivora e sogno di esordire nel fantasy e nella fantascienza.
Mi trovate principalmente su TikTok come @trixinabox.
3,5 Allora. All'inizio, sono sincera, non mi stava piacendo. Mi aspettavo Life Is Strange e l'atmosfera grunge , ma vedevo solo qualcosa di simile a quei film italiani sulla gioventù fine anni 90 - primi 2000, come Ovosodo, Come te nessuno mai, Tutto l'amore che c'è.. un filone che ho sempre detestato, perché intriso dello stereotipo sulla provincia che fa cagare e i giovani che scopano a destra e manca in cerca di amore vero. Poi sono andata avanti e lo spettro di Rachele ha deciso di seguire anche me. Beatrice è brava, non c'è altro da dire. I personaggi sono caratterizzati PERFETTAMENTE. Sembra scontato ma non lo è, soprattutto per una che sta facendo una maratona Felicia Kingsley. La storia ti tiene incollata, vuoi sapere, devi sapere! Perché non 5 stelline? Perché non 4? Perché avrei voluto più suspence, penso che Beatrice abbia il talento necessario a scrivere un thriller, un noir, un mistery con i contro cazzi. Perché , purtroppo, da lettrice di thriller e mistery, avrei voluto un colpevole diverso, ma capisco che non sia quello il tema principale del libro. Inevitabilmente , però, mi rendo conto che se non ci fosse stato il mistero di Rachele, questa storia avrebbe avuto un target troppo definito e ristretto, come un qualsiasi romanzo che tratta di adolescenti e sarebbe stato un autentico peccato. Seguo Beatrice su TikTok da quando questo libro doveva uscire "fra un sacco di tempo" e si chiamava in modo diverso, l' ho letto con la sincera emozione con cui si legge il libro di un'amica, pur non conoscendoci. Beatrice, se ti butti sul mistery spacchi tutto! XD Bello, bello, bello. P.s ma vogliamo parlare del miracolo vero? questo libro è riuscito ad emergere dai mari oscuri di Wattpad, pur essendo ben scritto! W la meritocrazia, per una volta.
È davvero una storia di crescita, piena di personaggi con difetti che fanno da scudo alle loro debolezze. La voce narrante è quella di Max “lupo” di un “branco” composto da Toby, Cosma e Guido, al quale poi si unirà anche Fiore; ma Fiore è tutt’altra storia.
In una Poggio Mirto dei primi anni Novanta, che non solo si riesce a immaginare, ma addirittura a vivere, Max ci racconta della tragedia della scomparsa di Rachele, sua grande amica. A restare impressi, però, non sono solo alcune gag con Cosma, o le risse con Santiago, ma la profondità e la delicatezza dei temi trattati, e la tenacia di personaggi come Zana.
La penna di Beatrice Corradini scivola ironica e tagliente attraverso il punto di vista di Massimo Lanza (Max), e colpisce il lettore con la semplicità di cui sono fatti i sentimenti.
Lo consiglio a tutti coloro che amano la narrativa classica, le storie di formazione, ma anche a chi cerca il brivido di una lettura gialla. Perché fino alla fine resterete con il fiato sospeso, chiedendovi “Dov’è Rachele?”.
È il '95 quando Rachele scompare e lascia Max ad annaspare in una bolla di incertezza e senso di colpa. È l'anno in cui la vita di questo ragazzo compie una svolta non indifferente, che lo porterà a maturare in maniera inaspettata a lui per primo.
Seguire la vita di Max tra le pagine del libro è come essere passeggero del Pandino instabile di Guido, aggrapparsi alla rinfusa a qualsiasi cosa nella speranza di non venire sbalzati via e di non finire in un fosso. Ecco, questa è una descrizione accurata dell'esperienza di lettura.
Il libro ci catapulta fin dall'inizio nelle angoscie di Max, che lui nasconde a chiunque. Un dolore che nasce dal non trovare una risposta, un motivo sensato che spieghi perché Rachele sia sparita. Si sente per tutta la narrazione questa angoscia nata dall'incertezza, sentimento comune a tante (troppe) persone che vivono senza sapere cosa sia capitato a un proprio caro sparito dalla circolazione, se c'è da sperare una sua fuga rocambolesca o piangere una morte improvvisa. Basterebbe capire dove direzionare i propri pensieri, ma è proprio il non sapere a corrodere dentro, e questo Max lo sa bene. Max all'inizio della storia è un po' una testa di cazzo, bisogna ammetterlo. È un prodotto del contesto sociale in cui è cresciuto, cosa che lo porta a vivere un conflitto interiore col vero io che cerca di sopprimere. Questo conflitto si accentua all'arrivo di Fiore, e come potrebbe essere altrimenti?
Fiore entra nei cuori dei lettori, è inevitabile. Col suo muso duro a braccetto con una profondità d'animo incredibile, affronta tutto lo schifo che gli piove addosso. Anche quando Max e il gruppo si comportano da schifo con lui, non abbassa mai la testa. È impossibile non tifare per lui, non voler vederlo raggiungere una serenità che merita tutta. Provate a immaginare cosa significhi essere un ragazzo trans negli anni '90: non una passeggiata, e si sente tutta la sua frustrazione. Perché Fiore ha tante cose da affrontare, da un'identità di genere che non rispecchia i canoni della società a una situazione famigliare terribile. Eppure lui mantiene sempre una sicurezza in quello che è che invece a Max manca, ed è proprio per questo, secondo me, che quest'ultimo inizia a interessarsi all'altro.
Curiosità, bigottismo, paura, rabbia si mescolano nel loro rapporto. Con alti e bassi, tra conflitto anche fisico e lenta comprensione reciproca, questi due idioti iniziano a fidarsi l'uno dell'altro e il rapporto che costruiscono è così bello da avermi stretto il cuore più di una volta. Anche il rapporto con gli amici di Max, Guido, Cosma e Tobia, riesce a entrarti dentro, tanto che finisci per sentirti parte di quel gruppo di coglioni patentati.
La storia mescola in maniera impeccabile crescita personale e tematiche delicate con il mistero sullo sfondo della scomparsa di Rachele, che Max e Fiore decidono di voler risolvere. Ma non è l'unico mistero su cui fare chiarezza: le ragazze del paese non si sentono al sicuro, e per un motivo specifico. Ci sono ragazzi che definire malvagi è un eufemismo a credersi padroni del mondo, padroni delle donne. E forse Rachele è solo vittima di una mentalità patriarcale che ha radici ben profonde a Poggio Mirto.
Consiglio la lettura a chiunque, perché è un libro che va letto anche solo per il modo in cui ti sbatte in faccia tante verità scomode.
È il primo romanzo che leggo di Beatrice e sono rimasta piacevolmente colpita; senza contare che era un romanzo che mi aveva incuriosita sin da quando era ancora presente sulla piattaforma Wattpad.
Direi che è quel genere di libro che casca tra le mani nel periodo giusto — anche se, vista la realtà di cui purtroppo si parla, in teoria non dovrebbe mai essere "il periodo giusto", in questi ultimi anni ancora di più. Per quanto mi riguarda l'autrice ha saputo argomentare di temi dedicati quali l'oppressione femminile e la transessualità coi guanti di velluto, tutto ciò in un'atmosfera in cui si respirano anni Novanta e tanta voglia di prendere a pugni una società misogina e mentalmente chiusa.
Massimo, alias Max, è la voce narrante da cui vibra una rabbia cocente e l'irrefrenabile desiderio di fare giustizia; è quasi impossibile non amarlo, o empatizzare con le sue scelte — lo capisci, anche di fronte alle sue azioni più avventate. A parte che ha una vena ironica — tagliente e cinica — che mi piace un sacco (avrò tirato tante di quelle risate mentali davanti alle sue uscite, che ho perso il conto), ma è ammirevole come un adolescente abbia il potere di smuovere mari e monti in funzione delle persone che ama. Ho empatizzato coi suoi scatti di rabbia, la sua frustrazione di fronte al suo ritratto di Rachele, coi suoi labirinti di spine. (Le tante reference nerd, sono state super apprezzate dalla sottoscritta).
Come anche mi è piaciuto il modo in cui si avvicina a un ragazzo come Fiore, nonostante il risentimento iniziale (ora posso dirlo: sei un falZo), e come cerchi di capire le "problematiche" di quest'ultimo, cosa lo affligge etc. Collegandomi a questo: per me l'autrice ha reso molto bene e reale il senso di dissociazione e disagio che Fiore percepisce nei confronti del proprio corpo, senza mai banalizzarlo.
Menzione speciale va all'affiatata combriccola di Max, in particolare Cosma (mi sa che chiederò a Babbo Natale di portarmene uno); mito, insegnami la vita. Un personaggio sì secondario ma di spessore, che riesce comunque a spiccare grazie alla sua maturità e al suo buon senso (e aggiungo: almeno qualcuno ce l'ha, in questa banda a cui piace sfidare la morte 💀).
Sebbene la risoluzione del mistero me l'aspettassi, resta una lettura estremamente scorrevole e, a suo modo, intensa. È giusto, in questo contesto, restare alla realtà dei fatti, senza perdersi in escamotage inutilmente intricati. Il cuore della storia arriva in tutta la sua cruda essenza. Ah, e il finale mi ha lasciato un bel groppo in gola — l'immagine simbolica di Rachele che procede con il suo ultimo "ballo" prima che Max e Fiore decidano di andarsene, rimarrà indelebile: per me è stato il "saluto" perfetto.
Rinnovo i complimenti. Sono curiosissima di leggere altro dell'autrice.
Abbastanza deludente. Libro pieno di cose dette e non dette. Alla fine nulla che non ci si aspettasse sin dalle prime pagine. Scontato. Sinceramente non mi è piaciuto.
Un romanzo di formazione ambientato nella periferia italiana degli anni '90, dove mystery, romance e coming-of-age si intrecciano per dare vita ad un libro unico.
Max potrebbe sembrare il classico bullo, sempre alla ricerca della prossima vittima, ma al suo interno nasconde tanti dolori e segreti. Dopo la scomparsa della sua amica Rachele, non è più è stato lo stesso e la solitudine lo attanaglia ogni giorno, nonostante gli amici di una vita. Max ce l'ha con il mondo, ma arriverà Fiore a scombussolare tutto. Biondo, taciturno, diligente ma pieno di segreti, Fiore è il contrario di Max ed è per questo che diventa l'agnello sacrificale perfetto per lui. Ma anche Fiore nasconde dentro di sé un universo, che Max scoprirà e da cui non riuscirà a staccarsi tanto facilmente. Sullo sfondo di una cittadina di provincia, Max e Fiore si destreggiano tra edifici abbandonati e campi sconfinati, mentre ballano all'interno di un labirinto di spine da cui solo loro sapranno uscire fuori, oppure rimarranno prigionieri al suo interno.
L'autrice ci restituisce un mondo ricco, pieno di dettagli e di personaggi ben caratterizzati, che vi entreranno nel cuore sicuramente. Max, con la sua rabbia mal controllata e la solitudine che lo divora, Fiore, alla ricerca di sé e di un mondo diverso, Rachele, che come un fantasma è sempre presente ma comunque evanescente. Poi ci sono i personaggi secondari, i cattivi e i buoni, anche se sapere distinguere chi è effettivamente buono o cattivo non è proprio semplice in un libro dove ci sono risse in continuazione.
Questo libro mi ha stregato e l'ho divorato, al suo interno l'autrice affronta temi come l'omofobia, la transessualità, la depressione, l'abuso, la tossicità della mentalità patriarcale e l'abbandono. Tutto questo riesce a farlo senza mai sbagliare un colpo, lasciando il libro scorrere veloce e comunque facendolo entrare dentro al lettore in ogni suo passo.
Alla fine della lettura, ciascuno di noi si sentirà parte di quel gruppo di ragazzi soli di Poggio Mirto, perché forse, anche se a diverse latitudini, tutti noi ne facciamo parte o siamo stati parte di esso.
Personaggi straordinari, costruiti in modo impeccabile. Le voci di ognuno sono forti, uniche, li rendono tridimensionali. È difficile non amarli e non interessarsi a loro, perché fin dalle prime righe entrano nel cuore e sotto pelle.
La storia è forte, potente ma anche delicata. Tratta tematiche come il femminicidio, l’amicizia, il valore che attribuiamo a noi stessi, la società, il cambiamento, la violenza domestica, la violenza in generale. Parla di identità e identità queer e di genere in una cultura chiusa e tradizionalista fino al midollo come quella italiana. Racconta di libertà e di catene, di come sia difficile liberarsene e di quanto un’etichetta sbagliata condanni per sempre. Racconta di coraggio e codardia, di solitudine. Ma anche di amore e di fratellanza. Insegna che la vita non è una strada tutta fiorellini e unicorni, ma gli ostacoli non sono così invalicabili come sembrano quando siamo soli, se abbiamo una rete di supporto valida. Insegna ad accettare. Ad accettarsi.
Lo stile è accattivante, ti rapisce fin dalle prime pagine. È una storia che mi ha fatto venire i brividi, un grido davanti a le ingiustizie che ancora oggi viviamo in quanto donne, in quanto persone non binarie o transessuali, in quanto individui in una società che non accetta il cambiamento.
Beatrice dà voce alla rabbia, alla violenza, ma anche alla gentilezza e alla solidarietà. Lo fa con una delicatezza commovente, che vi lascerà il magone in gola e vi farà sentire come sei il vostro cuore stesse per scoppiare. Vi farà sentire visti, ascoltati, amati. Il suo è un libro che vi segnerà nel profondo.
In un’Italia degli anni 90, tu lettore sei Max, Fiore, Zana, Guido e Rachele. Soprattutto Rachele.
Nostalgia anni '90, vieni a me. Che bello non leggere di cellulari, social media o internet in una storia. Ogni tanto fa bene allo spirito.
Ambientato nel '95, questo è un romanzo di formazione, la cui storia ruota intorno alle vite dei protagonisti adolescenti cresciuti in un paesino sperduto, ma che racchiude anche un piccolo mistero da risolvere.
La narrazione è molto cruda, senza peli sulla lingua, si riesce a sentire tutto quello che sentono i protagonisti. Max e il suo gruppo di amici scapestrati devono ancora capire chi sono e cosa fare della propria vita, facendo i conti col fatto che ormai sono cresciuti e che c'è tutto un mondo che li aspetta fuori dal paesino, un mondo di cui sanno relativamente poco.
Tutta la narrazione è "infestata" dalla figura di Rachele, perché la sua scomparsa è l'elemento scatenante della storia. Gli elementi queer presenti (soprattutto la transessualità di Fiore) sono trattati con delicatezza e onestà, senza giri di parole. Max però è il mio preferito, perché ha tantissime sfumature e un'evoluzione pazzesca nel corso del romanzo.
L'unica pecca, secondo me, è che tutta la storia viene raccontata un po' troppo velocemente. Nel senso, per quanto abbia amato il rapporto tra Max e Fiore, avrei preferito non si evolvesse in modo così repentino, e che l'indagine su Rachele avesse più spessore e non avesse un finale cosi anticlimatico. Forse è il mio amore per il drama, ma altre cento pagine almeno le avrei apprezzate 😆
In generale, mi ha davvero colpito la scrittura di Beatrice, perché è riuscita a toccare tutti i punti giusti, e a fare riflessioni che, nonostante l'anno in cui la storia è ambientata, sono ancora attualissime, purtroppo.
Ringrazio l'autrice per avermi dato la possibilità di leggere questa storia meravigliosa.
Il protagonista è Max, un ragazzo che dopo l’ennesima bocciatura, si sfoga con sua compagnia d’amici dove spesso si ritrova alla Fabbrica. Tuttavia il ricordo che lo lega a Rachele è ben presente nella sua mente e nel suo animo per tutto il libro. Max è preso emotivamente da lei, tanto da non dargli pace dopo la sua scomparsa. Nel corso nell’anno scolastico a metà anni 90, arriva Fiore un ragazzo che viene giudicato male dalla compagnia di Max ma che viene accettato con una prova dai ragazzi e da Max. Il libro vede le vicende tra la compagnia di Max e dall’infatuazione lenta tra lui e Fiore (è presente una tematica lgbq abbastanza fatta bene). I due vogliono far luce sulla sparizione di Rachele, tantoché a metà libro prende una piega di genere giallo. La ricerca sfocia su Santiago e sulla compagnia d’amici in contrasto con il gruppo di Max. Mi è piaciuta la situazione complicata e deviante per tutto il libro, intrappolando Max nelle turbe interiori e dell’ombra di Rachele che si presente nei ricordi. Viene anche mostrato il pregiudizio tra lui e Fiore, soprattutto nelle situazioni famigliari. L’inizio è stato molto lento, non è per tutti questo tipo di lettura. Mi sarebbe piaciuto di più ampliare la parte finale del giallo. Merita d’essere letto? Assolutamente sì per chi ama questo genere urbano e realistico degli anni 90.
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Sapevo mi sarebbe piaciuto tantissimo e infatti è stato così!
I personaggi ti entrano subito nel cuore, Fiore in modo particolare, la sensazione di voler entrare tra le pagine e dargli un abbraccio è stata molto forte ❤️🩹 Anche i personaggi più secondari sono scritti molto bene, non vengono lasciati da parte e non sono marginali, ma anzi hanno le loro personalità ben definite, che ti porteranno ad amarli (o a odiarli).
Ho apprezzato molto come attraverso la trama principale mistery si sia parlato di patriarcato, maschilismo e della condizione della donna, molto attuale nonostante il libro sia ambientato negli anni novanta.
Il tema della transizione 🏳️⚧️ è trattato benissimo, in particolar modo ho amato come l'autrice ha parlato della disforia di genere, soprattutto nel contesto in cui ci troviamo è descritto perfettamente, insieme alla crescita del personaggio di Max sotto questo punto di vista.
È un libro con temi molto attuali che consiglio vivamente a tutti di leggere, specialmente chi ha tra i 14 e i 18/19 anni, l'evoluzione del personaggio di Max è un evoluzione importante che potrebbe davvero insegnare molto ai ragazzi di quella fascia d'età. Ovviamente lo consiglio a tutti quanti, non è un libro scontato o "uno dei tanti", sono felice che sia stato pubblicato, in Italia ce n'è bisogno 🏳️🌈💞
È stata una più che piacevole avventura. Ma anche uno schiaffo in piena faccia alla me neo-diciottenne che credeva di sapere già tutto, di essere grande, quando in realtà non aveva idea di quante cose le fossero ancora ignote. Nella vita incontriamo tantissime persone, ma conosceremo quasi sempre solo la faccia che decidono di mostrarci. Il che non significa esse finti, siamo esseri sociali che si adeguano alle conseguenze, che cercano sempre di rientrare negli spazi che ci vengono concessi, stare alle regole del gioco. Rebecca è molto brava in questo, Max invece per niente, lo si potrebbe benissimo mettere all'antipode di "furbo" nella maggior parte delle situazioni. È estremamente genuino, problematico e attore allo stesso tempo, incastrato nello stesso personaggio che si è costruito e costretto ad essere. Per questo Fiore lo ha scosso così tanto, perché nonostante le apparenze è molto più solido di lui. Sa chi è, più o meno cosa vuole (nei limiti di come possa saperlo un diciottenne) e soprattutto cosa non vuole. Max crede di sapere tutto di se stesso, ma si nasconde per non pensarci davvero. Uno schiaffo su una realtà esageratamente cruda, spietata e di come un semplice gesto gentile — all'apparenza insignificante — possa cambiare il corso della vita di una persona.
I romanzi di formazione con ambientazione anni '90 e protagonisti adolescenti non sono proprio la mia cup of tea però "Noi che balliamo nel labirinto di spine" ha dimostrato di essere una piacevole eccezione. Stile scorrevole, personaggi ben delineati, reference pop al punto giusto, l'esordio di Beatrice Corradini, che ho conosciuto su Wattpad e cominciato a seguire quando ha annunciato che sarebbe arrivata in libreria proprio con questa storia coming of age queer finalista ai Wattys, ha l'ulteriore pregio di trattare tematiche delicate con squisita sensibilità e delicatezza, senza sminuirle o, al contrario, enfatizzarle con morbosità. Lettura consigliata, soprattutto durante il mese del Pride.
Tutti i personaggi di questo libro ballano in un labirinto di spine e solo chi è nat* in un paese di campagna, alle porte di una grande città, sa quanto queste spine ti restano incollate addosso, quanto pungono, anche quando le togli, come quelle vecchie cicatrici che fanno male quando cambia il tempo. Ho amato tutto di questo libro, i personaggi hanno tutti una storia e un carattere ben definito, (Cosma il mio prefe, spiace Max), si mescolano tante realtà diverse ma dolorosamente attuali che Beatrice Corradini è riuscita a toccare con una delicatezza e con una ferocia rara (può sembrare un controsenso ma non lo è), senza mai scadere nel banale o nello stereotipo. Penso che ogni adolescente dovrebbe leggerlo, soprattutto adesso. Bello bello bello.
Io mi immergo in poche storie nel modo in cui mi sono immersa in questa. Beatrice ha una penna ironica, amichevole, "grezza" quanto un ragazzino delle superiori con tutto il mondo dentro. Max è così reale da vivermi dentro. Fiore (oh, Fiore!) è una carezza così dolce come la paura di non trovare il proprio posto nel mondo e invece poi la scoperta di non doversi contenere in un luogo solo. Questa storia vive e ribolle come la me adolescente che non sapeva che anche non avere un posto fisso va bene, e che "andavo bene così", anche io. Che pietra preziosa, questa storia. Beatrice, non vedo l'ora di leggerti di nuovo, e di trovarmi fra le parole che t'hanno mosso pure a te.
Questo libro ha un difetto, ma letteralmente uno solo. La scrittura a volte si avvale di metafore e descrizioni un po' troppo forzate e azzardate che, considerata la prima persona, e quindi il fatto che vengano fuori dalla testa di un ragazzetto, rendono la narrazione a tratti artificiosa.
Il resto, però? Il resto è una bomba. Innanzitutto, la storia di Rachele, e il suo personaggio, sono stati usati benissimo. Invece che essere solo un pretesto, come temevo approcciandomi al libro, Rachele è una presenza concreta per tutto il tempo, rimane motore della vicenda e punto focale: è protagonista al pari di Max. La ricerca di un colpevole per quello che le è accaduto, l'ostinatezza anche un po' infantile di Max, Zana e Fiore, mi ha ricordato per qualche strana connessione "Il piccolo amico" di Donna Tartt. Specialmente nella sua conclusione. Specialmente nello scoprire che la realtà, alla fine, è molto più banale di quello che poteva sembrare e gli adulti non sono così nemici come li si crede. E ancora, ben descritta l'ambientazione e belli, belli, belli i personaggi, tutti tridimensionali, tutti con luci e ombre, difetti e pregi, nessuno lasciato al caso: sono per me il punto forte di tutto il romanzo.
Poi che bello, che bello!!!!, leggere finalmente un romanzo ambientato in Italia con un'ottima rappresentazione di genere, di classe ed etnica che non sia semplicemente un calco della società americana, ma vada davvero a guardare alla composizione sociale dell'Italia degli anni 90. Ne voglio ancora 😭
Un bellissimo romanzo che parla di giovani, ma che consiglio ai giovani e soprattutto al pubblico adulto. Un romanzo che parla di deboli che sembrano forti, di forti che sembrano deboli, dove nessun personaggio viene dato per scontato, perché nessuna persona andrebbe mai data per scontata. La scrittura è sciolta, colta nel contempo scorrevole e giovane. E la scrittrice, nata negli anni 90, racconta gli anni 90 come se ci avesse vissuto.