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Il coraggio delle donne

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Pubblicato nel 1940, quando la parola "coraggio" era riservata per lo più agli uomini, questo libro fu per Anna Banti il «primo gesto di libertà»: cinque racconti, cinque storie di donne in bilico tra paura e ribellione. C'è Amina che avanza nel buio con un gruppo di donne spaventate. Il passo è incerto, la paura è un'abitudine. Ma all'improvviso la sua fragilità si spezza. Con un gesto di sfida, affronta il marito padrone che la umilia ogni sera e, sollevando un bicchiere di vino, gli dice in «Ecco la paura che mi ci bevo sopra». C'è Felicina, intrappolata in un destino che le è stato cucito addosso. Soffocata da un mondo che le lascia il «coraggio di sopravvivere e basta», dove se non ti sei sposata a ventidue anni sei già vecchia. E c'è Sofia, che affronta le montagne con la stessa determinazione con cui ha scelto di restare indipendente. Con una scrittura attenta alle sfumature del quotidiano, Anna Banti non costruisce semplici ritratti, ma una vera e propria storia culturale della condizione femminile tra Ottocento e Novecento, illuminando la rete invisibile di vincoli e convenzioni che hanno condizionato generazioni di donne. Come afferma Daniela Brogi, «spesso le opere novecentesche d'autrice non vanno soltanto recuperate dall'oblio, ma vanno rilette usando occhiali nuovi».

192 pages, Kindle Edition

Published May 13, 2025

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About the author

Anna Banti

45 books25 followers
Anna Banti is the pseudonym of Lucia Lopresti, an Italian biographer, critic, and author of fiction. Much of her fiction has a central theme of women's struggles for equal opportunity.

Banti graduated from the University of Rome. She directed the literary section of the magazine Paragone and took on direction of the art section after the death of her husband, famous art critic Roberto Longhi.

Her most famous work is Artemisia, based on life of seventeenth-century painter Artemisia Gentileschi, written when she was 52 years old.

Banti died in Ronchi di Massa, Italy, at the age of 90.

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Profile Image for Ele Dalmonte.
191 reviews22 followers
August 14, 2017
Non avevo mai letto niente di Anna Banti; col senno di poi, mi rallegro di esser partita con dei racconti: non avrei probabilmente retto un intero romanzo di questa sua prosa eccentrica, torturata (termine usato in veste di pregio da Grazia Livi nella Prefazione, che io però muto di segno), faticosamente antiquata e artefatta, tutta vezzeggiativi (la pauraccia, l'amoretto, la ombriccia... e potrei continuare a volontà): non esattamente tra i miei stili prediletti, ecco.

Sono partita da qui, incuriosita dalla fama del Lavinia fuggita, ambientato in una Venezia vivaldiana e incentrato, come gran parte dei suoi scritti del resto, sulla frustrante condizione femminile e sul "coraggio delle donne", appunto, nel momento in cui a questa condizione decidono di reagire: vuoi fuggendo (ma dove? e con quale risultato? non si esclude la tragedia), vuoi sostenendo finalmente uno sguardo finora temuto, vuoi semplicemente maturando nel silenzio del proprio cuore moti e consapevolezze scomode e dolorose: anche la pazienza è coraggio, anche il sacrificio di sé, e lo sgomento.

Di cinque totali, tra piaciuti per niente e cosìcosì (lo stesso Lavinia fuggita, tranne qualche splendida e sospesa scena veneziana d'ombra e di bruma, non mi ha colpita particolarmente e anzi mi è parso farraginoso, con buona pace di chi - Cesare Garboli - ebbe a definirlo «il più bel racconto del Novecento italiano»... nientemeno!) ho comunque un preferito - Inganni del tempo - che mi ha incantata con certi suoi silenzi immobili e densissimi, da piazza dechirichiana, e emozionata con alcune riflessioni sul senso del viaggio, e più in particolare del viaggio che una donna compie sola: quasi ci dovessimo sempre giustificare, discolparci addirittura, di esserlo, e di star bene guarda un po' anche così.

~~~
«Trecento chilometri non sarebbero poi troppi se lo spazio non sviluppasse divergenze di tempo tanto essenziali... Il mondo giura di non aver nulla in comune coi fatti e gli oggetti di due giorni fa e che tutto dipende, invece, dal triangolo di sole, nella piazza: che ogni giorno si fa mangiare dalle ombre delle case con più sveltezza. Sopra, il torbido caldo oscilla senza colore, e la testa che ha rifiutato il guanciale sudaticcio non si volta neppure al cielo, registrando, pendula, gli scarsi suoni lontani, i radi aspetti d'uno squallore quasi notturno: lo spazzino che riposa, un gatto che rasenta il muro, la bambinetta ostinata al gioco dei sassolini sul marciapiede.
Spingi spingi, la nostalgia non sa venir fuori come prima, è un sangue che non scorre più. Può avvenire che il cervello si accorga di essere a un tratto tanto fermo e vuoto che una specie di panico lo afferra. Vorticosamente si mette allora a girare rimacinando scampoli di immagini, di vecchi sentimenti e desideri che dopo un breve volo ricadono senza fiato. Troppo limpido, talvolta, un ricordo da nulla emerge e sta, in prospettiva, sulla piazza deserta. La noia, la noia appiccicaticcia di tutte le estati trascorse a una finestra scialba di città, era pur qualche cosa, e una inezia bastava a respingerla in secondo piano, a inciderla: lagnarsi - che farò oggi, che farò domani, così non si vive - faceva vento e introduceva la vita. Ma questa incantata atonia che si regge senza lo scheletro della volontà, fuori di ogni legge, dove conduce?...»

Profile Image for Tiziana.
602 reviews3 followers
March 22, 2026
Con una scrittura un po' contorta la scrittrice ci racconta la difficile esistenza delle donne inizio secolo scorso, ed è vero che serviva un coraggio enorme per vivere la quotidianità.
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